Michela ha occhi dolci, si sciolgono come cioccolatini mentre ti guarda con occhi di mamma. Vedono come sei e pian piano ti portano a vederti con i tuoi occhi.
Paola ha occhi vibranti, in continuo movimento hanno il colore degli occhi dei cervidi. Ti guarda dal profondo della foresta brumosa, e non capisci mai fino in fondo il suo pensiero. Un battito di ciglia ed è già sparita.
Lucia ha occhi che brillano come stelle luminose in fondo al nero di un pozzo. Spalancati sulla vita, colgono sfumature sfuggevoli a tutti gli altri. Quando mi guarda so che vede dentro di me.
L'Allievo Maestro ha gli occhi cangianti. C'è un momento, appena prima che succeda, in cui sono scuri, morbidi e profondi, della pastosità opaca del cioccolato fondente. Poi all'improvviso mutano aspetto e diventano come lucidi specchi. Come due pozzanghere sull'asfalto, improvvisamente illuminate da un raggio di sole, scintillano ad ogni spostamento di prospettiva. Diventano liquidi, metallici, guizzanti. Due pesci argentati che nuotano appena sotto la superficie del mare. E sorridono.
Ho visto una sola volta gli occhi del Mago da vicino. Così vicino che le sue ciglia mi spolveravano le guance. Il Mago ha occhi che brillano nel buio, ne escono filamenti dorati che ti raggiungono fin dentro l'anima. E ti cambiano per sempre. Chi mi ha guardato, dopo, ha visto le stelle nei miei occhi.
Il Maestro d'Armi ha occhi neri e penetranti come carbone affilato. Sono occhi intensi come i miei. Difficile indovinarne il picco, ma vedi che c'è. Ti trafigge e poi ti lascia lì, in sospeso. Tocca a te imparare. Lottare e combattere. O scomparire.
Attraverso il loro occhi ho visto me stessa, e ho capito cosa posso essere, cosa voglio essere. Ho capito che mi mancava essere guardata. Ho capito che non guardavo. E che non voglio più essere cieca.
P.S. La foto si intitola Ninja Eye, tutto un programma...
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giovedì 17 febbraio 2011
martedì 19 ottobre 2010
Ossessione, Compulsione, Vecchia Me, Nuova Me
Ci sono persone che hanno un talento naturale nell'adottare le strategie giuste per aiutare gli altri. Dicono una cosa e a me si apre tutto un nuovo percorso di ragionamento e azione.
Il Maestro Fisico con Istinto e Fai, la mia amica Lucia con Vecchia Me Nuova Me.
Con Lucia parlavamo di come a volte il cibo diventa un pensiero che ti domina la mente e condiziona l'agire.
E lei di punto in bianco se ne esce con "...quella era la vecchia te. Ora sei una nuova te, vista dal fuori. Devi adeguare il dentro a quello che si vede fuori." "Cosa si vede fuori?" " Una bella donna, con le forme al posto giusto, che deve perdere solo qualche kilo. Una persona normale."
Ma com'è una persona normale? Una che non pensa ossessivamente una sola cosa alla volta. Perdi in capacità di concentrazione ma guadagni in soglia di attenzione.
A volte la mia concentrazione su una cosa è così totalizzante da dimenticare dove mi trovo e cosa o chi mi circonda. Come il fascio di luce proiettato da una torcia, illumino nella notte un solo obiettivo. A volte può essere veramente fondamentale questa capacità di astrarsi dal resto. Ma poi rischi di perderti chi sta intorno a te. Estraniandosi troppo, diventi una aliena.
Prima, alcuni cibi evocavano dentro di me un'immagine così forte e irresistibile da annullare qualsiasi altro pensiero. Prendendo in mano la volontà e guidandola verso l'acquisizione e l'incameramento del cibo prescelto. Ma tutta questa capacità di concentrazione usata per pensare al cibo non è ossessiva e compulsiva? Le cose nella vita per cui vale la pena agire così sono veramente poche. E il cibo non credo sia fra queste. Allora il cibo è un simbolo. Un dirottamento. Quando riesci a capire quale era la vera direzione della tua mente prima che dirottasse sul cibo, capisci cosa è importante per te. E cambi.
Ora, penso ai broccoli, l'immagine si forma e poi vola via. Fuggevole come un pensiero inconsistente. Quale è.
Ecco, la Nuova Me è forse meno capace di concentrarsi annullando tutto il resto, ma vive.
Devo imparare quando usare il raggio luminoso della torcia, dritto e puntato sull'obiettivo, un obiettivo veramente valevole, ma poi essere capace di rimanere la maggior parte del tempo con la luce diffusa.
Per non perdersi la vita intorno.
lunedì 4 ottobre 2010
Gli Oggetti senza Borsa, i Vetri Colorati, i Due Maestri
Avevo chiesto di sognare, e sono stata esaudita, avevo chiesto il Maestro Onirico ed è arrivato in sogno anche quello Fisico. Forse é troppo...
Sabato 2 Ottobre 2010 - Ho sognato due sogni mischiati. Mi addormento e sogno il Maestro Fisico che sta camminando davanti a me, sul bordo erboso di un fiume. Cammina dandomi le spalle, si volta leggermente e con il dito mi indica qualcosa sott'acqua, sul fondo del fiume. Sono nell'acqua ora, mi arriva alla vita, con le mani intorno agli occhi immergo il viso e vedo ciottoli di vetro colorato, colpiti dai raggi di sole mandano bagliori di colori diversi, verde rosso viola blu... mi sveglio per riprendere aria. Mi riaddormento, ora sono nel centro di una stanza bianca, ho intravisto il Maestro Onirico che passava dirigendosi verso il luogo dove tiene lezione, sono in ritardo, apro un armadietto e gli oggetti che normalmente tengo nella borsa sono tutti sparsi, la borsa non c'è. Cerco di tenerli tutti nelle mani, ma qualcosa cade sempre, sono troppi, piccoli e poco prensili. La lezione è iniziata e io sto li a domandarmi dove può essere finita la mia borsa. Non ci voleva. Mi sveglio. Mi riaddormento, sul fondo del fiume mischiati ai ciottoli di vetro colorato ci sono tutti i miei oggetti senza borsa. Sono li che gatteggiano al sole sotto un metro di acqua. Mi sveglio.
giovedì 16 settembre 2010
Intensa
Lunedì 13 Settembre 2010 - Seguendo le mie costruzioni mentali ho agito nella realtà e sono stata fraintesa. Per forza l'accordo era tutto nella mia testa... Devo imparare che quello che immagino, non è quello che succede nella realtà. Almeno non subito. Devo impararlo per non rimanere delusa o sconcertata. Devo combattere questa tendenza da introversa iperimmaginativa. Mi sono data un giorno di tristezza ma con l'obbligo di rimanere ancorata a quello che è successo davvero. Punto.
Ma io sono intensa. Non ce la faccio. Devo canalizzare tutta questa energia mentale e cinetica.
Mercoledì 15 Settembre 2010 - Mi sveglio dal sonno denso delle erbe con la voglia di risentire Jeff Buckley, recupero "Grace", lo ascolterò in macchina. Guido coperta, c'è brutto tempo. Il volume altissimo, la musica che arriva ad ondate tangibili, scuote il mio corpo. La foto sulla copertina mostra il viso di un ragazzo, belle sopracciglia, la forma, begli occhi... si sovrappone ad un'altro viso ad un altro corpo... braccia forti e muscolose...
La voce di Jeff Buckley è uno strumento. Accordo la mia voce alla sua e canto. Sento che mi nasce dalla pancia, è una voce potente, disperata, intensa. Come mi sento io. Il tragitto dura mezz'ora, giusto il tempo di tre canzoni, sempre quelle, le risento in loop. Gli occhi che recepiscono la strada, le macchine, in automatico. Le mani sicure che guidano, le dita che arpeggiano tasti immaginari. La mia macchina, quando è chiusa, è un vortice musicale. Ti risucchia nel qui ed ora e annulla tutte le tensioni. Con la coda dell'occhio capto visi che mi sembrano conosciuti, alla guida di macchine nuove. Arrivo. La musica finisce sullo spegnersi del motore, scendo sbarcando da un altro pianeta, portando con me la vibrazione sonora e la sensazione di aver smosso un'altro strato melmoso di me.
P.S. le tre canzoni in loop: Grace, So Real, Dream Brother, dall'album Grace di Jeff Buckley
Ma io sono intensa. Non ce la faccio. Devo canalizzare tutta questa energia mentale e cinetica.
Mercoledì 15 Settembre 2010 - Mi sveglio dal sonno denso delle erbe con la voglia di risentire Jeff Buckley, recupero "Grace", lo ascolterò in macchina. Guido coperta, c'è brutto tempo. Il volume altissimo, la musica che arriva ad ondate tangibili, scuote il mio corpo. La foto sulla copertina mostra il viso di un ragazzo, belle sopracciglia, la forma, begli occhi... si sovrappone ad un'altro viso ad un altro corpo... braccia forti e muscolose...
La voce di Jeff Buckley è uno strumento. Accordo la mia voce alla sua e canto. Sento che mi nasce dalla pancia, è una voce potente, disperata, intensa. Come mi sento io. Il tragitto dura mezz'ora, giusto il tempo di tre canzoni, sempre quelle, le risento in loop. Gli occhi che recepiscono la strada, le macchine, in automatico. Le mani sicure che guidano, le dita che arpeggiano tasti immaginari. La mia macchina, quando è chiusa, è un vortice musicale. Ti risucchia nel qui ed ora e annulla tutte le tensioni. Con la coda dell'occhio capto visi che mi sembrano conosciuti, alla guida di macchine nuove. Arrivo. La musica finisce sullo spegnersi del motore, scendo sbarcando da un altro pianeta, portando con me la vibrazione sonora e la sensazione di aver smosso un'altro strato melmoso di me.
P.S. le tre canzoni in loop: Grace, So Real, Dream Brother, dall'album Grace di Jeff Buckley
venerdì 10 settembre 2010
Istinto e Fai
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| photo maxartis.it |
Quando l'Allievo è pronto il Maestro arriva, così dice un'isegnamento zen. Evidentemente qualcosa mi dice che sono pronta, anche se a me non sembra, ed ecco che il Maestro Fisico ha iniziato le sue lezioni.
La specialità del Maestro Fisico è la fisicità, ovviamente. Egli lavora sull'istinto quale mezzo per sbloccare la fisicità compressa. Proprio quello che mi ci vuole a questo punto del percorso verso la creazione di una nuova me.
Il Maestro Fisico Non fa domande e Non da risposte.
Agisce e vuole che il suo allievo faccia altrettanto. Di più, vuole che l'allievo sia la causa scatenante del suo agire. Con una passività forzata agisce solo e quando l'allievo prende coscienza che non succederà nulla finché non impara a chiedere. Chiedere che cosa? Cosa vuole che gli venga richiesto se non fa domande e non da risposte? Chiede l'azione. L'azione che nasce dall'istinto lasciato libero di esprimersi.
Per me che sono, esisto principalmente nel regno della mente è una lezione durissima. Vincere la resistenza ad essere passiva, remissiva, nascosta, perchè è più facile così. Propensa ad assumere la forma di chi mi sta di fronte, con un disperato bisogno di accettazione plenaria tanto da perdere, all'esterno, ogni connotazione personale.
La lezione è un gioco. Un gioco nuovo, scaturito dal Maestro Fisico per me. Come una sorta di comando postipnotico, il Maestro Fisico dice Istinto e l'Allievo deve fare cosa gli suggerisce il suo. Cosa suggerisce l'Istinto di una persona abituata a seguire solo la Razionalità? Ma soprattutto ne riesce a sentire la Voce?
A volte siamo sordi alla voce dell'Istinto, o la sentiamo ma neghiamo che possa avere ragione.
Già soltanto il fatto che si sia abituati a vivisezionare cosa dice l'istinto la dice lunga sui blocchi enormi che ci portiamo dentro. L'istinto deve essere azione pura. Non conosce costruzioni verbali, è un groviglio di sensazioni che si sente direttamente là dove l'azione scaturita dall'istinto è finalizzata e diretta. Può originare in più punti, nel cuore, nella pancia, nella testa. Ma anche quando ha origine e comincia a vorticare nella testa non è mai ragionamento.
Istinto!
Fai.
Fai è il primo livello della coscienza, della consapevolezza di sé. Il Maestro Fisico se ne sta inerte e ricettivo aspettando la richiesta Fai.Fai vuole dire tutto e niente. Lascia ancora in mano agli altri il potere di decidere cosa ci piace, cosa desideriamo. E se al comando Fai segue solo una parte di quello che vorremmo in quel momento? Un assaggio e poi basta?
Il Nucleo della lezione è tutto lì. Per Ottenere ciò che si desidera bisogna chiedere. Bisogna chiedere proprio quello che si vuole ottenere. Senza tergiversare, senza stare sul vago. Questa è per me la lezione più difficile.
L'unico modo per accedere al secondo livello di Fai è abbandonare il bisogno di essere, illusoriamente, benvoluto da tutti e mostrarsi. Assumendosi il rischio di non piacere, di essere rifiutato. Sull'altro piatto della bilancia però c'è il preziosissimo dono di essere accettato e apprezzato per quello che si è, anche solo da pochi ma finalmente essendo aderenti a se stessi, alla propria natura. Se non si riesce ad abbandonare l'idea falsa che dobbiamo piacere a tutti, si ritorna al livello ancora precedente di Fai, con il rischio di vivere una vita a metà, con la quasi matematica certezza di aver vissuto la nostra vita come è piaciuto a tutti tranne che a noi.
Istinto e Fai. E' il primo livello. Non puoi accedere agli altri livelli finché non hai capito come si è Istinto e cosa vuoi determinare con Fai.
venerdì 3 settembre 2010
Ciclotimia a Razzo di una Razza
Ieri, sono su su su, sono nel punto più alto, inconsapevole, sono pronta, posso salire ancora, ancora di più...
Sono un uccello del paradiso, sono una visione. Riempio gli altrui occhi solo di me.
Oggi, sono in discesa folle, vertiginosamente in picchiata, destinazione terra in due ore nette.
Un tentativo, sbatto le braccia come fossero ali... ma io sono un razzo... i razzi non hanno ali da sbattere...
BAM
Sudore e lacrime.
Come spesso mi capita di pensare, appena abbandono le difese e mostro la mia natura, mi sfuggono.
Mi si negano. Mi colpiscono. Dalla terra è arrivato il colpo fatale.
Mi hanno abbattuto mentre ero già in curva discendente. Non è valido.
Lacrime e brividi.
Entro
Erano quasi due mesi. I muscoli, duri, si sciolgono. La testa, troppo piena di pensieri sbagliati, si svuota. Ecco...sono purificata. Senza ricordi.
Come una manta veleggio nell'acqua e vado accumulando energia elettrica.
Inconsapevole mi carico.
E' sera, guardo il mio elemento riflettersi in occhi pieni solo di me. La mia pelle è sensibile al calore, il tocco mi tranquillizza.
Hhh
Arrivano improvvise.
Sono morbide, inaspettate, decise e fugaci.
Sono morbide, inaspettate, decise e fugaci.
Sono su, su, su... a razzo, sono un'uccello del paradiso, sono una visione...arti, pensieri, fiori, piume, stoffe
...e morbida pelle e carne.
Sono labbra appena baciate, sono tutta lì.
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