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domenica 8 aprile 2012

Denti

...e' quasi mattina mi riaddormento di nuovo, sento pulsare la testa, l'inizio di una emicrania... Sono in piscina, in acqua, la lezione e' appena finita, mi dirigo verso lo spogliatoio, le doccie sono in una struttura di metallo simile a quelle che si usano per mungere le mucche, inserisco una moneta da 20 cent nella gettoniera, ma la moneta si incastra, ci vuole da 10... Chiedo a qualcuno se me la puo' cambiare e inserisco due monete da 10, la prima me l'ha mangiata la macchina. Salgo i gradini di metallo ed entro nel container per la mungitura per fare la doccia. Dentro c'e' gia' una ragazzina dai capelli rossi. Sto facendo la doccia ed improvvisamente mi ritrovo a fare pipí con la doccia che si e' fermata. Guardo in basso, la pipí e' tantissima, inarrestabile, di un color oro scuro inequivocabile e in piu' fa un rumore assordante sul pavimento di metallo, la ragazzina mi guarda, io sono imbarazzata, poi ride e fa spallucce, con il piede nudo spinge la mia pipí verso lo scarico. Io mi verso bagnoschiuma che sembra miele liquido sul viso, per non sentire l'odore ma mi rendo conto che la pipí non ha odore. Esco, mi sto asciugando davanti ad un grande specchio, sento che ho qualcosa che non va ai denti. Gia' prima, durante la lezione mi facevano male. Mi avvicino allo specchio, guardo i denti, si stanno staccando, ormai dondolano appesi solo per un piccolo pezzettino, ho il terrore di rimanere sdentata e cerco di rimetterli al loro posto, sono proprio gli incisivi, avro' il buco davanti, guardo meglio e vedo che un incisivo nuovo e' spuntato, come i palettoni che crescono dopo i denti da latte quando hai sette anni, stacco il dente dondolante, sotto i miei denti vedo dei denti nuovi, microscopici come quelli dei gatti, stanno crescendo, ne tocco uno piccolissimo, ha una cosistenza semidura, di fianco denti a vari stadi di sviluppo hanno gia' raggiunto la durezza normale. Penso a mio zio Aurelio che aveva una doppia fila di denti come gli squali, mi sveglio.
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lunedì 12 marzo 2012

Dioniso e il Cancello

Sabato 10 marzo 2012 - Sono in caccia, sto andando in macchina per incontrarmi con Dioniso. Ho deciso che non posso piu' aspettare. Con me c'e' anche K., ha voluto per forza seguirmi e io estenuata alla fine ho acconsentito, se ne pentira'. Arrivo nel solito posto dell'appuntamento. Dioniso e' in ritardo, io vado in bagno e inizio da sola. Sono in piedi, appoggiata al muro nell'angolo, stordimento e orgasmo. Si apre la porta ed entra Dioniso, lo bacio subito, e' una sensazione bellissima, poi mi preoccupo piu' volte che abbia girato la chiave per chiudere la porta, mi tranquillizza ma io devo controllare di persona. La porta non era chiusa. Chiudo la porta e tengo il mazzo di chiavi. Lo facciamo nel bagno, in piedi, baci mani corpi convulsi. Improvvisamente sono all'aperto. Fuori dal bagno, dalla casa, dal giardino recintato. Sul marciapiede a ridosso del cancello da cui si accede alla proprieta'. Sono sdraiata per terra, addosso ad una ragazza seminuda, e' bella, giovane, il corpo snello ed efebico, leggero. Comincio a baciarla sul collo e le tocco i seni sotto gli occhi esterefatti di K.. La ragazza diventa ritrosa, non vuole, mi dice che mi sto comportando come un maschio, che non funziona cosi, che non vuole farlo per strada. Mi alzo e mi dirigo verso Dioniso, ci sono persone intorno a lui, amici. K. vuole portarmi via. Non so come salutare Dioniso, perche' in effetti non voglio andarmene, lui mi tira a se' e ci baciamo, mi afferro al cancello a cui e' appoggiato e lo comprimo con tutto il mio corpo, come a voler passare attraverso di lui e poi oltre la recinzione. E' un bacio lunghissimo, profondo, di intima comunione, contatto, ma alla fine mi dice che non ci rivedremo piu', chiedo perche', ma lui dice soltanto che e' meglio cosi'. Sento un fiotto di gelo nel cuore, fa malissimo, mentre intanto, sotto, pulsa un globo di calore che si spande, sto' venendo. Mi sveglio.

Il bagno onirico e' il luogo dove ci si purifica, dove lasciamo andare lo scarto dei nostri processi di cambiamento e dove ci si lava per tornare puliti. La chiave rappresenta la scoperta, il potere e il comando. Nella serratura indicano il potere dell'adattamento e che si ha la potenza energetica per operare il cambiamento (giro la chiave e mi tengo il mazzo, e' mio). Il recinto contiene lo spazio protetto della nostra vita interiore, all'interno ci sono i sentimenti e l'utensileria costituita dai nostri meccanismi di pensiero e le nostre virtu'. E' lo stato interiore che porta a voler vivere nella totale consacrazione delle proprie convinzioni. Non posso piu' accedere al mio giardino, alla mia casa, passando attraverso il corpo di Dioniso, non e' piu' possibile. Anche la ragazza nuda lo sostiene, che se la voglio devo portarla in casa. La ragazza nuda sono io. La casa di cui posseggo le chiavi del bagno. E se posseggo il bagno, allora anche la casa e' mia, e il giardino protetto dalla recinzione. Nel mazzo di chiavi c'e' anche quella per aprire e chiudere il cancello. Devo cercarla.


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giovedì 17 febbraio 2011

Occhi

Michela ha occhi dolci, si sciolgono come cioccolatini mentre ti guarda con occhi di mamma. Vedono come sei e pian piano ti portano a vederti con i tuoi occhi.

Paola ha occhi vibranti, in continuo movimento hanno il colore degli occhi dei cervidi. Ti guarda dal profondo della foresta brumosa, e non capisci mai fino in fondo il suo pensiero. Un battito di ciglia ed è già sparita.

Lucia ha occhi che brillano come stelle luminose in fondo al nero di un pozzo. Spalancati sulla vita, colgono sfumature sfuggevoli a tutti gli altri. Quando mi guarda so che vede dentro di me.

L'Allievo Maestro ha gli occhi cangianti. C'è un momento, appena prima che succeda, in cui sono scuri, morbidi e profondi, della pastosità opaca del cioccolato fondente. Poi all'improvviso mutano aspetto e diventano come lucidi specchi. Come due pozzanghere sull'asfalto, improvvisamente illuminate da un raggio di sole, scintillano ad ogni spostamento di prospettiva. Diventano liquidi, metallici, guizzanti. Due pesci argentati che nuotano appena sotto la superficie del mare. E sorridono.

Ho visto una sola volta gli occhi del Mago da vicino. Così vicino che le sue ciglia mi spolveravano le guance. Il Mago ha occhi che brillano nel buio, ne escono filamenti dorati che ti raggiungono fin dentro l'anima. E ti cambiano per sempre. Chi mi ha guardato, dopo, ha visto le stelle nei miei occhi.

Il Maestro d'Armi  ha occhi neri e penetranti come carbone affilato. Sono occhi intensi come i miei. Difficile indovinarne il picco, ma vedi che c'è. Ti trafigge e poi ti lascia lì, in sospeso. Tocca a te imparare. Lottare e combattere. O scomparire.

Attraverso il loro occhi ho visto me stessa, e ho capito cosa posso essere, cosa voglio essere. Ho capito che mi mancava essere guardata. Ho capito che non guardavo. E che non voglio più essere cieca.

P.S. La foto si intitola Ninja Eye, tutto un programma...

lunedì 8 febbraio 2010

Naiadi e Ninfe

Domenica 7 Febbraio 2010 - Sono in villeggiatura, un albergo a picco sul mare che sembra uscito da un racconto di Agatha Christie. Il mio compagno ha circa 10 anni più di me, e ha le fattezze di David Duchovny (il Fox Mulder di X File). Il mare è sempre mosso e freddo, siamo al Nord, forse in Francia forse in Gran Bretagna. Altri personaggi si aggirano per l'albergo, anche loro come usciti da un romanzo. Gli uomini in completo chiaro e cappello, le donne con vestiti da cocktail. Io scendo sulla spiaggia, la sabbia è bianca, la piscina ha l'acqua mossa anche lei per il vento. C'è la compagna di un altro ospite dell'albergo. Indossa una tunica bianca, come me, e ha i capelli sciolti e ricci, lei è bionda io sono ramata, indossa una coroncina di fiori sul capo. Un'altra ragazza bruna vestita come noi ci osserva seduta sulla sabbia. La ninfa bionda si avvicina a me che sono una naiade, siamo nude ora. La pelle candida di due diverse sfumature, la sua bianco latte, la mia leggermente più dorata. Mi sfiora le spalle, i seni e la vita, poi con la mano scende e mi tocca il pube. Dal balcone Fox ci ha viste e sta gridando qualcosa, il vento si porta via la sua voce. Io vengo mentre mi sveglio.