lunedì 4 ottobre 2010
Gli Oggetti senza Borsa, i Vetri Colorati, i Due Maestri
Avevo chiesto di sognare, e sono stata esaudita, avevo chiesto il Maestro Onirico ed è arrivato in sogno anche quello Fisico. Forse é troppo...
Sabato 2 Ottobre 2010 - Ho sognato due sogni mischiati. Mi addormento e sogno il Maestro Fisico che sta camminando davanti a me, sul bordo erboso di un fiume. Cammina dandomi le spalle, si volta leggermente e con il dito mi indica qualcosa sott'acqua, sul fondo del fiume. Sono nell'acqua ora, mi arriva alla vita, con le mani intorno agli occhi immergo il viso e vedo ciottoli di vetro colorato, colpiti dai raggi di sole mandano bagliori di colori diversi, verde rosso viola blu... mi sveglio per riprendere aria. Mi riaddormento, ora sono nel centro di una stanza bianca, ho intravisto il Maestro Onirico che passava dirigendosi verso il luogo dove tiene lezione, sono in ritardo, apro un armadietto e gli oggetti che normalmente tengo nella borsa sono tutti sparsi, la borsa non c'è. Cerco di tenerli tutti nelle mani, ma qualcosa cade sempre, sono troppi, piccoli e poco prensili. La lezione è iniziata e io sto li a domandarmi dove può essere finita la mia borsa. Non ci voleva. Mi sveglio. Mi riaddormento, sul fondo del fiume mischiati ai ciottoli di vetro colorato ci sono tutti i miei oggetti senza borsa. Sono li che gatteggiano al sole sotto un metro di acqua. Mi sveglio.
sabato 2 ottobre 2010
Dormire e forse sognare...
Provo ad andare a letto presto stasera, sono mesi che non riesco a dormire bene, me ne sto sveglia con gli occhi ostinatamente spalancati nel buio per ore...e allora mi alzo e scrivo. Molto delle sconclusionatezze che ho scritto ultimamente è dovuto a questo. Dopo qualche notte così, ne arriva una in cui cado come in catalessi, dormo senza sogni (senza avere il ricordo di aver sognato) e mi sveglio più stanca di prima.
Ciò non va bene, io devo sognare, mi manca la materia prima per il blog!
Cosa voglio sognare stanotte? Vorrei sognare la Sirena, o l'Esotica Sconosciuta, che mi dicano a che punto sono arrivata e se sto facendo la cosa giusta. Vorrei sognare il Maestro Onirico, è tanto che non lo sogno, anche lui potrebbe indicarmi cosa fare.
Oppure un bel sogno tutto nuovo di zecca. Come mi sento a tratti io in questi giorni.
Un bel sogno di carne e velluto...di occhi e mani...e capelli che sfiorano leggeri un corpo nuovo.
Un sogno di baci di labbra e ciglia...e di farfalle. Un sogno di quelli che si trascinano lenti fino a svegliarti e sei li, in bilico, le mani che arpeggiano l'aria per ricatturare il sogno che è ancora dentro di te, caldo, umido e vibrante.
Ciò non va bene, io devo sognare, mi manca la materia prima per il blog!
Cosa voglio sognare stanotte? Vorrei sognare la Sirena, o l'Esotica Sconosciuta, che mi dicano a che punto sono arrivata e se sto facendo la cosa giusta. Vorrei sognare il Maestro Onirico, è tanto che non lo sogno, anche lui potrebbe indicarmi cosa fare.
Oppure un bel sogno tutto nuovo di zecca. Come mi sento a tratti io in questi giorni.
Un bel sogno di carne e velluto...di occhi e mani...e capelli che sfiorano leggeri un corpo nuovo.
Un sogno di baci di labbra e ciglia...e di farfalle. Un sogno di quelli che si trascinano lenti fino a svegliarti e sei li, in bilico, le mani che arpeggiano l'aria per ricatturare il sogno che è ancora dentro di te, caldo, umido e vibrante.
venerdì 1 ottobre 2010
Il Terzo Compito di Psiche
Ho letto questo libro ("Le dee dentro la donna" di Jean S. Bolen) molti anni fa e improvvisamente l'altro giorno, qualcosa mi ha fatto ricordare che c'era questa storia dei Quattro compiti di Psiche (che riporto con parole mie)...
Nella Mitologia Greca Afrodite, madre di Eros, quando scopre che Psiche è innamorata di Eros e da lui ricambiata, decide con uno stratagemma di separare gli amanti. Psiche allora cerca di riconquistare l'amore ed Eros, andando direttamente e umilmente da Afrodite.
La dea le ordina di eseguire quattro compiti, certa che non riuscirà a portarli a termine tanto sono difficili.
Il primo compito DIVIDERE I SEMI equivale a fare ordine nella propria vita separando ciò che ha valore da ciò che distoglie energie e non vale niente, fidandosi del proprio intuito (i semi differenti vanno ordinati in gruppi e separati dalle impurità, Psiche riesce perché vengono in suo aiuto le formiche, che rappresentano l'intuito che porta a livello conscio le sensazioni inconsce che abbiamo)
Il secondo compito PRENDERE UN FIOCCO DI LANA DEL VELLO D'ORO equivale ad acquisire il potere senza rimanerne schiacciate o cambiare la propria natura (Psiche riesce a prendere il vello d'oro, seguendo il consiglio di una canna del fiume, aspettando la notte quando il gregge di arieti dorme e raccogliendo il vello d'oro dai rovi in cui è rimasto impigliato) Portare a termine questo compito significa riuscire ad affermarsi in modalità assertiva e femminile, senza esprimere bisogni e rabbia in interminabili confronti aggressivi che non verrebbero comunque ascoltati e che ti etichetterebbero come una rompiballe, ma usando la flessibilità della canna, che si piega ma poi ritorna dritta com'era senza spezzarsi. Significa saper agire subdolamente, mantenendo il silenzio, per raggiungere l'obiettivo. Saper aggirare lo scontro, usando armi femminili, ma riuscire lo stesso a fare quello che si vuole. Vuol dire avere il potere e sapere come usarlo.
Il terzo compito RIEMPIRE L'AMPOLLA DI CRISTALLO CON L'ACQUA comprende il saper immergersi nel flusso d'acqua che è la vita ma saperla anche guardare da una prospettiva più distaccata per poter agire in maniera utile ad ottenere ciò che si desidera, riuscendo a nuotare nelle emozioni ma senza lasciarsi travolgere quando si ha bisogno di affrontare un cambiamento. (Qui Psiche viene aiutata dall'aquila che la solleva in volo per raggiungere la fonte. L'aquila vede il paesaggio da una prospettiva distante e poi piomba giù per afferrare ciò che le è necessario, rapidamente e andando dritta sull'obiettivo).
Il quarto compito IMPARARE A DIRE DI NO prevede il dover scendere negli Inferi con un piccolo scrigno per farselo riempire da Persefone con il balsamo dell'eterna giovinezza. Afrodite lo rende ancora più difficile perché dice a Psiche che dovrà chiudere il cuore alla compassione per tre volte. Per tre volte dovrà ignorare i lamenti dei bisognosi e procedere per la sua via. Questo compito equivale alla morte. La morte necessaria per poter rinascere mutata. Se non lo farà, rimarrà per sempre nel mondo degli Inferi, sottoterra. Questo viene considerato il compito più difficile, stabilire una meta e saper mantenere il comportamento adatto a raggiungerla, senza farsi fermare. Dire di no significa esercitare il diritto alla scelta, senza subire imposizioni o soccombere alla predisposizione naturale alla disponibilità verso gli altri sacrificando la possibilità di determinare la propria vita. Mette in guardia dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, per consentire di raggiungere la propria completezza.
Ecco io sono arrivata a dover affrontare il Terzo Compito. Fino ad ora non mi era neanche tanto chiaro, ora ne ho una comprensione che potrei definire "di pancia", SO cosa devo fare anche se NON LO SO. E' strano... è come quando in piscina, il cervello del corpo prende in mano la situazione, annulla il segnale della mente e Fa.
Sto avanzando freestyle in un mondo per me nuovo e senza conoscere le regole. Allora mi alzo in volo, guardo la situazione da un punto di vista diverso, uso la mia capacità di analisi, penso agli aggiustamenti da fare e mi rituffo. Ho deciso che le regole che seguono gli altri non è poi così vitale saperle. L'unica regola che mi sono data è Non Nuocere. Ed è da intendersi bilateralmente, non nuocere agli altri, ma non nuocere nemmeno a me stessa.
Non so come nuotano gli altri nel fiume delle emozioni, lo scoprirò progressivamente. So che io devo imparare a nuotare e voglio immergermi sott'acqua, andare giù fino in fondo, raccogliere sassi, conchiglie, tesori. Ma lo voglio fare da sommozzatore professionista, senza trovarmi in carenza d'ossigeno, valutando le mie forze.
Se l'immersione è nell'acqua delle sensazioni, emozioni, passioni, so che ogni tanto devo rialzarmi in volo, come l'aquila, per avere una visione più distaccata. Per non rischiare di incaponirmi su un sasso e lasciare la conchiglia. Perché in fondo io sono così. Passionale razionale. Sono le mie due nature e devo tenere conto di entrambe.
Nella Mitologia Greca Afrodite, madre di Eros, quando scopre che Psiche è innamorata di Eros e da lui ricambiata, decide con uno stratagemma di separare gli amanti. Psiche allora cerca di riconquistare l'amore ed Eros, andando direttamente e umilmente da Afrodite.
La dea le ordina di eseguire quattro compiti, certa che non riuscirà a portarli a termine tanto sono difficili.
Il primo compito DIVIDERE I SEMI equivale a fare ordine nella propria vita separando ciò che ha valore da ciò che distoglie energie e non vale niente, fidandosi del proprio intuito (i semi differenti vanno ordinati in gruppi e separati dalle impurità, Psiche riesce perché vengono in suo aiuto le formiche, che rappresentano l'intuito che porta a livello conscio le sensazioni inconsce che abbiamo)
Il secondo compito PRENDERE UN FIOCCO DI LANA DEL VELLO D'ORO equivale ad acquisire il potere senza rimanerne schiacciate o cambiare la propria natura (Psiche riesce a prendere il vello d'oro, seguendo il consiglio di una canna del fiume, aspettando la notte quando il gregge di arieti dorme e raccogliendo il vello d'oro dai rovi in cui è rimasto impigliato) Portare a termine questo compito significa riuscire ad affermarsi in modalità assertiva e femminile, senza esprimere bisogni e rabbia in interminabili confronti aggressivi che non verrebbero comunque ascoltati e che ti etichetterebbero come una rompiballe, ma usando la flessibilità della canna, che si piega ma poi ritorna dritta com'era senza spezzarsi. Significa saper agire subdolamente, mantenendo il silenzio, per raggiungere l'obiettivo. Saper aggirare lo scontro, usando armi femminili, ma riuscire lo stesso a fare quello che si vuole. Vuol dire avere il potere e sapere come usarlo.
Il terzo compito RIEMPIRE L'AMPOLLA DI CRISTALLO CON L'ACQUA comprende il saper immergersi nel flusso d'acqua che è la vita ma saperla anche guardare da una prospettiva più distaccata per poter agire in maniera utile ad ottenere ciò che si desidera, riuscendo a nuotare nelle emozioni ma senza lasciarsi travolgere quando si ha bisogno di affrontare un cambiamento. (Qui Psiche viene aiutata dall'aquila che la solleva in volo per raggiungere la fonte. L'aquila vede il paesaggio da una prospettiva distante e poi piomba giù per afferrare ciò che le è necessario, rapidamente e andando dritta sull'obiettivo).
Il quarto compito IMPARARE A DIRE DI NO prevede il dover scendere negli Inferi con un piccolo scrigno per farselo riempire da Persefone con il balsamo dell'eterna giovinezza. Afrodite lo rende ancora più difficile perché dice a Psiche che dovrà chiudere il cuore alla compassione per tre volte. Per tre volte dovrà ignorare i lamenti dei bisognosi e procedere per la sua via. Questo compito equivale alla morte. La morte necessaria per poter rinascere mutata. Se non lo farà, rimarrà per sempre nel mondo degli Inferi, sottoterra. Questo viene considerato il compito più difficile, stabilire una meta e saper mantenere il comportamento adatto a raggiungerla, senza farsi fermare. Dire di no significa esercitare il diritto alla scelta, senza subire imposizioni o soccombere alla predisposizione naturale alla disponibilità verso gli altri sacrificando la possibilità di determinare la propria vita. Mette in guardia dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, per consentire di raggiungere la propria completezza.
Ecco io sono arrivata a dover affrontare il Terzo Compito. Fino ad ora non mi era neanche tanto chiaro, ora ne ho una comprensione che potrei definire "di pancia", SO cosa devo fare anche se NON LO SO. E' strano... è come quando in piscina, il cervello del corpo prende in mano la situazione, annulla il segnale della mente e Fa.
Sto avanzando freestyle in un mondo per me nuovo e senza conoscere le regole. Allora mi alzo in volo, guardo la situazione da un punto di vista diverso, uso la mia capacità di analisi, penso agli aggiustamenti da fare e mi rituffo. Ho deciso che le regole che seguono gli altri non è poi così vitale saperle. L'unica regola che mi sono data è Non Nuocere. Ed è da intendersi bilateralmente, non nuocere agli altri, ma non nuocere nemmeno a me stessa.
Non so come nuotano gli altri nel fiume delle emozioni, lo scoprirò progressivamente. So che io devo imparare a nuotare e voglio immergermi sott'acqua, andare giù fino in fondo, raccogliere sassi, conchiglie, tesori. Ma lo voglio fare da sommozzatore professionista, senza trovarmi in carenza d'ossigeno, valutando le mie forze.
Se l'immersione è nell'acqua delle sensazioni, emozioni, passioni, so che ogni tanto devo rialzarmi in volo, come l'aquila, per avere una visione più distaccata. Per non rischiare di incaponirmi su un sasso e lasciare la conchiglia. Perché in fondo io sono così. Passionale razionale. Sono le mie due nature e devo tenere conto di entrambe.
giovedì 16 settembre 2010
Intensa
Lunedì 13 Settembre 2010 - Seguendo le mie costruzioni mentali ho agito nella realtà e sono stata fraintesa. Per forza l'accordo era tutto nella mia testa... Devo imparare che quello che immagino, non è quello che succede nella realtà. Almeno non subito. Devo impararlo per non rimanere delusa o sconcertata. Devo combattere questa tendenza da introversa iperimmaginativa. Mi sono data un giorno di tristezza ma con l'obbligo di rimanere ancorata a quello che è successo davvero. Punto.
Ma io sono intensa. Non ce la faccio. Devo canalizzare tutta questa energia mentale e cinetica.
Mercoledì 15 Settembre 2010 - Mi sveglio dal sonno denso delle erbe con la voglia di risentire Jeff Buckley, recupero "Grace", lo ascolterò in macchina. Guido coperta, c'è brutto tempo. Il volume altissimo, la musica che arriva ad ondate tangibili, scuote il mio corpo. La foto sulla copertina mostra il viso di un ragazzo, belle sopracciglia, la forma, begli occhi... si sovrappone ad un'altro viso ad un altro corpo... braccia forti e muscolose...
La voce di Jeff Buckley è uno strumento. Accordo la mia voce alla sua e canto. Sento che mi nasce dalla pancia, è una voce potente, disperata, intensa. Come mi sento io. Il tragitto dura mezz'ora, giusto il tempo di tre canzoni, sempre quelle, le risento in loop. Gli occhi che recepiscono la strada, le macchine, in automatico. Le mani sicure che guidano, le dita che arpeggiano tasti immaginari. La mia macchina, quando è chiusa, è un vortice musicale. Ti risucchia nel qui ed ora e annulla tutte le tensioni. Con la coda dell'occhio capto visi che mi sembrano conosciuti, alla guida di macchine nuove. Arrivo. La musica finisce sullo spegnersi del motore, scendo sbarcando da un altro pianeta, portando con me la vibrazione sonora e la sensazione di aver smosso un'altro strato melmoso di me.
P.S. le tre canzoni in loop: Grace, So Real, Dream Brother, dall'album Grace di Jeff Buckley
Ma io sono intensa. Non ce la faccio. Devo canalizzare tutta questa energia mentale e cinetica.
Mercoledì 15 Settembre 2010 - Mi sveglio dal sonno denso delle erbe con la voglia di risentire Jeff Buckley, recupero "Grace", lo ascolterò in macchina. Guido coperta, c'è brutto tempo. Il volume altissimo, la musica che arriva ad ondate tangibili, scuote il mio corpo. La foto sulla copertina mostra il viso di un ragazzo, belle sopracciglia, la forma, begli occhi... si sovrappone ad un'altro viso ad un altro corpo... braccia forti e muscolose...
La voce di Jeff Buckley è uno strumento. Accordo la mia voce alla sua e canto. Sento che mi nasce dalla pancia, è una voce potente, disperata, intensa. Come mi sento io. Il tragitto dura mezz'ora, giusto il tempo di tre canzoni, sempre quelle, le risento in loop. Gli occhi che recepiscono la strada, le macchine, in automatico. Le mani sicure che guidano, le dita che arpeggiano tasti immaginari. La mia macchina, quando è chiusa, è un vortice musicale. Ti risucchia nel qui ed ora e annulla tutte le tensioni. Con la coda dell'occhio capto visi che mi sembrano conosciuti, alla guida di macchine nuove. Arrivo. La musica finisce sullo spegnersi del motore, scendo sbarcando da un altro pianeta, portando con me la vibrazione sonora e la sensazione di aver smosso un'altro strato melmoso di me.
P.S. le tre canzoni in loop: Grace, So Real, Dream Brother, dall'album Grace di Jeff Buckley
venerdì 10 settembre 2010
Istinto e Fai
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| photo maxartis.it |
Quando l'Allievo è pronto il Maestro arriva, così dice un'isegnamento zen. Evidentemente qualcosa mi dice che sono pronta, anche se a me non sembra, ed ecco che il Maestro Fisico ha iniziato le sue lezioni.
La specialità del Maestro Fisico è la fisicità, ovviamente. Egli lavora sull'istinto quale mezzo per sbloccare la fisicità compressa. Proprio quello che mi ci vuole a questo punto del percorso verso la creazione di una nuova me.
Il Maestro Fisico Non fa domande e Non da risposte.
Agisce e vuole che il suo allievo faccia altrettanto. Di più, vuole che l'allievo sia la causa scatenante del suo agire. Con una passività forzata agisce solo e quando l'allievo prende coscienza che non succederà nulla finché non impara a chiedere. Chiedere che cosa? Cosa vuole che gli venga richiesto se non fa domande e non da risposte? Chiede l'azione. L'azione che nasce dall'istinto lasciato libero di esprimersi.
Per me che sono, esisto principalmente nel regno della mente è una lezione durissima. Vincere la resistenza ad essere passiva, remissiva, nascosta, perchè è più facile così. Propensa ad assumere la forma di chi mi sta di fronte, con un disperato bisogno di accettazione plenaria tanto da perdere, all'esterno, ogni connotazione personale.
La lezione è un gioco. Un gioco nuovo, scaturito dal Maestro Fisico per me. Come una sorta di comando postipnotico, il Maestro Fisico dice Istinto e l'Allievo deve fare cosa gli suggerisce il suo. Cosa suggerisce l'Istinto di una persona abituata a seguire solo la Razionalità? Ma soprattutto ne riesce a sentire la Voce?
A volte siamo sordi alla voce dell'Istinto, o la sentiamo ma neghiamo che possa avere ragione.
Già soltanto il fatto che si sia abituati a vivisezionare cosa dice l'istinto la dice lunga sui blocchi enormi che ci portiamo dentro. L'istinto deve essere azione pura. Non conosce costruzioni verbali, è un groviglio di sensazioni che si sente direttamente là dove l'azione scaturita dall'istinto è finalizzata e diretta. Può originare in più punti, nel cuore, nella pancia, nella testa. Ma anche quando ha origine e comincia a vorticare nella testa non è mai ragionamento.
Istinto!
Fai.
Fai è il primo livello della coscienza, della consapevolezza di sé. Il Maestro Fisico se ne sta inerte e ricettivo aspettando la richiesta Fai.Fai vuole dire tutto e niente. Lascia ancora in mano agli altri il potere di decidere cosa ci piace, cosa desideriamo. E se al comando Fai segue solo una parte di quello che vorremmo in quel momento? Un assaggio e poi basta?
Il Nucleo della lezione è tutto lì. Per Ottenere ciò che si desidera bisogna chiedere. Bisogna chiedere proprio quello che si vuole ottenere. Senza tergiversare, senza stare sul vago. Questa è per me la lezione più difficile.
L'unico modo per accedere al secondo livello di Fai è abbandonare il bisogno di essere, illusoriamente, benvoluto da tutti e mostrarsi. Assumendosi il rischio di non piacere, di essere rifiutato. Sull'altro piatto della bilancia però c'è il preziosissimo dono di essere accettato e apprezzato per quello che si è, anche solo da pochi ma finalmente essendo aderenti a se stessi, alla propria natura. Se non si riesce ad abbandonare l'idea falsa che dobbiamo piacere a tutti, si ritorna al livello ancora precedente di Fai, con il rischio di vivere una vita a metà, con la quasi matematica certezza di aver vissuto la nostra vita come è piaciuto a tutti tranne che a noi.
Istinto e Fai. E' il primo livello. Non puoi accedere agli altri livelli finché non hai capito come si è Istinto e cosa vuoi determinare con Fai.
venerdì 3 settembre 2010
Ciclotimia a Razzo di una Razza
Ieri, sono su su su, sono nel punto più alto, inconsapevole, sono pronta, posso salire ancora, ancora di più...
Sono un uccello del paradiso, sono una visione. Riempio gli altrui occhi solo di me.
Oggi, sono in discesa folle, vertiginosamente in picchiata, destinazione terra in due ore nette.
Un tentativo, sbatto le braccia come fossero ali... ma io sono un razzo... i razzi non hanno ali da sbattere...
BAM
Sudore e lacrime.
Come spesso mi capita di pensare, appena abbandono le difese e mostro la mia natura, mi sfuggono.
Mi si negano. Mi colpiscono. Dalla terra è arrivato il colpo fatale.
Mi hanno abbattuto mentre ero già in curva discendente. Non è valido.
Lacrime e brividi.
Entro
Erano quasi due mesi. I muscoli, duri, si sciolgono. La testa, troppo piena di pensieri sbagliati, si svuota. Ecco...sono purificata. Senza ricordi.
Come una manta veleggio nell'acqua e vado accumulando energia elettrica.
Inconsapevole mi carico.
E' sera, guardo il mio elemento riflettersi in occhi pieni solo di me. La mia pelle è sensibile al calore, il tocco mi tranquillizza.
Hhh
Arrivano improvvise.
Sono morbide, inaspettate, decise e fugaci.
Sono morbide, inaspettate, decise e fugaci.
Sono su, su, su... a razzo, sono un'uccello del paradiso, sono una visione...arti, pensieri, fiori, piume, stoffe
...e morbida pelle e carne.
Sono labbra appena baciate, sono tutta lì.
sabato 28 agosto 2010
Uscire dal Labirinto Bianco
Mercoledì 18 Agosto 2010 - Ho sognato stanotte che rincorsa dai ladri riuscivo ad uscire su un balcone dell'ufficio labirinto che ho sognato quasi un mese fa (Dentro il Labirinto Bianco). Sono li, sono riuscita a richiudere dietro di me la finestra e quindi sono al sicuro da loro. Ma il balcone è un secondo piano e l'unica cosa che posso fare è SALTARE GIU'. Mi sono svegliata valutando come farlo, a cosa appoggiarmi in mezzo durante il salto.
giovedì 26 agosto 2010
Lo chalet, Homer, la Matassa e la vecchia pazza dei gatti
Martedì 8 Giugno 2010 - Ho sognato che abito in uno chalet alpino, è tutto di legno scuro, fiori rossi sui balconi, montagne e colline erbose di un verde morbido tutt'intorno. Ho fatto i mestieri di fino dentro lo chalet, è tutto in ordine, ma sui corrimano delle scale e appesi un po' in giro sulla terrazza ci sono abiti vecchi e logori. Abiti che non mi vanno più bene perché troppo larghi e che non corrispondono a come sono io. Li guardo, sono quasi tutti neri o di colori scuri, informi e larghissimi, brutti. Io sono vestita con i colori degli uccelli del paradiso, ho delle piume di pavone ai lobi delle orecchie. Guardo le grucce appese ammassate di vestiti che non metterò mai più e decido: devo sbarazzarmene. Dietro di me c'è S. che sembra Homer Simpson in carne e ossa, mugugna e cerca di convincermi che non è così necessario... non vuole che io butti gli abiti vecchi. Lo mando via dicendogli di non preoccuparsi che quando tornerà potrà di nuovo toccare i corrimano. Mi accingo ad iniziare il lavoro, quando mi accorgo che dietro di me ora c'è la vecchia pazza dei gatti dei Simpsons, che urla e cerca di ostacolarmi. Il mio sguardo si posa su un sacco nero, guardo dentro e trovo una matassa di lana per fare un tappeto kilim. La matassa è nuova e bellissima, ed è arrotolata in modo che si capisce già che disegno avrà il tappeto una volta tessuto. Fuori dal sacco c'è una grande sciarpa con lo stesso disegno ma piena di buchi e strappata in più punti. Metto in mano la sciarpa alla vecchia pazza dei gatti e le dico di disfarla e fare un gomitolo per recuperare un po' di filo da unire alla matassa nuova. Lei si rabbonisce e mi dice che è capace di fare dei nodi speciali, invisibili, grazie ai quali otterrà un filo unico che potrò usare insieme a quello nuovo per tessere il tappeto e non si noterà dove c'è il filo nuovo e dove quello vecchio. Mi viene in mente mia nonna, anche lei faceva questi nodi, la vecchia si mette al lavoro tranquilla. Io comincio a tirare giù gli ometti con i vestiti vecchi e brutti e butto via, faccio dei sacchi distinti, scrivendo fuori con un pennarello cosa contengono, ABITI VECCHI. Mi sveglio.
Gli Abiti rappresentano cosa si mostra all'esterno, la nostra immagine sociale ma gli "abiti" sono anche le Abitudini.
La Terrazza è la parte esteriore della casa, che è il nostro io. Ancora l'esteriorità. Io indosso abiti molto diversi da quelli appesi, finalmente ho indossato gli abiti dell'Esotica Sconosciuta, sono diventata l'Esotica Sconosciuta anche fuori, mi muovo sicura e decisa, valuto e risolvo le situazioni senza fatica. So cosa fare.
Il Tappeto rappresenta la trama della vita della persona, il proprio tessuto. Qui c'è filo nuovo per crearne uno da zero ma c'è anche l'intenzione di utilizzare insieme ad esso il filo della sciarpa vecchia. La Matassa nuova fa vedere il disegno che avrà il tappeto una volta finito. L'inconscio sa come siamo. Il disegno è uguale a quello della sciarpa vecchia e rotta. Ma il tappeto sarà fatto con filo nuovo e il disegno è bellissimo. L'inconscio riconosce il tessuto della propria vita come valevole, solo lo vuole ricostruire con nuovo materiale. Accetta di utilizzare il filo proveniente dalla sciarpa rotta perché riconosce il valore dell'esperienza passata, ma lo reintegra senza che da fuori sia possibile capire cos'è nuovo e cos'è vecchio.
Unire la sciarpa vecchia e rotta per creare un nuovo tappeto senza buchi, ma che contenga anche il vissuto di prima, riannodato con nodi invisibili, quindi un lavoro ben fatto, dalla vecchia pazza dei gatti, cioè io, quella parte di me folle, solitaria, isolata e aggressiva, ma bisognosa di riconoscimento del suo valore ed evidentemente di qualcosa di costruttivo da fare, di essere messa alla prova ed utilizzata per le sue qualità, per quello che è capace di fare molto bene: RIANNODARE I FILI.
Se i nodi sono invisibili, diventeranno invisibili anche per la parte conscia. Il Tappeto sarà senza difetti, un tutt'uno omogeneo. Niente più interruzioni, buchi, strappi.
Liberare per Toccare di nuovo il corrimano. Il Corrimano è il corpo. Toccare è l'azione sensuale/sensoriale.
Nel sogno voglio liberare i corrimano dai vecchi abiti che ci stanno appoggiati sopra, nascondendoli, per renderli visibili e toccabili di nuovo. C'è l'intenzione a permettere di far scorrere la mano sul corpo/corrimano senza vestiti, quindi senza ingannevoli immagini del sé e senza vecchie abitudini. Un corpo svelato e nuovo. Ciò indica un forte bisogno di contatto fisico.
Il lavoro, psichicamente, è stato fatto. La fine del sogno è lampante: il corpo è stato svelato, è stato reso accessibile e toccabile, ci si può far scorrere la mano senza impedimenti, nudo e libero, i vestiti brutti e logori non celano più la sua presenza, gli abiti vecchi (le abitudini) sono state messe nel sacco (il mio inconscio, la mia parte istintiva ha avuto la meglio su di loro) e per renderlo ancora più chiaro alla coscienza, alla parte razionale, sui sacchi chiusi ho scritto ABITI VECCHI. Come dire, non serve più aprire e guardare dentro il sacco, puoi buttare senza impicciarti di ciò che sto buttando. BUTTALI, FALLO E BASTA.
Nella realtà sono ancora con i sacchi da buttare in bella vista sulla terrazza. Sono gli ultimi kili, gli ultimi pensieri sbagliati, le ultime abitudini vecchie, gli ultimi concetti erronei sulla vita e come voglio viverla. Per qualche misterioso motivo faccio fatica a liberarmene. Nella realtà mi è venuto il gomito del tennista e alcune volte non riesco a sollevare pesi. Ho il gomito del tennista random. C'è una resistenza ancora da vincere per completare il lavoro. Nella realtà.
Ma io so, per esperienza diretta, che il sogno arriva sempre prima. Che porta alla superficie della coscienza quello che è già in atto. Il sogno ci dice che sta già succedendo.
Il sogno mi dice che il desiderio si è compiuto.
Gli Abiti rappresentano cosa si mostra all'esterno, la nostra immagine sociale ma gli "abiti" sono anche le Abitudini.
La Terrazza è la parte esteriore della casa, che è il nostro io. Ancora l'esteriorità. Io indosso abiti molto diversi da quelli appesi, finalmente ho indossato gli abiti dell'Esotica Sconosciuta, sono diventata l'Esotica Sconosciuta anche fuori, mi muovo sicura e decisa, valuto e risolvo le situazioni senza fatica. So cosa fare.
Il Tappeto rappresenta la trama della vita della persona, il proprio tessuto. Qui c'è filo nuovo per crearne uno da zero ma c'è anche l'intenzione di utilizzare insieme ad esso il filo della sciarpa vecchia. La Matassa nuova fa vedere il disegno che avrà il tappeto una volta finito. L'inconscio sa come siamo. Il disegno è uguale a quello della sciarpa vecchia e rotta. Ma il tappeto sarà fatto con filo nuovo e il disegno è bellissimo. L'inconscio riconosce il tessuto della propria vita come valevole, solo lo vuole ricostruire con nuovo materiale. Accetta di utilizzare il filo proveniente dalla sciarpa rotta perché riconosce il valore dell'esperienza passata, ma lo reintegra senza che da fuori sia possibile capire cos'è nuovo e cos'è vecchio.
Unire la sciarpa vecchia e rotta per creare un nuovo tappeto senza buchi, ma che contenga anche il vissuto di prima, riannodato con nodi invisibili, quindi un lavoro ben fatto, dalla vecchia pazza dei gatti, cioè io, quella parte di me folle, solitaria, isolata e aggressiva, ma bisognosa di riconoscimento del suo valore ed evidentemente di qualcosa di costruttivo da fare, di essere messa alla prova ed utilizzata per le sue qualità, per quello che è capace di fare molto bene: RIANNODARE I FILI.
Se i nodi sono invisibili, diventeranno invisibili anche per la parte conscia. Il Tappeto sarà senza difetti, un tutt'uno omogeneo. Niente più interruzioni, buchi, strappi.
Liberare per Toccare di nuovo il corrimano. Il Corrimano è il corpo. Toccare è l'azione sensuale/sensoriale.
Nel sogno voglio liberare i corrimano dai vecchi abiti che ci stanno appoggiati sopra, nascondendoli, per renderli visibili e toccabili di nuovo. C'è l'intenzione a permettere di far scorrere la mano sul corpo/corrimano senza vestiti, quindi senza ingannevoli immagini del sé e senza vecchie abitudini. Un corpo svelato e nuovo. Ciò indica un forte bisogno di contatto fisico.
Il lavoro, psichicamente, è stato fatto. La fine del sogno è lampante: il corpo è stato svelato, è stato reso accessibile e toccabile, ci si può far scorrere la mano senza impedimenti, nudo e libero, i vestiti brutti e logori non celano più la sua presenza, gli abiti vecchi (le abitudini) sono state messe nel sacco (il mio inconscio, la mia parte istintiva ha avuto la meglio su di loro) e per renderlo ancora più chiaro alla coscienza, alla parte razionale, sui sacchi chiusi ho scritto ABITI VECCHI. Come dire, non serve più aprire e guardare dentro il sacco, puoi buttare senza impicciarti di ciò che sto buttando. BUTTALI, FALLO E BASTA.
Nella realtà sono ancora con i sacchi da buttare in bella vista sulla terrazza. Sono gli ultimi kili, gli ultimi pensieri sbagliati, le ultime abitudini vecchie, gli ultimi concetti erronei sulla vita e come voglio viverla. Per qualche misterioso motivo faccio fatica a liberarmene. Nella realtà mi è venuto il gomito del tennista e alcune volte non riesco a sollevare pesi. Ho il gomito del tennista random. C'è una resistenza ancora da vincere per completare il lavoro. Nella realtà.
Ma io so, per esperienza diretta, che il sogno arriva sempre prima. Che porta alla superficie della coscienza quello che è già in atto. Il sogno ci dice che sta già succedendo.
Il sogno mi dice che il desiderio si è compiuto.
martedì 24 agosto 2010
Cambiamenti
sabato 3 luglio 2010
Dentro il Labirinto Bianco
Sabato 3 luglio 2010 - Stanotte non ho dormito, le ore si sono susseguite finché il cielo è tornato ad essere chiaro. Oggi pomeriggio mi sono addormentata completamente immersa nella luce della stanza. Ho sognato. Ho sognato che giravo nelle stanze del mio ufficio, completamente vuote, i muri appena imbiancati di un bianco accecante, ritorno sui miei passi e scopro che hanno murato tutte le porte finestre, non c'è più uscita. Sono in un labirinto bianco, per capire dove finiscono i muri devo andare a tentoni, toccando e seguendo il perimetro come una cieca. La sensazione di angoscia la sento negli occhi che sono in fibrillazione. Vedo comparire una collega che scompare dietro un muro, cerco di seguirla e mi rendo conto che le stanze dove già sono stata hanno cambiato disposizione dei muri e delle scale. Dentro il labirinto bianco i piani sono in continuo mutamento, non ne uscirò mai.
Il Bianco è il colore della purezza senza macchia. Indica anche però un impoverimento della vita emotiva. Muniti di intenzioni sincere si è privi di alcuna esperienza di vita. Nell'impossibilità di sapere come si reagirà di fronte alle avversità e al male. Se nei sogni appare questo candore puro ciò indica l'esigenza immediata, manifestata dal Sé Superiore, di avventure diverse, il bisogno di tuffarsi in un nuovo bagno di esperienze, per temprare l'acciaio interiore e raggiungere una maturazione psicologica.
Il Labirinto è una costruzione umana in cui spesso i sognatori si smarriscono. Il Labirinto è un luogo di supplizio creato dalla volontà, nel quale l'anima si perde percorrendo corridoi che non conducono da nessuna parte, eccetto uno che porta all'uscita. L'uscita e l'entrata possono essere vicine o addirittura essere la stessa porta. Chi è intrappolato nel Labirinto percorre chilometri e chilometri senza avanzare di un passo, si sfinisce senza che i suoi sforzi valgano a qualcosa. Il Messaggio del sogno indica che si vive rinchiusi nelle proprie verità personali, nella propria morale, separati, tagliati fuori dalla realtà e se si continua si rischia di generare un mostro capace di distruggere tutto ciò che è buono e proficuo. Il Minotauro.
La soluzione per uscire dal Labirinto Onirico è smettere di girare e rigirare i problemi, l'unica via d'uscita è fare appello alla propria saggezza. Seguire all'indietro l'esile filo che ci collega alla realtà.
Il Bianco è il colore della purezza senza macchia. Indica anche però un impoverimento della vita emotiva. Muniti di intenzioni sincere si è privi di alcuna esperienza di vita. Nell'impossibilità di sapere come si reagirà di fronte alle avversità e al male. Se nei sogni appare questo candore puro ciò indica l'esigenza immediata, manifestata dal Sé Superiore, di avventure diverse, il bisogno di tuffarsi in un nuovo bagno di esperienze, per temprare l'acciaio interiore e raggiungere una maturazione psicologica.
Il Labirinto è una costruzione umana in cui spesso i sognatori si smarriscono. Il Labirinto è un luogo di supplizio creato dalla volontà, nel quale l'anima si perde percorrendo corridoi che non conducono da nessuna parte, eccetto uno che porta all'uscita. L'uscita e l'entrata possono essere vicine o addirittura essere la stessa porta. Chi è intrappolato nel Labirinto percorre chilometri e chilometri senza avanzare di un passo, si sfinisce senza che i suoi sforzi valgano a qualcosa. Il Messaggio del sogno indica che si vive rinchiusi nelle proprie verità personali, nella propria morale, separati, tagliati fuori dalla realtà e se si continua si rischia di generare un mostro capace di distruggere tutto ciò che è buono e proficuo. Il Minotauro.
La soluzione per uscire dal Labirinto Onirico è smettere di girare e rigirare i problemi, l'unica via d'uscita è fare appello alla propria saggezza. Seguire all'indietro l'esile filo che ci collega alla realtà.
venerdì 2 luglio 2010
L'uomo cieco, il nuovo amico, il cucciolo di cane, il mare, il lago.
Martedì 15 Giugno 2010 - Ho sognato che ti mandavo un sms che raccontava la storia di un uomo cieco che conosce un nuovo amico. Il nuovo amico promette al cieco di portarlo al mare, luogo in cui il cieco non è mai stato, dicendogli che il mare è bellissimo, impetuoso, salato. Partono, ma dopo qualche giorno di cammino il nuovo amico si ferma ad un laghetto e dice all'amico cieco che sono arrivati. Il cieco si ricorda però che il nuovo amico aveva detto che il mare è salato, assaggia l'acqua e non lo è. Nel sogno, tu ricevuto il messaggio sei venuto di persona a chiedermi una cosa. Hai in braccio un cucciolo di cane, e mi chiedi di bere il latte dal suo pene, mi avvicino alla pancia del cane e vedo che ha solo mammelle. Allora mi chiedi chi tra noi due è l'uomo cieco e chi il nuovo amico. Nel sogno ti rispondo facendoti un'altra domanda: "Avevi chiesto di vedere il mare, perchè ti sei accontentato di fermarti al lago di O.?"
Ancora oggi non capisco se io sono l'uomo cieco o il nuovo amico. E forse non lo capirò mai.
Ancora oggi non capisco se io sono l'uomo cieco o il nuovo amico. E forse non lo capirò mai.
giovedì 25 marzo 2010
Stratagemmi...
Mercoledì 24 Marzo 2010 - Oggi emano, effettivamente è da qualche giorno che sono in emanazione, non so neanche io di cosa. In quattro hanno provato a dirmelo. Solo uno l'ha detto nella maniera giusta.
Quando l'Osservatore Esterno smette di osservare e compie un'azione cosa diventa?
Nei Tarocchi la prima carta degli Arcani Maggiori è il Mago, il Bagatto.
Il Mago possiede tutti gli strumenti per agire e ne ha la competenza. E' l'inizio del viaggio. Quella fase della vita dove si smette di aspettare sognando diverse realtà possibili e si inizia ad agire nella realtà per far diventare possibile il sogno.
Gli strumenti del Bagatto (del Mago) sono le quattro fasi del processo di creazione:
Innesco (l'ispirazione) - ideazione di un modello archetipo,
Progetto (l'immaginazione) - visualizzazione del modello fin nei minimi particolari
Discriminazione (la selezione) - scegliere cosa mantenere del modello e perché...
Nascita (l'azione) la fase necessaria a trasformare l'archetipo in una forma tangibile/attuabile nel mondo materiale
Assomiglia molto al motto che ho deciso di seguire ultimamente:
Penso, Voglio, Desidero, Ottengo.
Penso, a come sono, cosa voglio, cosa mi manca.
Voglio, si fa chiaro in me cosa ci vuole per risolverlo.
Desidero, così ardentemente e nei minimi particolari, come se esistesse già e fosse solo da prendere.
Ottengo. Dove Ottengo presuppone agire per ottenere, nulla (o quasi) cade dal cielo già bello pronto. E necessita di tre qualità imprescindibili: ricettività, azione e flessibilità.
Il Mago è la persona ma è anche la condizione in cui ci si viene a trovare per aver Pensato, Voluto, Desiderato e Ottenuto. E' un inizio.
"Sei di una bellezza disarmante..."
(...per forza, sono sotto ecstasy...)
Quando l'Osservatore Esterno smette di osservare e compie un'azione cosa diventa?
Nei Tarocchi la prima carta degli Arcani Maggiori è il Mago, il Bagatto.
Il Mago possiede tutti gli strumenti per agire e ne ha la competenza. E' l'inizio del viaggio. Quella fase della vita dove si smette di aspettare sognando diverse realtà possibili e si inizia ad agire nella realtà per far diventare possibile il sogno.
Gli strumenti del Bagatto (del Mago) sono le quattro fasi del processo di creazione:
Innesco (l'ispirazione) - ideazione di un modello archetipo,
Progetto (l'immaginazione) - visualizzazione del modello fin nei minimi particolari
Discriminazione (la selezione) - scegliere cosa mantenere del modello e perché...
Nascita (l'azione) la fase necessaria a trasformare l'archetipo in una forma tangibile/attuabile nel mondo materiale
Assomiglia molto al motto che ho deciso di seguire ultimamente:
Penso, Voglio, Desidero, Ottengo.
Penso, a come sono, cosa voglio, cosa mi manca.
Voglio, si fa chiaro in me cosa ci vuole per risolverlo.
Desidero, così ardentemente e nei minimi particolari, come se esistesse già e fosse solo da prendere.
Ottengo. Dove Ottengo presuppone agire per ottenere, nulla (o quasi) cade dal cielo già bello pronto. E necessita di tre qualità imprescindibili: ricettività, azione e flessibilità.
Il Mago è la persona ma è anche la condizione in cui ci si viene a trovare per aver Pensato, Voluto, Desiderato e Ottenuto. E' un inizio.
mercoledì 10 marzo 2010
Dragonball, Dragonfly
Oggi sono carica. Entro in acqua, gli esercizi di riscaldamento sono già arrivati alle braccia. Muovo l'acqua in onde energiche, la mente che va svuotandosi dal chiacchiericcio. Talmente energiche che la maestra viene da me, sono arrivata in ritardo quindi mi sono messa in disparte, attrae la mia attenzione e mi chiede "tutto bene?" "si perchè?" "ho sentito una palla di energia che arrivava da qui e se ne sono accorte anche le altre, mi fai paura sembri un Dragonball" Ridiamo. Dragonball, sarebbe bello. Iniziamo a correre per tutta la vasca, in pochi secondi, corro così forte che ho lasciato indietro tutte, le saluto dall'altro lato. Una signora mi grida, "sai come ti chiamiamo? La Libellula" "Perchè?" "Perchè ti muovi con la leggerezza di una farfalla, ma sei forte e veloce, come una libellula" Aumento ancora, Libellula, Dragonfly. Dragonball, Dragonfly... Si forse devo imparare a vedermi con gli occhi degli altri. Di quegli altri che mi guardano senza invidia, senza filtri.
Pensavo di essere una farfalla e invece ho scoperto di essere una libellula. Carica di energia.
Devo studiare.
Pensavo di essere una farfalla e invece ho scoperto di essere una libellula. Carica di energia.
Devo studiare.
mercoledì 3 marzo 2010
Il Grumo - Compressione, Decompressione
In un periodo di profondo sconforto, trovare una persona che da invece di chiedere è come riemergere da una apnea con i polmoni completamente vuoti e trovare aria.
Mi è capitato ultimamente (tre volte) di avere un fortissimo impulso di lanciarmi a folle velocità con la macchina contro un palo che vedo tutte le sere quando torno a casa. E' li sul rettilinio di v., tra i campi, prima delle ville sul lato dx.
Sento che questo romperebbe il grumo che sento nel petto. Come se quell'urto fosse ciò che serve per liberare la compressione dentro di me. Poi subentra quasi subito la razionalità e penso a tutti i problemi e ulteriori responsabilità che ne deriverebbero... è questo che mi scoraggia. E il pensiero di rimanere lesa permanentemente. Per non ferire, tieni tutto dentro e aspetti che passi. Ma non passa.
La terza volta, ho deciso di dare voce, vibrazione, suono al grumo.
Ho iniziato a gridare, e il mio era un grido di rabbia, poi da sola è emersa una frase "Perchè? Perchè tutti che chiedono e nessuno che da?"
Dire a voce è diverso che pensare. Il suono esce e porta fuori qualcosa, la vibrazione entra e va a toccare qualcos'altro.
Forse, sicuramente, ciò che è uscito dalla mia bocca è la visione egocentrica del dolore. Dove la colpa è tutta fuori.
Ma dare voce al grumo è servito. Dopo qualche giorno di prostrazione completa, qualcosa è cambiato.
Ho pensato che se il dare per me è importante, allora devo farlo comunque, a costo di iniziare io dal niente, senza riserve, sempre, con tutti. E aspettare che tra questi tutti qualcuno risponda utilizzando la mia stessa vibrazione, la mia stessa lunghezza d'onda...
Passo sempre per quella strada, ho deciso di guardare oltre il palo. Oltre il palo c'è un segnale di direzione obbligatoria, sempre dritto. Ecco, se proprio devo andare a sbattere contro qualcosa sarà il cartello segnaletico... sempre dritto. Come è la vita, direzione obbligatoria, senza possibilità di tornare indietro.
E allora, visto che è così, bisogna lavorare su ciò che c'è oltre.
Mi è capitato ultimamente (tre volte) di avere un fortissimo impulso di lanciarmi a folle velocità con la macchina contro un palo che vedo tutte le sere quando torno a casa. E' li sul rettilinio di v., tra i campi, prima delle ville sul lato dx.
Sento che questo romperebbe il grumo che sento nel petto. Come se quell'urto fosse ciò che serve per liberare la compressione dentro di me. Poi subentra quasi subito la razionalità e penso a tutti i problemi e ulteriori responsabilità che ne deriverebbero... è questo che mi scoraggia. E il pensiero di rimanere lesa permanentemente. Per non ferire, tieni tutto dentro e aspetti che passi. Ma non passa.
La terza volta, ho deciso di dare voce, vibrazione, suono al grumo.
Ho iniziato a gridare, e il mio era un grido di rabbia, poi da sola è emersa una frase "Perchè? Perchè tutti che chiedono e nessuno che da?"
Dire a voce è diverso che pensare. Il suono esce e porta fuori qualcosa, la vibrazione entra e va a toccare qualcos'altro.
Forse, sicuramente, ciò che è uscito dalla mia bocca è la visione egocentrica del dolore. Dove la colpa è tutta fuori.
Ma dare voce al grumo è servito. Dopo qualche giorno di prostrazione completa, qualcosa è cambiato.
Ho pensato che se il dare per me è importante, allora devo farlo comunque, a costo di iniziare io dal niente, senza riserve, sempre, con tutti. E aspettare che tra questi tutti qualcuno risponda utilizzando la mia stessa vibrazione, la mia stessa lunghezza d'onda...
Passo sempre per quella strada, ho deciso di guardare oltre il palo. Oltre il palo c'è un segnale di direzione obbligatoria, sempre dritto. Ecco, se proprio devo andare a sbattere contro qualcosa sarà il cartello segnaletico... sempre dritto. Come è la vita, direzione obbligatoria, senza possibilità di tornare indietro.
E allora, visto che è così, bisogna lavorare su ciò che c'è oltre.
giovedì 25 febbraio 2010
Manrovescio
Giovedì 25 Febbraio 2010 - Mi sono addormentata al semaforo, sto andando al lavoro, ho sognato che F. mi faceva talmente incazzare che lo portavo alla macchinetta del caffè e gli mollavo un manrovescio. Mi sveglio che sto ancora vedendo la sua faccia stupefatta, la bocca aperta, senza parole.
E' già il secondo sogno dove un uomo rimane senza possibilità di parola. Vorrà dire qualcosa?
E' già il secondo sogno dove un uomo rimane senza possibilità di parola. Vorrà dire qualcosa?
lunedì 8 febbraio 2010
Naiadi e Ninfe
Domenica 7 Febbraio 2010 - Sono in villeggiatura, un albergo a picco sul mare che sembra uscito da un racconto di Agatha Christie. Il mio compagno ha circa 10 anni più di me, e ha le fattezze di David Duchovny (il Fox Mulder di X File). Il mare è sempre mosso e freddo, siamo al Nord, forse in Francia forse in Gran Bretagna. Altri personaggi si aggirano per l'albergo, anche loro come usciti da un romanzo. Gli uomini in completo chiaro e cappello, le donne con vestiti da cocktail. Io scendo sulla spiaggia, la sabbia è bianca, la piscina ha l'acqua mossa anche lei per il vento. C'è la compagna di un altro ospite dell'albergo. Indossa una tunica bianca, come me, e ha i capelli sciolti e ricci, lei è bionda io sono ramata, indossa una coroncina di fiori sul capo. Un'altra ragazza bruna vestita come noi ci osserva seduta sulla sabbia. La ninfa bionda si avvicina a me che sono una naiade, siamo nude ora. La pelle candida di due diverse sfumature, la sua bianco latte, la mia leggermente più dorata. Mi sfiora le spalle, i seni e la vita, poi con la mano scende e mi tocca il pube. Dal balcone Fox ci ha viste e sta gridando qualcosa, il vento si porta via la sua voce. Io vengo mentre mi sveglio.
domenica 7 febbraio 2010
Dove mi porta il vento
Domenica 7 febbraio 2010 - Sto andando a scuola, guido su una autostrada, la mia macchina è una poltroncina da ufficio a rotelle, in mano ho un ovale di gomma enorme, con le braccia lo posiziono dietro le mie spalle e al Maestro che si sporge dal casello per chiedermi cosa sto facendo, rispondo che mi porta il vento. Arrivo a scuola, ci sono due istituti uno per le femmine e uno per i maschi. Il Maestro va a quello dei maschi, io torno indietro per vederlo, devo chiedergli cosa intendeva con quella domanda. Lo trovo, ma non riesco a parlare, il cuore mi batte talmente forte che mi sveglio.
Meno male che ogni tanto il Maestro ritorna. Per ricordarmi che devo sapere dove andare.
Meno male che ogni tanto il Maestro ritorna. Per ricordarmi che devo sapere dove andare.
sabato 6 febbraio 2010
Il Progetto
Ho un progetto. Prima non ne avevo cognizione, ora so cosa devo fare.
venerdì 5 febbraio 2010
Lo scoiattolo
Oggi mentre guidavo per tornare a casa dal lavoro, uno scoiattolo mi ha attraversato la strada, si dirigeva verso il bosco. Come un'onda grigiomarronebianca, la coda lunga quanto il corpo, silenzioso e flessibile.
Guardo cosa rappresenta lo scoiattolo, sento che come altre volte in cui ho incrociato animali sulla mia strada, è un segno. (Come la Lepre)
Imprevedibilità
Pianificazione
...la pianificazione dell'imprevedibilità?
Si, si può fare.
Guardo cosa rappresenta lo scoiattolo, sento che come altre volte in cui ho incrociato animali sulla mia strada, è un segno. (Come la Lepre)
Imprevedibilità
Pianificazione
...la pianificazione dell'imprevedibilità?
Si, si può fare.
lunedì 1 febbraio 2010
La doppia vita di Veronica
...quando un desiderio di avere una doppia vita (o anche tripla o quadrupla) non si realizza, allora il corpo prende il messaggio e lo materializza come solo lui sa fare. Con il raddoppio della circonferenza della vita...
domenica 31 gennaio 2010
Lucchetti...
Domenica 31 Gennaio 2010 - Ho sognato che guardavo nella mia borsa e mancava qualcosa, riattraverso allora la strada e per terra trovo occhiali e lucchetti, li raccolgo, sono i miei.
Gli Occhiali esprimono il desiderio di comprendere più a fondo la vita, se stessi e gli altri. Ammoniscono anche a non occuparsi troppo di sé, dimenticandosi di vivere.
Il Lucchetto è una serratura con la sua chiave, ma a differenza delle serrature che si trovano sugli oggetti o sulle porte, il lucchetto è portatile, e lo si può usare per chiudere, attivamente, qualsiasi cosa. Rappresenta quindi una ragione o una logica personale che si può applicare per superare gli ostacoli o rinchiuderli. E' anche un simbolo sessuale ambivalente, al tempo stesso maschile e femminile.
La Borsa è la donna. Nella mia borsa manca qualcosa. Devo tornare sui miei passi, andare sull'altro lato della strada (Walk on the Wild Side) per ritrovare i miei occhiali, la coscienza di me, e i miei lucchetti.
Gli Occhiali esprimono il desiderio di comprendere più a fondo la vita, se stessi e gli altri. Ammoniscono anche a non occuparsi troppo di sé, dimenticandosi di vivere.
Il Lucchetto è una serratura con la sua chiave, ma a differenza delle serrature che si trovano sugli oggetti o sulle porte, il lucchetto è portatile, e lo si può usare per chiudere, attivamente, qualsiasi cosa. Rappresenta quindi una ragione o una logica personale che si può applicare per superare gli ostacoli o rinchiuderli. E' anche un simbolo sessuale ambivalente, al tempo stesso maschile e femminile.
La Borsa è la donna. Nella mia borsa manca qualcosa. Devo tornare sui miei passi, andare sull'altro lato della strada (Walk on the Wild Side) per ritrovare i miei occhiali, la coscienza di me, e i miei lucchetti.
martedì 26 gennaio 2010
Dexter
"Certi attori recitano la loro parte nell'oscurità, ma se sanno recitare con astuzia e capacità di immedesimazione quella sarà la parte migliore della loro vita."
Dexter Morgan
lunedì 25 gennaio 2010
Il Dominio della Mente, Il Regno del Corpo
Gli attaccamenti materiali sono sotto il dominio della mente. Il Fisico vive, non possiede.
E' la mente che ti spinge ad acquisire oggetti, cibi proibiti, tutto ciò che può ingannare e procastinare i reali bisogni.
La Mente Domina il Corpo.
E se invece fosse più giusto che sia il Corpo a Dominare la Mente?
Come sarebbe?
Tu possiedi gli oggetti, ma gli oggetti possiedono te. Tenendoti legato a luoghi, abitudini, costruzioni mentali.
Liberarsi degli oggetti che ti posseggono appesantendo il tuo corpo, limitandone la libertà di movimento è il primo passo verso l'Era del Dominio del Corpo.
Come sarebbe?
Tu possiedi gli oggetti, ma gli oggetti possiedono te. Tenendoti legato a luoghi, abitudini, costruzioni mentali.
Liberarsi degli oggetti che ti posseggono appesantendo il tuo corpo, limitandone la libertà di movimento è il primo passo verso l'Era del Dominio del Corpo.
mercoledì 20 gennaio 2010
Widow
Domenica 17 Gennaio 2010 - Sono a casa mia e c'è V. e una ragazza giovane Stefania. La ragazza vive con me perchè è lontana dai suoi genitori. A tratti la casa è la roulotte. Ad un certo punto Stefania comunica che deve uscire con le amiche, prende il cellulare e se ne va. Io e V ci guardiamo, c'è un attimo di imbarazzo e poi come se fosse una idea venuta contemporaneamente a tutti e due ci baciamo impacciati. Ci sistemiamo sul letto, il suo modo di fare non mi dispiace. Ora sono in roulotte e vedo la mia carta di identità, osservandola scopro che sono vedova. Penso che prima di avere altre relazioni dovrei far passare un anno. Ma nel campeggio nessuno lo sa e poi... ho mai seguito le convenzioni se non mi conveniva? Mi sveglio.
lunedì 18 gennaio 2010
Trasgressioni
Vivere seguendo il proprio codice morale personale, trasgredendo ogni obbligo imposto da altri
domenica 17 gennaio 2010
Iniezioni
Sabato 16 gennaio 2010 - Sogno che mi fanno iniezioni. La scelta è tra quale dei due glutei e, o più in basso o più in alto.
Mah?
Mah?
sabato 16 gennaio 2010
Kostrizioni
Costrizione sembra essere la parola e il modo.
Costretta a non fare ciò che voglio, prima dai miei, poi dalle convenzioni, poi dal grasso e ora dal senso di colpa e dal non voler ferire.
Costretta in fondo solo da me stessa e dall'impalcatura che mi sono costruita intorno e dentro. Così fitta e stabile da non riuscire più a liberare il nocciolo.
mercoledì 13 gennaio 2010
Riabilitazione della Cicala
Io sono la Cicala. Ho vissuto sottoterra per anni. Pensando che quella fosse la vita. Rinchiusa nella mia crisalide osservavo il fuori. Ora che ho messo le ali scopro che sono una cicala che non riesce a volare. Una cicala muta. Devo fare qualcosa.
mercoledì 30 dicembre 2009
Regressione, Trasformazione e Accettazione

Mercoledì 30 Dicembre 2009 - Sono tornata in piscina, la mia intenzione è di rimanerci anche dopo la chiusura, per vedere com'è. Sono immersa nella vaschetta dove di solito faccio acquagym, sulla superficie dell'acqua galleggia una schiuma di lattice rosa. Sta arrivando qualcuno, vado verso l'angolo cieco e mi immergo completamente. Sono in posizione quasi fetale, con l'interno delle braccia stringo le narici e con la bocca aperta provo a respirare. Funziona. L'acqua è piacevolmente tiepida, con gli occhi aperti osservo la luce rosata che filtra attraverso la schiuma di lattice. Sento i passi di chi era venuto a controllare che non ci fosse più nessuno, che si allontanano. Penso che grazie a questa schiuma l'acqua è pulita e non serve più mettere dentro ne il cloro ne il robot pulisci fondo. Nuoto respirando sott'acqua godendo della vasca tutta per me. Esco dalla vasca, ora la piscina è di nuovo frequentata. Sono tutti gli addetti ai lavori, che nelle ore di chiusura sfruttano la piscina per ritrovarsi. Patrizia mi fa notare che qualcosa è cambiato in me. Mi guardo allo specchio e vedo che ho i seni grandi e tondi come palloncini con due punte che sporgono dal reggiseno del costume, mi imbarazzano e cerco di nasconderle, Patrizia invece sostiene che sto bene. Tocco i miei seni e non mi sembrano miei, hanno la consistenza di due gavettoni pieni d'acqua. Mi riguardo allo specchio e si ridimensionano, finisco di vestirmi e saluto tutti, sentendo che li sono di casa.
Me ne sto immersa in questo liquido ricoperto di materiale rosa, filtra la luce, sono in posizione fetale.
Come in una Placenta Onirica.
La Placenta simboleggia un'altra nascita e molto successo dovuto a un nuovo tipo di comportamento.
Il Seno rappresenta la misura. Sia come limitazione che come mancanza di limiti. Il seno oltremodo gonfio è messaggero di avanzamento sicuro. Anche negli affari. In quanto Petto offre protezione e amore. E' una sorgente del dono del sé.
Lo Specchio raffigura una verità da scoprire. E' lo strumento rivelatore di un'analisi su di sé, sulla propria vita, sulla propria evoluzione, sulle proprie lotte e i propri entusiasmi.
Vedersi belli e ben pettinati allo specchio indica la volontà di sedurre, di vivere l'amore che ci viene offerto.
lunedì 28 dicembre 2009
Borneo 1834 - Serge Lutens
Devo ammetterlo, ho preso questo profumo a scatola chiusa. Non era possibile testarlo ed essendo ipercuriosa non ho saputo resistere. L'accoppiata Serge Lutens/Christopher Sheldrake era comunque una garanzia di un qualcosa di alternativo alla massa.Qualcuno ha descritto Borneo 1834 come il fratello adulto di Angel. Forse si. Per me tanto Angel è squillante, cristallino e invasivo quanto Borneo 1834 è grave, torbido e profondo.
Borneo 1834 è odore di uomo chiuso. Mi viene in mente Donald Draper il protagonista di Mad Men, dall'apparenza accurata di un professionista perfettamente sbarbato, giacca e cravatta, ma impenetrabile, trasgrediente, in qualche modo amorale e segreto.
Un profumo che ha due accessi. Quello in superficie che richiama il classico insieme di profumo maschile talmente datato da non essere tracciabile in possessori di memorie che non si spingono oltre gli anni '80 e un accesso sotterraneo che sa di corteccia, terra umida, muffa, cacao amaro e polveroso, di quello che ti aderisce alla gola e non ti fa più respirare, carta di giornali accatastati in soffitta. Un profumo che non vive nelle stanze illuminate dal sole quotidiano ma che se ne sta nascosto nelle parti oscure della casa. Dalla quale esce con la maschera dell'uomo perfetto.
Borneo 1834 (Serge Lutens) - 2005 - Orientale legnoso - (Christopher Sheldrake)Patchouli, Fiori Bianchi, Cardamomo, Galbanum, Labdanum, Cacao.
domenica 27 dicembre 2009
Bubboni
Sabato 24 Ottobre 2009 - Ho sognato che avevo un rigonfiamento sul mento, lo grattavo e ne usciva pus.
Il Mento è la sede della Volontà.
Il Pus è energia in eccesso che non viene utilizzata come dovrebbe e allora trova un canale di sfogo alternativo.
Sono Volitiva ma non Agisco. Che novità.
Il Mento è la sede della Volontà.
Il Pus è energia in eccesso che non viene utilizzata come dovrebbe e allora trova un canale di sfogo alternativo.
Sono Volitiva ma non Agisco. Che novità.
domenica 22 novembre 2009
Senza Involucro
Sono rimasta senza involucro. L'involucro mi serviva per non sentire la mancanza dell'abbraccio. L'abbraccio che solo un uomo può dare. Avvolgente, confortante, rassicurante.Sono rimasta senza il mio involucro di protezione adiposa e ora sono indifesa, piccola e sola.
Allora me ne sto seduta in un angolo, con le mie stesse braccia a stringermi, ma non è la stessa cosa.
mercoledì 28 ottobre 2009
Io che arrivo da un altro pianeta
Adesso lo so. Io arrivo da un altro pianeta. E qui non mi trovo. Sul mio pianeta l'esperire reciprocità sessuali fa parte delle cose che si possono donare e ricevere tra amici. Non esiste il sentimento di possesso del corpo dell'amato né della sua sessualità. Essa è libera e scissa dal sentimento di appartenenza che può far nascere una convivenza. Sul mio pianeta nessuno giudica o viene giudicato per le sue scelte in campo sessuale. Sul mio pianeta sembrerebbe non esistere l'amore, così come lo intendete qui. Semplicemente, sul mio pianeta, l'amore è un'altra cosa. E il sesso segue la naturale inclinazione alla seduzione e all'essere sedotti. Non c'è gelosia, delusione, rabbia, frustrazione, sconforto, invidia, compensazione, sublimazione, disequilibrio, tradimento.Sul mio pianeta viviamo meglio. Siamo più felici, perché fottiamo di più e meglio. Scevro da ogni impalcatura sociale, religiosa, morale, il sesso è un modo per donare se stessi, per confortare, per sentirsi meno soli, per giocare, per provare cose nuove con chi condivide con te una delle tante inclinazioni diverse che convivono in te. Come un mosaico dove ognuno è un tassello dalla forma unica e ogni sua sfaccettatura si incastra con sfaccettature diverse di altri tasselli. Sul mio pianeta sappiamo che non esiste l'anima gemella, ma tante anime gemellabili con ogni sfumatura di noi. Sul mio pianeta siamo talmente impegnati a fare l'amore che non facciamo la guerra, rubiamo, sprechiamo, inquiniamo, consumiamo più del dovuto, uccidiamo, litighiamo, disprezziamo. Ognuno sa che troverà chi lo apprezza e glielo dimostrerà veramente. Sul mio pianeta siamo talmente impegnati a sedurre che ognuno da sempre il meglio di sé. E lo scambio di attenzione, calore, sensualità, erotismo è nutrimento ed energia. Ognuno carica o prende energia dall'altro e i rapporti sono un continuo fluire armonico. Sul mio pianeta noi pulsiamo, vibriamo, brilliamo... e siamo soddisfatti.
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