Domenica 20 gennaio 2013 - Sono a scuola, in un edificio antico e un po' diroccato. Le classi sono ricavate in ogni spazio, anche nei corridoi. Per passare da una stanza all'altra bisogna scavalcare i banchi. Informatica, elettronica, chimica, matematica...tutti i banchi sono messi addossati l'uno all'altro, con gli strumenti in equilibrio precario. Io sono nella classe di flamenco. E' una stanza enorme, con il camino acceso e bellissimi arazzi appesi alle pareti. Il pavimento in legno antico risuona forte e perfetto, senza cedimenti, sotto i nostri tacchi. Balliamo fluide, la stanza è veramente grande e libera, abbiamo tutto lo spazio. Le finestre aperte fanno uscire le note della nostra musica. E' estate.
Ci muoviamo come un solo corpo, ma ognuna ha il suo modo peculiare di esprimersi attraverso la danza. Finisce la lezione, alcune ragazze si cambiano, io esco direttamente così, devo seguire Lucia che sono venuta con lei. Usciamo dalla finestra, scavalcandola e inizio a camminarle dietro. Dice che ha parcheggiato al porto, siamo ad Alghero, e taglia giù passando per il giardino fatto a gradoni. C'è tantissimo dislivello tra un gradone e l'altro. Il passaggio che sta facendo è composto da cubi di porfido di circa 40 centimetri di lato, incassati nella terra del prato. A volte tra un cubo e l'altro c'è più di un metro e sono quasi allineati verticalmente. Ho paura di cadere e rallento. Quando finalmente riesco a scavalcare la recinzione mi trovo nella strada del porto ma di Lucia non c'è più traccia. Inizio a camminare lungo la via principale, porta fino in centro, cercandola con lo sguardo. Fa caldo e sollevo la gonna lunga e nera, i tacchi e le punte delle mie scarpe sono tutti cosparsi di chiodini martellati nella suola, ad ogni passo faccio un rumore metallico sulle lastre di basalto. Tac, tac...passo attraverso la gente e i turisti con incedere felino e fiero. Arrivo fino in cima ma Lucia non c'è. Ritorno indietro seguendo un'altra strada finché, quasi arrivata di nuovo al porto, vedo i suoi capelli biondi. Mi aspettava sulla sua barca. Ecco perché non l'avevo vista, credevo fosse in macchina. La barca è in effetti la conchiglia vuota di una piscina per giardino. Mi spiega che sotto ci sono dodici sassi che la tengono a galla. Mentre mi aspettava ha dovuto svuotarla dall'acqua che era entrata per via di un onda un po' più alta del normale. Mentre mi arrovello su come i dodici sassi possano tenere a galla la piscina, il sogno si inonda di luce bianca e caldissima, tutto sfuoca e io sono l'unico elemento visibile vestita di nero. Mi sveglio.
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domenica 20 gennaio 2013
sabato 21 aprile 2012
Replicante

Sabato 21 aprile 2012 - Sogno di essere tornata a scuola, il liceo a Novara, ma e' una scuola di danza quella di stanotte. C'e' un compleanno, veniamo trasferite in un altra classe, sui banchi ci sono gia' piattini e bicchieri di plastica. Io ho l'eta' attuale, sono vestita di nero, tacchi alti, pelliccia, rossetto rosso, capelli tirati su come negli anni '40. Una mia compagna mi spinge verso il calorifero, si addossa a me, siamo a contatto, ci muoviamo all'unisono ma e' lei che comanda. Lei mi somiglia moltissimo, potrei essere io, e' vestita e pettinata come me, ma e' piu' aggressiva di me, carica, ferina. Guardo i banchi di scuola, mi ricordano che devo imparare, la mia compagna mi prende il viso e lo gira verso di se, vuole che la guardi negli occhi mentre mi si muove sopra. Mi sveglio.

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lunedì 27 giugno 2011
Coltivare le Dee - Artemide
Sembrerò fissata ma io ogni tanto vado a rileggermi "Le dee dentro la donna" (e di conseguenza spulcio anche "Gli dei dentro l'uomo" e a ruota "Tipi psicologici") un libro (un trittico indissolubile) che SEMPRE SEMPRE SEMPRE mi attiva. Questa volta ci ho passato un intero sabato, il tempo vola quando sei immersa e concentrata in qualcosa che ti appassiona. Il motivo per cui sono tornata a rileggerli è perché ho in mente una bozza di profilo che mi serve per capire a che punto sono del mio percorso. E cosa mi serve ora per dare un ulteriore giro di vite al cambiamento.
Capire, in maniera viscerale, quello che si è. Avere una epifania sul risultato più vicino alla completezza di quello che saremo. E ci si puo' arrivare avendo chiaro cosa si è stati, limiti e forze, e richiamando a galla quelle forze che ci sono state utili in passato. Io so che a questo punto della mia vita devo richiamare ad essere più presente in me Artemide. Ho bisogno della sua concentrazione e mira infallibile, della tensione verso l'obiettivo e della sua determinazione e capacità a non farsi distrarre. Di Artemide devo recuperare anche quella passionalità che in Athena manca. Entrambe queste dee sono state fortemente determinanti nella mia infanzia e adolescenza. Poi l'archetipo Artemide...si è perso...si è rintanato in fondo in fondo, invisibile. Ma la dea della caccia è sempre presente. Proprio come la dea aveva la capacità di scomparire improvvisamente e riapparire così è bastato quel sabato di lettera e studio (tipico approccio Athena) a farla riapparire in me. Il giorno dopo, se ne è stata buona buona, silenziosa, per quasi tutto il tempo di una gita in montagna. Ma il contatto con la natura, la dimensione aerea del viaggio, sono alimento per la dea. E poi SBAM!
Davanti ad un torrente dove tutti erano stesi a prendere il sole, io ho recuperato il mio costume dalla borsa della piscina che ho sempre nel baule della macchina e velocemente mi sono cambiata. Sono entrata nell'acqua freddissima, sotto lo sguardo attonito di tutti. Un tuffo e per un attimo sono MORTA. Niente più aria in me, nessuna funzione atta a respirare. Tutto fermo. Con la bocca spalancata, in assenza di respiro, ho nuotato verso la riva. Anzi no, il mio corpo è stato nuotato verso la riva, perché io di certo non ne avevo la percezione ne tantomeno il controllo. Per tre volte ho ripetuto questa piccola morte, morendo sempre un po' di meno.
Dopo questi shock me ne sono stata immersa, nuotando tranquilla, completamente unita all'acqua del torrente. Ho sentito rinascere in me Artemide e ho capito che non mi aveva mai lasciato. Invisibile ha sempre palesato la sua forte presenza in me, quando guido godendo della macchina e della velocità, quando determino la mia vita in maniera audace e improvvisa, seguendo solo l'impulso, quando mi incapriccio e agisco per togliermi immediatamente il capriccio. Quando in solitudine non mi sento sola.
Adesso so che è stata sempre in me. Forte. E ho iniziato il processo di risveglio. Lei mi aiuterà a partorire me stessa.
Quale Dea della caccia e della Luna, Artemide è la personificazione dello spirito femminile indipendente.
Ella rientra nella categoria delle Dee vergini che, a differenza di altre, non fu mai rapita o abusata e rappresenta un senso di integrità, di completezza, il cui valore non dipende da "con chi" essa sta, ma da ciò che essa "è" e "sa fare".
La sua abilità di arciera fa di lei l'archetipo di un femminile che si pone un obiettivo e senza indugi lo raggiunge, dunque rappresenta la capacità di realizzare i propri progetti, una volta messi a fuoco.
Per quanto competitiva, Artemide non vede nelle altre donne delle rivali, bensì delle sorelle. Infatti corre per i luoghi selvaggi sempre accompagnata dalle sue ninfe, divinità minori dei boschi, delle montagne e dei ruscelli. Per altro si arrabbia tantissimo e si attiva per difendere le altre donne, quando queste sono in pericolo. Si tratta dunque di un femminile che prova un senso di solidarietà con le altre donne, la cui compagnia considera irrinunciabile e i cui diritti difende a spada tratta. Per questa ragione è stata presa quale simbolo da molti movimenti femministi.
Nei confronti degli uomini ha un atteggiamento cameratesco, ma senz'altro non cade preda di innamoramenti e fascinazioni. Il gemello Apollo, dio del sole, può essere visto come la sua controparte maschile: lui il sole, lei la luna.
Il suo amore per la natura selvaggia, per i luoghi incontaminati e gli animali liberi fanno di lei anche un modello di donna ecologista, impegnata nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente.
Capire, in maniera viscerale, quello che si è. Avere una epifania sul risultato più vicino alla completezza di quello che saremo. E ci si puo' arrivare avendo chiaro cosa si è stati, limiti e forze, e richiamando a galla quelle forze che ci sono state utili in passato. Io so che a questo punto della mia vita devo richiamare ad essere più presente in me Artemide. Ho bisogno della sua concentrazione e mira infallibile, della tensione verso l'obiettivo e della sua determinazione e capacità a non farsi distrarre. Di Artemide devo recuperare anche quella passionalità che in Athena manca. Entrambe queste dee sono state fortemente determinanti nella mia infanzia e adolescenza. Poi l'archetipo Artemide...si è perso...si è rintanato in fondo in fondo, invisibile. Ma la dea della caccia è sempre presente. Proprio come la dea aveva la capacità di scomparire improvvisamente e riapparire così è bastato quel sabato di lettera e studio (tipico approccio Athena) a farla riapparire in me. Il giorno dopo, se ne è stata buona buona, silenziosa, per quasi tutto il tempo di una gita in montagna. Ma il contatto con la natura, la dimensione aerea del viaggio, sono alimento per la dea. E poi SBAM!
Davanti ad un torrente dove tutti erano stesi a prendere il sole, io ho recuperato il mio costume dalla borsa della piscina che ho sempre nel baule della macchina e velocemente mi sono cambiata. Sono entrata nell'acqua freddissima, sotto lo sguardo attonito di tutti. Un tuffo e per un attimo sono MORTA. Niente più aria in me, nessuna funzione atta a respirare. Tutto fermo. Con la bocca spalancata, in assenza di respiro, ho nuotato verso la riva. Anzi no, il mio corpo è stato nuotato verso la riva, perché io di certo non ne avevo la percezione ne tantomeno il controllo. Per tre volte ho ripetuto questa piccola morte, morendo sempre un po' di meno.
Dopo questi shock me ne sono stata immersa, nuotando tranquilla, completamente unita all'acqua del torrente. Ho sentito rinascere in me Artemide e ho capito che non mi aveva mai lasciato. Invisibile ha sempre palesato la sua forte presenza in me, quando guido godendo della macchina e della velocità, quando determino la mia vita in maniera audace e improvvisa, seguendo solo l'impulso, quando mi incapriccio e agisco per togliermi immediatamente il capriccio. Quando in solitudine non mi sento sola.
Adesso so che è stata sempre in me. Forte. E ho iniziato il processo di risveglio. Lei mi aiuterà a partorire me stessa.
In uno dei suoi aspetti Artemide era una ninfa e governava su tutte le ninfe, una forza elementare il cui regno erano i boschi, nei quali vige un ordine tanto diverso da quello umano da apparire a noi come informe e libero; ma questa libertà è quella della completa obbedienza all'istinto, che gli animali possiedono ancora, a differenza degli esseri umani. Sotto questo aspetto Artemide era la 'Signora della Selvaggina', la forza dell'istinto che assicura, attraverso la morte degli individui, la sopravvivenza della specie.
Come Signora degli animali, era per i Greci l'invisibile guardiana degli animali selvatici, colei che uccideva con le sue frecce acuminate chiunque desse la caccia a bestie gravide o a cuccioli. Un altro istinto su cui vegliava era quello della riproduzione, nelle sue manifestazioni del sesso e del parto; essa seguitò a essere la protettrice delle partorienti anche nella leggenda più tarda; quando la sua importanza come dea era ormai oscurata da quella degli dei maschi, il mito descriveva ancora Artemide come la gemella (nata prima) del sole (che in origine non era considerato suo fratello), la quale avrebbe fatto da levatrice durante la nascita di quest'ultimo. Artemide era la forza della creazione, colei che le madri greche invocavano quando le doglie del parto avevano inizio, trovando un sollievo nella credenza che essa le assistesse durante il travaglio così come faceva per qualsiasi femmina animale in procinto di partorire.
Come Signora degli animali, era per i Greci l'invisibile guardiana degli animali selvatici, colei che uccideva con le sue frecce acuminate chiunque desse la caccia a bestie gravide o a cuccioli. Un altro istinto su cui vegliava era quello della riproduzione, nelle sue manifestazioni del sesso e del parto; essa seguitò a essere la protettrice delle partorienti anche nella leggenda più tarda; quando la sua importanza come dea era ormai oscurata da quella degli dei maschi, il mito descriveva ancora Artemide come la gemella (nata prima) del sole (che in origine non era considerato suo fratello), la quale avrebbe fatto da levatrice durante la nascita di quest'ultimo. Artemide era la forza della creazione, colei che le madri greche invocavano quando le doglie del parto avevano inizio, trovando un sollievo nella credenza che essa le assistesse durante il travaglio così come faceva per qualsiasi femmina animale in procinto di partorire.
Dea più adorata della Grecia, Artemide era onorata con rituali molto popolari, anche se vari, così come vari erano gli aspettti della dea stessa. A Efeso, nel suo ricco tempio, Artemide era servita da sacerdotesse caste, che prendevano il nome di Melisse, o api, e da sacerdoti eunuchi. A Sparta era Korythalia, venerata con danze orgiastiche. Le Amazzoni adoravano la madre della guerra, Astateia, con una danza circolare durante la quale percuotevano gli scudi e battevano il suolo con i piedi ricoperti da calzari atti alla guerra. Sembra, però, che le feste più popolari in onore di Artemide fossero quelle celebrate durante le notti di luna piena, in cui i fedeli si radunavano nel bosco sacro alla Dea e si abbandonavano al suo potere, facendo baldoria e accoppiandosi senza conoscersi. La dea preferita della Grecia era dunque la personificazione della legge naturale, una legge così diversa da quelle della società, tanto più antica, forse destinata a durare eternamente.
Ella rientra nella categoria delle Dee vergini che, a differenza di altre, non fu mai rapita o abusata e rappresenta un senso di integrità, di completezza, il cui valore non dipende da "con chi" essa sta, ma da ciò che essa "è" e "sa fare".
La sua abilità di arciera fa di lei l'archetipo di un femminile che si pone un obiettivo e senza indugi lo raggiunge, dunque rappresenta la capacità di realizzare i propri progetti, una volta messi a fuoco.
Per quanto competitiva, Artemide non vede nelle altre donne delle rivali, bensì delle sorelle. Infatti corre per i luoghi selvaggi sempre accompagnata dalle sue ninfe, divinità minori dei boschi, delle montagne e dei ruscelli. Per altro si arrabbia tantissimo e si attiva per difendere le altre donne, quando queste sono in pericolo. Si tratta dunque di un femminile che prova un senso di solidarietà con le altre donne, la cui compagnia considera irrinunciabile e i cui diritti difende a spada tratta. Per questa ragione è stata presa quale simbolo da molti movimenti femministi.
Nei confronti degli uomini ha un atteggiamento cameratesco, ma senz'altro non cade preda di innamoramenti e fascinazioni. Il gemello Apollo, dio del sole, può essere visto come la sua controparte maschile: lui il sole, lei la luna.
Il suo amore per la natura selvaggia, per i luoghi incontaminati e gli animali liberi fanno di lei anche un modello di donna ecologista, impegnata nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente.
L'archetipo Artemide non coincide con un tipo di donna che si realizza nella maternità, bensì rappresenta un genere femminile che "si basta" e che trova la sua soddisfazione nell'essere pienamente sè stessa, libera e autosufficiente, nel lottare per ciò in cui crede e nel contatto con la natura, che rappresenta la parte più selvaggia di noi.
Tuttavia, avendo aiutato la madre a mettere al mondo suo fratello, è considerata Dea del parto e protettrice delle partorienti, che la chiamano in suo aiuto nel momento del bisogno.
Viene infatti anche rappresentata come Dea dalle cento mammelle, rappresentazione dell'Artemide Efesia.
Viene infatti anche rappresentata come Dea dalle cento mammelle, rappresentazione dell'Artemide Efesia.
lunedì 30 maggio 2011
La Casa sul Fiume, il Topo, il Gatto e Filippo
Lunedì 30 maggio 2011 - Sono nella casa su un fiume. Ci abito ma non è mia, la casa è della Proprietaria, c'è anche lei. La casa sul fiume è costruita proprio sopra i massi in mezzo alla corrente d'acqua, ha i pavimenti inclinati perché seguono la pendenza. Giro per casa studiando la disposizione delle stanze e come arredarla perché la casa è anche mia. La Proprietaria è in cucina, sta lavando i piatti, ad un certo punto sento un rumore come di arrivo e mi ritrovo con i piedi nudi immersi in dieci centimetri di acqua freddissima. Guardo la Proprietaria e lei tranquilla mi spiega che succede tutti i giorni alla stessa ora, quando il fiume si alza di livello, l'acqua scorre anche in casa, è tutto nella norma, segue la pendenza e dopo dieci minuti si riabbassa il livello. Così il pavimento è sempre pulito. Penso che è una cosa strana ma ci si può abituare, basta non lasciare niente per terra, che non vuoi venga portato via dalla corrente, e fare dei mobili con dieci centimetri di spessore impermeabile alla base. Mi sveglio, ma invece sto ancora sognando, e sono nel letto di casa mia. La mia gatta salta sul letto e mi accorgo che ha un topolino piccolissimo in bocca, è morto. Cerco di cacciarla via, la scena si ripete altre due volte, ma la terza volta il topolino è vivo, sfugge dalla bocca del gatto e corre all'impazzata tra le lenzuola. Vincendo il timore lo prendo in mano, ha il pelo morbidissimo è un batuffolo vibrante con il cuore che batte fortissimo. Penso che se ne ha trovati tre, vuol dire che ce ne sono degli altri, magari in una tana, e che se avessi la casa sul fiume, l'acqua non permetterebbe ai topi di fare la tana. Decido che devo cercare la tana nel sotterraneo della casa. Libero il topolino e lo seguo. Le fondamenta della casa sono un parcheggio abbandonato, detriti e pilastri, una scala che porta alla metropolitana, tra le arcate formate dai pilastri finestre con vetri rotti rimbalzano lame di sole. Si intravede il cielo fuori, è azzurro terso. Cerco i topi, sono armata di scopa, arrivo alla tana ma invece del topo esce un gatto adulto. Penso che il topo è cresciuto e nel sogno è normale che sia diventato gatto, è la sua naturale evoluzione. La scopa non è più sufficiente per il gatto, ci vuole un badile, ma già dentro di me non voglio prendere a badilate un gatto, lo vedo camminare sinuoso ed entrare in un anfratto, dopo poco tempo ne esce un ragazzo, è alto, magro, capelli castano dorato, occhi verdeazzurri, si chiama Filippo, è l'ultimo stadio dell'evoluzione Topo - Gatto. E' adulto ma è come se fosse nato ieri, candore e ingenuità sono le sue doti. C'è una donna affianco a lui, è la Fintabionda, l'ha preso a braccetto e lo sta convincendo di qualcosa, io mi avvicino di soppiatto, prendo la mira e lo colpisco con una badilata di piatto sulla testa. Il metallo è un guizzo argenteo sulla testa bionda. Filippo si gira e mi guarda stupito, nessuna reazione, guardando il suo sguardo meravigliato e innocente lascio cadere il badile e lo sottraggo alla Fintabionda. Filippo mi spiega che gli stava dicendo che per lui è meglio cercare lavoro in un altra nazione e che avrebbe dovuto prendere la metropolitana e andarsene. Io lo fisso negli occhi, siamo molto vicini, con voce bassa gli dico che non deve ascoltare quella donna, perché non parla nel suo interesse ma vuole solo allontanarlo da qui perché ha dei progetti e la sua presenza li intralcerebbero. Prendo il viso di Filippo tra le mani, ha la pelle liscia e delicata, sottile, lo bacio sugli occhi, sento le ciglia che fremono sotto la pressione delle mie labbra e intanto mormoro che non deve andarsene che deve rimanere insieme a me. Apre gli occhi e fa cenno di si, le nostre labbra si appoggiano, le sento morbide, calde e piene. Mi sveglio.
Filippo è il nome che avrei dovuto avere se fossi nata maschio. Filippo è l'ultimo stadio della mia evoluzione, è appena nato ma è un uomo fatto. La mia parte maschile ha finalmente raggiunto la maturità. C'è una parte di me, la Fintabionda, che se ne vuole sbarazzare, per mantenermi così, nello stato precario attuale, ma Filippo è forte, resiste senza cedere alle badilate. Ha uno sguardo candido sul mondo, guarda negli occhi e sa baciare.
E' sia preda (topolino) che predatore (gatto), è pronto a scendere nei sotterranei e a viaggiare lontano per intraprendere un nuovo lavoro. E non lo ferma niente e nessuno.
...e la casa? per il momento, sono ancora con l'acqua ai piedi... non so se è positivo o negativo, si vedrà.
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sabato 2 ottobre 2010
Dormire e forse sognare...
Provo ad andare a letto presto stasera, sono mesi che non riesco a dormire bene, me ne sto sveglia con gli occhi ostinatamente spalancati nel buio per ore...e allora mi alzo e scrivo. Molto delle sconclusionatezze che ho scritto ultimamente è dovuto a questo. Dopo qualche notte così, ne arriva una in cui cado come in catalessi, dormo senza sogni (senza avere il ricordo di aver sognato) e mi sveglio più stanca di prima.
Ciò non va bene, io devo sognare, mi manca la materia prima per il blog!
Cosa voglio sognare stanotte? Vorrei sognare la Sirena, o l'Esotica Sconosciuta, che mi dicano a che punto sono arrivata e se sto facendo la cosa giusta. Vorrei sognare il Maestro Onirico, è tanto che non lo sogno, anche lui potrebbe indicarmi cosa fare.
Oppure un bel sogno tutto nuovo di zecca. Come mi sento a tratti io in questi giorni.
Un bel sogno di carne e velluto...di occhi e mani...e capelli che sfiorano leggeri un corpo nuovo.
Un sogno di baci di labbra e ciglia...e di farfalle. Un sogno di quelli che si trascinano lenti fino a svegliarti e sei li, in bilico, le mani che arpeggiano l'aria per ricatturare il sogno che è ancora dentro di te, caldo, umido e vibrante.
Ciò non va bene, io devo sognare, mi manca la materia prima per il blog!
Cosa voglio sognare stanotte? Vorrei sognare la Sirena, o l'Esotica Sconosciuta, che mi dicano a che punto sono arrivata e se sto facendo la cosa giusta. Vorrei sognare il Maestro Onirico, è tanto che non lo sogno, anche lui potrebbe indicarmi cosa fare.
Oppure un bel sogno tutto nuovo di zecca. Come mi sento a tratti io in questi giorni.
Un bel sogno di carne e velluto...di occhi e mani...e capelli che sfiorano leggeri un corpo nuovo.
Un sogno di baci di labbra e ciglia...e di farfalle. Un sogno di quelli che si trascinano lenti fino a svegliarti e sei li, in bilico, le mani che arpeggiano l'aria per ricatturare il sogno che è ancora dentro di te, caldo, umido e vibrante.
giovedì 26 agosto 2010
Lo chalet, Homer, la Matassa e la vecchia pazza dei gatti
Martedì 8 Giugno 2010 - Ho sognato che abito in uno chalet alpino, è tutto di legno scuro, fiori rossi sui balconi, montagne e colline erbose di un verde morbido tutt'intorno. Ho fatto i mestieri di fino dentro lo chalet, è tutto in ordine, ma sui corrimano delle scale e appesi un po' in giro sulla terrazza ci sono abiti vecchi e logori. Abiti che non mi vanno più bene perché troppo larghi e che non corrispondono a come sono io. Li guardo, sono quasi tutti neri o di colori scuri, informi e larghissimi, brutti. Io sono vestita con i colori degli uccelli del paradiso, ho delle piume di pavone ai lobi delle orecchie. Guardo le grucce appese ammassate di vestiti che non metterò mai più e decido: devo sbarazzarmene. Dietro di me c'è S. che sembra Homer Simpson in carne e ossa, mugugna e cerca di convincermi che non è così necessario... non vuole che io butti gli abiti vecchi. Lo mando via dicendogli di non preoccuparsi che quando tornerà potrà di nuovo toccare i corrimano. Mi accingo ad iniziare il lavoro, quando mi accorgo che dietro di me ora c'è la vecchia pazza dei gatti dei Simpsons, che urla e cerca di ostacolarmi. Il mio sguardo si posa su un sacco nero, guardo dentro e trovo una matassa di lana per fare un tappeto kilim. La matassa è nuova e bellissima, ed è arrotolata in modo che si capisce già che disegno avrà il tappeto una volta tessuto. Fuori dal sacco c'è una grande sciarpa con lo stesso disegno ma piena di buchi e strappata in più punti. Metto in mano la sciarpa alla vecchia pazza dei gatti e le dico di disfarla e fare un gomitolo per recuperare un po' di filo da unire alla matassa nuova. Lei si rabbonisce e mi dice che è capace di fare dei nodi speciali, invisibili, grazie ai quali otterrà un filo unico che potrò usare insieme a quello nuovo per tessere il tappeto e non si noterà dove c'è il filo nuovo e dove quello vecchio. Mi viene in mente mia nonna, anche lei faceva questi nodi, la vecchia si mette al lavoro tranquilla. Io comincio a tirare giù gli ometti con i vestiti vecchi e brutti e butto via, faccio dei sacchi distinti, scrivendo fuori con un pennarello cosa contengono, ABITI VECCHI. Mi sveglio.
Gli Abiti rappresentano cosa si mostra all'esterno, la nostra immagine sociale ma gli "abiti" sono anche le Abitudini.
La Terrazza è la parte esteriore della casa, che è il nostro io. Ancora l'esteriorità. Io indosso abiti molto diversi da quelli appesi, finalmente ho indossato gli abiti dell'Esotica Sconosciuta, sono diventata l'Esotica Sconosciuta anche fuori, mi muovo sicura e decisa, valuto e risolvo le situazioni senza fatica. So cosa fare.
Il Tappeto rappresenta la trama della vita della persona, il proprio tessuto. Qui c'è filo nuovo per crearne uno da zero ma c'è anche l'intenzione di utilizzare insieme ad esso il filo della sciarpa vecchia. La Matassa nuova fa vedere il disegno che avrà il tappeto una volta finito. L'inconscio sa come siamo. Il disegno è uguale a quello della sciarpa vecchia e rotta. Ma il tappeto sarà fatto con filo nuovo e il disegno è bellissimo. L'inconscio riconosce il tessuto della propria vita come valevole, solo lo vuole ricostruire con nuovo materiale. Accetta di utilizzare il filo proveniente dalla sciarpa rotta perché riconosce il valore dell'esperienza passata, ma lo reintegra senza che da fuori sia possibile capire cos'è nuovo e cos'è vecchio.
Unire la sciarpa vecchia e rotta per creare un nuovo tappeto senza buchi, ma che contenga anche il vissuto di prima, riannodato con nodi invisibili, quindi un lavoro ben fatto, dalla vecchia pazza dei gatti, cioè io, quella parte di me folle, solitaria, isolata e aggressiva, ma bisognosa di riconoscimento del suo valore ed evidentemente di qualcosa di costruttivo da fare, di essere messa alla prova ed utilizzata per le sue qualità, per quello che è capace di fare molto bene: RIANNODARE I FILI.
Se i nodi sono invisibili, diventeranno invisibili anche per la parte conscia. Il Tappeto sarà senza difetti, un tutt'uno omogeneo. Niente più interruzioni, buchi, strappi.
Liberare per Toccare di nuovo il corrimano. Il Corrimano è il corpo. Toccare è l'azione sensuale/sensoriale.
Nel sogno voglio liberare i corrimano dai vecchi abiti che ci stanno appoggiati sopra, nascondendoli, per renderli visibili e toccabili di nuovo. C'è l'intenzione a permettere di far scorrere la mano sul corpo/corrimano senza vestiti, quindi senza ingannevoli immagini del sé e senza vecchie abitudini. Un corpo svelato e nuovo. Ciò indica un forte bisogno di contatto fisico.
Il lavoro, psichicamente, è stato fatto. La fine del sogno è lampante: il corpo è stato svelato, è stato reso accessibile e toccabile, ci si può far scorrere la mano senza impedimenti, nudo e libero, i vestiti brutti e logori non celano più la sua presenza, gli abiti vecchi (le abitudini) sono state messe nel sacco (il mio inconscio, la mia parte istintiva ha avuto la meglio su di loro) e per renderlo ancora più chiaro alla coscienza, alla parte razionale, sui sacchi chiusi ho scritto ABITI VECCHI. Come dire, non serve più aprire e guardare dentro il sacco, puoi buttare senza impicciarti di ciò che sto buttando. BUTTALI, FALLO E BASTA.
Nella realtà sono ancora con i sacchi da buttare in bella vista sulla terrazza. Sono gli ultimi kili, gli ultimi pensieri sbagliati, le ultime abitudini vecchie, gli ultimi concetti erronei sulla vita e come voglio viverla. Per qualche misterioso motivo faccio fatica a liberarmene. Nella realtà mi è venuto il gomito del tennista e alcune volte non riesco a sollevare pesi. Ho il gomito del tennista random. C'è una resistenza ancora da vincere per completare il lavoro. Nella realtà.
Ma io so, per esperienza diretta, che il sogno arriva sempre prima. Che porta alla superficie della coscienza quello che è già in atto. Il sogno ci dice che sta già succedendo.
Il sogno mi dice che il desiderio si è compiuto.
Gli Abiti rappresentano cosa si mostra all'esterno, la nostra immagine sociale ma gli "abiti" sono anche le Abitudini.
La Terrazza è la parte esteriore della casa, che è il nostro io. Ancora l'esteriorità. Io indosso abiti molto diversi da quelli appesi, finalmente ho indossato gli abiti dell'Esotica Sconosciuta, sono diventata l'Esotica Sconosciuta anche fuori, mi muovo sicura e decisa, valuto e risolvo le situazioni senza fatica. So cosa fare.
Il Tappeto rappresenta la trama della vita della persona, il proprio tessuto. Qui c'è filo nuovo per crearne uno da zero ma c'è anche l'intenzione di utilizzare insieme ad esso il filo della sciarpa vecchia. La Matassa nuova fa vedere il disegno che avrà il tappeto una volta finito. L'inconscio sa come siamo. Il disegno è uguale a quello della sciarpa vecchia e rotta. Ma il tappeto sarà fatto con filo nuovo e il disegno è bellissimo. L'inconscio riconosce il tessuto della propria vita come valevole, solo lo vuole ricostruire con nuovo materiale. Accetta di utilizzare il filo proveniente dalla sciarpa rotta perché riconosce il valore dell'esperienza passata, ma lo reintegra senza che da fuori sia possibile capire cos'è nuovo e cos'è vecchio.
Unire la sciarpa vecchia e rotta per creare un nuovo tappeto senza buchi, ma che contenga anche il vissuto di prima, riannodato con nodi invisibili, quindi un lavoro ben fatto, dalla vecchia pazza dei gatti, cioè io, quella parte di me folle, solitaria, isolata e aggressiva, ma bisognosa di riconoscimento del suo valore ed evidentemente di qualcosa di costruttivo da fare, di essere messa alla prova ed utilizzata per le sue qualità, per quello che è capace di fare molto bene: RIANNODARE I FILI.
Se i nodi sono invisibili, diventeranno invisibili anche per la parte conscia. Il Tappeto sarà senza difetti, un tutt'uno omogeneo. Niente più interruzioni, buchi, strappi.
Liberare per Toccare di nuovo il corrimano. Il Corrimano è il corpo. Toccare è l'azione sensuale/sensoriale.
Nel sogno voglio liberare i corrimano dai vecchi abiti che ci stanno appoggiati sopra, nascondendoli, per renderli visibili e toccabili di nuovo. C'è l'intenzione a permettere di far scorrere la mano sul corpo/corrimano senza vestiti, quindi senza ingannevoli immagini del sé e senza vecchie abitudini. Un corpo svelato e nuovo. Ciò indica un forte bisogno di contatto fisico.
Il lavoro, psichicamente, è stato fatto. La fine del sogno è lampante: il corpo è stato svelato, è stato reso accessibile e toccabile, ci si può far scorrere la mano senza impedimenti, nudo e libero, i vestiti brutti e logori non celano più la sua presenza, gli abiti vecchi (le abitudini) sono state messe nel sacco (il mio inconscio, la mia parte istintiva ha avuto la meglio su di loro) e per renderlo ancora più chiaro alla coscienza, alla parte razionale, sui sacchi chiusi ho scritto ABITI VECCHI. Come dire, non serve più aprire e guardare dentro il sacco, puoi buttare senza impicciarti di ciò che sto buttando. BUTTALI, FALLO E BASTA.
Nella realtà sono ancora con i sacchi da buttare in bella vista sulla terrazza. Sono gli ultimi kili, gli ultimi pensieri sbagliati, le ultime abitudini vecchie, gli ultimi concetti erronei sulla vita e come voglio viverla. Per qualche misterioso motivo faccio fatica a liberarmene. Nella realtà mi è venuto il gomito del tennista e alcune volte non riesco a sollevare pesi. Ho il gomito del tennista random. C'è una resistenza ancora da vincere per completare il lavoro. Nella realtà.
Ma io so, per esperienza diretta, che il sogno arriva sempre prima. Che porta alla superficie della coscienza quello che è già in atto. Il sogno ci dice che sta già succedendo.
Il sogno mi dice che il desiderio si è compiuto.
lunedì 2 febbraio 2009
La Voce dei Sassi
Lunedì 2 Febbraio 2009 - Cammino per le strade di un paesino di mare, tipo isola greca, mi accodo ad una marcia, è una strada che mi rendo conto ho già fatto prima arrivando sempre fino ad un certo punto e non oltre. Voglio superare la gente in marcia, mi danno fastidio le loro voci anche se devo rendere atto, parlano sommessamente. Ma io voglio il silenzio. La strada è quella dei sassi, una striscia di sabbia in mezzo al mare. Mi porto a capo della coda ma c'è un uomo che non vuole che io stia davanti, non vuole lasciarmi passare. Gli dico che voglio stare da sola per poter sentire la voce dei sassi e allora mi lascia andare. Cammino veloce e incontro personaggi raccoglitori di sassi che ho già incontrato prima. Procedo oltre fino a dove quasi nessuno è arrivato. L'acqua si è alzata ma riesco ancora a camminare, sento sassi, coralli, conchiglie e sabbia sotto i miei piedi, proseguo. Appoggiandomi all'ultimo pilone mi assicuro lo zainetto sulle spalle, per non perderlo, fino ad ora mi ha seguito autonomamente. Sono quasi in mare aperto, ed ecco che cominciano ad arrivare imbarcazioni di legno, è un punto di transito, creano grosse onde, faccio fatica a rimanere sulla striscia di terra sott'acqua, la vedo e vedo i miei piedi che ci camminano sopra. L'acqua mi arriva al petto, le barche mi passano vicino, decido di togliermi dalla traiettoria nuotando per raggiungere un canotto con sopra mia zia Rosanna. Ci salgo, intenzionata a chiedere un passaggio fino a riva. Improvvisamente è diventato un veliero di legno, a bordo c'è unicamente una coppia che io so va al largo per provare scene d'amore tratte dai libri. Oggi sono indecisi tra Robin Hood e Lady Marian e Francesca da Rimini. Chiedo se possono accompagnarmi che poi li lascio soli. Sono seduta sul letto di legno, lenzuola candide e fresche, la brezza del mare che entra dalla porta che incornicia in un alone luminoso il ragazzo a torso nudo, la ragazza si avvicina e si mette sul letto, mi racconta le storie dei due libri chiedendomi consiglio, io le faccio un'analisi comparativa spiegandole i due diversi concetti di amore espressi dai racconti, intanto controllo che ci siano tutti i documenti per vidimare i libri. La ragazza ha i capelli lunghi e rossi, mi bacia sulla bocca e sulle mani, fa un cenno di intesa al ragazzo. Lui è asiatico, forse giapponese, ha i capelli neri tagliati scalati che arrivano alle spalle e un pizzetto tipo d'Artagnan, occhi seri e dolci, il torace glabro nervosamente muscoloso. E' minuto e gentile. Percepisco che vogliono provare qualcosa di nuovo, sento che lasceranno a me la decisione, se farlo solo con lei e lui stare a guardare o, se lo vorrò, far entrare anche lui. A loro andrà bene come deciderò io. Mi sveglio.
Il Sasso è ciò che non ha ancora assunto una forma in amore.
La Sabbia è amore, ci si distende per riscaldarsi, si modella in base alla forma del nostro corpo.
Il Corallo congiunge i tre regni, animale, minerale e vegetale e rappresenta l'amore passionale.
La Conchiglia incarna una personalità emotiva, facilmente vulnerabile e ipersensibile che si nasconde dietro una dura scorza esteriore. E' simbolo di un segreto da custodire. Rappresenta la femminilità, l'inconscio e l'immaginazione del sognatore.
Sentire una Voce in sogno indica un avvertimento. Le voci vengono udite per una reale necessità in un periodo di transizione nella propria esistenza.
Il Canotto compare in sogno per parlare di un aiuto necessario che giunge nel momento più opportuno. Indica un momento di transizione tra due fasi stabili della vita.
Il Veliero rappresenta la donna intelligente e intuitiva
Il Letto simboleggia il centro della vita. E' simbolo di unione tra corpo e anima del sognatore. Un Letto in disordine designa una insoddisfazione sessuale. Una persona di sesso opposto nel proprio letto indica desideri sessuali incompresi e inappagati, vedersi nel letto o vedere una persona del proprio sesso nel letto è indizio di un malessere psichico, c'è qualcosa a cui non riusciamo ad adattarci. Quello che si trova nel letto annuncia qualcosa che non può più continuare nel contesto della vita attuale. L'oggetto rappresenta l'elemento nascosto della vostra esistenza.
Vedersi fare l'amore in sogno con una persona dello stesso sesso indica il superamento di una dualità interiore. La comparsa della forza che permette di accettare l'inaccettabile, il ritrovamento di un'armonia attraverso l'unione degli opposti.
Con il sesso opposto, desiderio di unione.
Il Libro concerne la vita del sognatore poiché lo informa e influenza il suo destino. E' una nuova forma di conoscenza, un nuovo orientamento del pensiero, una riconsiderazione dell'organizzazione della vita. Spesso fornisce una risposta a una domanda che il sognatore si pone nella vita da sveglio.
Finalmente sono riuscita ad andare A CAPO della CODA. Sono pronta ad andare oltre nel cammino introspettivo (Il Mare è l'Inconscio, la Strada è la Vita).
Finalmente ho una borsa/zaino che si muove da sola, e che devo portare addosso solo quando c'è ne bisogno. (Non intendo portare responsabilità sempre sulle mie spalle, solo quando è necessario).
Nel tumulto delle navi troppo grosse che mi soverchiano (come le voci delle persone della marcia) trovo l'aiuto di cui ho bisogno (il canotto).
Il Veliero sono io, dentro di me la mia parte femminile e la mia parte maschile sono pronte ad iniziare una Nuova Cosa.
Questa Nuova Cosa non è la copia di una storia scritta da altri, ho tutti i documenti in regola per vidimare/certificare i libri ma non ne ho bisogno. Essi sono solo uno spunto. La vera storia, come andrà, la deciderò solo io.
La ragazza con i capelli rossi indica una natura sensuale e passionale. Mi bacia. Con lei ho già confidenza. E' l'Esotica Sconosciuta. La ragazza sono io.
Dopo il neonato, il bambino, il ragazzo handicappato, il ragazzo suicida, finalmente un ragazzo sviluppato (ha la barba) anche se ancora giovane (ha il petto non villoso, è minuto).
Questo ragazzo sono io. La mia parte maschile, attiva, tutta nuova e pronta. E' Asiatico quindi votato e abituato alla Spiritualità ed è Giapponese quindi anche pragmatico e volitivo.
Egli è un Osservatore Esterno ma è anche pronto a penetrare in me.
Tutti e due sono desiderosi di unirsi a me, ma aspettano che sia io a decidere come e quando.
Devo solo ricordare cosa stava dicendo la Voce dei Sassi.
Il Sasso è ciò che non ha ancora assunto una forma in amore.
La Sabbia è amore, ci si distende per riscaldarsi, si modella in base alla forma del nostro corpo.
Il Corallo congiunge i tre regni, animale, minerale e vegetale e rappresenta l'amore passionale.
La Conchiglia incarna una personalità emotiva, facilmente vulnerabile e ipersensibile che si nasconde dietro una dura scorza esteriore. E' simbolo di un segreto da custodire. Rappresenta la femminilità, l'inconscio e l'immaginazione del sognatore.
Sentire una Voce in sogno indica un avvertimento. Le voci vengono udite per una reale necessità in un periodo di transizione nella propria esistenza.
Il Canotto compare in sogno per parlare di un aiuto necessario che giunge nel momento più opportuno. Indica un momento di transizione tra due fasi stabili della vita.
Il Veliero rappresenta la donna intelligente e intuitiva
Il Letto simboleggia il centro della vita. E' simbolo di unione tra corpo e anima del sognatore. Un Letto in disordine designa una insoddisfazione sessuale. Una persona di sesso opposto nel proprio letto indica desideri sessuali incompresi e inappagati, vedersi nel letto o vedere una persona del proprio sesso nel letto è indizio di un malessere psichico, c'è qualcosa a cui non riusciamo ad adattarci. Quello che si trova nel letto annuncia qualcosa che non può più continuare nel contesto della vita attuale. L'oggetto rappresenta l'elemento nascosto della vostra esistenza.
Vedersi fare l'amore in sogno con una persona dello stesso sesso indica il superamento di una dualità interiore. La comparsa della forza che permette di accettare l'inaccettabile, il ritrovamento di un'armonia attraverso l'unione degli opposti.
Con il sesso opposto, desiderio di unione.
Il Libro concerne la vita del sognatore poiché lo informa e influenza il suo destino. E' una nuova forma di conoscenza, un nuovo orientamento del pensiero, una riconsiderazione dell'organizzazione della vita. Spesso fornisce una risposta a una domanda che il sognatore si pone nella vita da sveglio.
Finalmente sono riuscita ad andare A CAPO della CODA. Sono pronta ad andare oltre nel cammino introspettivo (Il Mare è l'Inconscio, la Strada è la Vita).
Finalmente ho una borsa/zaino che si muove da sola, e che devo portare addosso solo quando c'è ne bisogno. (Non intendo portare responsabilità sempre sulle mie spalle, solo quando è necessario).
Nel tumulto delle navi troppo grosse che mi soverchiano (come le voci delle persone della marcia) trovo l'aiuto di cui ho bisogno (il canotto).
Il Veliero sono io, dentro di me la mia parte femminile e la mia parte maschile sono pronte ad iniziare una Nuova Cosa.
Questa Nuova Cosa non è la copia di una storia scritta da altri, ho tutti i documenti in regola per vidimare/certificare i libri ma non ne ho bisogno. Essi sono solo uno spunto. La vera storia, come andrà, la deciderò solo io.
La ragazza con i capelli rossi indica una natura sensuale e passionale. Mi bacia. Con lei ho già confidenza. E' l'Esotica Sconosciuta. La ragazza sono io.
Dopo il neonato, il bambino, il ragazzo handicappato, il ragazzo suicida, finalmente un ragazzo sviluppato (ha la barba) anche se ancora giovane (ha il petto non villoso, è minuto).
Questo ragazzo sono io. La mia parte maschile, attiva, tutta nuova e pronta. E' Asiatico quindi votato e abituato alla Spiritualità ed è Giapponese quindi anche pragmatico e volitivo.
Egli è un Osservatore Esterno ma è anche pronto a penetrare in me.
Tutti e due sono desiderosi di unirsi a me, ma aspettano che sia io a decidere come e quando.Devo solo ricordare cosa stava dicendo la Voce dei Sassi.
lunedì 1 dicembre 2008
Nello studio del Dottore
Sabato 29 Novembre 2008 - (I Sogno) Sono a cena a casa di amici, e sono in pigiama/camicia da notte, i capelli spettinati. Taglio della pancetta-bresaola con un coltello che ho portato io, ma che ho cercato in un loro cassetto. Il cassetto quasi mi rimane in mano perché è uscito tutto dalle guide. Il bambino figlio dei miei amici chiede a qualcuno se ho fatto la doccia e gli viene risposto di no. Sono risentita e poi mi chiedo perché sono l'unica ad essere in pigiama. Perché non ho avuto tempo di prepararmi, ecco perché... Mi sveglio.
(II Sogno) Sono nella sala d'aspetto di uno studio medico. Leggo il giornale (quotidiano), arriva gente, è per il consulente familiare. C'è una donna di circa 50 anni, fintabionda con la ricrescita, truccata volgare, seduta accanto a me. Comincia a parlare a voce alta, dice che la consulente familiare viene lì per dormire insinuando che quindi non lavora, e infatti la vedo di fronte a me, sdraiata su un letto matrimoniale. Si sveglia e va ad accogliere le famiglie bisognose di aiuto. Io penso che viene qui a riposare perché a casa sua non riesce, oberata dalle responsabilità sia lavorative che personali. Non riesco più a trovare il posto a sedere per me e la mia borsa che è enorme. Mi hanno preso il giornale sul quale stavo leggendo un articolo interessante, scientifico. Ne prendo altri e tra questi c'è una busta di cellophane con dentro, in regalo, una borsa. La borsa è carina, marrone, a sacco, la fodera interna è metallizzata color bronzo, il fuori è morbido camoscio color bruciato. La 50enne fintabionda di prima mi dice che se l'ho trovata io la posso tenere, anche se è evidente che la vorrebbe lei. Nella borsa c'è la tracolla da attaccare, i ganci sono arrugginiti, non capisco se li hanno fatti apposta così. Da un lato c'è un gancio solo, dall'altro un gancio più quello di sicurezza. Cerco di agganciare la tracolla ma ho difficoltà. La tracolla è una striscia di pelle marrone più un torchon enorme di perline africane bellissime sui toni del beige, verde e turchese. La borsa è un po' più piccola di quelle che uso di solito. Nel sogno penso che comunque volevo ridurre il peso e la grandezza. Mi siedo di nuovo, è lo studio del mio dottore, una donna dai capelli castani, lunghi fino alle spalle e lisci mi saluta come se mi conoscesse. Mi parla del Maestro, che non ha il suo numero di cellulare al quale risponde sempre, ma ha solo l'altro numero. Ma che i numeri sono gli stessi. Le chiedo se il Maestro conosce il dottore, mi risponde che si conoscono ma che non è suo paziente, penso allora che collaborano. Mi sveglio.
Il Giornale segnala novità a cui bisogna prestare attenzione, è anche un segno di insicurezza interiore dovuta alla incapacità di decidere tra le molte possibilità esistenti.
Il Medico compare nei sogni come guaritore del corpo e dell'anima. Incarna il buon padre, il maestro o il consigliere che dà suggerimenti concreti per la vita futura. Evidenzia anche la speranza di venire aiutati in una situazione complicata.
Una Borsa pesante può alludere a più progetti di quanti ne possiamo gestire.
Una Borsa vuota indica il desiderio di trovare nuove idee ed obiettivi nuovi.
Nel sogno compaiono due donne diverse tra loro. La Fintabionda che mi infastidisce e che vuole la mia borsa e l'Esotica Sconosciuta dai capelli lunghi, lisci e castani, lei è sempre gentile con me e in qualche modo sa sempre dirmi quello che mi serve sapere.
Chi è l'Esotica Sconosciuta?
Chi è la Fintabionda?
E se la Fintabionda non è riuscita a mettere le mani sulla borsa vuol dire allora che mi ha preso la vita?
mi riaddormento
(II Sogno) Sono nella sala d'aspetto di uno studio medico. Leggo il giornale (quotidiano), arriva gente, è per il consulente familiare. C'è una donna di circa 50 anni, fintabionda con la ricrescita, truccata volgare, seduta accanto a me. Comincia a parlare a voce alta, dice che la consulente familiare viene lì per dormire insinuando che quindi non lavora, e infatti la vedo di fronte a me, sdraiata su un letto matrimoniale. Si sveglia e va ad accogliere le famiglie bisognose di aiuto. Io penso che viene qui a riposare perché a casa sua non riesce, oberata dalle responsabilità sia lavorative che personali. Non riesco più a trovare il posto a sedere per me e la mia borsa che è enorme. Mi hanno preso il giornale sul quale stavo leggendo un articolo interessante, scientifico. Ne prendo altri e tra questi c'è una busta di cellophane con dentro, in regalo, una borsa. La borsa è carina, marrone, a sacco, la fodera interna è metallizzata color bronzo, il fuori è morbido camoscio color bruciato. La 50enne fintabionda di prima mi dice che se l'ho trovata io la posso tenere, anche se è evidente che la vorrebbe lei. Nella borsa c'è la tracolla da attaccare, i ganci sono arrugginiti, non capisco se li hanno fatti apposta così. Da un lato c'è un gancio solo, dall'altro un gancio più quello di sicurezza. Cerco di agganciare la tracolla ma ho difficoltà. La tracolla è una striscia di pelle marrone più un torchon enorme di perline africane bellissime sui toni del beige, verde e turchese. La borsa è un po' più piccola di quelle che uso di solito. Nel sogno penso che comunque volevo ridurre il peso e la grandezza. Mi siedo di nuovo, è lo studio del mio dottore, una donna dai capelli castani, lunghi fino alle spalle e lisci mi saluta come se mi conoscesse. Mi parla del Maestro, che non ha il suo numero di cellulare al quale risponde sempre, ma ha solo l'altro numero. Ma che i numeri sono gli stessi. Le chiedo se il Maestro conosce il dottore, mi risponde che si conoscono ma che non è suo paziente, penso allora che collaborano. Mi sveglio.
Il Giornale segnala novità a cui bisogna prestare attenzione, è anche un segno di insicurezza interiore dovuta alla incapacità di decidere tra le molte possibilità esistenti.
Il Medico compare nei sogni come guaritore del corpo e dell'anima. Incarna il buon padre, il maestro o il consigliere che dà suggerimenti concreti per la vita futura. Evidenzia anche la speranza di venire aiutati in una situazione complicata.
Una Borsa pesante può alludere a più progetti di quanti ne possiamo gestire.
Una Borsa vuota indica il desiderio di trovare nuove idee ed obiettivi nuovi.
Nel sogno compaiono due donne diverse tra loro. La Fintabionda che mi infastidisce e che vuole la mia borsa e l'Esotica Sconosciuta dai capelli lunghi, lisci e castani, lei è sempre gentile con me e in qualche modo sa sempre dirmi quello che mi serve sapere.
Chi è l'Esotica Sconosciuta?
Chi è la Fintabionda?
E se la Fintabionda non è riuscita a mettere le mani sulla borsa vuol dire allora che mi ha preso la vita?
lunedì 9 giugno 2008
La Gatta, la Madre, la Donna
Il Disordine esprime la necessità di vederci chiaro in una relazione.
La Polvere costringe a sforzarsi per superare rimorsi e rimpianti e tutto ciò che ha causato sofferenza, per poter ritornare a vivere serenamente. Esprime il bisogno di autoperdonarsi e di perdonare gli altri. Spolverare ridefinisce la percezione che abbiamo delle persone più vicine a noi.
L'Armadio nei sogni femminili rappresenta la ricerca della propria personalità. La ridefinizione di se stesse anche in base a una relazione amorosa. Il desiderio di essere protetti. E' simbolo sia materno che sessuale.
La Gatta è simbolo di femminilità misteriosa. Di sensualità.
L'Animale che parla la nostra lingua, dice la Verità.
La Madre Onirica ci assiste nella crescita spirituale, nella via verso la maturità psichica.
Le Olive sono un simbolo erotico.
Il Nero rappresenta l'uomo ma anche gli aspetti inconsci della personalità. Gli aspetti oscuri di se stessi che si teme di approfondire, ma che andrebbero accettati.
Il Frigorifero Onirico è un armadio che conserva, tenendo freddi, i prodotti della nostra vita: le emozioni, i sentimenti, le aspettative, i desideri.
Il Vaso è il recipiente della vita interiore, della forza di ciascun individuo. Nel Vaso si attua il cambiamento.
Il Vetro preannuncia che si riuscirà a capire le proprie intenzioni, ma indica che non si è ancora pronti per metterle in atto.
La Donna sconosciuta in un sogno femminile è la sognatrice stessa.
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