venerdì 31 dicembre 2010

Dzongkha - L'Artisan Parfumeur


Gli Dzong sono dei monasteri fortezza sparsi sul territorio del Bhutan, dove viene parlata la lingua Dzongkha, che deriva dal Tibetano Antico. Ecco, annusare questo profumo apre le porte ad un viaggio immaginario verso questi spazi. Legno, polvere, farmaco, foresta, terra asciutta sono i primi sentori di Dzongkha, poi una nota verde e boschiva, meditativa. Qualcosa di piccante, pepato... corteccia amara. Odore di pioggia in lontananza. Questo profumo mi fa sentire selvaggia...

Dzongkha (L'Artisan Parfumeur) - 2006 - Cuoiato Legnoso - (Bertrand Duchaufour)
Litchee, Cardamomo, Thé bianco, Peonia, Incenso, Iris, Legno di Cedro, Vetiver, Papiro Indiano, Cuoio.

martedì 28 dicembre 2010

Havana Vanille (Vanille Absolument) - L'Artisan Parfumeur

Cremoso, come cioccolato bianco, aromatico come rhum invecchiato in botti di legno, leggermente fumoso, come una voluta sfuggita ad un sigaro di passaggio vicino ad una finestra aperta. Caldo e speziato, quasi marino ad un tratto... e poi la vaniglia, satura, verde, sfaccettata, pepata.
Chi si aspetta la crème caramel rimarrà deluso. Questo è un gourmand per palati sopraffini.
Havana Vanille (ora Vanille Absolument) (L'Artisan Parfumeur) - 2009 - Gourmand - (Bertrand Duchaufour)
Cuoio, Foglie di Tabacco, Rhum, Chiodo di Garofano, Frutta Secca, Narciso, Elicriso, Fava Tonka, Assoluta di Vaniglia Messicana, Legni affumicati, Muschio, Note Balsamiche.

lunedì 27 dicembre 2010

Vanille et Coco - E.Coudray

E. Coudray esercita a Parigi dal 1822. Questa casa di profumi ha mantenuto la filosofia dei profumi dell'epoca e uno stile art deco per tutta la sua gamma di prodotti. Profumi insoliti, che aleggiando dal passato arrivano fino a noi con il loro mistero.
L' olio profumato per il corpo, Vanille et Coco ha un profumo raffinato, di grande eleganza. Non ha niente delle note gourmand della Vaniglia né del Cocco. Invece ha sintetizzato la dolcezza, l'esoticità e la fresca carnosità del cocco con la nota quasi farmaceutica, orientale, e leggermente speziata della vaniglia. E' un olio alla vecchia maniera, non secco, lascia la pelle morbida come velluto di seta e profumata sottilmente ma tenacemente per tutto il giorno e la notte... Ad ogni movenza, una leggera onda di profumo quasi impercettibile lascerà il corpo e veleggerà verso nasi ricettivi alla femminilità nascosta. Molto particolare.

giovedì 23 dicembre 2010

Ambre Extreme - L'Artisan Parfumeur



I Profumi de L'Artisan Parfumeur sono un universo tutto da scoprire. Io ho avuto questa fortuna grazie alla proprietaria della Farmacia Corti. Una donna dotata di una perspicacia psicologica che applica al mondo dei profumi e delle essenze. Come in un viaggio onirico ho annusato profumi di terre lontane, di piante rare e connubi insoliti di stupefacente impatto. Grazie a lei ho capito perché sono attratta dai profumi all'ambra e perché si sposano meravigliosamente con la mia pelle. Come una tipologia psichica-olfattiva possa rivelare lati sconosciuti o vagamente sospettati al soggetto stesso è per me fonte di stupore bambino. Ognuno di noi anela al disvelamento mediante l'altro, è come innamorarsi.  

Ambre Extreme ha tutte le caratteristiche che mi piacciono in un profumo, bontà, persistenza, fusione. E' dolce e seducente, aromatico ed animale. Richiama il contatto fisico mediante i suoi toni di cuoio dolce, mare, talco. Sontuoso e di grande eleganza è un profumo che cela una animalità sensuale e spirituale insieme.

Da quando l'ho scoperto, e lo uso, con potenti pinnate ha portato all'azione un lato di me audace che finora era stato sempre mentale. Come il capodoglio che emerge dalle profondità marine per depositare l'ambra grigia sulla  superficie dell'acqua, e' un' audacia che arriva dal profondo delle acque interiori, e che contiene la consapevolezza di essere l'espressione di una forza primordiale.

Ambre Extreme (L'Artisan Parfumeur) - 2001 - Orientale Speziato - (Jean-Claude Ellena)
Cardamomo, Noce Moscata, Macis, Pepe, Sandalo di Mysore, Patchouli, Rosa Turca, Ambra, Lacrime di Benzoino, Note Muschiate, Fava Tonka,Vaniglia. 
    

mercoledì 22 dicembre 2010

Le Stelle e il Mago

Le parole possono essere sassi che affondano nell'acqua stagnante della mente di una persona, e magari rimangono lì, sul fondo, impantanati nella melma dei nostri pensieri vischiosi e ripetitivi.
Ma in una mente fantasiosa e creativa prima o poi succede qualcosa, la melma si scuote, e quello che sembrava un sasso si rivela un seme. Dal seme spunta una pianta, piano piano, lottando contro la corrente, si fa strada verso la luce della coscienza. Due timide foglie raggiungono la superficie dell'acqua e lì si nutrono della luce della realtà. In questo modo sboccia il fiore di loto della conoscenza.
Quando uno conosce può agire.

Pensa sesso e sii una visione...

E' così che ho coltivato la mia audacia.
  

domenica 12 dicembre 2010

A' La Nuit - Serge Lutens

Il Gelsomino di A' la Nuit è un gelsomino notturno, fresco e dolce. E in qualche modo frizzante e leggero. Normalmente l'essenza di gelsomino sulla mia pelle non rende giustizia al fiore. A' la Nuit è un gelsomino che posso portare, lo metto e odoro di uno dei miei fiori preferiti, ma proprio del profumo del fiore... portato dalla brezza in una notte estiva, con tutta la verde freschezza delle foglie e il calore del giorno trattenuto dalla terra. Per me è un Verde Floreale Intenso, che me lo rende amato, nonostante io non ami particolarmente i profumi verdi né quelli floreali.
Portato in estate si scalda e ammalia come il fiore, portato in inverno è l'esaltazione della femminilità.

A' la Nuit (Serge Lutens) - 2000 - Floreale - (Christopher Sheldrake)
Gelsomino Indiano, Egiziano e del Marocco, Miele, Chiodo di Garofano, Benzoino, Muschio.

mercoledì 1 dicembre 2010

Peonie - l'Erbolario di Lodi


Peonie è un eau de parfum dell'Erbolario di Lodi. Romantico come un giardino inglese, è un floreale ben costruito che in poco tempo sviluppa una morbida nota talcata. Per quando ci si vuole sentire un po' ottocentesche... senza odorare per forza di rosa.

Peonie (Erbolario di Lodi) - 2010 - Floreale -
Peonia, Iris, Fiori Bianchi, Frutti, Spezie e Legni.  

martedì 30 novembre 2010

Ambraliquida e Myrrhae - l'Erbolario di Lodi

Questi due olii per il corpo sono meravigliosi. Lasciano la pelle di seta, assolutamente non unta. E senza quella sensazione strana che io percepisco con l'olio secco (che non amo). Usarli dopo la doccia o un bagno caldo, fa rivivere il rito dell'unzione del corpo descritta nelle antiche scritture. Quando la preparazione all'amore era scrupolosa e magica.
Ambraliquida è molto profumato, persistente, prevaricante. Caldo, resinoso e stordente. Buonissimo.

Myrrhae è più discreto, un profumo secco che si sviluppa nel sottofondo, come un tappeto di corteccia si miscela al profumo di ciò che verrà messo sopra, donando un sentore di bosco ombroso.

Di entrambe le profumazioni esiste tutta la linea bagno, ma quelle che più sono interessanti sono le creme corpo, altamente nutrienti e sontuose. La crema corpo Myrrhae contiene mica polverizzata che dona alla pelle una luminescenza stellata, perfetta in estate o per chi si sente brillare e vuole mostrarlo...

domenica 28 novembre 2010

Loulou - Cacharel


Ispirato a Louise Brooks protagonista del film "Lulù - Il Vaso di Pandora" (regia di G. W. Pabst - 1928) nel ruolo di Lulù, questo profumo è uno dei classici profumi intensi e opulenti degli anni '80.
Louise Brooks era una donna trasgressiva ed emancipata, lo era per l'epoca ma lo sarebbe anche ai giorni nostri. Loulou di Cacharel è un profumo estremo, persistente, femminilissimo, quasi importabile, a meno di non avere una personalità molto forte, tanto quanto il profumo stesso.
I suoi fiori sono voluttuosi, carnosi e pesanti. Non c'è niente di arioso in questo profumo. Eppure, come la protagonista del film rimane "pulita" anche passando attraverso le situazioni più umilianti, Loulou di Cacharel è un profumo di innocenza. Di sensualità primordiale e libera.

Loulou (Cacharel) - 1987 - Orientale floreale legnoso - (Jean Guichard)
Violetta, Prugna, Cassis, Gelsomino, Bergamotto, Fiori d'Arancio, Mimosa, Albicocca, Margherita, Anice, Cashmeran, Fiore di Tiaré, Ylang-Ylang, Iris, Legno di Sandalo, Vaniglia, Incenso, Fava Tonka, Benzoino, Muschio.

venerdì 26 novembre 2010

Myrrhe Ardente - Annick Goutal

Ci sono profumi che ti avvolgono impalpabili, caldi e morbidi come una sciarpa di cachemire. Ripenso a Impérial Opoponax, a Hypnotic Poison e a Karma ... Myrrhe Ardente è così. Dolce, morbido, raffinato, silenzioso.
Di quel silenzio denso di significato. Lo si percepisce arrivando vicino alla pelle, così che la sensazione è sia olfattiva che termica, le narici si riempiono del calore della carne e della sottile presenza di questo profumo. Ma è una presenza che si fonde e rimane per tanto tempo, tantissimo, sulla pelle, diventando un tutt'uno.
Myrrhe Ardente - (Annick Goutal) - 2007 - Orientale - (Isabelle Doyen - Camille Goutal)
Cera d'Api, Legno di Guaiaco, Fava Tonka, Benzoino, Mirra, Vaniglia

mercoledì 24 novembre 2010

In Occultamento


Sento che mi sto' occultando. Scarica di ogni energia, apatica. Non mi succedeva da tanto. Lo stadio successivo, lo so, è l'accidia. E' già successo tempo fa.
Devo reagire, trasformare l'occultamento perlomeno in immersione...

venerdì 12 novembre 2010

Sensi

Venerdì 12 Novembre 2010 - Oggi mi sento così, con i sensi in stato di ipersollecitazione morbida. Sono vestita a strati, strati di stoffe sovrapposte a strati, tessuti differenti, la ruvidezza del cappotto di lana, la compostezza inconsistente della giacca in maglia, la fluidità della sciarpa sottile, la croccantezza della camicia e della gonna di cotone. In questa confusione di stoffe ci sono io, mi sento carne morbida da abbracciare, capelli lisci, sottili e setosi di bambina che si mischiano alla stoffa della sciarpa e al metallo freddo degli orecchini pendenti. Sono fatta di profumo e calore. Dalla camicia semi aperta emergono rotondi e morbidi i miei seni. Hanno il tepore e la consistenza di uova alla coque. Me ne sto quiescente, aspettando di essere abbracciata e spogliata. Strato dopo strato dopo strato, fino a rimanere nuda e vibrante. Senza accesso alla mente. Solo sensi e fisicità.

domenica 31 ottobre 2010

La Sciarpa Rossa, il Neonato, lo Sconosciuto

Domenica 31 Ottobre 2010 - Sono sul letto della mia stanza da bambina, sto parlando con uno sconosciuto, siamo seduti uno di fronte all'altra, di traverso, sul letto. C'è continuamente gente che entra ed esce dalla stanza, forse c'è una festa, non so. Il letto viene usato per depositare i cappotti. Lo sconosciuto è carino, alto, magro, occhi e capelli neri, viso piuttosto squadrato, un misto tra Alessandro Gassman e Antonio Banderas. Io ho tra le braccia un neonato. Deve essere il bambino di qualcuno che partecipa alla festa, l'ha lasciato qui insieme ai cappotti. Il ragazzo mi parla in una lingua che non capisco, anzi no, è solo che parla così sottovoce che non riesco a sentirlo. Si avvicina, moltissimo, i nostri visi sono quasi a contatto, mentre mi parla, prende una grande sciarpa rossa dal mucchio di vestiti lì accanto, la apre e con un gesto ampio me la posa sulle spalle, è morbida, leggera e calda, quasi impalpabile, la incrocia davanti, incorporando il bambino al mio petto, mi abbraccia intorno alla vita e incrocia di nuovo la sciarpa dietro la mia schiena, intanto mi dice "Accarezzami", io gli tocco una coscia, indossa una tuta da ginnastica, la stoffa lucida, liscia, setosa. Risalgo, lui è tornato ad incrociare sul davanti la sciarpa che sembra non finire mai, mi dice "Strofinami" gli tocco il pene, sotto la stoffa tesa è morbido e duro, la cucitura crea una costola in rilievo che ne segue tutta la lunghezza, gli abbasso i pantaloni, sotto le mie dita sento il calore della pelle tesa degli addominali, e la delicatezza diafana della pelle del suo cazzo. Qualcuno entra nella stanza, all'apertura della porta l'onda sonora del chiacchiericcio si fa più intensa, prendono qualcosa dalla tasca di una giacca, non fanno caso a noi che ci siamo bloccati. Immobili in sospensione di tutti i gesti comunicando solo con gli occhi, i miei stanno dicendo che non si può andare avanti, non con questo andirivieni continuo, i suoi si abbassano sulla mia gonna, rapido la solleva, mi toglie le mutande, ed entra dentro di me. Il Bambino non c'è più, la sciarpa rossa è avvolta strettamente intorno al mio corpo nudo, si incrocia ripetutamente davanti e dietro, coprendomi il seno e creando un triangolo perfetto intorno all'ombelico, abbasso la testa per guardarlo, per guardarci, un tutt'uno unito, io che lo avvolgo, lui tutto dentro di me. Il ragazzo sorride, mi mette una mano sulla bocca, non mi sono accorta che sto gridando mentre vengo. Mi sveglio.

Non è la prima volta che il mio inconscio sceglie uomini dal fascino prettamente latino. L'altra volta un misto di Depp e Cortes, questa volta questi due...  (Un pigro pomeriggio in campagna)

Lo Sciarpa denota il desiderio di essere amati, e indica una iniziativa sentimentale che avrà successo o meno a seconda del contesto del sogno. 
Il Neonato Onirico è simbolo di una nascita interiore che è cominciata con una sconfitta o un successo importante nella vita del sognatore. Ci dice che qualcosa è mutato dentro di noi, che siamo in evoluzione. L'età del Neonato Onirico ci indica quando ha avuto inizio il cambiamento. Se ha sei mesi di vita, vediamo quale emozione è sorta in noi sei mesi fa, o quale progetto abbiamo iniziato ad accarezzare silenziosamente a quel tempo. Da quanto siamo alle prese con questa lotta o scoperta interiore, questa sconfitta o questo successo, questa grande pena d'amore.
L'Ombelico raffigura il centro di ogni esistenza. Sognare di guardarselo indica un grande sconvolgimento in atto. Un cambio di esistenza. La necessità di mettere in atto un altro genere di vita.
Il Letto riveste un significato di unione di corpo e anima del sognatore. Rappresenta la stabilità nella vita. 
Il Principio Maschile nei sogni femminili rappresenta il risveglio della parte maschile dell'anima della sognatrice. Il mio principio maschile sa cosa vuole, lo chiede ed agisce, è deciso e protettivo nei miei confronti. Perfettamente sviluppato.
La Bardatura indica che ci si è accollati un compito e si deve portarlo a termine con pazienza, coraggio e una buona dose di sottomissione.
Il Rosso ci mette in rapporto con lo spirito di vitalità, infonde energia, volontà e combattività. 
Sognare di raggiungere l'orgasmo indica un desiderio di unione, di amore passionale. Raggiungerlo nella realtà a seguito del sogno denota che il flusso delle energie fisiche e psichiche è libero e attivo. Ma forse sottoutilizzato. 
Nei sogni la sessualità è connessa alla spiritualità poiché il corpo rappresenta l'anima. Il Fallo Onirico simboleggia la fonte di energia che penetra nell'anima e che rende possibile la creazione di una nuova vita. Indica la capacità di amare se stessi e gli altri. Sostiene una espansione della personalità, e la riuscita dal punto di vista evolutivo ed espressivo di tutto ciò che concerne la vita, il lavoro, l'amore.
Il Fallo Onirico opera una fusione ed è elemento creatore sotto tutti i punti di vista.

sabato 30 ottobre 2010

Togliere il grasso


Sabato 30 ottobre 2010 - Sono nella cucina di una casa al mare, le finestre aperte fanno entrare odore di salsedine e sento il rumore della risacca. Sto preparando il bollito. Ho già messo sedano, carote e chiodi di garofano nell'acqua della pentola a pressione, ma ho deciso che proverò a cucinarlo normalmente, senza il coperchio che manda in pressione, voglio usare un coperchio normale. Mi siedo al tavolo, indosso un maglione a collo alto, il bordo inferiore è ripiegato per formare un marsupio, in questa culla dorme la mia gatta. Sta su da sola. Maneggio un coltello da cucina, sul tagliere davanti a me c'è un grosso pezzo di carne rossa, devo staccare la parte grassa. Dentro di me sento due voci, una che dice che è un peccato buttare il grasso perché solo quelli come noi apprezzano il sapore che dona al brodo e alla carne, la consistenza cedevole che offre ai denti quando lo si mangia... l'altra voce sostiene invece che tutto quel grasso è dannoso, che mangiarlo significa introiettare talmente tante calorie da non riuscire a bruciarle negli anni utili di una vita... Con colpi precisi e affilati separo il grasso dalla carne. Lo ripiego a fisarmonica e lo guardo attentamente, il grasso è una stoffa blu a disegni grafici bianchi e pois, tutta ricoperta di uno strato gelatinoso stabilizzato. So che la stoffa è blu perché è quella di un mio vestito, ma non si capisce il colore vero, perché il grasso gelatinoso lo altera e sembra un marrone strano. La mia gatta si è svegliata e osserva anche lei la scena immobile, mi domando perché non cerca di prendere la carne. Mi sveglio.

Il grasso che ci portiamo addosso, a volte altera la percezione che gli altri hanno di noi. Così come un bel vestito dai colori intensi, ricoperto da uno strato di gelatina, perde in brillantezza e non se ne capisce il vero colore. 
Il vestito del sogno è un vestito che io ho davvero, mi ci sento bene dentro, sensuale e trasgressiva, misteriosa e moderna... blu, nero, con disegni di spirali, anelli, bolle che si alternano a patchwork, una manica diversa dall'altra... è un vestito che amo molto e con il quale ho ricevuto parecchi complimenti... 
Ecco il mio inconscio l'ha usato come simbolo, io sono così come il vestito, mutevole e sfaccettata, ma con il comportamento che ho assunto in questo ultimo periodo sto ricoprendo la stoffa di cui sono fatta con una massa che la altera e distorce. Che non fa percepire fuori, agli altri, come sono davvero, il mio vero colore.

La Pentola è la donna, la pentola a pressione nei miei sogni, ormai lo so, sono io. 
L'Acqua simboleggia il regno delle emozioni.
La Carota nei sogni indica l'organo sessuale maschile. 
Il Sedano simboleggia l'eterna giovinezza.
La Carne rappresenta i bisogni materiali e fisici, anche sessuali. 
La Culla indica un apparente senso di protezione e sicurezza, ma avverte di essere prudenti e non dare troppa fiducia.
Il Coltello indica aggressività e una sessualità immatura.
Cucinare in sogno incoraggia a superare certe esperienze per liberarsi finalmente dall'oppressione che esercitano su di noi. Significa trasformare con la "cottura" le parti di cui siamo fatti e cambiare in meglio, rendendo più gustoso e digeribile ciò che in principio è materia rozza.
La Gatta è simbolo di sensualità e bisogno di tenerezza.
Il Chiodo indica una forte coesione interna, con la propria personalità.
Il Garofano simboleggia l'amicizia.
Il Vestito esprime bisogni, aspettative, qualità personali che si dovrebbero manifestare all'esterno più chiaramente.

Nella mia pentola, che non voglio tenere sotto pressione, ho messo emozioni, sesso, bisogni fisici, voglia di eterna giovinezza, amicizia e una maggiore coesione con me stessa.
Ho lasciato fuori il grasso, per cucinare un vestito che rispecchi fedelmente il fuori con il dentro. La mia immagine esteriore con quello che sento di essere dentro.

martedì 26 ottobre 2010

Il Coniglio

Venerdì 22 Ottobre 2010 - Sono all'uscita del parcheggio della piscina, è sera, è buio. I fari della macchina illuminano il prato che si spande tutt'intorno, un movimento congelato ed ecco che guardando meglio vedo un coniglio. Se ne sta lì fermo immobile, piccolo, molto piccolo, del colore indefinito dei cereali, solo l'interno delle orecchie, bianco, spicca. Indietreggio un poco e nella frazione di buio si sposta e poi si riblocca ipnotizzato dalle luci della mia macchina. Potremmo stare lì, io e lui, in sospensione. Per vedere chi tra i due si muove per primo. Vado.

Il Coniglio rappresenta un evento inaspettato nella vita di chi lo sogna o lo vede. Esso simboleggia la comprensione di una realtà altra che può destabilizzare le convinzioni della persona. Seguirlo indica una volontà di attenzione agli eventi a prima vista insignificanti, ma che potrebbero invece rivelarsi determinanti.
Come Alice, chi si incuriosisce, e rimane aperto e ricettivo, può essere trasportato in un Paese delle Meraviglie che dona un diverso modo di percepire la realtà circostante.
Il Coniglio, come la Lepre, è un animale lunare, incarna la lussuria, i desideri carnali e sensuali. Rappresenta anche l'abbondanza, la fortuna, la lascivia, la procreazione, la pubertà, lo slancio, la crescita, l'amore e il rinnovamento tipico primaverile.

Nella civiltà asiatica riveste il ruolo di condottiero, una guida che illumina e accompagna chi lo segue nel viaggio tra due mondi.
"Tutto parte dal coniglio, è il coniglio che indica la strada, è il coniglio il punto di partenza per arrivare a vivere veramente."

Il Coniglio Onirico raffigura una persona docile, che si può ferire con facilità.

Va bene, ho capito.
 

giovedì 21 ottobre 2010

Due Cani

Giovedì 21 Ottobre 2010 - E' mattina, guido assonnata per andare al lavoro, una leggera nebbia staziona a mezzo metro sui prati. Il muro di cinta che corre lungo la strada custodisce i giardini delle ville di cui si vede solo la portineria sulla strada. Ci deve essere una piccola collina all'interno di una di queste perché ad un metro in linea d'aria dal muro di cinta galleggiano due cani. Con un balzo sincronizzato puntano le zampe davanti sul muro e poi giù, mi attraversano la strada e atterrano nel prato di fronte. Uno dei due è più grande, compie un giro su stesso e l'altro lo imita ad un secondo di distanza, come due pattinatori levrieri. Le orecchie tese, il muso puntato, con passo baldanzoso si inoltrano nella nebbia. Inghiottiti e spariti con un unico movimento di coda.

martedì 19 ottobre 2010

Ossessione, Compulsione, Vecchia Me, Nuova Me


Ci sono persone che hanno un talento naturale nell'adottare le strategie giuste per aiutare gli altri. Dicono una cosa e a me si apre tutto un nuovo percorso di ragionamento e azione.
Il Maestro Fisico con Istinto e Fai, la mia amica Lucia con Vecchia Me Nuova Me.

Con Lucia parlavamo di come a volte il cibo diventa un pensiero che ti domina la mente e condiziona l'agire.
E lei di punto in bianco se ne esce con "...quella era la vecchia te. Ora sei una nuova te, vista dal fuori. Devi adeguare il dentro a quello che si vede fuori." "Cosa si vede fuori?" " Una bella donna, con le forme al posto giusto, che deve perdere solo qualche kilo. Una persona normale."

Ma com'è una persona normale? Una che non pensa ossessivamente una sola cosa alla volta. Perdi in capacità di concentrazione ma guadagni in soglia di attenzione.

A volte la mia concentrazione su una cosa è così totalizzante da dimenticare dove mi trovo e cosa o chi mi circonda. Come il fascio di luce proiettato da una torcia, illumino nella notte un solo obiettivo. A volte può essere veramente fondamentale questa capacità di astrarsi dal resto. Ma poi rischi di perderti chi sta intorno a te. Estraniandosi troppo, diventi una aliena.

Prima, alcuni cibi evocavano dentro di me un'immagine così forte e irresistibile da annullare qualsiasi altro pensiero. Prendendo in mano la volontà e guidandola verso l'acquisizione e l'incameramento del cibo prescelto. Ma tutta questa capacità di concentrazione usata per pensare al cibo non è ossessiva e compulsiva?  Le cose nella vita per cui vale la pena agire così sono veramente poche. E il cibo non credo sia fra queste. Allora il cibo è un simbolo. Un dirottamento. Quando riesci a capire quale era la vera direzione della tua mente prima che dirottasse sul cibo, capisci cosa è importante per te. E cambi.
Ora, penso ai broccoli, l'immagine si forma e poi vola via. Fuggevole come un pensiero inconsistente. Quale è.

Ecco, la Nuova Me è forse meno capace di concentrarsi annullando tutto il resto, ma vive.
Devo imparare quando usare il raggio luminoso della torcia, dritto e puntato sull'obiettivo, un obiettivo veramente valevole, ma poi essere capace di rimanere la maggior parte del tempo con la luce diffusa.
Per non perdersi la vita intorno.

lunedì 18 ottobre 2010

Il piacere delle donne visto dagli uomini

Sono lì impegnata in un lavoretto niente male. So come farlo, me l'hai insegnato tu e io ci ho messo del mio studiando e immedesimandomi nel tuo piacere. La mia bocca è piena, la mia lingua esplora tutte le colline e i dirupi del tuo cazzo. Ecco, si sta modificando ancora, dove c'erano rughe morbide ora è tutto teso, gonfio, enorme. Ti annuso e improvvisa nella pancia una voglia di riempimento. Lascio le tue palle in una sola delle mie mani e con la mia scendo. Sollevo la gonna, porto stivali alti con calze parigine, sento la pelle delle cosce fresche, salgo. Sposto le mutande, calde, e soffice incontro la mia carne umida.

Come viene percepita una donna che si procura piacere mentre lo dà? Una donna che si masturba, vista da un'altra donna, può essere imbarazzante, triste, piena di vergogna o squallida. Ma un uomo invece vede ciò che fa lui.
E apprezza. Il suo essere uomo apprezza la competenza.
Il saper gestire il corpo, il proprio e quello dell'altro. L'esplorazione, la sperimentazione e l'applicazione delle conoscenze.
E la capacità di sapersi procurare il piacere senza il bisogno di dipendere dall'altro.
Questo è l'erotismo. La versione adulta della sessualità. Avere una natura erotica significa pensare al sesso e a come farlo, studiare per conoscere meglio i meccanismi che lo regolano e poi sfruttare queste conoscenze sapendo lasciarsi andare, ma non totalmente, se non in un crescendo.
Che dall'erotismo passa di nuovo alla fisicità della sessualità primordiale.
Erotico è tutto ciò che è voluto, con intenzione. Sessuale ciò che è innato. Come sempre, come in ogni cosa, le due nature sembrano antagoniste, contrapposte. La fusione, che è quello a cui tutti anelano, è quando il confine tra intenzionale e innato non esiste più, e l'essere erotici, sessuali, primordiali, sensuali, diventa carne della nostra carne e mente della nostra mente.
Non pensiero. Non intenzione di azione. Ma incontrollato fluire.

lunedì 11 ottobre 2010

Il Messaggio della Volpe

Lunedì 11 ottobre 2010 - Sto' tornando a casa dalla piscina, l'acqua ha fatto il suo effetto, non penso a niente. Guardo distrattamente il susseguirsi del paesaggio notturno. Ecco il Palo e poi il Cartello di direzione obbligatoria e... ho visto una volpe. Se ne stava lì come un gatto smilzo sul bordo della strada, due zampe già sul prato e due ancora sull'asfalto. Mi sta aspettando. Mi guarda fissa negli occhi, per un momento siamo sospese nello stesso spazio tempo.
L'ho oltrepassata, nello specchietto retrovisore ho visto la coda sparire flessuosa tra le stoppie.
Spesso mi capita di vedere animali selvatici. Sempre penso che abbiano un messaggio. Per me.

La Volpe non è sempre stata un simbolo negativo. Nella cultura cinese essa serve da specchio ai pensieri degli uomini, il suo ruolo è quello di scoprire i loro desideri più riposti e di far loro prendere coscienza delle responsabilità dei propri atti. Rappresenta una seconda coscienza.
Per i bretoni era uno degli animali psicopompi, trasportatrice delle anime dei morti.

La Volpe è tra gli animali più astuti, capace di ammaliare con il suo penetrante acume. Rappresenta l'istinto dell'uomo.

Se dovessimo scegliere un animale che più di altri simbolizza il mondo furry, questo è la volpe. Esso è l'animale scelto da una buona parte dei furries, di gran lunga il più amato e rappresentato. Il motivo per cui questo animale viene adottato da così tanta gente è controverso. Secondo alcuni la volpe sarebbe da un punto di vista concettuale una sorta di via di mezzo tra i canidi e i felidi, riunendo in se i pregi degli uni e degli altri. Ma il vero motivo è oscuro: in parte c'entra la simbologia della volpe come animale che incarna la sessualità femminile attiva e disinvolta, ma basti ricordare che la ritroviamo anche come protagonista nel corpus medioevale di racconti del Roman de Renard, che ebbe a suo tempo in Francia tanto successo da far sì che per indicare l'animale si usasse da allora in avanti, in francese, il nome del protagonista, Renard appunto. (tratto da "Cos'è il furry" tigress.com)

...poi ho trovato questo racconto...

Volpe (Mada Rua).


Simbolo di astuzia. Rende pazzo chi la caccia o la segue.
I personaggi vedono una volpe che spunta dai cespugli di fronte a loro, in lontananza. E' inutile inseguirla o tentare di colpirla con armi da lancio, essa è troppo veloce. Di tanto in tanto la volpe spunta di fronte ai personaggi, li attende per qualche secondo, poi scompare solo per apparire poco più tardi. Dopo un po' di tempo a qualcuno sembrerà di essere già passato dal luogo ove si trovano (in effetti i personaggi, ingannati dalla volpe, compiono un lungo giro in tondo, come possono notare lasciando dei segni o guardando da che lato proiettano l'ombra). Per sfuggire all'inganno della furba (e permalosa) volpe i personaggi dovranno riuscire a sorprenderla: una dovrà restare nascosto per sorprenderla mentre gli altri continueranno a camminare fino a farla cadere nell'imboscata. A questo punto la volpe riconoscerà la scaltrezza dei personaggi "...siete più furbi di un coniglio, meritate una possibilità di rispondere ai miei indovinelli: se risponderete correttamente troverete la strada, altrimenti continuerete ad errare in eterno". I tre indovinelli sono:


Se un uomo portasse un fardello come il mio
Si romperebbe la schiena.
Non sono ricca
Ma lascio argento sul mio percorso.


Una scatola senza coperchio, cardini o chiave
Ma con un dorato tesoro al suo interno.


Tre vite io ho.
Gentile abbastanza da lenire la pelle,
Leggera abbastanza da accarezzare il cielo,
Dura abbastanza da rompere le rocce


Se si risponde correttamente a tutti e tre la volpe scompare assieme al suo inganno. Il premio è la risposta alle domande agognate.

 
Usa l'Istinto e il tuo Acume. Per portare alla luce i tuoi desideri più nascosti.
Questo è il messaggio della Volpe per me.

...e sparisci nelle stoppie.

venerdì 8 ottobre 2010

Sogni olfattivi: Annusando Profumo di Meloni

Martedì 20 Aprile 2010 - Vago per strade di un paese senza macchine, sono in camicia da notte ma la porto arrotolata fino alla vita, e sono senza mutande, so che devo lavarmi ed entro da un fruttivendolo che, ho già visto in un altro sogno, ha il bidet tra le cassette esposte della frutta... mi avvicino all'oggetto del desiderio, intorno ci sono peperoni e meloni gialli, mi sono quasi seduta, e checcazzo... arriva il fruttivendolo... allora con gesto sciolto, abbasso la camicia da notte e dico: "dovevo solo lavarmi le mani" passo le mani sotto il getto di acqua fresca, le mie dita tagliano l'acqua e creano un velo uniforme dai bordi frastagliati, ho il naso all'altezza delle cassette della frutta, il profumo dei meloni è fortissimo, intenso, mi sveglio

martedì 5 ottobre 2010

Io sono la macchina, la goccia, la foglia

Lunedì 4 ottobre 2010 - La mia macchina è bella. E' una lamina d'argento che brilla delle gocce di pioggia intatte e semisferiche bloccate li, in attesa di evaporare.
Foglie gialle e umide appiccicate, la baciano e non vogliono staccarsene.
Esce un raggio di sole e per un breve istante le gocce rimandano i bagliori dell'iride, l'argento si fa liquido, pulsa e sembra vivo come mercurio, le foglie hanno un fremito.
Ora vogliono che il vento le stacchi e le faccia volare per un po'.

lunedì 4 ottobre 2010

Gli Oggetti senza Borsa, i Vetri Colorati, i Due Maestri


Avevo chiesto di sognare, e sono stata esaudita, avevo chiesto il Maestro Onirico ed è arrivato in sogno anche quello Fisico. Forse é troppo...

Sabato 2 Ottobre 2010 - Ho sognato due sogni mischiati. Mi addormento e sogno il Maestro Fisico che sta camminando davanti a me, sul bordo erboso di un fiume. Cammina dandomi le spalle, si volta leggermente e con il dito mi indica qualcosa sott'acqua, sul fondo del fiume. Sono nell'acqua ora, mi arriva alla vita, con le mani intorno agli occhi immergo il viso e vedo ciottoli di vetro colorato, colpiti dai raggi di sole mandano bagliori di colori diversi, verde rosso viola blu... mi sveglio per riprendere aria. Mi riaddormento, ora sono nel centro di una stanza bianca, ho intravisto il Maestro Onirico che passava dirigendosi verso il luogo dove tiene lezione, sono in ritardo, apro un armadietto e gli oggetti che normalmente tengo nella borsa sono tutti sparsi, la borsa non c'è. Cerco di tenerli tutti nelle mani, ma qualcosa cade sempre, sono troppi, piccoli e poco prensili. La lezione è iniziata e io sto li a domandarmi dove può essere finita la mia borsa. Non ci voleva. Mi sveglio. Mi riaddormento, sul fondo del fiume mischiati ai ciottoli di vetro colorato ci sono tutti i miei oggetti senza borsa. Sono li che gatteggiano al sole sotto un metro di acqua. Mi sveglio.

sabato 2 ottobre 2010

Dormire e forse sognare...

Provo ad andare a letto presto stasera, sono mesi che non riesco a dormire bene, me ne sto sveglia con gli occhi ostinatamente spalancati nel buio per ore...e allora mi alzo e scrivo. Molto delle sconclusionatezze che ho scritto ultimamente è dovuto a questo. Dopo qualche notte così, ne arriva una in cui cado come in catalessi, dormo senza sogni (senza avere il ricordo di aver sognato) e mi sveglio più stanca di prima.
Ciò non va bene, io devo sognare, mi manca la materia prima per il blog!

Cosa voglio sognare stanotte? Vorrei sognare la Sirena, o l'Esotica Sconosciuta, che mi dicano a che punto sono arrivata e se sto facendo la cosa giusta. Vorrei sognare il Maestro Onirico, è tanto che non lo sogno, anche lui potrebbe indicarmi cosa fare.
Oppure un bel sogno tutto nuovo di zecca. Come mi sento a tratti io in questi giorni.
Un bel sogno di carne e velluto...di occhi e mani...e capelli che sfiorano leggeri un corpo nuovo.
Un sogno di baci di labbra e ciglia...e di farfalle. Un sogno di quelli che si trascinano lenti fino a svegliarti e sei li, in bilico, le mani che arpeggiano l'aria per ricatturare il sogno che è ancora dentro di te, caldo, umido e vibrante.
 

La Sirena, il Sedano e il Cioccolato

Ho fatto una lista. E' una lista della spesa, serve per sopravvivere per i prossimi giorni, non è esaustiva, alcuni prodotti forse serviranno solo una volta, altri dovrebbero entrare a far parte dell'uso quotidiano.

Ho capito di dover fare questo tipo di spesa quando oggi, in acqua, non riuscivo a seguire la lezione.
In ritardo sugli esercizi, distratta, disconnessa.

E' capitato altre volte che iniziassi disunita, ma nel giro di pochi minuti subentrava l'altro cervello, quello del corpo, e finalmente la mente faceva silenzio.
Ero solo musica e fisicità. Come piace a me.
Oggi no. Assente. Demotivante. Verso la fine ho capito, ho capito che dovevo mettere giù una lista.

Non cercare più l'approvazione di chiunque
Non giustificare ogni spregevolezza con la psicanalisi
Non incassare per non ferire
Incassare senza rimanere feriti
Tirare fuori la carogna all'occorrenza

Ho sempre pensato che se non puoi amare chi ami, puoi amare chi ti ama. Ma... non riesco più ad aderire a questo ragionamento. Forse proprio perché è un ragionamento, è un concetto che ha origine dalla ragione. Ma che senso ha seguire la ragione quando si cammina sulla strada del sentimento?
E se sei una Sirena? Senza né ragione né sentimenti? 
Mi sembra di predicare bene e razzolare male..."chi vuole veramente una cosa fa di tutto per ottenerla" e poi, passivamente mi sono accodata... passività, azione, l'amore, il sesso, stereotipo maschile, stereotipo femminile...

L'esperienza è tutta qua e ora, con il cibo come con l'amore e il sesso se sto mangiando sedano mi gusto il sedano, non penso al cioccolato. Se voglio cioccolato, mangio cioccolato.

Ma se mi si continua a dare sedano quando io ho chiesto cioccolato, beh allora... dopo un po'... mi sento libera di cercare il cioccolato da chi me lo puo' dare. Cos'è il cioccolato? Un uomo che mi sappia prendere, coinvolgendo tutte le mie sfaccettature sensoriali ed emotive.

Evidentemente, la molta carica che c'è in me, deve assolutamente trovare il modo di esprimersi. Altrimenti, compressa e non gestita, crea una sensazione di vuoto che credo erroneamente di riempire con il cibo. 
Ma allora sono piena o sono vuota? Sono piena ma in condizioni di sottovuoto. La carica, il pieno, il potere è tutto li, ma tenuto sottovuoto rimane intatto e inutilizzato. E tutt'intorno al pieno, un senso di vuoto, non colmabile perchè fasullo. Un non-vuoto.

Attività, passività, l'amore, il sesso, stereotipi... Ho capito che devo fare questa spesa. E rompere il sottovuoto perchè nessuno lo farà per me.  
Perché da fuori non c'è nessuno che abbia il coraggio, la voglia, l'energia di voler vedere cosa c'è dentro. Nessun Oliver Mellors che capisca da una lacrima caduta sul polso, il bisogno inconsulto di passività per far scaturire una attività tenuta compressa.

La parte difficile è proprio questa, l'inizio. Cerchi il cioccolato e chi ti circonda capisce che vuoi un dolce complicatissimo, pesantissimo e ingestibile da maneggiare. Oppure continua a darti sedano.
Tu vuoi invece solo una bella barretta di cioccolato bianco con le nocciole, e una di cioccolato al latte talmente densa da intrappolare i denti, una scrocchiante lamina di cioccolato amarissimo e fondente al 100%, un cubetto con le uvette, il rhum, i canditi e le mandorle, uno stravagante cioccolato al latte con il fiore di sale... perché sai che a tua volta dispenserai altrettanti misteriosi, molteplici tipi di cioccolato. 
Perché mi piace guardare dentro, ne sono capace, vedere le potenze e i desideri, illuminarle ed esaudirli.
... e poi c'è la Sirena
Quando stai con una Sirena sei consapevole che è un essere fuori dalla norma. Mentre ti godi l'incanto devi tenere conto che c'è anche la parte non umana. E' sott'acqua e si tende a dimenticare che c'è, ma il non vedere la coda non la fa scomparire. La parte animale, amorale, svincolata, è viva, sensuale, sessuale, egoista, impaziente, egocentrica, guizzante, potente, pronta con un colpo di reni a cambiare rapidamente direzione di nuoto. 
Seguendo l'istinto. Senza ragione né sentimento.

venerdì 1 ottobre 2010

Il Terzo Compito di Psiche

Ho letto questo libro ("Le dee dentro la donna" di Jean S. Bolen) molti anni fa e improvvisamente l'altro giorno, qualcosa mi ha fatto ricordare che c'era questa storia dei Quattro compiti di Psiche (che riporto con parole mie)...

Nella Mitologia Greca Afrodite, madre di Eros, quando scopre che Psiche è innamorata di Eros e da lui ricambiata, decide con uno stratagemma di separare gli amanti. Psiche allora cerca di riconquistare l'amore ed Eros, andando direttamente e umilmente da Afrodite.

La dea le ordina di eseguire quattro compiti, certa che non riuscirà a portarli a termine tanto sono difficili.

Il primo compito DIVIDERE I SEMI equivale a fare ordine nella propria vita separando ciò che ha valore da ciò che distoglie energie e non vale niente, fidandosi del proprio intuito (i semi differenti vanno ordinati in gruppi e separati dalle impurità, Psiche riesce perché vengono in suo aiuto le formiche, che rappresentano l'intuito che porta a livello conscio le sensazioni inconsce che abbiamo)

Il secondo compito PRENDERE UN FIOCCO DI LANA DEL VELLO D'ORO equivale ad acquisire il potere senza rimanerne schiacciate o cambiare la propria natura (Psiche riesce a prendere il vello d'oro, seguendo il consiglio di una canna del fiume, aspettando la notte quando il gregge di arieti dorme e raccogliendo il vello d'oro dai rovi in cui è rimasto impigliato) Portare a termine questo compito significa riuscire ad affermarsi in modalità assertiva e femminile, senza esprimere bisogni e rabbia in interminabili confronti aggressivi che non verrebbero comunque ascoltati e che ti etichetterebbero come una rompiballe, ma usando la flessibilità della canna, che si piega ma poi ritorna dritta com'era senza spezzarsi. Significa saper agire subdolamente, mantenendo il silenzio, per raggiungere l'obiettivo. Saper aggirare lo scontro, usando armi femminili, ma riuscire lo stesso a fare quello che si vuole. Vuol dire avere il potere e sapere come usarlo.

Il terzo compito RIEMPIRE L'AMPOLLA DI CRISTALLO CON L'ACQUA comprende il saper immergersi nel flusso d'acqua che è la vita ma saperla anche guardare da una prospettiva più distaccata per poter agire in maniera utile ad ottenere ciò che si desidera, riuscendo a nuotare nelle emozioni ma senza lasciarsi travolgere quando si ha bisogno di affrontare un cambiamento. (Qui Psiche viene aiutata dall'aquila che la solleva in volo per raggiungere la fonte. L'aquila vede il paesaggio da una prospettiva distante e poi piomba giù per afferrare ciò che le è necessario, rapidamente e andando dritta sull'obiettivo).

Il quarto compito IMPARARE A DIRE DI NO prevede il dover scendere negli Inferi con un piccolo scrigno per farselo riempire da Persefone con il balsamo dell'eterna giovinezza. Afrodite lo rende ancora più difficile perché dice a Psiche che dovrà chiudere il cuore alla compassione per tre volte. Per tre volte dovrà ignorare i lamenti dei bisognosi e procedere per la sua via. Questo compito equivale alla morte. La morte necessaria per poter rinascere mutata. Se non lo farà, rimarrà per sempre nel mondo degli Inferi, sottoterra. Questo viene considerato il compito più difficile, stabilire una meta e saper mantenere il comportamento adatto a raggiungerla, senza farsi fermare. Dire di no significa esercitare il diritto alla scelta, senza subire imposizioni o soccombere alla predisposizione naturale alla disponibilità verso gli altri sacrificando la possibilità di determinare la propria vita. Mette in guardia dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, per consentire di raggiungere la propria completezza.


Ecco io sono arrivata a dover affrontare il Terzo Compito. Fino ad ora non mi era neanche tanto chiaro, ora ne ho una comprensione che potrei definire "di pancia", SO cosa devo fare anche se NON LO SO. E' strano... è come quando in piscina, il cervello del corpo prende in mano la situazione, annulla il segnale della mente e Fa.
Sto avanzando freestyle in un mondo per me nuovo e senza conoscere le regole. Allora mi alzo in volo, guardo la situazione da un punto di vista diverso, uso la mia capacità di analisi, penso agli aggiustamenti da fare e mi rituffo. Ho deciso che le regole che seguono gli altri non è poi così vitale saperle. L'unica regola che mi sono data è Non Nuocere. Ed è da intendersi bilateralmente, non nuocere agli altri, ma non nuocere nemmeno a me stessa. 
Non so come nuotano gli altri nel fiume delle emozioni, lo scoprirò progressivamente. So che io devo imparare a nuotare e voglio immergermi sott'acqua, andare giù fino in fondo, raccogliere sassi, conchiglie, tesori. Ma lo voglio fare da sommozzatore professionista, senza trovarmi in carenza d'ossigeno, valutando le mie forze. 
Se l'immersione è nell'acqua delle sensazioni, emozioni, passioni, so che ogni tanto devo rialzarmi in volo, come l'aquila, per avere una visione più distaccata. Per non rischiare di incaponirmi su un sasso e lasciare la conchiglia. Perché in fondo io sono così. Passionale razionale. Sono le mie due nature e devo tenere conto di entrambe.

giovedì 16 settembre 2010

Intensa

Lunedì 13 Settembre 2010 - Seguendo le mie costruzioni mentali ho agito nella realtà e sono stata fraintesa. Per forza l'accordo era tutto nella mia testa... Devo imparare che quello che immagino, non è quello che succede nella realtà. Almeno non subito. Devo impararlo per non rimanere delusa o sconcertata. Devo combattere questa tendenza da introversa iperimmaginativa. Mi sono data un giorno di tristezza ma con l'obbligo di rimanere ancorata a quello che è successo davvero. Punto.
Ma io sono intensa. Non ce la faccio. Devo canalizzare tutta questa energia mentale e cinetica.
Mercoledì 15 Settembre 2010 - Mi sveglio dal sonno denso delle erbe con la voglia di risentire Jeff Buckley, recupero "Grace", lo ascolterò in macchina. Guido coperta, c'è brutto tempo. Il volume altissimo, la musica che arriva ad ondate tangibili, scuote il mio corpo. La foto sulla copertina mostra il viso di un ragazzo, belle sopracciglia, la forma, begli occhi... si sovrappone ad un'altro viso ad un altro corpo... braccia forti e muscolose...
La voce di Jeff Buckley è uno strumento. Accordo la mia voce alla sua e canto. Sento che mi nasce dalla pancia, è una voce potente, disperata, intensa. Come mi sento io. Il tragitto dura mezz'ora, giusto il tempo di tre canzoni, sempre quelle, le risento in loop. Gli occhi che recepiscono la strada, le macchine, in automatico. Le mani sicure che guidano, le dita che arpeggiano tasti immaginari. La mia macchina, quando è chiusa, è un vortice musicale. Ti risucchia nel qui ed ora e annulla tutte le tensioni. Con la coda dell'occhio capto visi che mi sembrano conosciuti, alla guida di macchine nuove. Arrivo. La musica finisce sullo spegnersi del motore, scendo sbarcando da un altro pianeta, portando con me la vibrazione sonora e la sensazione di aver smosso un'altro strato melmoso di me.

P.S. le tre canzoni in loop: Grace, So Real, Dream Brother, dall'album Grace di Jeff Buckley

venerdì 10 settembre 2010

Istinto e Fai

photo maxartis.it
Non è un caso che il Maestro Fisico è comparso nella mia vita da un anno ma c'è voluto un anno per accedere a ciò che mi può insegnare. Prima non ero pronta. Prima riuscivo a malapena a seguire gli insegnamenti del Maestro Onirico, non sempre mi erano chiari, molte volte ho sbagliato.

Quando l'Allievo è pronto il Maestro arriva, così dice un'isegnamento zen. Evidentemente qualcosa mi dice che sono pronta, anche se a me non sembra, ed ecco che il Maestro Fisico ha iniziato le sue lezioni.

La specialità del Maestro Fisico è la fisicità, ovviamente. Egli lavora sull'istinto quale mezzo per sbloccare la fisicità compressa. Proprio quello che mi ci vuole a questo punto del percorso verso la creazione di una nuova me.
Il Maestro Fisico Non fa domande e Non da risposte.
Agisce e vuole che il suo allievo faccia altrettanto. Di più, vuole che l'allievo sia la causa scatenante del suo agire. Con una passività forzata agisce solo e quando l'allievo prende coscienza che non succederà nulla finché non impara a chiedere. Chiedere che cosa? Cosa vuole che gli venga richiesto se non fa domande e non da risposte? Chiede l'azione. L'azione che nasce dall'istinto lasciato libero di esprimersi.
Per me che sono, esisto principalmente nel regno della mente è una lezione durissima. Vincere la resistenza ad essere passiva, remissiva, nascosta, perchè è più facile così. Propensa ad assumere la forma di chi mi sta di fronte, con un disperato bisogno di accettazione plenaria tanto da perdere, all'esterno, ogni connotazione personale.
La lezione è un gioco. Un gioco nuovo, scaturito dal Maestro Fisico per me. Come una sorta di comando postipnotico, il Maestro Fisico dice Istinto e l'Allievo deve fare cosa gli suggerisce il suo. Cosa suggerisce l'Istinto di una persona abituata a seguire solo la Razionalità? Ma soprattutto ne riesce a sentire la Voce?
A volte siamo sordi alla voce dell'Istinto, o la sentiamo ma neghiamo che possa avere ragione.
Già soltanto il fatto che si sia abituati a vivisezionare cosa dice l'istinto la dice lunga sui blocchi enormi che ci portiamo dentro. L'istinto deve essere azione pura. Non conosce costruzioni verbali, è un groviglio di sensazioni che si sente direttamente là dove l'azione scaturita dall'istinto è finalizzata e diretta. Può originare in più punti, nel cuore, nella pancia, nella testa. Ma anche quando ha origine e comincia a vorticare nella testa non è mai ragionamento.
Istinto!
Fai.
Fai è il primo livello della coscienza, della consapevolezza di sé. Il Maestro Fisico se ne sta inerte e ricettivo aspettando la richiesta Fai.
Fai vuole dire tutto e niente. Lascia ancora in mano agli altri il potere di decidere cosa ci piace, cosa desideriamo. E se al comando Fai segue solo una parte di quello che vorremmo in quel momento? Un assaggio e poi basta?
Il Nucleo della lezione è tutto lì. Per Ottenere ciò che si desidera bisogna chiedere. Bisogna chiedere proprio quello che si vuole ottenere. Senza tergiversare, senza stare sul vago. Questa è per me la lezione più difficile.
L'unico modo per accedere al secondo livello di Fai è abbandonare il bisogno di essere, illusoriamente, benvoluto da tutti e mostrarsi. Assumendosi il rischio di non piacere, di essere rifiutato. Sull'altro piatto della bilancia però c'è il preziosissimo dono di essere accettato e apprezzato per quello che si è, anche solo da pochi ma finalmente essendo aderenti a se stessi, alla propria natura. Se non si riesce ad abbandonare l'idea falsa che dobbiamo piacere a tutti, si ritorna al livello ancora precedente di Fai, con il rischio di vivere una vita a metà, con la quasi matematica certezza di aver vissuto la nostra vita come è piaciuto a tutti tranne che a noi.
Istinto e Fai. E' il primo livello. Non puoi accedere agli altri livelli finché non hai capito come si è Istinto e cosa vuoi determinare con Fai.

venerdì 3 settembre 2010

Ciclotimia a Razzo di una Razza

Ieri, sono su su su, sono nel punto più alto, inconsapevole, sono pronta, posso salire ancora, ancora di più...
Sono un uccello del paradiso, sono una visione. Riempio gli altrui occhi solo di me.

Oggi, sono in discesa folle, vertiginosamente in picchiata, destinazione terra in due ore nette.
Un tentativo, sbatto le braccia come fossero ali... ma io sono un razzo... i razzi non hanno ali da sbattere...

BAM 
Sudore e lacrime.
Come spesso mi capita di pensare, appena abbandono le difese e mostro la mia natura, mi sfuggono.
Mi si negano. Mi colpiscono. Dalla terra è arrivato il colpo fatale.
Mi hanno abbattuto mentre ero già in curva discendente. Non è valido.
Lacrime e brividi.

Ragiono sulla mia natura animale. Ma non devo capire. Ho solo bisogno di una catarsi.

Io sono una razza, devo rientrare nel mio elemento. Ho bisogno di acqua. Le lacrime me lo stanno dicendo da questo pomeriggio.

Raccolgo questi miei stupidi arti, i pensieri, le piume, i fiori, gli stracci... due passi ancora.

Entro
Erano quasi due mesi. I muscoli, duri, si sciolgono. La testa, troppo piena di pensieri sbagliati, si svuota. Ecco...sono purificata. Senza ricordi.
Come una manta veleggio nell'acqua e vado accumulando energia elettrica.
Inconsapevole mi carico.

E' sera, guardo il mio elemento riflettersi in occhi pieni solo di me. La mia pelle è sensibile al calore, il tocco mi tranquillizza.

Hhh
Arrivano improvvise.
Sono morbide, inaspettate, decise e fugaci.

Sono su, su, su... a razzo, sono un'uccello del paradiso, sono una visione...arti, pensieri, fiori, piume, stoffe
...e morbida pelle e carne.

Sono labbra appena baciate, sono tutta lì.


sabato 28 agosto 2010

Uscire dal Labirinto Bianco

Mercoledì 18 Agosto 2010 - Ho sognato stanotte che rincorsa dai ladri riuscivo ad uscire su un balcone dell'ufficio labirinto che ho sognato quasi un mese fa (Dentro il Labirinto Bianco). Sono li, sono riuscita a richiudere dietro di me la finestra e quindi sono al sicuro da loro. Ma il balcone è un secondo piano e l'unica cosa che posso fare è SALTARE GIU'. Mi sono svegliata valutando come farlo, a cosa appoggiarmi in mezzo durante il salto.

giovedì 26 agosto 2010

Lo chalet, Homer, la Matassa e la vecchia pazza dei gatti

Martedì 8 Giugno 2010 -  Ho sognato che abito in uno chalet alpino, è tutto di legno scuro, fiori rossi sui balconi, montagne e colline erbose di un verde morbido tutt'intorno. Ho fatto i mestieri di fino dentro lo chalet, è tutto in ordine, ma sui corrimano delle scale e appesi un po' in giro sulla terrazza ci sono abiti vecchi e logori. Abiti che non mi vanno più bene perché troppo larghi e che non corrispondono a come sono io. Li guardo, sono quasi tutti neri o di colori scuri, informi e larghissimi, brutti. Io sono vestita con i colori degli uccelli del paradiso, ho delle piume di pavone ai lobi delle orecchie. Guardo le grucce appese ammassate di vestiti che non metterò mai più e decido: devo sbarazzarmene. Dietro di me c'è S. che sembra Homer Simpson in carne e ossa, mugugna e cerca di convincermi che non è così necessario... non vuole che io butti gli abiti vecchi. Lo mando via dicendogli di non preoccuparsi che quando tornerà potrà di nuovo toccare i corrimano. Mi accingo ad iniziare il lavoro, quando mi accorgo che dietro di me ora c'è la vecchia pazza dei gatti dei Simpsons, che urla e cerca di ostacolarmi. Il mio sguardo si posa su un sacco nero, guardo dentro e trovo una matassa di lana per fare un tappeto kilim. La matassa è nuova e bellissima, ed è arrotolata in modo che si capisce già che disegno avrà il tappeto una volta tessuto. Fuori dal sacco c'è una grande sciarpa con lo stesso disegno ma piena di buchi e strappata in più punti. Metto in mano la sciarpa alla vecchia pazza dei gatti e le dico di disfarla e fare un gomitolo per recuperare un po' di filo da unire alla matassa nuova. Lei si rabbonisce e mi dice che è capace di fare dei nodi speciali, invisibili, grazie ai quali otterrà un filo unico che potrò usare insieme a quello nuovo per tessere il tappeto e non si noterà dove c'è il filo nuovo e dove quello vecchio. Mi viene in mente mia nonna, anche lei faceva questi nodi, la vecchia si mette al lavoro tranquilla. Io comincio a tirare giù gli ometti con i vestiti vecchi e brutti e butto via, faccio dei sacchi distinti, scrivendo fuori con un pennarello cosa contengono, ABITI VECCHI. Mi sveglio. 

Gli Abiti rappresentano cosa si mostra all'esterno, la nostra immagine sociale ma gli "abiti" sono anche le Abitudini.
La Terrazza è la parte esteriore della casa, che è il nostro io. Ancora l'esteriorità. Io indosso abiti molto diversi da quelli appesi, finalmente ho indossato gli abiti dell'Esotica Sconosciuta, sono diventata l'Esotica Sconosciuta anche fuori, mi muovo sicura e decisa, valuto e risolvo le situazioni senza fatica. So cosa fare.
Il Tappeto rappresenta la trama della vita della persona, il proprio tessuto. Qui c'è filo nuovo per crearne uno da zero ma c'è anche l'intenzione di utilizzare insieme ad esso il filo della sciarpa vecchia. La Matassa nuova fa vedere il disegno che avrà il tappeto una volta finito. L'inconscio sa come siamo. Il disegno è uguale a quello della sciarpa vecchia e rotta. Ma il tappeto sarà fatto con filo nuovo e il disegno è bellissimo. L'inconscio riconosce il tessuto della propria vita come valevole, solo lo vuole ricostruire con nuovo materiale. Accetta di utilizzare il filo proveniente dalla sciarpa rotta perché riconosce il valore dell'esperienza passata, ma lo reintegra senza che da fuori sia possibile capire cos'è nuovo e cos'è vecchio.
Unire la sciarpa vecchia e rotta per creare un nuovo tappeto senza buchi, ma che contenga anche il vissuto di prima, riannodato con nodi invisibili, quindi un lavoro ben fatto, dalla vecchia pazza dei gatti, cioè io, quella parte di me folle, solitaria, isolata e aggressiva, ma bisognosa di riconoscimento del suo valore ed evidentemente di qualcosa di costruttivo da fare, di essere messa alla prova ed utilizzata per le sue qualità, per quello che è capace di fare molto bene: RIANNODARE I FILI.
Se i nodi sono invisibili, diventeranno invisibili anche per la parte conscia. Il Tappeto sarà senza difetti, un tutt'uno omogeneo. Niente più interruzioni, buchi, strappi.

Liberare per Toccare di nuovo il corrimano. Il Corrimano è il corpo. Toccare è l'azione sensuale/sensoriale.
Nel sogno voglio liberare i corrimano dai vecchi abiti che ci stanno appoggiati sopra, nascondendoli, per renderli visibili e toccabili di nuovo. C'è l'intenzione a permettere di far scorrere la mano sul corpo/corrimano senza vestiti, quindi senza ingannevoli immagini del sé e senza vecchie abitudini. Un corpo svelato e nuovo. Ciò indica un forte bisogno di contatto fisico.
Il lavoro, psichicamente, è stato fatto. La fine del sogno è lampante: il corpo è stato svelato, è stato reso accessibile e toccabile, ci si può far scorrere la mano senza impedimenti, nudo e libero, i vestiti brutti e logori non celano più la sua presenza, gli abiti vecchi (le abitudini) sono state messe nel sacco (il mio inconscio, la mia parte istintiva ha avuto la meglio su di loro) e per renderlo ancora più chiaro alla coscienza, alla parte razionale, sui sacchi chiusi ho scritto ABITI VECCHI. Come dire, non serve più aprire e guardare dentro il sacco, puoi buttare senza impicciarti di ciò che sto buttando. BUTTALI, FALLO E BASTA.

Nella realtà sono ancora con i sacchi da buttare in bella vista sulla terrazza. Sono gli ultimi kili, gli ultimi pensieri sbagliati, le ultime abitudini vecchie, gli ultimi concetti erronei sulla vita e come voglio viverla. Per qualche misterioso motivo faccio fatica a liberarmene. Nella realtà mi è venuto il gomito del tennista e alcune volte non riesco a sollevare pesi. Ho il gomito del tennista random. C'è una resistenza ancora da vincere per completare il lavoro. Nella realtà.

Ma io so, per esperienza diretta, che il sogno arriva sempre prima. Che porta alla superficie della coscienza quello che è già in atto. Il sogno ci dice che sta già succedendo.

Il sogno mi dice che il desiderio si è compiuto.

martedì 24 agosto 2010

sabato 3 luglio 2010

Dentro il Labirinto Bianco

Sabato 3 luglio 2010 - Stanotte non ho dormito, le ore si sono susseguite finché il cielo è tornato ad essere chiaro. Oggi pomeriggio mi sono addormentata completamente immersa nella luce della stanza. Ho sognato. Ho sognato che giravo nelle stanze del mio ufficio, completamente vuote, i muri appena imbiancati di un bianco accecante, ritorno sui miei passi e scopro che hanno murato tutte le porte finestre, non c'è più uscita. Sono in un labirinto bianco, per capire dove finiscono i muri devo andare a tentoni, toccando e seguendo il perimetro come una cieca. La sensazione di angoscia la sento negli occhi che sono in fibrillazione. Vedo comparire una collega che scompare dietro un muro, cerco di seguirla e mi rendo conto che le stanze dove già sono stata hanno cambiato disposizione dei muri e delle scale. Dentro il labirinto bianco i piani sono in continuo mutamento, non ne uscirò mai.

Il Bianco è il colore della purezza senza macchia. Indica anche però un impoverimento della vita emotiva. Muniti di intenzioni sincere si è privi di alcuna esperienza di vita. Nell'impossibilità di sapere come si reagirà di fronte alle avversità e al male. Se nei sogni appare questo candore puro ciò indica l'esigenza immediata, manifestata dal Sé Superiore, di avventure diverse, il bisogno di tuffarsi in un nuovo bagno di esperienze, per temprare l'acciaio interiore e raggiungere una maturazione psicologica.

Il Labirinto è una costruzione umana in cui spesso i sognatori si smarriscono. Il Labirinto è un luogo di supplizio creato dalla volontà, nel quale l'anima si perde percorrendo corridoi che non conducono  da nessuna parte, eccetto uno che porta all'uscita. L'uscita e l'entrata possono essere vicine o addirittura essere la stessa porta. Chi è intrappolato nel Labirinto percorre chilometri e chilometri senza avanzare di un passo, si sfinisce senza che i suoi sforzi valgano a qualcosa. Il Messaggio del sogno indica che si vive rinchiusi nelle proprie verità personali, nella propria morale, separati, tagliati fuori dalla realtà e se si continua si rischia di generare un mostro capace di distruggere tutto ciò che è buono e proficuo. Il Minotauro.
La soluzione per uscire dal Labirinto Onirico è smettere di girare e rigirare i problemi, l'unica via d'uscita è fare appello alla propria saggezza. Seguire all'indietro l'esile filo che ci collega alla realtà.

venerdì 2 luglio 2010

L'uomo cieco, il nuovo amico, il cucciolo di cane, il mare, il lago.

Martedì 15 Giugno 2010 - Ho sognato che ti mandavo un sms che raccontava la storia di un uomo cieco che conosce un nuovo amico. Il nuovo amico promette al cieco di portarlo al mare, luogo in cui il cieco non è mai stato, dicendogli che il mare è bellissimo, impetuoso, salato. Partono, ma dopo qualche giorno di cammino il nuovo amico si ferma ad un laghetto e dice all'amico cieco che sono arrivati. Il cieco si ricorda però che il nuovo amico aveva detto che il mare è salato, assaggia l'acqua e non lo è. Nel sogno, tu ricevuto il messaggio sei venuto di persona a chiedermi una cosa. Hai in braccio un cucciolo di cane, e mi chiedi di bere il latte dal suo pene, mi avvicino alla pancia del cane e vedo che ha solo mammelle. Allora mi chiedi chi tra noi due è l'uomo cieco e chi il nuovo amico. Nel sogno ti rispondo facendoti un'altra domanda: "Avevi chiesto di vedere il mare, perchè ti sei accontentato di fermarti al lago di O.?"

Ancora oggi non capisco se io sono l'uomo cieco o il nuovo amico. E forse non lo capirò mai.

giovedì 25 marzo 2010

Stratagemmi...

Mercoledì 24 Marzo 2010 - Oggi emano, effettivamente è da qualche giorno che sono in emanazione, non so neanche io di cosa. In quattro hanno provato a dirmelo. Solo uno l'ha detto nella maniera giusta.
"Sei di una bellezza disarmante..."
 (...per forza, sono sotto ecstasy...)

Quando l'Osservatore Esterno smette di osservare e compie un'azione cosa diventa?
Nei Tarocchi la prima carta degli Arcani Maggiori è il Mago, il Bagatto.
Il Mago possiede tutti gli strumenti per agire e ne ha la competenza. E' l'inizio del viaggio. Quella fase della vita dove si smette di aspettare sognando diverse realtà possibili e si inizia ad agire nella realtà per far diventare possibile il sogno.
Gli strumenti del Bagatto (del Mago) sono le quattro fasi del processo di creazione:
Innesco (l'ispirazione) - ideazione di un modello archetipo,
Progetto (l'immaginazione) - visualizzazione del modello fin nei minimi particolari
Discriminazione (la selezione) - scegliere cosa mantenere del modello e perché...
Nascita (l'azione) la fase necessaria a trasformare l'archetipo in una forma tangibile/attuabile nel mondo materiale
Assomiglia molto al motto che ho deciso di seguire ultimamente:

Penso, Voglio, Desidero, Ottengo.


Penso, a come sono, cosa voglio, cosa mi manca.
Voglio, si fa chiaro in me cosa ci vuole per risolverlo.
Desidero, così ardentemente e nei minimi particolari, come se esistesse già e fosse solo da prendere.
Ottengo. Dove Ottengo presuppone agire per ottenere, nulla (o quasi) cade dal cielo già bello pronto. E necessita di tre qualità imprescindibili: ricettività, azione e flessibilità.


Il Mago è la persona ma è anche la condizione in cui ci si viene a trovare per aver Pensato, Voluto, Desiderato e Ottenuto. E' un inizio.

mercoledì 10 marzo 2010

Dragonball, Dragonfly

Oggi sono carica. Entro in acqua, gli esercizi di riscaldamento sono già arrivati alle braccia. Muovo l'acqua in onde energiche, la mente che va svuotandosi dal chiacchiericcio. Talmente energiche che la maestra viene da me, sono arrivata in ritardo quindi mi sono messa in disparte, attrae la mia attenzione e mi chiede "tutto bene?" "si perchè?" "ho sentito una palla di energia che arrivava da qui e se ne sono accorte anche le altre, mi fai paura sembri un Dragonball" Ridiamo. Dragonball, sarebbe bello. Iniziamo a correre per tutta la vasca, in pochi secondi, corro così forte che ho lasciato indietro tutte, le saluto dall'altro lato. Una signora mi grida, "sai come ti chiamiamo? La Libellula" "Perchè?" "Perchè ti muovi con la leggerezza di una farfalla, ma sei forte e veloce, come una libellula" Aumento ancora, Libellula, Dragonfly. Dragonball, Dragonfly... Si forse devo imparare a vedermi con gli occhi degli altri. Di quegli altri che mi guardano senza invidia, senza filtri.
Pensavo di essere una farfalla e invece ho scoperto di essere una libellula. Carica di energia.

Devo studiare.

mercoledì 3 marzo 2010

Il Grumo - Compressione, Decompressione

In un periodo di profondo sconforto, trovare una persona che  da  invece di chiedere è come riemergere da una apnea con i polmoni completamente vuoti e trovare aria.

Mi è capitato ultimamente (tre volte) di avere un fortissimo impulso di lanciarmi a folle velocità con la macchina contro un palo che vedo tutte le sere quando torno a casa. E' li sul rettilinio di v., tra i campi, prima delle ville sul lato dx.
Sento che questo romperebbe il grumo che sento nel petto. Come se quell'urto fosse ciò che serve per liberare la compressione dentro di me. Poi subentra quasi subito la razionalità e penso a tutti i problemi e ulteriori responsabilità che ne deriverebbero... è questo che mi scoraggia. E il pensiero di rimanere lesa permanentemente. Per non ferire, tieni tutto dentro e aspetti che passi. Ma non passa.

La terza volta, ho deciso di dare voce, vibrazione, suono al grumo.
Ho iniziato a gridare, e il mio era un grido di rabbia, poi da sola è emersa una frase "Perchè? Perchè tutti che chiedono e nessuno che da?"
Dire a voce è diverso che pensare. Il suono esce e porta fuori qualcosa, la vibrazione entra e va a toccare qualcos'altro.

Forse, sicuramente, ciò che è uscito dalla mia bocca è la visione egocentrica del dolore. Dove la colpa è tutta fuori.
Ma dare voce al grumo è servito. Dopo qualche giorno di prostrazione completa, qualcosa è cambiato.
Ho pensato che se il dare per me è importante, allora devo farlo comunque, a costo di iniziare io dal niente, senza riserve, sempre, con tutti. E aspettare che tra questi tutti qualcuno risponda utilizzando la mia stessa vibrazione, la mia stessa lunghezza d'onda...
Passo sempre per quella strada, ho deciso di guardare oltre il palo. Oltre il palo c'è un segnale di direzione obbligatoria, sempre dritto. Ecco, se proprio devo andare a sbattere contro qualcosa sarà il cartello segnaletico... sempre dritto. Come è la vita, direzione obbligatoria, senza possibilità di tornare indietro.
E allora, visto che è così, bisogna lavorare su ciò che c'è oltre.