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domenica 8 aprile 2012

Denti

...e' quasi mattina mi riaddormento di nuovo, sento pulsare la testa, l'inizio di una emicrania... Sono in piscina, in acqua, la lezione e' appena finita, mi dirigo verso lo spogliatoio, le doccie sono in una struttura di metallo simile a quelle che si usano per mungere le mucche, inserisco una moneta da 20 cent nella gettoniera, ma la moneta si incastra, ci vuole da 10... Chiedo a qualcuno se me la puo' cambiare e inserisco due monete da 10, la prima me l'ha mangiata la macchina. Salgo i gradini di metallo ed entro nel container per la mungitura per fare la doccia. Dentro c'e' gia' una ragazzina dai capelli rossi. Sto facendo la doccia ed improvvisamente mi ritrovo a fare pipí con la doccia che si e' fermata. Guardo in basso, la pipí e' tantissima, inarrestabile, di un color oro scuro inequivocabile e in piu' fa un rumore assordante sul pavimento di metallo, la ragazzina mi guarda, io sono imbarazzata, poi ride e fa spallucce, con il piede nudo spinge la mia pipí verso lo scarico. Io mi verso bagnoschiuma che sembra miele liquido sul viso, per non sentire l'odore ma mi rendo conto che la pipí non ha odore. Esco, mi sto asciugando davanti ad un grande specchio, sento che ho qualcosa che non va ai denti. Gia' prima, durante la lezione mi facevano male. Mi avvicino allo specchio, guardo i denti, si stanno staccando, ormai dondolano appesi solo per un piccolo pezzettino, ho il terrore di rimanere sdentata e cerco di rimetterli al loro posto, sono proprio gli incisivi, avro' il buco davanti, guardo meglio e vedo che un incisivo nuovo e' spuntato, come i palettoni che crescono dopo i denti da latte quando hai sette anni, stacco il dente dondolante, sotto i miei denti vedo dei denti nuovi, microscopici come quelli dei gatti, stanno crescendo, ne tocco uno piccolissimo, ha una cosistenza semidura, di fianco denti a vari stadi di sviluppo hanno gia' raggiunto la durezza normale. Penso a mio zio Aurelio che aveva una doppia fila di denti come gli squali, mi sveglio.
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venerdì 15 aprile 2011

Emicrania classica

Da diversi studi statistici l'incidenza di questo tipo di emicrania risulta essere compresa tra l'uno e il due per cento della popolazione. Quello che definisce l'emicrania classica ( o emicrania oftalmica ) è la presenza di un caratteristico sintomo premonitore: l'aura. Con questo termine, per molto tempo, ci si è sempre riferiti a dei particolari segnali di un attacco epilettico, tanto che a molti "emicranici" venivano o vengono effettuati elettroencefalogrammi proprio per escludere la presenza dei fenomeni irritativi dati dall'epilessia. In realtà l'aura epilettica è diversa dall'aura emicranica, perché in quest'ultima l'insorgenza dei sintomi è lenta e graduale, non vi è perdita di coscienza e non ci sono segnali contemporanei o successivi di convulsioni.
L'aura nell'emicranico classico si presenta soprattutto come alterazione della vista: come lampi, opacità di una parte del campo visivo, flash scintillanti della durata di pochi minuti.
Altre alterazioni possono essere rumori uditivi, percezioni di odori sgradevoli, formicolii o senso di anestesia agli angoli della bocca o della lingua. Dopo questi disturbi una percentuale non definibile di persone soffre di un mal di testa del tutto simile a quello descritto nell'emicrania comune di durata però limitata ( circa 12 ore ) ma di maggiore intensità. Tuttavia non tutte le persone che presentano emicrania classica patiscono sempre di mal di testa: vi sono infatti casi in cui la manifestazione della malattia è distinta più dall'aura che dal dolore. In quest'ultima circostanza le alterazioni percettive possono comunque essere estremamente invalidanti, soprattutto dal punto di vista psicologico, per la loro imprevedibilità e variabilità temporale. Poiché è di frequente riscontro in chi soffre di mal testa la difficoltà nel proprio stile di vita di "abbandonarsi", di "lasciarsi andare", di "perdere la testa"... ecco allora che l'emicrania sembra rivelare simbolicamente una lotta interiore tra il mondo del capo, il mondo della ragione, con il mondo delle emozioni e degli istinti.
A sostegno di questa teoria starebbe il fatto che in molte occasioni la maggior parte degli emicranici è "sul chi vive", pensa molto e non ama la spensieratezza, ha uno stile corporeo di movimento e un linguaggio verbale tutto improntato al controllo di qualsiasi situazione. Infatti da studi sulla personalità queste persone sembrano non amare gli imprevisti e gli incontri inattesi, tendono a programmare tutto e spesso sono pronte a farsi carico di grandi responsabilità anche a discapito della loro serenità emotiva.

venerdì 29 maggio 2009

Encefalogramma: piatto

Oggi ho un malditesta torbido. Si diffonde su una linea immaginaria, da sinistra a destra, sulla fronte, vicinissima all'inizio dei capelli. Non è forte, è come un tappeto musicale, il suo rumore è sordo e continuo, una musica formata da una nota sola. Michela mi ha massaggiato la testa con un olio che ha raffreddato tutto lo scalpo. Dalla finestra ogni tanto entra un alito di vento, ad ogni folata sento il cervello risucchiato fuori dalla testa, come dita rapaci che scavano nel cranio.
E' strano e piacevole. Mi fa smettere di pensare.
Devo tornare in ufficio, il sole è un caldo berretto di lana sulla mia testa. Ferma al semaforo mi guardo allo specchio mentre liscio il berretto di sole sui capelli. Lateralmente percepisco il passare di una macchina conosciuta. E' l'ora, è il luogo, è il giorno giusto. Non ho bisogno di guardare chi sta guidando, so che è lui. Invece di accellerare sta rallentando. Sento lo spostamento d'aria provocato dalla testa che si è girata. Sento lo sguardo sulla mia macchina che va rimpicciolendosi nello specchietto retrovisore. E' restio a abbandonare l'immagine. Dilata la strada e il tempo.
Il vento crea turbini visivi entrando dai finestrini completamente abbassati. Schiacciano il freddo assopito tra i miei capelli e lo fanno scivolare sul viso, entra negli occhi ed escono lacrime.
Sono in ufficio ora, spostandomi di due piastrelle per volta sento profumo di pane appena sfornato, salame ungherese, torta di mele e crema pasticcera calda, sono tutti nella mia testa.
Mi siedo, dovrei concentrarmi sul lavoro da fare, ma non ho materia cerebrale sufficiente da concentrare.

martedì 5 maggio 2009

Malditesta

Vedo catene infinite di corpi umani, che salgono verso l'alto, in continuo mutamento, grasso magro, grasso magro, grasso magro. Come clessidre in ascensione perpetua.
Ritorno a galla.
Sento profumo di brioche dove non può essercene.
Con la coda dell'occhio sinistro ho captato un movimento intorno al foglio di protocollo che sto leggendo, ha fatto capolino uno scarafaggio, ha zampettato veloce per tre centimetri ed è ritornato sotto.
Ho sollevato il foglio, non c'è niente.