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domenica 20 gennaio 2013

A Scuola

Domenica 20 gennaio 2013 - Sono a scuola, in un edificio antico e un po' diroccato. Le classi sono ricavate in ogni spazio, anche nei corridoi. Per passare da una stanza all'altra bisogna scavalcare i banchi. Informatica, elettronica, chimica, matematica...tutti i banchi sono messi addossati l'uno all'altro, con gli strumenti in equilibrio precario. Io sono nella classe di flamenco. E' una stanza enorme, con il camino acceso e bellissimi arazzi appesi alle pareti. Il pavimento in legno antico risuona forte e perfetto,  senza cedimenti, sotto i nostri tacchi. Balliamo fluide, la stanza è veramente grande e libera, abbiamo tutto lo spazio. Le finestre aperte fanno uscire le note della nostra musica. E' estate.

Ci muoviamo come un solo corpo, ma ognuna ha il suo modo peculiare di esprimersi attraverso la danza. Finisce la lezione, alcune ragazze si cambiano, io esco direttamente così, devo seguire Lucia che sono venuta con lei. Usciamo dalla finestra, scavalcandola e inizio a camminarle dietro. Dice che ha parcheggiato al porto, siamo ad Alghero, e taglia giù passando per il giardino fatto a gradoni. C'è tantissimo dislivello tra un gradone e l'altro. Il passaggio che sta facendo è composto da  cubi di porfido di circa 40 centimetri di lato, incassati nella terra del prato. A volte tra un cubo e l'altro c'è più di un metro e sono quasi allineati verticalmente. Ho paura di cadere e rallento. Quando finalmente riesco a scavalcare la recinzione mi trovo nella strada del porto ma di Lucia non c'è più traccia. Inizio a camminare lungo la via principale, porta fino in centro, cercandola con lo sguardo. Fa caldo e sollevo la gonna lunga e nera, i tacchi e le punte delle mie scarpe sono tutti cosparsi di chiodini martellati nella suola, ad ogni passo faccio un rumore metallico sulle lastre di basalto. Tac, tac...passo attraverso la gente e i turisti con incedere felino e fiero. Arrivo fino in cima ma Lucia non c'è. Ritorno indietro seguendo un'altra strada finché, quasi arrivata di nuovo al porto, vedo i suoi capelli biondi. Mi aspettava sulla sua barca. Ecco perché non l'avevo vista, credevo fosse in macchina. La barca è in effetti la conchiglia vuota di una piscina per giardino. Mi spiega che sotto ci sono dodici sassi che la tengono a galla. Mentre mi aspettava ha dovuto svuotarla dall'acqua che era entrata per via di un onda un po' più alta del normale. Mentre mi arrovello su come i dodici sassi possano tenere a galla la piscina, il sogno si inonda di luce bianca e caldissima, tutto sfuoca e io sono l'unico elemento visibile vestita di nero. Mi sveglio.

martedì 10 luglio 2012

Formiche

Lunedi 9 luglio 2012 - Sogno una vecchia zingara, seduta davanti a me, mi sta togliendo formiche vive dall'orecchio destro. Porto la mano all'orecchio e osservo le formiche uscire e camminarmi sul braccio per scendere. Mi sveglio.

sabato 21 marzo 2009

Il metro e la tavola da surf

Sabato 21 Marzo 2009 - Sono in un campeggio in Francia, mangio cibo cucinato alla griglia riparata sotto un tendone, piove. Mi dirigo verso la mia roulotte con Lucia, il pavimento è tutto coperto di cuscini, mi pulisco gli anfibi per poterci camminare sopra e raccoglierli per sistemarli sul divano all'entrata. Sotto lo sguardo di Lucia posiziono un metro di acciaio e pietre preziose azzurre e brillanti fissandolo in verticale, dietro lo schienale del divano di fronte al quale è seduta, poi avvolgo una tavola da surf in stoffe eleganti e la metto sul divano all'entrata nascosta tra i cuscini. Stanno arrivando. Mi sveglio.

Mi ricordo che da piccola rimasi molto colpita dal fatto che in un museo vicino a Parigi fosse conservato un metro, creato da un gioielliere, che rappresentava l'esatta unità di misura a cui tutti dovevano fare riferimento. Me lo immaginavo tempestato di pietre preziose. Dopo questo sogno sono andata a vedere e scopro che effettivamente il metro era in platino, che ha lo stesso colore dell'acciaio, e fu commissionato a Marc Etienne Janety nel 1795 dai razionalisti francesi. In platino perché è l'unico metallo che garantisce l'inalterabilità nel tempo. Sia il chilo che il metro originali creati da Marc Etienne Janety sono tuttora conservati all'Istituto Internazionale di Pesi e Misure di Sèvres.

Questo ricordo dimenticato per tanto tempo è rispuntato fuori ora, perché adesso? e cosa significa?

Il Metallo simboleggia la costanza, la resistenza e la coerenza. Si riferisce alla vita naturale, sessuale. Esprime la qualità e l'atmosfera di una relazione. Simboleggia il caos dell'anima e tutte le separazioni da effettuare tra gli opposti, il bene dal male, l'indifferenziato dal differenziato nei propri contratti amorosi.
Il metallo lucente, che è stato sottoposto a varie lavorazioni simboleggia l'anima che ha accolto in sé un amalgama di influenze che l'hanno portata sulla via del completamento e del perfezionamento.
I Metalli preziosi indicano la nostra più profonda e intensa capacità di amare.

Le Pietre preziose rappresentano l'identificazione dell'anima con una forma di perfezione.
Il Diamante è una vetta da conquistare mediante l'espansione. Esso dona la capacità di comprendere gli altri partendo da una perfetta conoscenza di se stessi.
Lo Zaffiro libera dal senso di imprigionamento e come il Turchese simboleggia l'evoluzione spirituale.
Il Cuscino preannuncia che gli agi e le comodità stanno volgendo al termine e che d'ora in poi bisogna sforzarsi di più.
Gli Stivali, come le scarpe sono il vestito dell'anima.
Il Caravan Onirico compare nei sogni di sfogo e appaga un bisogno imperativo di vivere da nomadi, viaggiare, cambiare relazioni e genere di vita. Sprona a proseguire il proprio cammino con perseveranza, senza farsi fuorviare da dubbi o problemi, perseguendolo con pazienza, tenacia e capacità di resistenza e sopportazione perché queste sono le doti necessarie per superare i problemi e poter ottenere risultati positivi nella vita.
La Tavola (intesa come asse) rappresenta la speranza di protezione, l'appoggio di qualcuno che ci vuole bene e di cui si ha bisogno.
Le Tende simboleggiano le opportunità che provengono dalle relazioni e dalle affiliazioni.

Forse questo sogno è il sequel di quello della Attenzioni della Fintabionda, riuscita a fuggire dalla macchina della Bionda Finta il sogno finiva con me nella pioggia. Anche in questo sogno piove, ma sono riparata sotto un tendone e mangio cibi cucinati alla griglia in compagnia di Lucia, una figura incontrata una sola volta nella vita da sveglia ma che mi ha profondamente segnato/insegnato. Il campeggio si trova in Francia il paese dell'amore e del divertimento anche un po' sconsiderato. Con lei mi sto nutrendo con cibi cucinati al barbecue, una parola francese che indica "dalla barba alla coda" dell'animale, che è come dire dalla testa alla coda: interamente. Accompagnata da questa Maestra nutro tutto il mio essere. Mi dirigo poi verso la MIA roulotte. Ho una casa ora. Mia. E' una casa viaggiante, ed è già comparsa sotto forma di furgone camperizzato nel sogno della Rosa e della Catena. Il pavimento è cosparso di cuscini sui quali devo camminare per poterli mettere da un'altra parte. Devo calpestare gli agi e le comodità a cui sono abituata e metterle momentaneamente da parte. Lo faccio con degli stivali anfibi, che proteggono la mia anima dall'intrusione dell'acqua, e quindi dalle emozioni, è una cosa che devo per forza fare per potermi muovere nella mia nuova casa, lo faccio senza emotività, mostrando però rispetto e infatti pulisco le suole prima di camminarci sopra. I cuscini vengono messi vicino all'entrata, da un'entrata si entra ma si esce anche. Nel cuore della mia casa, in una roulotte i divani più interni sono quelli dove si mangia e che poi diventano il letto matrimoniale, posiziono il Metro Perfetto. E' perfetto perché è quello conservato presso l'Istituto Internazionale dei Pesi e delle Misure, ed è perfetto perché è cosparso di diamanti e zaffiri, perché è di metallo lucente e lavorato. Esso è anche immutabile nel tempo, come il platino. E' rispuntato fuori dai miei ricordi di bambina per rammentarmi che devo essere fedele solo a me stessa e che devo dare il giusto peso e la giusta misura all'amore e al sesso. Devo usare un Metro di Giudizio coerente alla mia natura sia per misurare ciò di cui mi nutro sia per misurare ciò di cui ho bisogno come donna. Il nutrimento fisico e spirituale rappresentato dal divano e dal desco e l'espansione sessuale ed emotiva rappresentata dal letto matrimoniale. Il Metro di Giudizio che devo usare, che devo avere sempre sotto gli occhi è il Metro di Giudizio fedele e coerente al mio essere più radicato e profondo e l'obiettivo è il perfezionamento e il completamento.

Posseggo anche una tavola da surf, la tavola è la mia sicurezza di poter richiedere l'aiuto di chi mi vuole bene, la avvolgo in tende di tessuto elegante, l'aiuto arriva da persone preziose per la mia vita. Per il momento la nascondo sotto i cuscini all'entrata. So che è lì, la userò quando ne avrò bisogno. E' una tavola da surf, mi permetterà di sfiorare le acque delle emozioni, coinvolta ma non immersa completamente, facendomi avvolgere dall'onda ma potendone uscire volando, in piedi sulle mie gambe, sulla tavola da surf.
Immersa nella Green Room, la stanza verde, ma possedendo la capacità di stare in piedi e di uscirne senza farmi travolgere. Il sogno si chiude con un'aspettativa: Stanno arrivando. Chi o cosa sta arrivando? Forse i Razionalisti? Per il momento non mi è concesso saperlo.

mercoledì 31 dicembre 2008

La scrivania all'aperto

Lunedì 29 Dicembre 2008 - (I sogno) Cambiate di nuovo le posizioni delle scrivanie in ufficio. Adesso siamo all'aperto. Sono nella via dove mettevano il mercato settimanale nel paese in cui vivevo da piccola. Con me c'è Tiziana, una mia amica ed ex collega. La mia scrivania è sul prato, c'è una libreria attaccata al bordo sinistro della scrivania. Sistemo il monitor del computer in una posizione più comoda per me, chi ha sistemato l'ufficio me l'ha messo tutto di lato e per vederlo dovrei assumere una posizione scomoda, da torcicollo. Mostro a Tiziana i libri sullo scaffale e noto che si è aggiunto un altro pezzo di libreria che rende instabile tutto e blocca il passaggio nel vialetto dietro di me. Osservo meglio e vedo che il pezzo aggiunto ha libri che non ho mai consultato in 17 anni. Mostro a Tiziana i libri della piccola libreria originaria, sono miei, le dico, e mi sono serviti : dizionari, enciclopedia della scienza, enciclopedia dell'arte.

Tiziana è bionda, capelli vaporosi. Ha la pelle diafana e una voce melodiosa. Io l'ho sempre associata all'immagine di una Fata, e della Fata ha anche la comprensione di tutte le cose e il potere della bontà e dell'amore.

Non so se avere il "posto di lavoro" all'aria aperta sia positivo o negativo, "essere in mezzo ad una strada" "senza un tetto sulla testa" di solito hanno connotazioni negative, ma io sono in un prato e mi godo il sole in questo sogno, non più chiusa dentro. C'è ancora qualcosa che vorrebbe costringermi ad una posizione scomoda, ma non mi voglio adattare, e che vorrebbe bloccarmi e rendermi instabile con argomenti attraenti solo in apparenza. Ad una visione più accurata questa "libreria" mi appesantisce di libri di cui non ho bisogno. I libri che mi servono, i miei, stanno su una libreria snella e compatta. I libri della mia vita sono libri di parole, scienza e arte. Come sono io.

Tiziana ha lasciato il posto di lavoro dove era mia collega perché doveva respirare un'altra aria per guarire dalla sinusite. Mostrare a lei cosa mi tiene prigioniera da 17 anni e cosa invece conta davvero per me è come chiedere alla Fata di porre rimedio.
E il rimedio è seguirne l'esempio.

Alleggerirsi dai possedimenti che mi possiedono. Liberarsi dagli impegni che mi tengono impegnata.

Cambiare aria.

domenica 19 ottobre 2008

Freestyle

Domenica 19 Ottobre 2008 - Sono in ufficio e guardo un disegno fatto con matite colorate da C. Sul retro del foglio ci sono scritte indicazioni di lavoro e un'elenco di nomi con a fianco cifre di debiti che lei ha contratto. A fianco al mio nome c'è € 1,50. Penso che non mi ricordavo di averle prestato dei soldi. Sulla mia scrivania ho tanti campioncini di prodotti cosmetici. Arriva il capo e io sostengo che li devo catalogare, ma so che è un lavoro inutile e avrei altro da fare. Improvvisamente sono in campeggio. Devo defecare ma i water sono tutti a vista, sistemati ad anfiteatro. Ne scelgo uno nascosto da panni stesi ad asciugare. Sono dietro i panni che mi sgocciolano addosso e penso che vista dal centro della stanza sono mimetizzata. Arrivano F. e S. mi vedono subito e si mettono a chiacchierare con me mentre io mi sto pulendo. Non ascolto quello che dicono perché penso ancora ai trucchi di prima. Mi sveglio.
Mi riaddormento.

Sono in piscina, nella vasca olimpionica metà al chiuso metà all'aperto, intorno al bordo c'è il prato. Nuoto con le mie pinne blu, avanti e indietro a velocità sostenuta. Nuoto con le gambe unite muovendomi come se avessi la coda di pesce, vado talmente forte che il busto fuoriesce dall'acqua come un'aliscafo che ha preso velocità. Ci sono alcune persone nella parte sinistra della vasca, nuotano lente. Vicino al bordo una donna più vecchia di me, truccata come Liz Taylor, capelli neri tinti e costume blu di paillette, aiuta e tiene a galla un ragazzo disabile, nuotano. Io la prendo per i fianchi e le passo dietro, poi continuo a nuotare in tondo, con pinnate lente e regolari faccio cerchi e otto. La piscina si svuota, inizio a nuotare a stile libero. Ho dei braccioli da bambino, tutti colorati, alle braccia, ma quando nuoto non li vedo. Conto quattro bracciate 1, 2, 3, 4 alla quinta respiro, voltando sempre la testa verso sinistra. Nuoto bene, ma il viso scivola sulla superficie dell'acqua, il naso entra appena, penso che potrei anche non contare e respirare normalmente. Esco. Tolgo i braccioli e le pinne. E' quasi l'una e trenta, dovrei tornare al lavoro, invece decido di fare ancora due vasche. Ho visto dei bagnini molto carini che mi guardano. Esco e raduno le mie cose. I braccioli sono della piscina, li apro e li sgonfio. Ho un materassino mio, sgonfio anche quello, poi mi stufo e cerco di piegarlo per metterlo nella borsa, ma mezzo gonfio non ci sta. Ho molte borse e penso che sono stracarica e non ho voglia di portarle tutte. Dovrei prendere il telo mare, una sdraio, uno zaino blu, il tappeto del bagno che uso a bordo vasca. Sopra c'è una cacca della mia gatta. Cerco di nasconderla. Un bagnino si avvicina e la vede, pensa che sia di un bambino e commenta che ne ha trovate altre nel prato. Io sto li in piedi che non so come gestire tutta la roba che ho. Vorrei andare via a mani libere, leggera, senza avere beni materiali da trascinarmi dietro che mi appesantiscono. Mi guardo intorno, dietro le vetrate, tra i bagnini indaffarati mi sembra di aver visto il Maestro, è da tanto che non lo vedo nei miei sogni. Mi sveglio.

Il primo sogno è l'esempio di come il cervello costruisca una storia per utilizzare pensieri, informazioni, ricordi recenti, riunendoli per archiviarli con un senso compiuto e liberarsene.
In questi giorni ho pensato a C. perchè ho scoperto che abbiamo delle cose che ci accomunano, ai disegni divini e al fatto che ognuno si crea il proprio destino, ad eventuali soldi che dovevo a qualcuno e forse me ne ero dimenticata, a come certe persone sentano il bisogno di ridare fino all'ultimo centesimo il resto di spese fatte per qualcun'altro e chi invece non se ne cura, chi frigge per avere fino all'ultimo centesimo e si scontra con chi invece vorrebbe fare cifra tonda, "tanto poi ci sistemiamo quando me li dovrai dare tu..." (Io mi adeguo, dando l'esatto importo a chi frigge e insistendo solo due volte per ridarlo esatto a chi non se ne cura, da parte mia farei a meno di riavere i centesimi ma capisco l'esigenza di esattezza di chi me li vuole ridare a tutti i costi, e alla fine, dopo aver detto che non li voglio un po' di volte, li prendo).
In questi giorni ho parlato di bisogni e di water. In questi giorni sto facendo fuori tutti i campioncini di prodotti che ti danno nelle profumerie e nelle farmacie tentata di buttarli perchè per usare loro non uso quello che io ho scelto apposta per me.
Ho pensato spesso al bucato da fare e ho scritto di tessuti che si imbevono e di gocce.
Eppure... eppure non riesco a liberarmi dell'idea che forse questo agglomerato caleidoscopico ha un suo senso.
Ho qualcosa da nascondere (i trucchi, un debito dimenticato, i panni da lavare, i water all'aperto) ma non so cos'è. O forse si.
E poi c'è un disegno e delle indicazioni di lavoro. Ho del lavoro da fare (su me stessa) che fa parte di un disegno più ampio. Il disegno è fatto con matite colorate. Questo significa che l'ambito nel quale devo lavorare più alacremente è la creatività. Devo smettere di catalogare (le sensazioni, le emozioni, i fatti) e cominciare a lavorare per compiere il disegno che mi riguarda. Devo smettere di vivere come hanno scelto gli altri per me (i campioncini) e vivere scegliendo io come farlo. Freestyle.


Il secondo sogno fa parte ancora della saga della piscina. E' già la seconda volta però che si è insinuato un elemento nuovo. Le pinne. (Vedi La Morsa - Il Ritorno del Maestro).
Le pinne servono per nuotare nel mare, non sono adatte ad uno spazio ristretto come una piscina, lì le altre persone, in confronto a me, nuotano lente.
L'altra volta il Maestro è arrivato quando avevo tolto le pinne, e mi aveva trattato duramente, per impartirmi una lezione. Ora si è fatto solo intravedere da dietro la vetrata. Lui è fuori dalla piscina. Dove dovrei stare anche io. Devo smettere di nuotare velocemente in uno spazio ristretto e contenuto da quattro mura. E' una azione inutile (come Innaffiare l'acqua).
Sono pronta per nuotare nel mare. Ma ho paura di provare.
Con me, nella vasca, c'è la me stessa più vecchia e il mio giovane, ancora handicappato, lato maschile. Insieme riescono a nuotare. Lei lo aiuta. Io li sostengo per un po' ma poi continuo a nuotare veloce, in cerchio come il pescecane che non può fermarsi, come una sirena prigioniera.
Per nuotare nel mare devo abbandonare i luoghi certi e famigliari, i luoghi dove so che primeggio. E mettermi alla prova.
Per cambiare devo liberarmi dai pesi che mi porto dietro. Oggetti che mi danno un'illusione di protezione (i braccioli, il materassino mezzo sgonfio) ma che invece mi immobilizzano e mi appesantiscono e dei quali posso fare sicuramente a meno (lo zaino, la sdraio, il materassino, il tappeto).
Devo nuotare a stile libero, come il consiglio che ho dato ad una amica, anche io dovrei agire Freestyle.
Agire seguendo l'istinto. Libera da attaccamenti materiali. Leggera.

Lo Zaino rappresenta gli oneri e gli impegni che ci si trascina appresso e dai quali veniamo limitati ed ostacolati.

Il Tappeto rappresenta la vita affettiva e sociale.

Gli escrementi sono la materia ultima della digestione e il risultato dell'assimilazione degli alimenti. Nel sogno il corpo fisico diviene l'anima che si nutre di emozioni, sentimenti, gioia, dolore, sofferenza, motivazioni. Gli escrementi quindi sono il simbolo della saggezza che è divenuta tale dopo aver assimilato le esperienze vissute.

Gli escrementi di animale sono concime, e mantengono lo stesso significato anche in sogno.

Ne ho per tutti e due i significati. Devo solo smettere di essere timida e lasciare vedere anche agli altri il cambiamento prodotto da quello che ho vissuto fino ad ora.
E concimare/nutrire il terreno/le persone che mi circondano, per far nascere qualcosa di nuovo.
E' concime di gatta, parla di femminilità, eleganza, fascino e indipendenza emotiva. Di determinazione nell'ottenere ciò che vuole finchè non lo ottiene. Del volere le carezze e i baci e di vivere sensualmente. Di molto istinto e di quel poco ragionamento che serve per vivere. Freestyle.

mercoledì 23 luglio 2008

La Fata e la Landa Dorata

Domenica 1 Aprile 2007 - Sono in vacanza/lavoro. Tutto si svolge in una piana in montagna, è estate, l'erba dorata si distende al calore del sole. Un bosco circonda la radura. Piccole case di legno chiaro punteggiano il paesaggio. Devo andare in bagno. L'unico bagno agibile è lontano, in un negozio tutto fatto di legno con le finestre da dove la gente ti guarda. Faccio pipì con pubblico non pagante. Ho delle storie con una compagna, ci baciamo e lei diventa un misto tra il Maestro e un amico che vive all'estero. Deve partire, allora ci abbracciamo e nessuno dei due vuole lasciarsi, capiamo che c'è amore tra noi. Insieme ci dirigiamo in una soffitta/cameretta. Li c'è già una ragazza bionda con in braccio un bambino/gattino. Arriva un'altro amico. Io mi metto in pigiama e vado a letto con la mia amica bionda, i ragazzi rimangono li a parlare. Domani mattina dichiareranno l'intento di sposarsi. Devo andare di nuovo in bagno, ci vado con E. che mi racconta di un ragazzo che le toccava le braccia. Allora anche io le racconto del Maestro che aspetta che io esca dalla vasca per toccarmi le braccia. Stabiliamo che i ragazzi di oggi non vogliono più rischiare e farsi avanti per primi, e che tocca alla donna prendere l'iniziativa. Mi sveglio. Il Gabinetto nei sogni indica un bisogno di liberarsi da un peso che ci opprime. Urinare in sogno segnale che questa situazione si sta per sbloccare.

A circa un'anno di distanza farò un sogno molto simile (Un pigro pomeriggio in campagna) che qui differisce per il fatto che all'inizio l'unione avviene con il lato femminile e passivo di me stessa. Sempre in una camera nei piani superiori, sempre due figure maschili che per me rappresentano dei modelli positivi.

Il sogno dice chiaramente che devo rendermi "vacante" per poter compiere un lavoro. Il lavoro che mi attende comporta lo "sbloccarmi", il lasciarmi andare e che questo rivelarmi alle persone, nel sociale è l'unica soluzione possibile (l'unico bagno è un luogo pubblico, devo fare pipì con la gente che guarda dalle finestre).

Il fine di questo lavoro è accettare che dall'unione con il mio Doppio Onirico, io rinasca a nuova vita (il neonato/gattino). Per poter compiere il lavoro, il mio Doppio Onirico deve per forza passare all'azione, e quindi divenire maschio da femmina che era. E io mi devo unire a lui, accogliere sul piano mentale (la soffitta, il piano superiore della casa) la mia parte maschile portata a risolvere le cose agendo, (...domani dichiareranno l'intento di sposarsi...) esso fa una promessa di matrimonio, una dichiarazione di unione per iniziare una nuova fase della vita.

La donna nella stanza rappresenta il principio femminile. I capelli biondi la identificano come una Fata. Essa promette un po' più di felicità nella vita. Opera in sintonia con i cicli vitali ed è messaggera di cambiamento interiore.
Anche il paesaggio circostante è caldo e dorato, "biondo", come il legno di cui sono fatte le case. La piana in mezzo alle montagne indica un momento di preparazione prfima di affrontare un cammino.

Il neonato è simbolo di nascita interiore. Simboleggia il Sé. Se nel sogno essi si trasforma in un cucciolo di animale esso rappresenta l'istinto, che chiede di venire allo scoperto, di non rimanere "dentro" ma di palesarsi come parte dell'evoluzione della personalità.

Le Braccia nei sogni rappresentano la forza, l'azione, il potere. Rappresentano anche il soccorso che si riceve da altri.

Il Lato maschile tocca le braccia del lato femminile. Con questo Tocco, c'è un passaggio di potere. Esso dona il potere di agire (attributo maschile) alla donna di oggi (quella che deve cambiare). Concetto ribadito dal discorso che la sognatrice fa con la sua amica/se stessa alla fine del sogno.

giovedì 17 luglio 2008

Cenerentola e l'Osservatore Esterno

La mattina dopo questo sogno, da sveglia, sono caduta dalle scale distorcendomi la caviglia sinistra e battendo la testa contro il muro per aver ruzzolato giù da metà rampa. Ho dovuto ruotare su me stessa, (cambiamento del punto di vista) e "rompere" la testa per capire che dovevo modificare il mio futuro (le caviglie) per non soffrire ancora. Se non è un segnale questo.

Mercoledì 14 febbraio 2007 - Vivo ancora nella casa dei miei. Con indosso una tuta grigia sformata e gli occhiali da nerds vado al Centro Commerciale delle Piscine. Nel negozio di articoli sportivi c'è il Maestro di aquagym, che fa il commesso, vado al piano di sopra sperando che non mi abbia visto. Ovviamente mi ha vista. Mi raggiunge e mi invita a una festa per la sera stessa, dove sta organizzando qualcosa. All'appuntamento mi ci accompagna mio padre, sono in anticipo di 5 minuti, decido di sfruttarli per truccarmi. Vado in un parchetto/piscinetta, li c'è una vecchia che mi parla della sua vita. Mi trucco gli occhi con ombretto e matita azzurri ma non mi piace e lo tolgo. Vado al cancello del castello dove abita il Maestro, c'è della corteccia sui gradini. Il Maestro esce, saliamo in macchina e andiamo. Mi truccherò durante il tragitto.

Il Grigio implica una rinuncia. E' anche il colore del pensiero e della comunicazione.

Truccarsi in sogno è sinonimo di bisogno di cambiamento.

Il Parco indica un bisogno di vivere seguendo i propri istinti, la propria natura.

La Vecchia rappresenta la saggezza.

Cancello aperto, tutto è possibile, qualcuno vi offre la sua protezione e vi apre il suo cuore.

Il Castello Onirico rappresenta la realizzazione personale. Esso ci indirizza alla ricerca di noi stessi. E' un elemento incantato, richiama il mondo dell'inaccessibile. Ma al contempo apre le sue porte a questo mondo.

La Corteccia segnala franchezza e cieca fiducia nei rapporti con gli altri.

Il Gradini rappresentano i gradi di evoluzione. Fermarsi prima di salire rappresenta un momento di introspezione, una messa in discussione della propria vita.

Chi vive nel Castello? Il Principe. Come è sempre vestita Cenerentola? Di grigio e tutta stracciata. Chi solo vuole il suo bene? Il padre di Cenerentola. Chi incontra prima della festa? La Fata Buona. E dire che da piccola ho sempre pensato che Cenerentola fosse una scema.

Restare e soffrire quando avrebbe potuto benissimo andarsene in giro per il mondo.

La mia Cenerentola Onirica, il mio doppio, si toglie il trucco azzurro (il colore classico della fiaba) e si presenta così come è. Il Principe, il mio doppio maschile, riconosce le mie qualità senza bisogno di abbellimenti. Mi riconosce tra le altre. E' un Principe/Maestro/Commesso. Si occupa di gestire il mio negozio onirico. Tra le tante cose che potrei acquistare nel negozio ci sarà anche la scarpetta? Non mi è dato saperlo.

Egli vive nel castello, possiede quindi l'accesso al mio io più profondo. Egli è disponibile (il cancello è aperto) e lo farà con franchezza e fiducia in me (la corteccia sui gradini dell'evoluzione). Intanto comincia a guidare lui, mentre io mi preparo, truccandomi (iniziando il cambiamento).

martedì 25 dicembre 2007

La Maestra Vecchia e la Feritoia

La Maestra Vecchia rappresenta la saggezza. Una guida spirituale.
La Casa rappresenta la vita del sognatore, e i suoi stati d'animo di fronte agli eventi della vita reale.

23 Dicembre 2007 - Ho sognato che tornavo alla lezione di aquagym nella piscina con la Maestra Vecchia. Questa maesta assomiglia alla mia vera vecchia maestra di yoga. Questa piscina l'ho già sognata un'altra volta, ha le pareti della vasca in pietra nera ed è di forma irregolare. Da all'acqua un colore scuro come sulle spiagge vulcaniche, ma è perfettamente trasparente e l'impressione è di galleggiare in acque profonde e misteriose. Nel sogno ho la gamba sinistra tutta coperta di lividi e croste. Quando sono uscita dall'acqua mi sono diretta agli armadietti al bordo, avevo tre paia di scarpe: ciabatte infradito, scarpe stringate marroni e scarponi da montagna. Entro in una casa Multipiano, direttamente dalla camera da letto del piano più alto. Nel letto gente che dorme. Scendendo da piano a piano, trovo sempre camere da letto con gente che dorme, o letti disfatti. Arrivata al piano terra penso di apportare delle modifiche e che dal garage voglio ricavare un giardino interno (si materializza) con un bagno e una camera. Nell'atrio una parete curva nasconde alla vista queste stanze. Nella parete una feritoia orizzontale all'altezza degli occhi mi permette di vedere, senza essere vista, chi vuole entrare. E' la mia casa.

Forse dormo troppo.