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mercoledì 13 settembre 2023

La Fusione Termonucleare


Martedì 12 Settembre 2023 - Sogno di essere al lavoro, sul bancone della Reception c'è la mia bottiglietta dell'acqua, prima di iniziare a lavorare aggiungo all'acqua da bere delle particelle polverose che daranno il via ad una trasformazione dell'acqua. Mentre sto lavorando, l'acqua è li nell'angolo e mi manda dei messaggi subliminali simili ad un conto alla rovescia, per avvisarmi che tra 10 minuti la reazione sarà avvenuta e sarà troppo tardi per tornare indietro. Incurante dell'avvertimento e un po' per sfida, decido di bere un po' di acqua, e continuo ad ignorare il conto alla rovescia, sarei ancora in tempo per intervenire ma non faccio nulla. Il conto alla rovescia termina e l'acqua, anche quella che ho bevuto, si trasforma e avviene una fusione termonucleare, Sono un po' preoccupata di essere diventata radioattiva ma continuo a berla, sarà quel che sarà. Mi sveglio.

Nella fusione termonucleare le particelle singole di un gas si dissociano negli elementi costitutivi (ioni, elettroni e protoni) si trasformano in una miscela di particelle che fondendosi creano un plasma che dà vita alla creazione di una stella o di un sole. La fusione termonucleare e il plasma che ne deriva è il principale costituente delle stelle e del sole. E' il nucleo.

Per trasformare il nucleo di se stessi, bisogna averne consapevolezza, lavorare in maniera evolutiva portando le istanze nascoste nell'inconscio e nel mare (l'acqua) del mondo emotivo visibili, aggiungere materiale, e non avere paura del cambiamento. Ignorare in maniera un po' spavalda i segnali per tornare allo stato precedente, non avere paura del cambiamento, perché il cambiamento è vita.

Ho fatto questo sogno la notte successiva ad una modifica di assetto relazionale, ma scaturisce anche dal lavoro di analisi iniziato da qualche anno e che sta dando dei frutti in termini di recupero della mia indole naturale e di abbandono dei meccanismi di difesa che si sono aggiunti negli ultimi anni e che mi hanno protetto ma anche resa statica e timorosa del cambiamento. 

Le particelle arrivano da fuori, sono gli aiuti esterni, i gesti gentili, stringere nuove amicizie, approfondire le amicizie reali, tutti quei dettagli che danno alla vita quotidiana il succo essenziale del vivere. Le particelle si aggiungono al nostro mondo emotivo e lo trasformano, creando tante piccole stelle danzanti, un plasma caldo dentro di noi, trasformandoci in un sole luminoso e pulsante. 



mercoledì 4 marzo 2020

Eros e l'Alveare sulle Ginocchia




Mercoledì 1 ottobre 2014 - Sono all' Ikea ho comprato una stoffa con un disegno variegato e colorato per farmi un abito. Quando la porto a casa qualcuno la utilizza e inizia a cucirmi addosso il vestito. In pochi minuti il vestito è finito. Mi guardo allo specchio e il vestito è metà bianco e metà nero, della stoffa bellissima multicolore non c'è più traccia. Si è trasformata in questa specie di abito da sposa, che mi divide a metà verticalmente e orizzontalmente con quattro riquadri alternati bianchi e neri. Nel riflesso allo specchio vedo che ho indosso un velo da sposa sulla testa, anche se nella realtà non c'è. Chiudo gli occhi e li riapro, sono su un treno. Viaggiamo di notte, stiamo andando al mare, ci sono persone che conosco, siamo una compagnia, e durante il viaggio, il fratello di una mia amica inizia a corteggiarmi. E' un ragazzo bellissimo, capelli con onde morbide e occhi dolci e magnetici. Ma nasconde un segreto: è bello di giorno ma, mi racconta, brutto di notte, e per questo motivo non vuole farsi vedere neanche alla luce di una candela. Ci baciamo nell'oscurità, mentre il treno viaggia verso Sud. Chiudo gli occhi e li riapro, sono da sola nel vagone, ho acceso una candela, sollevo il vestito che ora è tutto bianco. Mi guardo le gambe, sulle ginocchia ho degli alveari piatti, formati da un'unica cella. Alzando un piccolo sportello che chiude la cella dell'alveare, vedo che dall'interno proviene una luce dorata, immerso nel miele c'è una microscopica monetina d'oro con incisa un'ape. Richiudo la cella. Mi sveglio.




E' qualche giorno che ripenso a questo sogno, la storia di Eros e Psiche mi ha sempre affascinato, i quattro compiti che Afrodite assegna a Psiche per riconquistare Amore sono molto simbolici per me. Alcuni li ho forse superati, forse anche l'ultimo. Ma l'epilogo della storia, racchiude un significato che ancora non riesco a comprendere e fare mio. So solo che mi attrae e nella mia mente si è legato a questo sogno. Non so perché. Devo rileggere di nuovo i quattro compiti di Psiche e rielaborarli.

Nella statua del Canova, Psiche posa delicatamente una farfalla, simbolo della sua anima, nelle mani di Eros, consegnandosi nella sua completezza all'amato. 

L'ape è un animale sacro sia ad Artemide, archetipo che sento molto forte in me soprattutto nella parte relativa ai rapporti con le donne, amiche e colleghe e a Demetra, una dea che non mi è mai stata familiare, ma la cui istanza, di cura e amore materno, evidentemente si sta facendo strada in me anche se non sono madre di nessuno.
Nelle mie ginocchia ci sono miele e monete d'oro raffiguranti api. A distanza di 6 anni, le molte cose avvenute e cambiate nella mia vita, il pensiero ricorrente a questo sogno, proprio ora, richiede di essere ascoltato.

domenica 1 febbraio 2015

Il Ragno, gli Uccelli e la Casa d'Acqua


Domenica 1 Febbraio 2015 - Ho sognato che vivevo in una casa della famiglia. La mia stanza era con pareti turchesi e un letto a baldacchino di stile coloniale in bambu', la testa rivolta verso il centro della stanza.
Sento nel dormiveglia un rumore strano e mi sveglio. Che si arrampica lentamente sulla colonnina c'è un ragno ghepardato grande come un melone. Arriva alla traversa e comincia a tessere una tela con dei fili pendenti, sembrano fatti di perle. La finestra che da su un giardino è aperta, entrano in sequenza strane razze di uccelli, uno per tipo, e rimangono impigliati nelle parti pendenti. Mentre prima stavo a guardare senza paura il lavoro del ragno, ora scatto fuori dal letto. Gli uccelli sbattono inutilmente le ali per liberarsi, ad ogni sbattere d'ali mi proteggo la testa terrorizzata. Guardo i miei piedi, il pavimento è fatto di prato con fiori bianchi profumati riuniti in una aiuola centrale, ogni volta che la sfioro con i piedi nudi si solleva un profumo indescrivibile e buonissimo. Mi dirigo in bagno e sulla mensola vedo un dentifricio che costa più di 300 euro, è un dentifricio per celiaci, è della ragazza dell'uomo che mi piace, così quando lo bacia non c'è pericolo che lui venga a contatto con il glutine. Mi dirigo in sala da pranzo, intorno all'enorme tavolo in legno scuro c'è un sacco di gente, genitori, fratelli e sorelle, amici. Io sono l'unica a preoccuparmi che dalle pareti della casa sta allargandosi a vista d'occhio una macchia da cui zampilla acqua, controllo la casa, in ogni stanza rivoli d'acqua scendono dal soffitto. Vedo il ragno, per terra, schiacciato da piedi impietosi. Penso che ora, ogni volta che sentirò rumore di sbatter d'ali avro' paura e non voglio. Devo trovare un modo per esorcizzarla. Mi sveglio.

venerdì 21 marzo 2014

Uccelli


...mi è entrato un uccello in casa, uno di quelli che gugolano dalle cinque del mattino sopra il tetto di casa mia. Era già due giorni consecutivi che aprendo la finestra della camera e tornando sotto le coperte, veniva a posarsi sulla ringhiera di ferro battuto un piccionetortoracolomba.
Se ne stava li, a guardare dentro casa...allora sollevavo il piumone e volava via.
Mi ero chiesta se questo avvenimento potesse voler dire qualcosa, come gli àuguri romani che osservavano gli uccelli per trarne auspici, mi ero fatta un appunto mentale...
poi la quotidianità prevale e te ne dimentichi
Oggi sto scrivendo al portatile e improvviso come falcopiccionetortora entra 'sto pollastro. E non riesce più ad uscire perchè si è infilato tra le finestre accostate.
Mi parte un grido strozzato, non posso farne a meno, il cuore mi salta nel cervello e ci si aggrappa con tutte le sue forze determinato a non tornare giù. Mentre l'uccello prova ad uscire a capocciate contro il vetro, agguanto una cartellina e la uso come prolunga per cercare di aprire le ante. Il volatile alterna una finestra all'altra e io di conseguenza, in una danza di allontanamento come un minuetto. Finalmente, con i polsi che tremano, comincio a parlare bassa all'uccello. "Stai tranquillo che ti apro, stai tranquillo che ti apro, stai tranquillo che ti apro io..."
Il mantra sembra funzionare, l'uccello si acquieta e riesco ad aprirgli la finestra da sopra, credo di aver avuto le braccia lunghe un metro in quel momento.
Un fruscio d'ali e puf...sparito.
Ora che sto scrivendo ho ancora il tremore adrenalinico...

Urge assolutamente scoprire che messaggio c'era per me.

P.S....senso di leggerezza, di volo, tenerezza, saudade, desiderio di pace, veicolato dalla colomba del diluvio. Spirito Santo.

Il piccione annuncia amicizie e riconciliazioni. Rappresenta la donna innamorata ma volubile. In sogno raffigura il sognatore stesso, concentrato sulla direzione prescelta.

Capito tutto. I fiori stanno funzionando. C'è una energia cosmogonica che si muove dalla notte dei tempi. Basta vederla e prenderla.

mercoledì 31 luglio 2013

Le Calze Grosse e i Sandali



Mercoledì 31 Luglio 2013 - Sono nel bagno della casa di mia nonna materna, sto preparandomi per andare al lavoro. Mi trucco gli occhi di grigio bluastro ma ho preso troppo colore e vengono due macchie inverosimili, cerco di pulirle e mi accorgo che su una guancia ho disegnata la bandiera americana, le stelle fatte con le paillette. Frego con il cotone e il latte detergente ma i colori fanno fatica a venire via. Sono in ritardo, mi vesto parzialmente e caccio il resto dei vestiti nella borsa del cibo per la pausa pranzo. Devo uscire di casa per andare a prendere il treno. Mia mamma mi sgrida non so bene per cosa, litighiamo e le faccio dei gestacci ma che non vogliono dire nulla, le mani non fanno quello che voglio. Uscita dal portone mi rendo conto di aver dimenticato la borsa. Ora è la casa dove abitavo da piccola, la vetrata dove si intravede l'atrio e la portineria è enorme. Il citofono in alto e non vedo bene i nomi scritti sulle targhette. Cerco di ricordare che posizione avevamo e mi rendo conto di non sapere il nostro nome. Schiaccio a caso e fortunatamente l'inquilino apre senza chiedere chi è. Recupero la borsa e con tutti i parenti andiamo dal dottore. Devo fare un prelievo per vedere il livello di glucosio nel sangue. Il mio dottore mi ha detto di andare presso una villa e chiedere della sua infermiera, che mi farà l'esame. La villa è un castello, ponte levatoio, cortile interno, simile al Castello Sforzesco ma più piccolo, una residenza di campagna. Trovo l'ingresso dello studio medico ed entro. C'è moltissima gente, confusione, tutti in cappotto, la stanza è immersa in un buio invernale illuminato a tratti da abat-jour. Mi siedo e aspetto, cerco di individuare l'infermiera tra tutta questa massa di gente irrequieta. Improvvisamente mi si avvicina un dottore, è il collega del mio. Indossa il camice e una sciarpa di lana rossa intorno al collo. E' molto alto, con una massa di capelli ricci e occhi penetranti.
Mi prende i piedi, io li guardo e vedo che indosso sandali dorati con tacco alto e calze di lana grossa color blu piombo. Mi slaccia i sandali e mi toglie le calze. Afferra le mie gambe per le caviglie e comincia a farle oscillare e piegare. Li in mezzo alla sala d'aspetto, seduta su un divano insieme ad altri pazienti, io mi chiedo se tutto questo sia regolare, le persone intorno a me non fanno una piega. Una donna seduta alla mia sinistra si alza e si sposta. Il medico continua a sbattacchiarmi e io mi sento fuoriuscire dal corpo, sono fatta di aria. Si toglie il camice e rimane a torso nudo con la sciarpa rossa intorno al collo. Appoggia i miei piedi sul suo petto e si avvicina costringendomi in una posizione rannicchiata. Mi sento risucchiata velocemente nel mio corpo, i suoi occhi fiammeggianti a pochi centimetri dai miei. Impossibile non guardarli. Il dottore si stacca, rimette il camice e mi chiede se ho sentito qualcosa di strano, metafisico. In effetti è così ma non riesco a dirlo verbalmente. Mentre mi rivesto mi dice di tenerlo aggiornato, perché gli effetti arriveranno a breve. Ha capito ma vuole sentirselo dire.
Esco nel cortile del castello. Cammino sul selciato polveroso guardandomi i piedi. Le calze grosse e i sandali. Mi sveglio.

venerdì 24 maggio 2013

Nashville

Venerdì 24 Maggio 2013 - Sono a Nashville, partecipo ad una gara ma non so di che si tratta. So solo che devo cambiare abito e sfilare più volte al giorno. A Nashville ci sono diverse manifestazioni tutte contemporaneamente, è un gran casino, raduni di bikers vestiti anni anni '60, la gara dove sono iscritta io, il festival della canzone country, il raduno della guardia nazionale...le immagini del film di Altman si sovrappongono alla realtà. Mi comunicano che ho vinto. Altro cambio d'abito, i colori dominanti sono tre, verde smeraldo, giallo cromo e rosso, tre abiti da sera di raso scintillante e tacchi alti. Cammino su una strada polverosa, evitando la gente. Mi sento strana, come se il fatto di aver vinto sia la fonte stessa dell'ansia che mi attanaglia. Cammino tenendomi lo stomaco, le fitte che si attorcigliano arrivano fino alla realtà. Mi sveglio, sto male.







domenica 19 maggio 2013

L'Orto dei Profumi



Sabato 27 aprile 2013 - Ti ho sognato prima, avevamo un orto delle erbe, nel giardino di un chiostro, era bello...profumo di erbe aromatiche e silenzio...ci baciavamo...era una notte calda

Il giardino onirico è il nostro centro paradisiaco interiore, rappresenta la vita naturale, sessuale e quella dell'anima. Raffigura la percezione interiore che si rivolge all'esterno. E' il luogo dove non bisogna far entrare coloro che devastano i fiori, gli alberi, le erbe perché ogni pianta rappresenta un potere magico, affettivo, amoroso, divino che va protetto.
Nel giardino onirico c'è tutto quello che si ama. 


Le erbe rappresentano i rimedi, le meraviglie, la fortuna. Sono intimamente collegate al potere curativo e vivificante. Le erbe aromatiche oniriche sono dotate di poteri magici che attirano, ammaliano chi ne respira il profumo.



sabato 6 aprile 2013

Il Vincolo

Mercoledì 3 aprile 2013 - Giro tra le bancherelle di un mercato sotto la pioggia. Cerco un vincolo che mi faccia uscire di casa. Lo trovo, è arte del riciclo, un anello delle lattine di alluminio inglobato in una mattonella di legno antico. Tocco la superficie dell'oggetto, è bellissimo. Mi sveglio.

mercoledì 27 marzo 2013

Sulla Vespa

sono sotto sequestro di un seduttore. mi porta in giro con la sua vespa gialla facendo le impennate, e' bellissimo, mi stringo forte a lui e sento la sua cassa toracica tra le mie braccia, il cuore batte forte e hop su! a volte con noi, in tre sul motorino, c'e' sua sorella adolescente. la polizia ha circondato l'albergo dove stiamo, uno di quelli che si vedono nei film americani, sulla route 66. io ero dall'estetista a farmi spalmare di crema quando tornando in camera vedo la situazione. passando per la scala antincendio sul retro, recupero il mio rapitore e scappiamo dalla finestra. mi sveglio, con il sole caldo ancora sulla pelle, aggrappata a lui, dietro, sulla vespa.
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martedì 26 marzo 2013

La Mafia Russa e Il Guru delle Cerette

Martedi 26 marzo 2013 - sono sdraiata su un lettino abbronzante in un locale notturno gestito dalla mafia russa, faccio due sedute e sento gia' la pelle che si e' scaldata.Sono tutti molto gentili anche se hanno un aspetto da Bruce Willis in Die Hard poco consono a gestire un centro estetico. Passo in un altro locale, sembra una clinica bar e vedo all'opera, su mia zia, il guru delle cerette viso venuto apposta da st. Tropez in elicottero, assomiglia ad Austin Powers ma è serissimo, usa una ceretta mollissima, sembra chewing gum, mi mostra come usarla, deve fare il filo, dice
. Mi dice di aprirgli le tende che ha bisogno di aria...guardo fuori siamo sulla costa azzurra. Allineo dei bicchieri di cristallo e chiudo le antine del mobile che li contiene mentre mi sto svegliando.
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lunedì 25 marzo 2013

Il Mutamento del Correre


Lunedi 25 Marzo 2013 - Sono su una pista di atletica, l'asfalto rosso le righe dipinte di bianco. Inizio a correre, come al solito, grandi falcate lentissime che mi fanno galleggiare a due spanne da terra. Come da qualche tempo a questa parte le falcate non mi portano molto lontano, è come se galleggiassi senza spinta di propulsione. Ora sono in vicoli di città storiche, Urbino o forse Venezia, la gente a piedi è più veloce di me che sto correndo. Improvvisamente riesco a toccare con le punte dei piedi il terreno e capisco che è da li che posso attingere la spinta. Inizio a correre leggera, in punta di piedi, ma ora la corsa ha propulsione e finalmente riesco a muovermi in una direzione volontariamente. E' bellissimo.




Bisbigli

Martedi 22 gennaio 2013 - Sono in macchina al telefono con te. Ti sento lontanissimo, come se bisbigliassi, io mi chino in avanti, tutta raccolta per riuscire a sentire quello che dici. Mentre parlo, e la mia voce rimbomba, tocco la moquette nera pelosa della macchina. Un gruppo di majorettes vestite di nero con colletti e stivaletti rossi attraversa la strada davanti a me. Sono ferma e non riesco più a sentirti. Mi sveglio in preda al panico.

Il Carlino

Domenica 24 Marzo 2013 - E' pomeriggio ma devo assolutamente dormire. Sogno un sogno confuso, nel letto con me c'è un carlino di 80 kili che mi da le testate per baciarmi. Ha la testa enorme, pelo morbido e orecchie setose. Ogni volta che mi colpisce mi atterra sul cuscino. E' un sogno così reale che mi sveglio trattenendo il carlino tra le braccia.

domenica 24 marzo 2013

Sulla strada costiera

Venerdi 22 marzo 2013 - Cammino nuda su una strada costiera, la mano che tiene il telefono a coprire il pube. Sono nuda perche' non ho voluto vestirmi. Le macchine che passano rallentano, le persone dentro mi osservano. Penso che ora se fossi stata coperta non mi si noterebbe, ma non volevo e quindi va cosi. Nel senso inverso al mio arriva un vecchio segaligno con la barba, e' tedesco, rallenta il passo e mi osserva da vicino mi dice delle cose che non capisco ma suonano oscene. Io proseguo per la mia strada e solo ora vorrei avere indosso vestiti. Mi sveglio.

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domenica 20 gennaio 2013

A Scuola

Domenica 20 gennaio 2013 - Sono a scuola, in un edificio antico e un po' diroccato. Le classi sono ricavate in ogni spazio, anche nei corridoi. Per passare da una stanza all'altra bisogna scavalcare i banchi. Informatica, elettronica, chimica, matematica...tutti i banchi sono messi addossati l'uno all'altro, con gli strumenti in equilibrio precario. Io sono nella classe di flamenco. E' una stanza enorme, con il camino acceso e bellissimi arazzi appesi alle pareti. Il pavimento in legno antico risuona forte e perfetto,  senza cedimenti, sotto i nostri tacchi. Balliamo fluide, la stanza è veramente grande e libera, abbiamo tutto lo spazio. Le finestre aperte fanno uscire le note della nostra musica. E' estate.

Ci muoviamo come un solo corpo, ma ognuna ha il suo modo peculiare di esprimersi attraverso la danza. Finisce la lezione, alcune ragazze si cambiano, io esco direttamente così, devo seguire Lucia che sono venuta con lei. Usciamo dalla finestra, scavalcandola e inizio a camminarle dietro. Dice che ha parcheggiato al porto, siamo ad Alghero, e taglia giù passando per il giardino fatto a gradoni. C'è tantissimo dislivello tra un gradone e l'altro. Il passaggio che sta facendo è composto da  cubi di porfido di circa 40 centimetri di lato, incassati nella terra del prato. A volte tra un cubo e l'altro c'è più di un metro e sono quasi allineati verticalmente. Ho paura di cadere e rallento. Quando finalmente riesco a scavalcare la recinzione mi trovo nella strada del porto ma di Lucia non c'è più traccia. Inizio a camminare lungo la via principale, porta fino in centro, cercandola con lo sguardo. Fa caldo e sollevo la gonna lunga e nera, i tacchi e le punte delle mie scarpe sono tutti cosparsi di chiodini martellati nella suola, ad ogni passo faccio un rumore metallico sulle lastre di basalto. Tac, tac...passo attraverso la gente e i turisti con incedere felino e fiero. Arrivo fino in cima ma Lucia non c'è. Ritorno indietro seguendo un'altra strada finché, quasi arrivata di nuovo al porto, vedo i suoi capelli biondi. Mi aspettava sulla sua barca. Ecco perché non l'avevo vista, credevo fosse in macchina. La barca è in effetti la conchiglia vuota di una piscina per giardino. Mi spiega che sotto ci sono dodici sassi che la tengono a galla. Mentre mi aspettava ha dovuto svuotarla dall'acqua che era entrata per via di un onda un po' più alta del normale. Mentre mi arrovello su come i dodici sassi possano tenere a galla la piscina, il sogno si inonda di luce bianca e caldissima, tutto sfuoca e io sono l'unico elemento visibile vestita di nero. Mi sveglio.

lunedì 7 gennaio 2013

L'Assassinio del Vecchio Amante


17 Dicembre 2012 Lunedì - Sono una donna manager molto impegnata, ho appena ucciso un mio vecchio amante e chiamo Grazia, la mia assistente, per dirle di pensare lei al cadavere. Intendendo che lo facesse a pezzi e poi sparire. Invece torno a casa e in camera da letto, nel letto, oltre a lui c'è anche una donna morta. Dev'essere una di cui Grazia voleva liberarsi. E' che però li ha sistemati li tutte e due supini, belli dritti, con le braccia a croce sul petto. La chiamo immediatamente... arriva... Almeno poteva metterli come se fossero morti durante un amplesso... Insieme a Grazia arriva anche la polizia. Sono gendarmi francesi. C'è questo ispettore, porta il cappellino da gendarme ma indossa un'impermeabile, mi tira subito da parte e comincia a farmi una serie di domande, se conoscevo lui, se conoscevo lei...non ha senso mentire che lui, si, lo conoscevo e che si, era stato un mio amante ma, ora, la storia era finita e non mi interessava assolutamente più nulla di lui. Mentre racconto i fatti, o parte dei fatti, al poliziotto, continuo a pensare a Grazia, non ci siamo accordate e spero che dica più o meno le stesse cose. Comunque non ha importanza, io sono il capo...potrebbe non averle sapute...Mi sveglio un po' agitata, con il gendarme che sembra aver mangiato la foglia.

giovedì 3 gennaio 2013

La Rana Toro

3 Gennaio 2013 Giovedì -  Ho una bicicletta tecnologica bellissima, color canna di fucile opaco, mi muovo con quella. Sto tornando dal lavoro quando vedo, parcheggiata sul ciglio della strada, in curva, la mia macchina. L'ho lasciata parcheggiata li non so quando, completamente scapottata. Mi domando come ho potuto fare una cazzata del genere, non ricordo di averlo fatto...controllo l'interno, manca il frontalino della radio ma mi hanno lasciato appoggiato li il cd dei Massive Attack, è azzurro, in realtà forse non hanno mai fatto un cd azzurro. Manca l'orologio, c'è un buco che sembra un'orbita vuota in mezzo al cruscotto. Osservo dietro, sul sedile dietro il guidatore c'è la mia borsa spalancata. Il borsellino non c'è ma perché l'avevo preso io, anche se non mi ricordo di averlo preso e mi sembra impossibile che io mi sia separata dalla mia borsa. Controllo dentro e non manca nulla...riprendo la borsa... continuo ad arrovellarmi sul perché abbia lasciato la mia macchina in quelle condizioni, tutta aperta...piego la bici tecno, ci sta perfettamente incastonata nei sedili dietro e mi metto alla guida. Infilo le chiavi e ho un vago ricordo dell'ultima volta che l'ho guidata, c'era un tepore primaverile e avevo deciso di aprire la capote, era bellissimo guidare così, il sole tiepido sulla pelle, i capelli che spuntavano dal cappello, mossi dal vento. Improvvisamente la macchina torna tutta perfetta, non manca più nulla, accendo la musica e capisco che stavo sognando. Credo di essere sveglia ora, sto entrando in un supermercato che ho già visitato nei miei sogni altre volte. E' un supermercato strano, si entra uno per volta da un contapersone, e il primo settore, posizionato in un angolo di un corridoio stretto, è la gastronomia. Lo supero, sono a dieta, mi avvio veloce verso l'entrata dell'hangar in cui ci sono tutti gli scaffali, l'hangar è di quelli che si vedono nei film d'azione americani, dove parcheggiano gli aerei che devono essere riparati o dove avvengono gli scambi tra le spie di paesi avversari. Si entra da una grande porta con pannelli di plastica dura trasparente come tende, per non far passare lo scambio di calore. Sto per spostare un pannello quando il mio occhio viene catturato, a sinistra, da qualcosa sul banco del pesce.
C'è una vaschetta di polistirolo bianco, divisa in settori, in ogni settore dorme immersa nell'acqua una rana. Sul bordo davanti c'è una scritta "SONO VIVO" ma gli animali sembrano in realtà morti. Improvvisamente il ranocchio più grosso, apre gli occhi e mi guarda. E' una enorme rana toro verde smeraldo e verde chiaro, porta una raganella in testa che sembra una coroncina, salta giù e comincia a camminare verso di me. Io sono terrorizzata, cerco di tenerlo a bada frapponendo tra noi un telo mare tigrato che possiedo davvero, ma lui insiste nell'avvicinarsi, mi vuole baciare, ne sono fortemente attratta, potrei scappare, ma ne ho ancora paura. Improvvisamente mentre cammina si trasforma in un gatto verde. Pesa circa sei chili e il pelo è del colore della rana e della stessa consistenza pitonesca bellissima, sento l'impulso di accarezzarlo.
Mi sveglio.
Non è la prima volta che sogno una rana, di cui ho paura nel mondo da sveglia, un toro, l'ho sognato due volte, molto tempo fa...correva verso di me e mi spiaccicava conto il muro per baciarmi appassionatamente...e il gatto, che avevo in casa quindi era più probabile sognarlo. E il serpente? non ricordo.
Qual'è il messaggio che accomuna questi quattro animali nel mondo onirico?
Essi parlano di metamorfosi.
La Rana simboleggia il piacere, le metamorfosi, l'allegria e il risveglio delle gioie terrene.
Il Toro la passione, la sensualità, i desideri istintivi. Il toro che atterra il sognatore lo rende folle d'amore e di istinto puro. E' uno dei più potenti simboli della vita sessuale.
Il Gatto è la sensualità femminea, dolce e tenera, legato a doppio filo con il serpente per il suo simbolismo sessuale.
Il Serpente rappresenta il principio vitale inconscio e la nostra vita sessuale. Racchiude in sé il maschile e il femminile. La trasformazione. Nello specifico il Pitone indica uno stato di chiaroveggenza.  

Come l'auto rappresenta il modo in cui stiamo guidando la nostra vita, la bicicletta ne specifica ancora meglio le qualità che mettiamo in gioco. Per andare in bicicletta bisogna essere grandi (maturità raggiunta) e ci vuole equilibrio. Denota la capacità di progredire con le sole nostre forze e sfruttandole al meglio. E' l'inizio della vita da adulti sia sessuale che di autodeterminazione del sé.
La Borsa e il suo contenuto è la vita della donna.

La mia è confusionaria e magari troppo piena, ma c'è tutto. Tutta me stessa.

mercoledì 2 gennaio 2013

Occhi Azzurri Occhi Marroni




15 Ottobre 2012 Lunedì - E' venuto a trovarmi il ragazzo della Sicilia, quello con cui sono andata avanti anni a scriverci l'un l'altro lettere...Pero' appena arrivato invece di stare con me esce e va al cinema con k.  che in più mi chiama per dirmi che non ha soldi se glieli porto...
Allora faccio un' osservazione al telefono, che lui era venuto per vedere me e tornano. Ma ora insieme a lui c'è la sorella adolescente, la deve portare a scuola...
Continuiamo cosi, sempre con qualcuno intorno, mai da soli, finché riesco a chiamarlo in un angolo.
Gli chiedo se mi ama e lui dice no. Allora gli dico che e' meglio se non viene più a trovarmi, ci vedevamo una volta all'anno. Lui mi dice che non può amarmi perché e' un professore universitario e io invece non sono laureata.
In quel momento sento un caldo che mi scende dalle cosce, sollevo la gonna e vedo colare sangue ma e' come acqua calda che scende lungo le gambe. Mi avvicino e lo bacio guardandolo negli occhi.
I suoi occhi sono azzurri, come sono in realtà.
Sento i corpi che si sciolgono, calore e pulsione, siamo vicinissimi, a contatto.
Mentre mi guarda dritto nei miei, i suoi occhi cambiano, diventano marrone chiaro, liquidi e fondenti.
Mi sveglio. Sto piangendo. Mi riaddormento, sono in una piazza di paese. C'è una festa.
Ci sono tutti i tavoli all'aperto, tovaglie bianche bellissime, posate d'argento e bicchieri di cristallo.
Come una riunione di famiglia nella campagna signorile '800. Sono seduta a fianco di una mia collega, è passato un anno dal sogno di prima. Le sto spiegando il sogno che ho fatto, e guardandole gli occhi vedo che indossa lenti a contatto con disegnati denti di vampiri. Denti bianchi sull'iride e la bocca rossa sulla parte bianca dell'occhio.
Ad un tratto vedo spuntare, dalla via che porta alla piazza leggermente in salita, il ragazzo.
Viene verso di me con uno zaino in spalla. Mi guardo intorno calma, si e' sollevata una brezza che solleva i lembi delle tovaglie, alzo la testa, sono sotto un albero maestoso nel centro della piazza, ha foglie verde chiarissimo che vibrano alla brezza. Lo guardo venire verso di me, lento e sicuro.
Io aspetto composta. Mi sveglio.

martedì 1 gennaio 2013

Stocazomai - Tiro al Bersaglio

Martedì 1 gennaio 2013 - Sto guidando per tornare a casa, sono sulla mia macchina, percorro una autostrada sopraelevata. Sull'asfalto in mezzo alla strada i resti dei fuochi artificiali. Devo guidare evitandoli. Improvvisamente non sono piu' in auto. Mi muovo nuotando a rana verticale, galleggiando nell'aria a circa due metri da terra. Ci sono macchine sotto di me che stanno proseguendo e un elicottero che arriva in senso inverso a quello in cui stiamo andando tutti. Sento uno sparo e vedo provenire dall'elicottero in volo un proiettile dorato enorme. Colpisce una macchina che esplode. Dopo pochi secondi si profila all'orizzonte un altro velivolo, un aereo di piccole dimensioni, sparano e colpiscono un bidone in mezzo alla strada. Come in un incubo, continuano a spuntare aerei o elicotteri da cui posso vedere sporgersi il franco tiratore che spara a caso. Sento passare vicinissimo a me ogni sorta di proiettile, scatole, proiettili veri, palle piene di sassi. C'e' un posto di blocco della polizia ora, io continuo a nuotare e spero che, vestita di giallo come sono, i terroristi aerei non mi colpiscano. Ho lunghi capelli biondi a boccoli, una tuta giallo sole e sembro j. Lo, forse non mi colpiranno. Supero il posto di blocco volando, sento i poliziotti descrivermi nella radio. Cercano di colpire ogni volta l'elicottero che arriva, prima che possa sparare. Un altro proiettile d'oro mi sfiora, colpisce qualcuno che era fermo in mezzo alla strada, uscito dalla macchina. Lo sento urlare di dolore, gli ha preso una gamba. Siamo alla stessa altezza ora, io e il terrorista, lo guardo e' vestito come me, quella che indossiamo e' una tuta da aviatore degli anni '30, caschetto di cuoio slacciato e occhialoni per il volo. Lo guardo negli occhi per una frazione di secondo, il cuore mi si e' spostato nelle tonsille, do una bracciata e lo lascio indietro. Mi sveglio.


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venerdì 30 novembre 2012

La Città Sotto la Metropolitana


Venerdì 30 Novembre 2012 - Sto andando al lavoro con le mie colleghe, ci spostiamo con la metropolitana, la maggior parte della città si trova sotto, come in un futuro prossimo, ci sono chiese, cinema, negozi, uffici, tutto sotto in piazze sotterranee poco al di sopra del livello della metropolitana.
Siamo in ritardo ma dobbiamo recuperare qualcosa da mangiare per la pausa pranzo. C'è un dispenser di cibo biologico, merendine, germogli, primi piatti...inseriamo le monete, ognuna sceglie un cibo ma siamo in ritardo, il dispenser si è incastrato, dobbiamo andare. Scendiamo di nuovo sottoterra poi io mi rendo conto che con il mio modo di fare le scale posso tentare di tornare indietro e recuperare il cibo per tutte. Le lascio e comincio a correre, immediatamente entro in modalità scale, tocco con un piede solo un gradino, con le mani mi aggrappa al corrimano e con un movimento ad elastico procedo volando di tre quattro gradini alla volta. Ci sono dei neri radunati vicino ad un chiosco cercano di fermarmi con complimenti e io senza fermarmi rispondo "secondo te una che fa le scale così ha tempo di fermarsi a parlare con te?" salgo di livello in livello fino ad uscire all'esterno, dove c'è il dispenser, evito un gruppetto di persone, vedo i nostri cibi che nel frattempo sono caduti fuori, mi domando per un attimo chi aveva preso che cosa poi decido e prendo tutto. Rifaccio la scala alla stessa maniera ma scendendo arrivo appena in tempo per salire sul treno. Le porte si chiudono dietro di me.