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martedì 8 gennaio 2013

Il Quarto Compito di Psiche



Ho letto questo libro ("Le dee dentro la donna" di Jean S. Bolen) molti anni fa... c'era questa storia dei Quattro compiti di Psiche (che riporto con parole mie)...



Nella Mitologia Greca Afrodite, madre di Eros, quando scopre che Psiche è innamorata di Eros e da lui ricambiata, decide con uno stratagemma di separare gli amanti. Psiche allora cerca di riconquistare l'amore ed Eros, andando direttamente e umilmente da Afrodite.

La dea le ordina di eseguire quattro compiti, certa che non riuscirà a portarli a termine tanto sono difficili.

Il primo compito DIVIDERE I SEMI equivale a fare ordine nella propria vita separando ciò che ha valore da ciò che distoglie energie e non vale niente, fidandosi del proprio intuito (i semi differenti vanno ordinati in gruppi e separati dalle impurità, Psiche riesce perché vengono in suo aiuto le formiche, che rappresentano l'intuito che porta a livello conscio le sensazioni inconsce che abbiamo)

Il Primo Compito di Psiche

Il secondo compito PRENDERE UN FIOCCO DI LANA DEL VELLO D'ORO equivale ad acquisire il potere senza rimanerne schiacciate o cambiare la propria natura (Psiche riesce a prendere il vello d'oro, seguendo il consiglio di una canna del fiume, aspettando la notte quando il gregge di arieti dorme e raccogliendo il vello d'oro dai rovi in cui è rimasto impigliato) Portare a termine questo compito significa riuscire ad affermarsi in modalità assertiva e femminile, senza esprimere bisogni e rabbia in interminabili confronti aggressivi che non verrebbero comunque ascoltati e che ti etichetterebbero come una rompiballe, ma usando la flessibilità della canna, che si piega ma poi ritorna dritta com'era senza spezzarsi. Significa saper agire subdolamente, mantenendo il silenzio, per raggiungere l'obiettivo. Saper aggirare lo scontro, usando armi femminili, ma riuscire lo stesso a fare quello che si vuole. Vuol dire avere il potere e sapere come usarlo.

Che Cos'é la Casa e The Blue Fly - Il Tempo della Mosca e Tempo Sospeso e Tempo Manifesto


Il terzo compito RIEMPIRE L'AMPOLLA DI CRISTALLO CON L'ACQUA comprende il saper immergersi nel flusso d'acqua che è la vita ma saperla anche guardare da una prospettiva più distaccata per poter agire in maniera utile ad ottenere ciò che si desidera, riuscendo a nuotare nelle emozioni ma senza lasciarsi travolgere quando si ha bisogno di affrontare un cambiamento. (Qui Psiche viene aiutata dall'aquila che la solleva in volo per raggiungere la fonte. L'aquila vede il paesaggio da una prospettiva distante e poi piomba giù per afferrare ciò che le è necessario, rapidamente e andando dritta sull'obiettivo).

Il Terzo Compito di Psiche

Il quarto compito IMPARARE A DIRE DI NO prevede il dover scendere negli Inferi con un piccolo scrigno per farselo riempire da Persefone con il balsamo dell'eterna giovinezza. Afrodite lo rende ancora più difficile perché dice a Psiche che dovrà chiudere il cuore alla compassione per tre volte. Per tre volte dovrà ignorare i lamenti dei bisognosi e procedere per la sua via. Se non lo farà, rimarrà per sempre nel mondo degli Inferi, sottoterra. Questo viene considerato il compito più difficile, stabilire una meta e saper mantenere il comportamento adatto a raggiungerla, senza farsi fermare. Dire di no significa esercitare il diritto alla scelta, senza subire imposizioni o soccombere alla predisposizione naturale alla disponibilità verso gli altri sacrificando la possibilità di determinare la propria vita. Mette in guardia dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, per consentire di raggiungere la propria completezza.
In suo aiuto viene la Torre, che rappresenta la solitudine, le indica il sentiero e come fare a risolvere i problemi pratici. Due monete per pagare Caronte andata e ritorno e due focaccine d'orzo per distrarre Cerbero. Ma sono i tre no ai bisognosi che rappresentano la parte più difficile. Le parti bisognose di noi che non ci fanno progredire perché hanno bisogni incolmabili. L'uomo claudicante che conduce l'asino da cui cadono continuamente dei ramoscelli e che le chiede di raccoglierli, la mano brancolante di un moribondo che affiora dall'acqua e le tre donne che vogliono aiuto a tessere i fili del destino.
Solo riuscendo a mettere a tacere queste richieste Psiche potrà incontrare Persefone, che regna sul mondo ctonio. Ella rappresenta la nostra capacità di dominare il nostro mondo sotterraneo. Chi lo domina , e ne è quindi regina, acquisisce una bellezza senza tempo.
Psiche riesce nel compito fino a quando si trova ad avere in mano lo scrigno e ad essere ritornata sulla superficie. Qui, decide di testa sua e apre lo scrigno. Ne esce un sonno magico che la sprofonda in uno stato di torpore e poi in un sonno ininterrotto.

Era ottobre 2010 quando stavo affrontando il Terzo Compito senza averne una consapevolezza se non di pancia.
Rileggo a ritroso e mi imbatto in questo post e scopro che senza accorgermene ho concluso il Terzo Compito e ho iniziato il Quarto senza saperlo.

...e il secondo? Il Secondo Compito per me è durato quasi due anni. Nel 2009 ne avevo anche li una consapevolezza viscerale, che si è materializzata con l'acquisto di una casa tutta mia da dove ripartire. Mi ci sono trasferita nell'agosto 2012.

Il Quarto Compito sento che sarà difficilissimo per me. Ho già esercitato una scelta. L'ho fatto con la modalità del Secondo Compito, ma ciò non sembra essere sufficiente... Bisogna rendere esplicito ciò che è implicito.
Dominare le proprie parti insensatamente bisognose, non cercare risposte se non in se stessi.
E forse ciò che mi sembra difficilissimo sarà questione di un'attimo. Ciò che devo introiettare è che essere impietosi a volte è l'unico modo per passare ad un altro livello. Dopo, si può e si deve tornare ad essere generosi.
Dall'implicito all'esplecitato.
Dal Sospeso al Manifesto.
Dal Nascosto al Luminescente
Dal sotterraneo al sopractonio
Dal sognare di vivere al vivere.


Come finisce la storia? Psiche viene risvegliata da Amore, il suo compagno, che richiude il sonno nello scrigno e glielo fa consegnare ad Afrodite. Questo è l'ultima parte del compito, senza la trasgressione di Psiche non avrebbe potuto compiersi. Ispirare amore e accettare aiuto. Per non essere più arroccati come una torre solitaria.


domenica 16 dicembre 2012

Tempo Sospeso e Tempo Manifesto

A volte è facendo una cosa mai fatta prima, semplice o complicata non importa, che si ha quello che in gergo si chiama "epifania" .
Per tanto tempo ho vissuto aspettando, riempiendo i tempi vuoti tra il lavoro e il tornare a casa. Perché il tornare a casa significava spesso la fine della giornata. Anche alle cinque. Ecco che nella spasmodica voglia di vivere il tempo frequentavo corsi, facevo la spesa, a volte mi fermavo semplicemente sulla strada, per pensare o scrivere o ascoltare il silenzio o la musica.
Era pero' comunque e sempre un tempo sospeso.
Cosa vuol dire sospeso? Sospeso è quel tempo che non ha valore intrinseco ma lo acquisisce solo perché è al posto di qualcos'altro che è peggio. Vivere sospesi, in attesa che succeda qualcosa che sblocchi lo stato di sospensione.
Quanto si può andare avanti così? Dipende dalla condizione umana di ciascuno, se si sa ciò che manca o se se ne ha solo una vaga impressione.
Quando si capisce che è un tempo sospeso?
Quando nasce viscerale l'esigenza di avere un luogo in cui tornare per vivere il proprio tempo.
Io ho capito che avevo bisogno di cambiare il tempo sospeso. La sua qualità. Ho preso decisioni sull'onda dell'emotività e dell'istinto, senza sapere esattamente cosa stessi facendo. Il concetto si dipanava insieme all'azione. Anzi era sempre un po' più indietro rispetto ad essa.
E' stato quando stavo usando l'uncinetto per fare delle frange ad un bordo di pizzo che avevo cucito accorpandolo ad un vecchio asciugamano di lino per farne una tenda che ho capito. La tenda era per la finestra del bagno della mia casa. Dopo le elementari non avevo mai più preso in mano l'uncinetto e anche adesso non è che lo uso frequentemente, è li. Forse ha esaurito la sua funzione.
Improvvisamente mi si è chiarito tutto. Ero nella mia casa, tornata dal lavoro ad orario ridotto (una delle condizioni che ha accellerato la decisione di transizione, angosciata di avere ancora più ore di tempo sospeso da riempire in qualche modo) ero nella mia casa e ci ero tornata subito, per finire il lavoretto della tenda. Ero li che entravo con l'uncinetto dentro e fuori dai buchi e improvvisa si è palesata la consapevolezza che quello era esattamente il luogo dove volevo essere, e la cosa che stavo facendo esattamente quello che volevo fare.
Improvvisamente il tempo sospeso è diventato manifesto.
E' solo un cambio di percezione di se nel tempo e nel luogo. Prima sei in un posto per non essere in un altro e poi sei in un posto perché è proprio li che vuoi essere.
La vita è solo essere in un luogo per fare una cosa? No. Non per me almeno.
Cominci a vivere nel tempo manifesto e ti accorgi chi aveva favorito il tempo sospeso. Oltre a noi stessi è ovvio...
C'è sempre intorno a noi chi ha un vantaggio nel nostro perdurare nel tempo sospeso.
Spesso, inconsapevolmente o meno, sono le persone su cui noi abbiamo investito e che abbiamo deputate alla felicità.
Se è vero che ognuno di noi è responsabile della propria felicità, è anche vero che si ha il potere di aumentare la felicità di un altro. Come? Ognuno ha la sua chiave e la sua serratura. Chi possiede la chiave che apre la serratura dell'altro è depositario di un grande dono. Apre delle porte che l'altro pensava chiuse e si può iniziare ad esplorare nuove stanze nella casa-corpo-psiche insieme.
Chi non ha la chiave per la tua serratura ti lascia li, a languire. Per metà inesplorato e irrisolto, con la consapevolezza inconscia che ci sia altro, ma senza averne la certezza. Ti muovi nella casa, appoggiando l'orecchio alle porte chiuse, non sapendo come fare ad aprirle, curioso e visceralmente sicuro che li dietro c'è qualcosa per cui vale il tempo di tornare a casa.
Chi ti mantiene nel tempo sospeso ti lascia in sospeso in tutto, egoisticamente pensando che le poche stanze in cui ti aggiri siano sufficienti, ti lascia solo ad aspettare. Nel tempo sospeso non vivi, senti di non essere tu. La casa improvvisamente è stretta e piccola e assomiglia ad una prigione. Continui a stare fuori, sempre di più, il più tempo possibile fuori di li.
Ma è anche quello un tempo sospeso. Un tempo senza casa, senza stanze da scoprire ed aprire ed esplorare.
Nell'analogia tra casa, corpo e psiche è un tempo al di fuori di se.
Il bisogno di casa, il bisogno di condivisione del tempo è un bisogno umano. E' la forza motrice della crescita personale e di coppia. Se il desiderio di condividere il tempo nella stessa casa è un desiderio di entrambi, questa è una coppia. Non importa quanto sarà grande la casa, ci saranno sempre stanze del corpo e della psiche da aprire ed esplorare. Che si aggiungeranno al corpo di entrambi. Compagni di viaggio nell'esplorazione del vero se'.
Come si riconosce il tempo manifesto?
Il tempo manifesto è quando sei proprio dove vuoi stare e con chi vuoi essere.
Si palesa improvviso e ti pervade tutto. Spalanca ogni porta sensoriale in te e nell'altro e senti che esisti perché sei felice e rendi felice l'altro.
Vivi. E' tutto qui.

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martedì 6 novembre 2012

The Blue Fly - Il Tempo della Mosca

Ieri sera, mentre preparavo la cena, e' entrato in casa un moscone. All'inizio credevo fosse una cimice, tanto era il rumore che faceva e tanto era grosso. Poi si e' appoggiato nel cerchio di luce della lampada sul mobile, spostavo la lampada e il moscone si spostava per rimanere nel cerchio caldo.
Era a suo modo bello...la parte finale del corpo rigata come un piccolo bombo. Come fosse fatta di velluto nero e blu.
Se ne stava li, tremante di freddo al calore della lampada. Ho avuto pena di questo insetto fuori tempo. Le mosche sono creature di luce, in estate per farle uscire di casa e' abbastanza creare il buio e lasciare uno spiraglio di sole che entri di taglio dalle persiane. In pochi minuti escono da li seguendo il raggio...
Ma siamo in autunno, la sera diventa scuro presto. Ho aperto la finestra e spento tutto in casa, per dare una possibilita' di fuga. Faccio sempre cosi.

<<Esiste una teoria secondo cui le mosche vivono su un piano di temporalità diverso dal nostro. Per questo motivo sarebbe difficile seguirle nelle loro evoluzioni o prenderle al volo. Esse ci vedrebbero al rallentatore, anticipando i nostri movimenti.>>

Non se ne e' andato. A volte si incaponiscono scegliendo la morte. Allora mi tocca.
Entro nel tempo della mosca e mi apposto paziente e immobile.
Il colpo arriva senza acrimonia, se non e' il primo e' il secondo che raggiunge il bersaglio.
Il piu' delle volte rimangono tramortite, credo sia l'onda sonora a ridurle cosi', nessun spargimento di sangue, le raccolgo e le butto fuori.
...e se sopravvivono, spero abbiano imparato.

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venerdì 10 agosto 2012

Due centimetri


E' incredibile quanto lo spostamento di due centimetri di una sensazione fisica, all'interno di un corpo, possa far scaturire dolore o piacere, stati d'animo diversi. Due centimetri sotto e stai male, lo stomaco serrato in una morsa, in un pugno instancabile, ogni respiro, ogni deglutizione, uno sforzo. Quel senso di nausea riflesso di un qualcosa che non riusciamo a mandare giu' nella vita. L'intestino contorto e aggrovigliato.
Due centimetri piu' in su e il cuore e' una palla di lava liquida che vortica nel petto. Il pugno si apre e dita frementi si spalancano a ventaglio, pronte a toccare curiose. La testa e' una vertigine e il corpo si muove senza peso.
Due centimetri sono la misura della risposta a un Ti amo, mi vuoi?
Non ti voglio e il pugno si serra sullo stomaco, ti voglio e la mano si apre, lascia la presa, si sposta di due centimetri verso l'alto e ti accarezza delicatamente il cuore.


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martedì 5 giugno 2012

Librarsi tra le Mucche Morte


Martedì 5 giugno 2012 - Sono ospite di un grande albergo/centro commerciale, dove devo incontrare una mia amica, Stella Mattutina, dividiamo la camera. Dobbiamo uscire a cena e io torno in camera per cambiarmi. Le camere si susseguono senza soluzione di continuità, non ci sono porte. Mi cambio per cena, indosso un vestitino fatto interamente di paillettes di metallo. Raggiungo la fine delle camere ed inizio a librarmi in volo nel corridoio. Volo ad un paio di metri di altezza, in posizione verticale, come sospinta. Vedo sotto di me il centro commerciale, le casse, i corridoi vuoti del negozio dopo l'orario di chiusura. Improvvisamente è mattina, sono nella sala della colazione e sono indecisa tra una brioche e una colazione sana, opto per la sana.
Mi ritrovo al mare, la spiaggia è ventosa e vuota, entro nell'acqua per nuotare e dopo qualche bracciata mi accorgo che oltre la striscia di acqua pulita in cui sono, sia verso il largo che verso la spiaggia, galleggiano centinaia di mucche morte. Non posso nuotare al largo come vorrei perché li ci sono enormi mucche pezzate bianche e nere messe di traverso che ostacolano il passaggio. Mi volto per tornare alla spiaggia, e alla mia vista si stendono centinaia di piccole mucche fulve sdraiate supine, le zampe e le bocche rosa a pelo dell'acqua, come tante piccole Ofelie fluttuanti. Il loro pelo è simile a quello dei cavalli, lunghe criniere ondeggiano come alghe nell'acqua.
C'è un passaggio attraverso il quale riesco ad arrivare alla spiaggia senza toccarle.
Arrivo faticosamente alla spiaggia, esco dall'acqua, sono completamente nuda, cammino tra l'erba secca schiacciata dal vento, raggiungo la strada asfaltata e agile inizio a correre.




Per fare questo sogno non è stata uccisa nessuna mucca.

lunedì 4 giugno 2012

La Diga II



Lunedi 4 giugno 2012 - Sono seduta con i piedi a penzoloni sul bordo di una diga. Sto' parlando al telefono con te mentre osservo i flussi creati dalla centrale idroelettrica. Improvvisamente non ti sento più, è caduta la linea. Non so se posso richiamarti, ma lo faccio. La mia soggettiva si sposta e si sdoppia, sono a bordo di un motoscafo che viaggia veloce sul fiume e fluttuo sul tuo letto, vedo con gli occhi della tua compagna, prende il tuo telefono che squilla, lo apre e risponde "Giuliano sta dormendo" al mio "Pronto?" Rispondo con un "Si" sussurrato che mi porta in un balzo allo stato conscio. Mi sono svegliata sentendo che parlavo nel sonno.

martedì 29 maggio 2012

Sincronicità

Con un solo fiato, con un solo flusso
Conoscerai
La sincronicità
Un sonno trance, una danza sogno
un romanticismo condiviso
Sincronicità
Un principio di collegamento
unito all'invisibile
e' quasi impercettibile
qualcosa di inesprimibile
Non suscettibile alla scienza
Alla logica così inflessibile
collegabile causalmente
Eppure, nulla è invincibile
Se condividiamo questo incubo
Allora possiamo sognare
lo Spirito del Mondo
Se agisci come pensi
L'anello mancante
Sincronicità
Noi sappiamo chi sei, loro sanno chi sono io
extrasensoriale
Sincronicità
Una stella caduta, una telefonata
Ci unisce tutti
Sincronicità
E' così profonda, è così ampia
Tu ci sei dentro
Sincronicità
Effetto senza una causa
leggi sub-atomiche, iato nella scienza
Sincronicità

With one breath, with one flow
You will know
Synchronicity
A sleep trance, a dream dance,
A shared romance
Synchronicity
A connecting principle
Linked to the invisible
Almost imperceptible
Something inexpressible
Science insusceptible
Logic so inflexible
Causally connectible
Yet nothing is invincible
If we share this nightmare
Then we can dream
Spiritus mundi
If you act as you think
The missing link
Synchronicity
We know you, they know me
Extrasensory
Synchronicity
A star fall, a phone call
It joins all
Synchronicity
It's so deep, it's so wide
You're inside
Synchronicity
Effect without a cause
Sub-atomic laws, scientific pause
Synchronicity

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lunedì 21 maggio 2012

Essere un amante illuminato

Essere selvaggio non vuol dire essere brutale. Chi confonde questi due stati è un'amante immaturo, confinato nel suo piccolo ego non vuole la fusione, la teme. Come un guscio vuoto ha paura di rompersi, rigido per non rivelare che non ha nulla da offrire.
L'amante illuminato cerca la fusione, dove 1 + 1 fa 1. Segue il ritmo della natura e sgorga amore. Racchiude nella bolla di luce. All'interno della bolla si è leggeri e forti, in volo e pronti a tutto. Perchè due amanti illuminati non hanno confine e tutto è possibile e naturale. Lasciando che il proprio essere selvaggio prenda le redini. La parte selvatica di noi, l'emisfero destro, non razionale. Lasciando che tutto fluisca.

giovedì 19 aprile 2012

Cambiare Strada

Circa un anno fa, in questo periodo, stavo soffrendo tantissimo. Vivevo immersa nel buio, la luce mi dava talmente fastidio che mi si era sviluppata una malattia psicosomatica, occhi rossi e lacrimanti sempre. Cosa soffrivo? Solitudine, sensazione di impotenza e di essere incompresa. Inoltre per andare al lavoro passavo in una via dove sapevo c'era una persona che secondo me era in parte artefice del mio malessere. Senza che neanche mi conoscesse. Ogni volta passavo davanti al negozio dove lavora e mi ritornava a galla tutto. Ci ho messo un po', circa due mesi, per escogitare una soluzione. Ho cambiato leggermente strada. E' bastato svoltare prima ed evitare di passare in quella vietta per poi ricongiungermi alla strada solita. Cosa succede quando si cambia strada? Non è la prima volta che lo faccio nella mia vita, per questo è una soluzione che so che funziona. Se io devo andare da un punto A a un punto B, nella geografia reale ci possono essere molte strade. Alcune più scorrevoli, alcune più lunghe, quelle brevi ma brutte, quelle panoramiche...se devo andare al lavoro e voglio cambiare strada, per forza di cose mi ritroverò a fare una strada che richiede più tempo. Perché di solito la prima opzione che si sceglie è la via più breve. Ho dovuto puntare la sveglia dieci minuti prima. All'inizio mi innervosivo per le macchine che andavano lente...perché sapevo che con l'altra strada avrei tagliato un pezzetto. Ma ho tenuto duro. Quando cambi strada succede che vedi cose che non avevi mai visto. Il tempo in più ti permette di pensare di più.
Quando cambi strada obblighi il tuo cervello a riconsiderare tutto. C'è un periodo di ricomposizione mentale per costruire le mappe da seguire in automatico.
Tutto questo lavorio è linfa nuova per la mente. Nuove prospettive. O meglio un nuovo modo di vedere la solita cosa.
Cosa è successo? E successo che la mente, che è sempre alla ricerca di soluzioni, ha riconsiderato anche la situazione psichica di disagio. Ha visto cose nuove e ha valutato con un punto di vista differente quelle abituali.
Lasciando che la tensione della concentrazione per risolvere una cosa pratica, prendesse il posto della tensione emotiva ho lasciato che l'emotività sbollisse. Privata dal ribollio emotivo, la sofferenza diventa più gestibile. Finché arriva un giorno, dopo essere implosa per sette mesi ma questa è un'altra storia, finché arriva un giorno che dici che bello quell'albero...la corteccia nera e lucida di pioggia, piccoli germogli di tenerissimo verde appena spuntati solo sulle punte dei rami...ti fermi e lo fotografi, la foto viene uno schifo perché piove e sei su una curva da cui può arrivare veloce qualsiasi cosa che ponga fine alla tua vita, ma l'albero è bellissimo, vivo! Ne senti l'energia che sale dalle radici e scorre nei rami svettanti.
E ti rendi conto che non avresti potuto vederlo se quel giorno, in cui ho lasciato penetrare la luce nel buio per un attimo, non avessi deciso di cambiare strada.
Non avresti potuto vedere con occhi guariti, quello che la vita ti pone davanti.

lunedì 19 marzo 2012

Con i Tacchi Alti


Domenica 18 marzo 2012 - Sono in una citta' straniera, credo Barcellona o una cittadina del sud della Francia, ho appena lasciato il negozio del parrucchiere. Cammino da sola per la strada, tacchi alti, vestita in nero con fodera del cappotto e suole delle scarpe rosse. La strada e' deserta, una via romana a lastroni di basalto, il rumore dei tacchi mi fa sentire che sto camminando a passo lungo e sicuro. E' giorno, luce fredda e vento gelido sulle guance. Carte per terra mi fanno capire che c'e' stata una festa, forse carnevale. Nella mano sinistra stringo il mio telefono, o almeno lo credevo, lo guardo e nella mano ho un telefono obsoleto, sembra una ricetrasmittente di forma trapezoidale, ha una sola manopola in centro. Penso che ho tirato su questo oggetto al posto del mio telefono, nel negozio del parrucchiere. Panico. Mi immagino il mio telefono appoggiato la', alla merce' di tutti. Metto la mano in tasca e lo trovo, non ho borsa. Cammino dritta e spedita, senza pesi inutili, senza zavorra, ho solo quello che mi serve: il mio telefono, portamento, un bel cappotto e tacchi alti. Non ho voglia di tornare sui miei passi per riportare la ricetrasmittente...mi sveglio.

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mercoledì 14 marzo 2012

Come Gestire un Cavallo.

Sabato 10 Settembre 2011 - Stamattina sul tragitto per andare al lavoro, davanti a me c'era un trasporto cavalli. La scritta ATTENZIONE TRASPORTO ANIMALI VIVI mi ipnotizzava...e se si aprisse improvvisamente?  Mi viene in mente di quella volta che ho sentito raccontare la storia di un camion di questo tipo, viaggiava in autostrada gli si apre il portellone e il cavallo salta giù. In mezzo alle macchine che sfrecciano. Imbizzarrito, confuso, il cavallo si scaglia correndo a ritroso contro una macchina. Centinaia di milioni di danno, al proprietario del cavallo...manco gli avesse azzoppato Varenne.
Guardo il trasporto cavalli, così snello e traballante ad ogni buca. Li dentro c'è questa bestia meravigliosa.
Rallento...metto un po' di ulteriore distanza tra me e il camion. Metti che sbuca fuori il nuovo Varenne?

Mercoledì 14 Marzo 2012 - Avevo ragione.

lunedì 12 marzo 2012

Dioniso e il Cancello

Sabato 10 marzo 2012 - Sono in caccia, sto andando in macchina per incontrarmi con Dioniso. Ho deciso che non posso piu' aspettare. Con me c'e' anche K., ha voluto per forza seguirmi e io estenuata alla fine ho acconsentito, se ne pentira'. Arrivo nel solito posto dell'appuntamento. Dioniso e' in ritardo, io vado in bagno e inizio da sola. Sono in piedi, appoggiata al muro nell'angolo, stordimento e orgasmo. Si apre la porta ed entra Dioniso, lo bacio subito, e' una sensazione bellissima, poi mi preoccupo piu' volte che abbia girato la chiave per chiudere la porta, mi tranquillizza ma io devo controllare di persona. La porta non era chiusa. Chiudo la porta e tengo il mazzo di chiavi. Lo facciamo nel bagno, in piedi, baci mani corpi convulsi. Improvvisamente sono all'aperto. Fuori dal bagno, dalla casa, dal giardino recintato. Sul marciapiede a ridosso del cancello da cui si accede alla proprieta'. Sono sdraiata per terra, addosso ad una ragazza seminuda, e' bella, giovane, il corpo snello ed efebico, leggero. Comincio a baciarla sul collo e le tocco i seni sotto gli occhi esterefatti di K.. La ragazza diventa ritrosa, non vuole, mi dice che mi sto comportando come un maschio, che non funziona cosi, che non vuole farlo per strada. Mi alzo e mi dirigo verso Dioniso, ci sono persone intorno a lui, amici. K. vuole portarmi via. Non so come salutare Dioniso, perche' in effetti non voglio andarmene, lui mi tira a se' e ci baciamo, mi afferro al cancello a cui e' appoggiato e lo comprimo con tutto il mio corpo, come a voler passare attraverso di lui e poi oltre la recinzione. E' un bacio lunghissimo, profondo, di intima comunione, contatto, ma alla fine mi dice che non ci rivedremo piu', chiedo perche', ma lui dice soltanto che e' meglio cosi'. Sento un fiotto di gelo nel cuore, fa malissimo, mentre intanto, sotto, pulsa un globo di calore che si spande, sto' venendo. Mi sveglio.

Il bagno onirico e' il luogo dove ci si purifica, dove lasciamo andare lo scarto dei nostri processi di cambiamento e dove ci si lava per tornare puliti. La chiave rappresenta la scoperta, il potere e il comando. Nella serratura indicano il potere dell'adattamento e che si ha la potenza energetica per operare il cambiamento (giro la chiave e mi tengo il mazzo, e' mio). Il recinto contiene lo spazio protetto della nostra vita interiore, all'interno ci sono i sentimenti e l'utensileria costituita dai nostri meccanismi di pensiero e le nostre virtu'. E' lo stato interiore che porta a voler vivere nella totale consacrazione delle proprie convinzioni. Non posso piu' accedere al mio giardino, alla mia casa, passando attraverso il corpo di Dioniso, non e' piu' possibile. Anche la ragazza nuda lo sostiene, che se la voglio devo portarla in casa. La ragazza nuda sono io. La casa di cui posseggo le chiavi del bagno. E se posseggo il bagno, allora anche la casa e' mia, e il giardino protetto dalla recinzione. Nel mazzo di chiavi c'e' anche quella per aprire e chiudere il cancello. Devo cercarla.


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lunedì 5 marzo 2012

La Radiografia (rivelazione)

L'avevo chiamato, il mio io interno, non ricordavo di averlo fatto finchè mi è capitato di rileggere qui . Blateravo, come al solito, sull'altro mio blog, di come bisognerebbe approcciarsi al cibo e mi dicevo che se mangi poco la sera, vai a letto con la pancia e la mente sgombra di schifezze e magari riesci a sognare come sei dentro. A permettere all'inconscio, lasciando la via libera tra pancia e cervello, di parlare. Come parla l'inconscio? Con i sogni, le metafore, i simboli, i giochi di parole, le immagini contenute nei sogni.
L'avevo chiamato, era un po' che non ricordavo i sogni ed era tantissimo che non sapevo più a che punto ero. Ho fatto un sogno all'apparenza semplice, la scansione del mio corpo con una radiografia. In effetti nel sogno c'è tutto quello che deve esserci. Cosa mi dice il sogno? che sono tornata normale. Non più un crostaceo duro fuori (la corazza) ma troppo tenero dentro. Come tutti gli esseri umani sani, sono morbida fuori, fatta di carne, ma con uno scheletro duro dentro. Che è forte, che resiste agli urti. L'esoscheletro non è per gli esseri umani. Nel pentolone della vita si rischia di rimanere cotti dentro, la corazza si spezza e si è in balia di chiunque si voglia nutrire di te.
E cosa c'è dentro lo scheletro? Protetto dalla struttura ossea c'è il cuore che pulsa. Luminoso e caldo. Pronto.



venerdì 17 febbraio 2012

La Fagiana

Venerdì 17 Febbraio 2012 - Sto guidando sciolta per andare al lavoro, Pa La Pimpi risuona finalmente non solo nella mia testa...ma si spande per tutta la macchina... ed eccola, sul bordo della strada, una zampa sull'asfalto e una già sull'erba una fagiana. Mi guarda, il capo girato verso di me, il corpo proiettato verso il prato, la zampa che era sulla strada bloccata a mezzaria. E' bella, giovane e tutta nuova, il piumaggio vibrante nel freddo del mattino, il cuore che pulsa caldo sotto i raggi di questo tiepido sole quasi timidamente primaverile. La supero e lei spicca un piccolo balzo, un semivolo...
Ho capito.
Il Fagiano è, in virtù delle sue caratteristiche, emblema di libertà interiore. Sognarlo significa essere ben coscienti, infatti, della buona salute mentale che ci assiste, e che ci rende più sicuri della bontà delle nostre azioni.
Simbolo di fertilità e nutrimento è associato a Demetra, la Madre Terra.
La comparsa del fagiano annuncia che è in atto un rinnovamento. E’ un simbolo di nascita e rinascita e aiuta a progredire, con la consapevolezza che il cambiamento in atto ti aiuterà a esprimere il tuo valore e i tuoi talenti. Evoca anche il recupero di energia sessuale e potere.
Gli antichi identificavano la Fenice col fagiano dorato, tanto che questa associazione ne deriva il simbolo di rinascita dalle ceneri.
Demetra, dea delle messi, che ciclicamente si blocca e fa seccare tutto perchè le hanno rapito la figlia Persefone, rappresenta il ciclo della natura. Ma come in natura, l'inverno è solo una apparente sterilità del terreno, noi sappiamo che sotto, nelle profondità della terra, nascosto agli occhi dei mortali, i semi stanno germogliando. Il ritorno di Persefone dal mondo ctonio coincide con l'arrivo della Primavera. La madre, Demetra, e la figlia, Persefone, si riuniscono. E la Fagiana ne è la rappresentazione. La Dea Fagiana è colei che nutre e che si rinnova.
Fertilità e Nutrimento.
Il dio interno si manifesta.

lunedì 24 ottobre 2011

Quando hai troppe macchine, non vai da nessuna parte... - Umidità, Staticità e Chiusura



Lunedì 24 ottobre 2011 - Sogno. O meglio ricordo di aver sognato. Sono nello studio del dottore, so che vivo li da qualche giorno, perché ho avuto problemi con l'auto. Parcheggiate fuori infatti, oltre alla mia automobile che è stata riparata, ho due vetture sostitutive che non so come fare a riportare al meccanico. Dormire sul lettino del dottore è stato scomodo ma misteriosamente mi ha fatto passare il maldischiena, questo è quello che penso mentre sto radunando le mie cose in uno scatolone di cartone e qualche sacchetto. Ho deciso che non dormirò più li. Provo diversi reggiseni, tra cui un costume, e proprio in quel momento entra, dalla porta-finestra, l'assistente del dottore, un giovane biondo occhialuto alto ossuto. Mi comunica che ho ancora due parcelle in arretrato da pagare e mi chiede se sono già d'accordo con il dottore. Io finisco di vestirmi in fretta e comincio a portare fuori le borse e lo scatolone da mettere in macchina. Il parcheggio si sviluppa tutto intorno ad una antica fortezza, circondata da un fossato, alberi altissimi e secolari la nascondono alla vista in un aggrovigliato e lussureggiante verde scuro, il ponte levatoio sollevato. E', al momento, inaccessibile. Le tre macchine sono parcheggiate in punti diversi, quindi devo andare avanti e indietro descrivendo un semicerchio intorno alla fortezza, non vedo dove sto andando, sento solo il rumore dei tacchi sull'asfalto e poi, quando cambia, sul terriccio. Ho caricato la macchina, è la macchina che avevo prima, non quella di adesso. Guardo il cellulare, anche questo è il cellulare precedente al modello che uso in realtà adesso, il display è tutta una costellazione di goccioline d'acqua. Lo studio del dottore è sulla riva di un fiume, il telefono deve aver preso umidità nella notte, la temperatura è infatti scesa bruscamente. Penso a come fare per assorbire l'umidità, perché anche strofinandolo le goccioline rimangono li. Nel sogno che si sta avviando verso la veglia, ricordo di aver visto immagini di telefoni immersi nel riso. Il riso assorbe l'umidità senza corrodere i meccanismi, come farebbe il sale... La Risposta è il Riso. Penso che dovrei chiedere per farmi aiutare a riportare le auto di cortesia dal meccanico, ma sento di non avere ne voglia ne tempo, di dover prendere la mia auto e iniziare ad andare. La Risposta è lasciarle parcheggiate li, e lasciare che ci pensino da soli a recuperarle...

lunedì 27 giugno 2011

Coltivare le Dee - Artemide

Sembrerò fissata ma io ogni tanto vado a rileggermi "Le dee dentro la donna" (e di conseguenza spulcio anche "Gli dei dentro l'uomo" e a ruota "Tipi psicologici") un libro (un trittico indissolubile) che SEMPRE SEMPRE SEMPRE mi attiva. Questa volta ci ho passato un intero sabato, il tempo vola quando sei immersa e concentrata in qualcosa che ti appassiona. Il motivo per cui sono tornata a rileggerli è perché ho in mente una bozza di profilo che mi serve per capire a che punto sono del mio percorso. E cosa mi serve ora per dare un ulteriore giro di vite al cambiamento.

Capire, in maniera viscerale, quello che si è. Avere una epifania sul risultato più vicino alla completezza di quello che saremo. E ci si puo' arrivare avendo chiaro cosa si è stati, limiti e forze, e richiamando a galla quelle forze che ci sono state utili in passato. Io so che a questo punto della mia vita devo richiamare ad essere più presente in me Artemide. Ho bisogno della sua concentrazione e mira infallibile, della tensione verso l'obiettivo e della sua determinazione e capacità a non farsi distrarre. Di Artemide devo recuperare anche quella passionalità che in Athena manca. Entrambe queste dee sono state fortemente determinanti nella mia infanzia e adolescenza. Poi l'archetipo Artemide...si è perso...si è rintanato in fondo in fondo, invisibile. Ma la dea della caccia è sempre presente. Proprio come la dea aveva la capacità di scomparire improvvisamente e riapparire così è bastato quel sabato di lettera e studio (tipico approccio Athena) a farla riapparire in me. Il giorno dopo, se ne è stata buona buona, silenziosa, per quasi tutto il tempo di una gita in montagna. Ma il contatto con la natura, la dimensione aerea del viaggio, sono alimento per la dea. E poi SBAM!

Davanti ad un torrente dove tutti erano stesi a prendere il sole, io ho recuperato il mio costume dalla borsa della piscina che ho sempre nel baule della macchina e velocemente mi sono cambiata. Sono entrata nell'acqua freddissima, sotto lo sguardo attonito di tutti. Un tuffo e per un attimo sono MORTA. Niente più aria in me, nessuna funzione atta a respirare. Tutto fermo. Con la bocca spalancata, in assenza di respiro, ho nuotato verso la riva. Anzi no, il mio corpo è stato nuotato verso la riva, perché io di certo non ne avevo la percezione ne tantomeno il controllo. Per tre volte ho ripetuto questa piccola morte, morendo sempre un po' di meno.
Dopo questi shock me ne sono stata immersa, nuotando tranquilla, completamente unita all'acqua del torrente. Ho sentito rinascere in me Artemide e ho capito che non mi aveva mai lasciato. Invisibile ha sempre palesato la sua forte presenza in me, quando guido godendo della macchina e della velocità, quando determino la mia vita in maniera audace e improvvisa, seguendo solo l'impulso, quando mi incapriccio e agisco per togliermi immediatamente il capriccio. Quando in solitudine non mi sento sola.
Adesso so che è stata sempre in me. Forte. E ho iniziato il processo di risveglio. Lei mi aiuterà a partorire me stessa.
In uno dei suoi aspetti Artemide era una ninfa e governava su tutte le ninfe, una forza elementare il cui regno erano i boschi, nei quali vige un ordine tanto diverso da quello umano da apparire a noi come informe e libero; ma questa libertà è quella della completa obbedienza all'istinto, che gli animali possiedono ancora, a differenza degli esseri umani. Sotto questo aspetto Artemide era la 'Signora della Selvaggina', la forza dell'istinto che assicura, attraverso la morte degli individui, la sopravvivenza della specie.
Come Signora degli animali, era per i Greci l'invisibile guardiana degli animali selvatici, colei che uccideva con le sue frecce acuminate chiunque desse la caccia a bestie gravide o a cuccioli. Un altro istinto su cui vegliava era quello della riproduzione, nelle sue manifestazioni del sesso e del parto; essa seguitò a essere la protettrice delle partorienti anche nella leggenda più tarda; quando la sua importanza come dea era ormai oscurata da quella degli dei maschi, il mito descriveva ancora Artemide come la gemella (nata prima) del sole (che in origine non era considerato suo fratello), la quale avrebbe fatto da levatrice durante la nascita di quest'ultimo. Artemide era la forza della creazione, colei che le madri greche invocavano quando le doglie del parto avevano inizio, trovando un sollievo nella credenza che essa le assistesse durante il travaglio così come faceva per qualsiasi femmina animale in procinto di partorire.
Dea più adorata della Grecia, Artemide era onorata con rituali molto popolari, anche se vari, così come vari erano gli aspettti della dea stessa. A Efeso, nel suo ricco tempio, Artemide era servita da sacerdotesse caste, che prendevano il nome di Melisse, o api, e da sacerdoti eunuchi. A Sparta era Korythalia, venerata con danze orgiastiche. Le Amazzoni adoravano la madre della guerra, Astateia, con una danza circolare durante la quale percuotevano gli scudi e battevano il suolo con i piedi ricoperti da calzari atti alla guerra. Sembra, però, che le feste più popolari in onore di Artemide fossero quelle celebrate durante le notti di luna piena, in cui i fedeli si radunavano nel bosco sacro alla Dea e si abbandonavano al suo potere, facendo baldoria e accoppiandosi senza conoscersi. La dea preferita della Grecia era dunque la personificazione della legge naturale, una legge così diversa da quelle della società, tanto più antica, forse destinata a durare eternamente.

Quale Dea della caccia e della Luna, Artemide è la personificazione dello spirito femminile indipendente.
Ella rientra nella categoria delle Dee vergini che, a differenza di altre, non fu mai rapita o abusata e rappresenta un senso di integrità, di completezza, il cui valore non dipende da "con chi" essa sta, ma da ciò che essa "è" e "sa fare".
La sua abilità di arciera fa di lei l'archetipo di un femminile che si pone un obiettivo e senza indugi lo raggiunge, dunque rappresenta la capacità di realizzare i propri progetti, una volta messi a fuoco.
Per quanto competitiva, Artemide non vede nelle altre donne delle rivali, bensì delle sorelle. Infatti corre per i luoghi selvaggi sempre accompagnata dalle sue ninfe, divinità minori dei boschi, delle montagne e dei ruscelli. Per altro si arrabbia tantissimo e si attiva per difendere le altre donne, quando queste sono in pericolo. Si tratta dunque di un femminile che prova un senso di solidarietà con le altre donne, la cui compagnia considera irrinunciabile e i cui diritti difende a spada tratta. Per questa ragione è stata presa quale simbolo da molti movimenti femministi.
Nei confronti degli uomini ha un atteggiamento cameratesco, ma senz'altro non cade preda di innamoramenti e fascinazioni. Il gemello Apollo, dio del sole, può essere visto come la sua controparte maschile: lui il sole, lei la luna.
Il suo amore per la natura selvaggia, per i luoghi incontaminati e gli animali liberi fanno di lei anche un modello di donna ecologista, impegnata nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente.

L'archetipo Artemide non coincide con un tipo di donna che si realizza nella maternità, bensì rappresenta un genere femminile che "si basta" e che trova la sua soddisfazione nell'essere pienamente sè stessa, libera e autosufficiente, nel lottare per ciò in cui crede e nel contatto con la natura, che rappresenta la parte più selvaggia di noi.
Tuttavia, avendo aiutato la madre a mettere al mondo suo fratello, è considerata Dea del parto e protettrice delle partorienti, che la chiamano in suo aiuto nel momento del bisogno.
Viene infatti anche rappresentata come Dea dalle cento mammelle, rappresentazione dell'Artemide Efesia.

lunedì 20 giugno 2011

The Shaper - il Modellatore

Lunedì 20 giugno 2011 - Ti ho sognato. Ho sognato di sentire la tua voce. Sto preparandomi per andare a dormire, sono in bagno, improvvisamente mi si materializza in mano il telefono, sta squillando. Osservo il numero sul display meditando se rispondere o no perche' e' un numero che non conosco. La curiosità vince e apro la chiamata. Dall'altro capo del telefono una voce maschile, bassa, mi saluta con un ciao e ci attacca subito buonanotte, una pausa infinita, il cuore mi e' balzato direttamente in gola e mi impedisce di parlare. Ma l'uomo ha capito che ci sono, che sono io, sa. Mi blandisce, la sua voce e' tranquillizzante, quasi ipnotica, piano piano, deglutendo,  riesco a ricacciare il cuore al suo posto e mi esce un filo di voce. Gli spiego l'effetto che mi ha fatto, il perche' non riuscivo a rispondere. Apprezza la mia voce. E' bello sentirti. I contorni del bagno sfumano, un vortice blubiancomarrone, sto svenendo alla realtà, mi sveglio.
Già un'altra volta è successo che un personaggio del mio inconscio abbia varcato il confine e si sia palesato nella realtà. Il Giardiniere/Stilista compare a tratti nei miei sogni, quando sono in un certo stato d'animo. Ha sempre sembianze di maschio latino, viso squadrato, labbra carnose, occhi profondi, capelli scuri. Il Giardiniere si è palesato in un modo molto particolare. L'ho cercato io. Ma quasi subito ho avuto la certezza che fosse lui, per un certo modo di prendere in mano la situazione, dominarmi con polso ma autorevolezza e comprensione. E' Morfeo il Modellatore. L'ultima fase che mi mancava per completare questo tratto di percorso. Così come aiuta a crescere, concima, lega ai tutori i rami deboli, pota i rami secchi, sotto forma di Giardiniere, così come ha tagliato su misura per me nuove vesti che si adattassero e valorizzassere il mio corpo, adesso interviene sulla mia forma mentale. Il suo eloquio è carezzevole ma non ammette tentennamenti. Ed è ciò di cui ho bisogno.

lunedì 13 giugno 2011

Athena, la Tessitrice

Recentemente qualcuno ha visto in me un archetipo che pensavo appartenesse solo alla mia infanzia. Mi sbagliavo. Ancora oggi l'archetipo di Athena fa parte di me. L'aggressivita' compressa, l'autocontrollo, una certa apparente freddezza... Poi mi sono ricordata di un sogno molto articolato, sognato tempo fa. Me ne sono ricordata andando a rileggere gli attributi di Athena, tra i quali spiccava l'arte della tessitura. Nel sogno "Lo chalet, Homer, la Matassa e la vecchia pazza dei gatti" (http://femminafolle.blogspot.com/2010/06/lo-chalet-homer-la-matassa-e-la-vecchia.html) la vecchia e' capace di tessere e di fare nodi invisibili. Quella vecchia sono sempre io ed e' anche Athena. Ora mi e' chiaro che una delle mie capacita', un mio talento, e' riannodare i fili dell'esistenza, la mia e quella di chi si rivolge a me. Riannodo facendo nodi invisibili per integrare i vecchi fili in nuovi tessuti. Perche' il passato va integrato e reso omogeneo con la trasformazione avvenuta. Solo cosi ha inizio una nuova vita. Presentando un tessuto senza buchi ne strappi. Rinnegare il passato, non integrandone i fili nel nuovo lavoro di tessitura o utilizzare i fili lasciando i nodi di giunta visibili e individuabili ci rende mancanti. Dipendenti perche' incompleti, deboli perche' irrisolti.



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lunedì 30 maggio 2011

La Casa sul Fiume, il Topo, il Gatto e Filippo




Lunedì 30 maggio 2011 - Sono nella casa su un fiume. Ci abito ma non è mia, la casa è della Proprietaria, c'è anche lei. La casa sul fiume è costruita proprio sopra i massi in mezzo alla corrente d'acqua, ha i pavimenti inclinati perché seguono la pendenza. Giro per casa studiando la disposizione delle stanze e come arredarla perché la casa è anche mia. La Proprietaria è in cucina, sta lavando i piatti, ad un certo punto sento un rumore come di arrivo e mi ritrovo con i piedi nudi immersi in dieci centimetri di acqua freddissima. Guardo la Proprietaria e lei tranquilla mi spiega che succede tutti i giorni alla stessa ora, quando il fiume si alza di livello, l'acqua scorre anche in casa, è tutto nella norma, segue la pendenza e dopo dieci minuti si riabbassa il livello. Così il pavimento è sempre pulito. Penso che è una cosa strana ma ci si può abituare, basta non lasciare niente per terra, che non vuoi venga portato via dalla corrente, e fare dei mobili con dieci centimetri di spessore impermeabile alla base. Mi sveglio, ma invece sto ancora sognando, e sono nel letto di casa mia. La mia gatta salta sul letto e mi accorgo che ha un topolino piccolissimo in bocca, è morto. Cerco di cacciarla via, la scena si ripete altre due volte, ma la terza volta il topolino è vivo, sfugge dalla bocca del gatto e corre all'impazzata tra le lenzuola. Vincendo il timore lo prendo in mano, ha il pelo morbidissimo è un batuffolo vibrante con il cuore che batte fortissimo. Penso che se ne ha trovati tre, vuol dire che ce ne sono degli altri, magari in una tana, e che se avessi la casa sul fiume, l'acqua non permetterebbe ai topi di fare la tana. Decido che devo cercare la tana nel sotterraneo della casa. Libero il topolino e lo seguo. Le fondamenta della casa sono un parcheggio abbandonato, detriti e pilastri, una scala che porta alla metropolitana, tra le arcate formate dai pilastri finestre con vetri rotti rimbalzano lame di sole. Si intravede il cielo fuori, è azzurro terso. Cerco i topi, sono armata di scopa, arrivo alla tana ma invece del topo esce un gatto adulto. Penso che il topo è cresciuto e nel sogno è normale che sia diventato gatto, è la sua naturale evoluzione. La scopa non è più sufficiente per il gatto, ci vuole un badile, ma già dentro di me non voglio prendere a badilate un gatto, lo vedo camminare sinuoso ed entrare in un anfratto, dopo poco tempo ne esce un ragazzo, è alto, magro, capelli castano dorato, occhi verdeazzurri, si chiama Filippo, è l'ultimo stadio dell'evoluzione Topo - Gatto. E' adulto ma è come se fosse nato ieri, candore e ingenuità sono le sue doti. C'è una donna affianco a lui, è la Fintabionda, l'ha preso a braccetto e lo sta convincendo di qualcosa, io mi avvicino di soppiatto, prendo la mira e lo colpisco con una badilata di piatto sulla testa. Il metallo è un guizzo argenteo sulla testa bionda. Filippo si gira e mi guarda stupito, nessuna reazione, guardando il suo sguardo meravigliato e innocente lascio cadere il badile e lo sottraggo alla Fintabionda. Filippo mi spiega che gli stava dicendo che per lui è meglio cercare lavoro in un altra nazione e che avrebbe dovuto prendere la metropolitana e andarsene. Io lo fisso negli occhi, siamo molto vicini, con voce bassa gli dico che non deve ascoltare quella donna, perché non parla nel suo interesse ma vuole solo allontanarlo da qui perché ha dei progetti e la sua presenza li intralcerebbero. Prendo il viso di Filippo tra le mani, ha la pelle liscia e delicata, sottile, lo bacio sugli occhi, sento le ciglia che fremono sotto la pressione delle mie labbra e intanto mormoro che non deve andarsene che deve rimanere insieme a me. Apre gli occhi e fa cenno di si, le nostre labbra si appoggiano, le sento morbide, calde e piene. Mi sveglio.
Filippo è il nome che avrei dovuto avere se fossi nata maschio. Filippo è l'ultimo stadio della mia evoluzione, è appena nato ma è un uomo fatto. La mia parte maschile ha finalmente raggiunto la maturità. C'è una parte di me, la Fintabionda, che se ne vuole sbarazzare, per mantenermi così, nello stato precario attuale, ma Filippo è forte, resiste senza cedere alle badilate. Ha uno sguardo candido sul mondo, guarda negli occhi e sa baciare.
E' sia preda (topolino) che predatore (gatto), è pronto a scendere nei sotterranei e a viaggiare lontano per intraprendere un nuovo lavoro. E non lo ferma niente e nessuno.

...e la casa? per il momento, sono ancora con l'acqua ai piedi... non so se è positivo o negativo, si vedrà.

mercoledì 25 maggio 2011

Parlare all'Emisfero Destro

Esiste una specializzazione emisferica delle funzioni cognitive, una lateralizzazione.
Se l'emisfero sinistro del cervello capisce le istruzioni verbali, le liste delle cose da fare, l'analisi, l'emisfero destro invece funziona per immagini, "vede" la sintesi, è per cosi dire il cervello del corpo, della fisicità.

Il linguaggio per l'emisfero destro ha delle caratteristiche precise. Esso ha una struttura che non prende in considerazione gli aspetti analitici; è un linguaggio fatto per immagini e per questo evocativo.
Watzlawick parla per questo di un linguaggio terapeutico. Questo linguaggio fa parte di tutta quella serie di tecniche comunicative usate nell'approccio strategico. Già Erikson utilizzava questo tipo di linguaggio, utile nel cambiamento della struttura del problema dei pazienti. Le forme linguistiche sono quelle dell'induzione ipnotica, il linguaggio evocativo-persuasivo è rappresentato in modo eccellente dagli innumerevoli esempi tratti dalle sue terapie.
Queste forme linguistiche, proprie dell'emisfero destro sono: il linguaggio dei sogni, il linguaggio immaginativo, il linguaggio persuasivo, gli aforismi, gli aneddoti, le metafore, le prescrizioni comportamentali ecc.
La comunicazione presa in considerazione è quella evocativa, in grado, attraverso un linguaggio opportuno, di suscitare nel paziente specifiche immagini. Erickson, come detto in precedenza, utilizzava spesso questa forma di linguaggio. Alle domande dei pazienti sul perchè dei loro problemi, molto spesso rispondeva raccontando storie. Oppur molto efficacemente, per abbassare le resistenze individuali utilizzava un tipo di comunicazione estremamente efficace, per esempio in uno stralcio di induzione di trance vediamo molto bene di cosa si tratta (Erickson): "e quel fermacarte; lo schedario; il suo piede sul tappeto; la luce sul soffitto; le tende; la sua mano destra sul bracciolo della sedia; i quadri sulla parete; la messa a fuoco dei suoi occhi che cambia mentre si guarda attorno; l'interesse per il titolo del libro; la tensione che c'è nelle sue spalle; la sensazione che le viene dalla posizione sulla sedia; i rumori e i pensieri che disturbano; il peso delle mani e dei piedi; il peso dei problemi; il peso del tavolo; la vaschetta degli oggetti di cancelleria; le schede di molti pazienti; i fenomeni della vita; della malattia; dell' emozione; del comportamento fisico e mentale; il senso di riposo e rilassamento...".
Lo scorrere monotono delle parole è apparentemente senza senso, in realtà alcune frasi e parole sono poste in modo da indurre la trance, questa procedura si chiama 'tecnica di disseminazione' (interspersal technique); in un discorso apparentemente privo di senso vi è un'immagine nascosta, una gestalt con un significato ben preciso che accede direttamente all'emisfero destro.
Parlare all'Emisfero Destro quindi permette una induzione di comportamento basato sulla visualizzazione e di conseguenza più incisiva, perchè agisce su radici profonde, agisce sull'istinto.
Immaginare come se fosse già accaduto cio' che si desidera E' per il l'emisfero destro del cervello già acquisito.
L'Emisfero Destro non conosce il tempo, è solo qui ed ora. Non conosce Se e Ma, è solo Fai.
Istinto e Fai.