domenica 30 agosto 2009

L'Ascensore del Tempo

Mercoledì 26 Agosto 2009 - Nel sogno sono con Silvia, S. e la presenza del fratello di Silvia, Marco, che è anche il mio (portano lo stesso nome). Siamo su un ascensore. Dobbiamo cercare Marco che è scomparso nel futuro. Sappiamo questo perché l'ascensore si muove oltre che nello spazio anche nel tempo, ma da solo non è sufficiente, ci vuole anche un oggetto e noi non sappiamo quale oggetto lui abbia usato. Per terra, sul pavimento dell'ascensore ci sono delle bottiglie e dei vasetti di vetro tutti senza coperchi ne tappi e ci sono due manubri per fare ginnastica, due pesi per le braccia, sono grigi. Io comincio a riordinare le bottiglie e i vasetti, spostandoli tutti da un lato e preparando in fila quelli da testare. Silvia e S. scendono dall'ascensore, ognuno con un manubrio in mano, siamo fermi ad un piano sotterraneo, è un parcheggio. Io rimango nell'ascensore ho in mano una bottiglia di vetro vuota, è la prima che ho deciso di testare, le altre attendono in fila, se non funzionano le sposto nella fila delle scartate. Mentre le porte si stanno chiudendo all'unisono diciamo "a due minuti fa!". Il tempo nell'ascensore sembra non scorrere, improvvisamente scopro che si muove in orizzontale ed è senza tetto. Sto attraversando una foresta. Con la bottiglia in mano penso che se non dovesse funzionare posso sempre buttarla fuori, nel bosco, ma poi mi assale il dubbio che se dovessi riprovarla in un altro modo non riuscirei più a recuperarla, spersa così tra la boscaglia. E poi non voglio inquinare. Mentre penso all'etica ecologica noto che l'ascensore è diventato tutto trasparente e più grande. Ed è ammobiliato. Guardo giù e vedo che si sposta seguendo un binario. La foresta sta diminuendo sul lato sinistro, ora ci sono degli spalti e c'è della gente che assiste ad una Adunanza. In lontananza sento una voce da un altoparlante che sta facendo un comizio. E' una lingua che non conosco. Sembra di assistere dal vivo ad un documentario sul nazismo ma so che invece questo è il futuro ed è un'altro pianeta. Mi appiattisco sul pavimento per evitare che mi vedano. Ma mi sono sdraiata sul lato destro e quindi sono perfettamente visibile. Avrei dovuto mettermi sul lato sinistro, nascosta dai mobili della cucina, ma non oso muovermi. Mi copro la faccia sperando che nessuno mi scorga. Mossa inutile. Infatti già qualcuno del pubblico si è alzato e mi indica con il dito e il braccio tesi. L'ascensore rallenta, in un lampo salgono a bordo dei militari vestiti di nero, mi prendono e iniziano a mettermi delle catene ai polsi. Io ho la certezza che verrò imprigionata e condannata a morte. "Ma quando finiscono i due minuti?!" penso e in quel mentre si aprono le porte e vedo S. e Silvia nel parcheggio sotterraneo con i pesi in mano "a tre minuti fa!" grido, le porte si chiudono e mi rendo conto che l'Ascensore parte sempre per il futuro e che finché loro sono lì e io sull'ascensore andremo sempre in tempi e luoghi diversi. Mi sveglio angosciata.L'Ascensore Onirico con il suo velocizzare lo spostamento verso l'alto o il basso mette in evidenza che si vuole risolvere i problemi in fretta e facilmente. Indica anche la ricerca dell'orientamento della propria vita che può cambiare una situazione.
Il mio ascensore prima scende verso un parcheggio sotterraneo e poi si muove orizzontalmente. Non è propriamente un Ascensore.

La Verticalità induce il sognatore ad attuare una presa di coscienza obbligatoria e ascendente. L'Orizzontalità il proseguire avanti (o indietro) nella vita.

Il Parcheggio reppresenta un periodo di arresto, di introspezione e la necessità di darsi un'inquadramento, di ritrovare il proprio centro e ridefinire l'orientamento della propria vita.
Nel Sotterraneo Onirico si mette ciò che deve essere dimenticato. Io lascio il parcheggio, da sola.

Il Viaggio segnala un desiderio di cambiare attività, stile di vita o di vivere un nuovo amore. Denota un mutamento che avviene a livello interiore.

Il Vetro compare in sogno quando si sta per comprendere le intenzioni proprie e altrui. Nel sogno compare sia come oggetto che mi serve per fare una cosa, sia come mutamento delle pareti del mezzo sul quale sto viaggiando.

La Bottiglia e il Vaso sono spesso l'emblema di una personalità che non riesce a sviluppare pienamente le sue qualità e rimane quindi intrappolata. Vuoti indicano bisogni sessuali insoddisfatti, inclinazione a fuggire dalla realtà.

La Bottiglia è il simbolo del femminile. Vuota indica un bisogno di affetto, di calore umano. Esprime un senso di insoddisfazione. Può inoltre avere un significato mistico.

Tra le bottiglie e i vasi che ho riordinato c'è ne uno che serve per raggiungere Marco. Egli è mio fratello, che nella mia visione ha trovato il vero amore sapendo aspettare e diventando indipendente andando a vivere da solo, e anche il fratello di Silvia, che ha appena intrapreso un percorso di indipendenza, con la separazione, e di crescita spirituale affrontando il dolore rimosso di un lutto molto simile al mio.

Il Vaso è dove risiede la forza di ciascun individuo. Quello di cui io ho bisogno non è una Bottiglia che mi faccia tornare indietro nel tempo, ma una Bottiglia che mi faccia andare in un futuro diverso, su un altro pianeta, dove non ci siano catene e prigionia e condanna a morte. Un Vaso di Coraggio e Volontà.

I Pesi rappresentano i doveri gravosi e altri oneri della vita quotidiana che probabilmente si dovrebbe cercare di ridurre. I pesi nel mio sogno sono due.

Due pesi, due misure. Devo lasciare in mano ad altri questo modo di ragionare. E fare per me quello che ritengo giusto consigliare agli altri.

Il Bosco e la Boscaglia compaiono nei sogni quando si è perso l'orientamento, quando non si percepisce più ciò che è fondamentale nella vita, quando non ci si è ancora resi conto di alcuni aspetti della propria personalità o non si sono ancora compresi appieno determinati eventi occorsi. Esorta a ricercare il senso della propria esistenza e ritrovare la direzione.

Il margine del Bosco Onirico segnale che si sta uscendo da una situazione critica. Può anche indicare una separazione imminente.

Le Rotaie indicano che una direzione di vita si dischiude davanti a noi con chiarezza.

Il Due rappresenta la dualità, l'instabilità, l'elemento passivo. Rappresenta l'opposizione in qualsiasi progetto, la confusione che impedisce la continuità usando il conflitto.

Il Tre è la concezione, l'idea. La comprensione di una verità. L'intelligenza che percepisce l'armonia. Indica equilibrio tra intelligenza, emotività e volontà. Riguarda il concepimento di una idea piuttosto che la sua realizzazione.

Il Bosco che finisce, l'Ascensore che diventa trasparente, i Binari che diventano visibili sotto i miei piedi, i Tre minuti alla fine del sogno, sono tutti simboli che alcune situazioni vissute a livello inconscio, sono uscite per palesarsi alla coscienza.

I Mobili rappresentano i sentimenti che arredano la vita del sognatore.
Il mezzo sul quale sto viaggiando, è diventato la mia casa. Infatti è un Ascensore Ammobiliato. Ma ha le pareti di Vetro, in questo viaggio verso il futuro cerco ancora di nascondermi ma è un tentativo fallito. Mi sono nascosta a destra, quindi alla luce del giorno, visibile e infatti il pubblico dagli spalti mi vede. Alcuni di loro mi indicano.


La Folla simboleggia le forze passive e inconsce. Interviene nei sogni delle persone ripiegate su se stesse che devono affrontare situazioni di separazione e solitudine.
Nascondersi in sogno esige una seria analisi per scoprire le proprie paure, i complessi e le rimozioni. Indica una paura ad affermare le proprie opinioni o ad adempiere ai propri obblighi. Paura di assumersi le proprie responsabilità e di affermarsi.

La Milizia Onirica è la manifestazione dei nostri istinti affettivi. Nei sogni femminili può rappresentare l'innamorato che dubita e sorveglia la relazione con fare possessivo. E' il principio maschile che se attacca la sognatrice è negativo e denota una scarsa fiducia in se stessi. Diventa positivo, e indice che si è presa in mano la propria vita, quando invece è benevolo verso la sognatrice.
Nel sogno la Polizia, il mio istinto in campo affettivo, mi cattura e mi incatena. Ho la consapevolezza che se non riesco ad andarmene da questo pianeta e da questo futuro, sarò imprigionata e condannata a morte. Se non cambierò il mio atteggiamento nei confronti dell'affetto e dell'amore sono destinata alla morte psichica.
La Prigione del sogno indica uno stato d'animo e non un luogo. Attorno al sognatore ci sono persone che lo opprimono e che ne ostacolano la libertà.
Il Patibolo, la Condanna a Morte, in sogno, sottointendono molta inquietudine nella vita del sognatore. Perché dovreste essere giustiziati? Cosa avete commesso? Cosa nel vostro comportamento da svegli vi fa sentire colpevoli?
E' Importante esaminare questo sogno e prendere coscienza di cosa non si riesce a perdonarsi, quale errore così grave verso se stessi o altri si è commesso. Rappresenta un momento di depressione che va superato mediante l'accettazione dei propri errori e il perdono.

La Catena Onirica rappresenta come ogni cosa sia effetto e causa. Se si è incatenati è perché il sognatore stesso con i suoi atti, ha progressivamente creato gli anelli della catena, riducendosi all'inanità. E solo il sognatore stesso può liberarsene, disfando poco alla volta, con coraggio, ciò che si è così minuziosamente costruito. La Catena Onirica suggerisce la necessità immediata di separarsi da tutte le attitudini negative.

In questo assaggio di un futuro possibile vengo salvata dal ritorno dell'Ascensore del Tempo al Parcheggio Sotterraneo.

La soluzione che penso di mettere in atto è tornare indietro nel passato, un minuto in più rispetto a prima, per poter cambiare il presente. Ma ciò non è possibile.
Perché in effetti l'Ascensore del Tempo va solo dal presente al futuro. Ti da la possibilità mediante il ritorno al Parcheggio Sotterraneo di stazionare un po' nell'inconscio e quindi nell'inconsapevolezza di quello che succede fuori, vivendo, ma poi sull'Ascensore della Vita sono da sola. Come tutti. E solo io posso decidere dove andare e come arrivarci.
Per non tornare sotto. Per non vivere applicando una misura diversa a me stessa da quella che applico agli altri. Per lasciarmi vivere liberamente, istintivamente, con il diritto ad amare ed essere amata che lascio agli altri.
Scatenata.

mercoledì 12 agosto 2009

La Domanda dell'Alce

"Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde." Così mi ha scritto una volta la mia amica Micky. Penso che questo sogno possa essere una Risposta ad una di quelle domande.Mercoledì 12 Agosto 2009 - Sto camminando sui tacchi alti verso un centro commerciale, mi fermo ad un baracchino ed acquisto due biglietti della lotteria, sto per andarmene quando chiedo al tipo se per caso vinco cosa devo fare, lui mi risponde che sono la prima persona a chiederlo e anche lui non sa bene qual'è la procedura da seguire. Chiacchieriamo un attimo e dentro di me io so cosa bisogna fare. Saluto l'omino e mi dirigo verso la mia bancarella di pashmine. E' diventata notte, i colori delle sciarpe brillano cangianti sotto i faretti. Da una barra prendo solo sciarpe verdi, con gesto veloce le sfilo e le adagio una accanto all'altra sul banco per sceglierne una, sono verdi con disegni etnici di diversi colori, viola, blu, marrone, nero, rosso... penso alla Domanda dell'Alce. Alla Domanda dell'Alce si può rispondere solo con la Verità, altrimenti fai un'altra cosa, mangia lasagne vegetariane...
Seduto ad un angolo del banco c'è un uomo con gli occhi azzurri, sta parlando, mi guarda e nota che porto scarpe da donna, mi chiede perché, che bisogno ho di mettere i tacchi alti, allora io gli spiego che i tacchi mi danno forza, mi fanno sentire potente e femmina, quando cammino sui tacchi alti posso toccare meglio il cielo e lascio la mia impronta nell'asfalto caldo. Allora lui si avvicina a me, incuriosito ed intrigato vuole sapere di più, iniziamo a parlare in maniera intima e coinvolgente, lo guardo negli occhi e sento la mia voce che si abbassa e dice cose meravigliose. Mi sveglio.L'Alce simboleggia l'individuo che deve combattere in seno all'unione per conservare quanto ha raggiunto sul piano della sessualità. L'Alce Onirica indica al sognatore una passione amorosa che va difesa o protetta.
Il Mercato Onirico rappresenta il clima interiore, è un luogo di incontro, di scambio, di comunicazione e di fusione.
La Sciarpa, lo Scialle denota un desiderio di essere amati.
Il Verde in sogno ci pone in collegamento con lo spirito dell'eternità, permette all'anima di effettuare continui inizi di vita attraverso le sue perpetue metamorfosi e, in tal senso, il verde è spirito di ricchezza, ponendo le basi per nuove primavere interiori. E' il colore di Venere, è il risveglio della natura e il risveglio all'Amore. Speranza, salute ritrovata e riscoperta.
Gli Occhi Onirici sono lo strumento dell'intelligenza, esprimono la vitalità. Indicano una fonte di comprensione, attaccamento e legame affettivo. Vedere gli Occhi in sogno indica che è necessaria una presa di coscienza. Si impone un'introspezione relativamente ad una realtà che è in atto.
L'Azzurro è il colore del cielo, ci connette allo spirito di Verità e ci infonde il desiderio di accedere alla conoscenza. E' l'inconscio, l'intelligenza, la lealtà, la serenità.
La Voce Onirica avverte che si sta vivendo un periodo di transizione. Le parole sono la risposta ad un bisogno immediato, sia sul piano dell'evoluzione spirituale che per gli eventi che riguardano la vita di tutti i giorni del sognatore.

Non è la prima volta che cammino per un mercato, ma è la prima volta che lo faccio con i
tacchi alti e per la prima volta io sono la Proprietaria di un banchetto. Vendo sciarpe e scialli, vendo quindi Desideri di Amore, tra questi ne scelgo, per me, solo di colore verde, prendo quindi con mano sicura dei Nuovi Inizi, li appoggio sul banco per osservarli meglio, quale sceglierò?
Indosso scarpe con i tacchi alti, voglio quindi innalzare il mio livello spirituale "posso toccare meglio il cielo" sono potente e femmina, voglio lasciare un segno nell'asfalto caldo e cedevole come un corpo, voglio quindi sprofondare anche nella carnalità.
Il mio Osservatore Esterno si era distratto, seduto in un angolino parlava con altri, ma poi mi ha visto, i suoi occhi azzurri mi hanno scrutato e hanno notato il cambiamento, all'inizio mi chiede il perché di questo cambiamento, se ne avevo bisogno, ma io gli rispondo suadente, sono sicura di me e dico cose meravigliose...
l'Osservatore Esterno diventa oggetto di seduzione e seduttore, ha cambiato posizione rispetto a me o sono io che ho cambiato posizione rispetto a lui?
Non sogno più di essere nell'acqua da molto tempo, come Afrodite sono uscita e sono nata.
Ho un segno come di cesareo a riprova di questo fatto, si è formato a Maggio e ora piano piano stà scomparendo, come a voler dire che ho partorito me stessa.
Era Novembre quando ho incontrato Lucia che mi disse che nella pancia io portavo la vera me, che dovevo decidermi a rinascere (vedi Lucia e il sogno) come sempre nel mio caso il corpo arriva prima della mente, in questa rinascita, l'inconscio, con questo sogno, arriva con 3 mesi di ritardo, ma giusto 9 mesi dopo lo scossone emotivo e l'essere resa consapevole da parte di Lucia.

Sono uscita dal liquido onirico e come la dea sono munita di tutti gli strumenti per esercitare la seduzione.
... aprirmi alle emozioni e viverle. Esprimermi, volere e scegliere. Ricevere.

... armarmi, lottare per cambiare, diventare indipendente. Esprimermi, volere e scegliere. Agire.
Esprimo me stessa, voglio e scelgo. Sono pronta per ricevere, sono pronta per agire.

La Domanda dell'Alce non è mai stata posta, ma io sapevo la Verità con la quale avrei dovuto rispondere, a mente fredda ripenso invece alla cosiddetta "prova dell'alce" (che consiste nel percorrere alla velocità costante di circa 60 km/h un breve rettilineo e sterzare violentemente prima a destra e poi a sinistra in rapida sequenza proprio come se si dovesse evitare un'alce che attraversa la strada)
Forse non è una domanda quella del sogno, ma la rappresentazione onirica di ciò che dovrò fare nella vita da sveglia: continuare a guidare la mia auto (la mia vita)
evitando gli ostacoli (l'Alce) senza ribaltarmi. L'alternativa è "mangiare lasagne vegetariane", mangiare invece di vivere è quello che ho fatto fino a poco tempo fa. Senza carne, quindi senza carnalità, sessualità, passione.
Questo è un sogno su una domanda che invece è una prova, su una Verità non detta ad alta voce, sul cambiamento e la trasformazione.
All'inizio del sogno compro biglietti della lotteria, una cosa che non ho mai fatto da sveglia, e chiedo informazioni su come ritirare la vincita, sicura che succederà.
Credo nella Fortuna e nella Programmazione. Ognuna aiuta l'altra e ognuna sopperisce all'altra in sua assenza.
Preferisco essere pronta a tutto.

sabato 8 agosto 2009

Vento

Venerdi 7 agosto 2009 - Ho sognato che avevo un ventilatore in ogni stanza della mia casa. Ventilatori industriali (come quello che ho davvero) appoggiati sul pavimento, ognuno direzionato differentemente. Vedo i miei piedi nudi camminare attraverso questo incrocio di correnti d'aria. Il rumore dei ventilatori è come quello di elicotteri in fase di decollo. Mi sveglio. Il vento onirico simboleggia l'ispirazione e lo spirito. E' portatore di cambiamento.
Il Piede è la Chiave. Come la chiave serve per aprire le porte e cambiare di stanza, così il piede decide dove si poserà nella sua marcia evolutiva. Rappresenta una manifestazione dell'anima.

mercoledì 5 agosto 2009

Essere spietati - Le Scarpe Vecchie

Giovedì 16 Luglio 2009 - Le portavo nel baule della macchina da mesi. Un grosso sacco pieno di scarpe vecchie, mai messe, messe e tolte subito ogni volta, nuove o mai usate. Scarpe che non mi identificano più, che non mi hanno mai rappresentato. Eppure se ne stavano li. Ogni volta d'impiccio per la borsa del nuoto e la spesa. Occupavano quasi metà del baule.
Ieri sera mi sono fermata davanti al cassonetto della Caritas, sulla strada che faccio tutti giorni, casa-lavoro, lavoro-casa, ho lanciato le mie gambe fuori dalla postazione di guida della mia macchina, con passo sicuro sui tacchi a spillo delle mie nuove scarpe ho girato intorno alla macchina, ho aperto il baule e ho preso il sacco. TAPUM!, un suono sordo e le scarpe erano sul fondo del cassonetto.
Inizia una nuova vita.
La nuova vita prevede anche l'essere spietati. Dove la pietà è il sentimento sul quale fanno leva le persone che vogliono manipolarti, che vogliono costringerti, che ti legano a sè per non farti volare con le tue ali.
Essere spietati è l'obbligatoria fase di transizione tra il volare a un metro da terra di cortile e lo spiccare il volo per sorvolare nuovi paesaggi.
Bisogna essere spietati per troncare le relazioni. E' l'unico modo. Non ci si può permettere di provare pietà. La posta in gioco è troppo alta, la tua libertà contro il continuare come prima a vivacchiare rinchiusi nel cortile.
Non si può guardare negli occhi, bisogna essere spietati, altrimenti ti ritrovi di nuovo legato e costretto in una vita non tua, abitudini, relazioni, pseudoamicizie tenute in piedi da un senso di comunione falsato.
Bisogna essere spietati con chi ti mette sotto una cappa per averti solo per sè.
Buttare senza pietà e liberarsi delle scarpe vecchie per poter volare.

martedì 21 luglio 2009

Quando rinasco

La prossima volta che rinasco, rinasco gatto, delfino, balena.
La prossima volta che rinasco, rinasco farfalla, gabbiano, giraffa.

Anzi no, rinasco uomo.

Per far sentire ogni mia donna, corteggiata, adorata, la più bella.

Rinasco uomo con memoria di donna, e sarò irresistibile.

martedì 14 luglio 2009

Big Bubble Assassine

Spesso ho sognato di avere in bocca una Big Bubble insapore. Cerco di sputarla fuori ma cresce di volume, mi riempie la bocca fino a soffocarmi. Voglio svegliarmi ma gli occhi sono incollati. Cerco di togliere la Big Bubble con le dita ma la bocca è sigillata. Voglio gridare aiuto, che qualcuno venga a svegliarmi, ma la Big Bubble diventa sempre più enorme fino alla gola, soffoco. Mi sveglio in mancanza di ossigeno.

domenica 12 luglio 2009

Santal Blanc - Serge Lutens

Ultimo acquisto in ordine di tempo Santal Blanc non è il classico profumo al Sandalo, non è secco non è maschile. Anzi ha un che di dolce e lievemente alcoolico, come un whiskey giovane. Appena spruzzato è cremoso e scamosciato, poi subentra la frutta sciroppata e il whiskey, è solo dopo un bel po' di tempo che esce il profumo polveroso e talcato di sandalo e iris. Sui vestiti è molto meglio, o così sembra in rapporto all'effetto che ha sulla mia pelle. E' un profumo per tutte le stagioni che ha un'ottimo effetto sull'umore. E' "lievitante".Santal Blanc (Serge Lutens) - 2001 - Balsamico legnoso - (Christopher Sheldrake)
Sandalo Bianco
, Cannella, Fienogreco, Pepe rosa, Rosa, Gelsomino, Radice di Iris, Muschio, Benzoino Balsamo di Copaiba, Cedro.

venerdì 10 luglio 2009

Delizia o American Cream - Lush - Gorilla Perfume

Uno dei complimenti più belli che mi hanno mai fatto è stato un "sapevo che eri arrivata, perché sulle scale ho sentito il profumo dei tuoi capelli" era il profumo del balsamo Delizia di Lush
... lieve come una carezza, goloso come un mignon d'alta pasticceria... così diceva la descrizione, sull'onda del successo del balsamo Delizia, Lush ha creato questo profumo solido. E' leggermente diverso, più aromatico e legnoso ma sempre notevole.
Confezionato in un barattolino di alluminio, il profumo solido si spalma nei punti caldi dura tantissimo, e si sente a metri di distanza. Delizioso!
Delizia o America Cream (Lush/Gorilla Perfume) - 2008 - Gourmand -
Vaniglia, Salvia Sclarea, Lavanda, Benzoino, Cumarina.

mercoledì 8 luglio 2009

Messe de Minuit - Etro

Lame di luce, sensazione tattile del legno liscio delle panche lucidate a cera. L'odore della cera delle candele, il fumo di incenso che esce dal turibolo di peltro.
Fortemente evocativo, non è un profumo per tutti i giorni. Da il meglio di se quando fa freddo, quando c'è la nebbia, sui cappotti. E come l'incenso, può prenderti alla gola.


Messe de Minuit (Etro) - 1994 - Aromatico legnoso - (Jacques Flori)
Mandarino, Bergamotto, Galbano, Legni, Mirra, Cannella, Patchouli, Vaniglia, Ambra, Miele, Muschio, Incenso

domenica 28 giugno 2009

La Strada degli Elefanti

Domenica 28 Giugno 2009 - Sto guidando lungo una strada in leggero pendio, sembra una strada statale, è costeggiata da un bosco più in alto sul lato destro, ogni tanto segnali stradali. Sono al telefono con mio zio Nino, siamo appena stati a pranzo insieme, e mi dice che è bello così improvvisato e forse è l'unico modo per incontrarci. Mentre concordo con lui che anche a me non piacciono le feste comandate, noto con la coda dell'occhio che dal bosco soprastante ogni tanto emergono degli elefanti. All'inizio penso che siano statue, immobili e con lo sguardo fisso, se ne stanno a distanza regolare dopo ogni cartello stradale. Poi osservandone uno, capto un movimento del suo occhio. Gli elefanti sono veri e vivi. Mi sveglio.Presenze silenziose lungo la strada che sto percorrendo, guardiani? osservatori?

L'Elefante Onirico esprime forti bisogni sessuali. Nei sogni delle sognatrici il desiderio ardente di un partner sessuale forte e capace di provare empatia.
L'Elefante è simbolo di prosperità e realizzazione. Esaudisce tutti i desideri, dona la pace, la pioggia e l'abbondanza. Vederlo stimola allo sviluppo e a rivolgere la mente verso la conoscenza, la pietà e il riserbo.
L'Elefante porta fortuna, più il suo colore è chiaro e in base a quanti se ne vedono tanta sarà la fortuna.
L'Elefante è il più nobile tra gli animali selvaggi. E' una potenza elevata, anche perché per vivere non si nutre di altri animali. E' una forza naturale e indomita. E' l'emblema dei nostri istinti domati e sublimati, ci mostra il nostro stato interiore, attinente alle nostre possibilità.

martedì 23 giugno 2009

Spazio Tempo Sospeso

E' sabato mattina, sto guidando sulla superstrada, i finestrini completamente abbassati su tutte e due i lati fanno volare i miei capelli, mi sferzano il viso come fruste di seta. Guidando nella corsia in mezzo mi chino per cercare una cosa nella borsa, la musica ha un ritmo ossessivo. Un clakson ha suonato, sollevo la testa verso il suono, in ascesa sulla corsia d'uscita un ragazzo guida una jeep verde militare. Ha la T-shirt di un bianco candido, o almeno così sembra dal contrasto con la pelle abbronzata, occhiali da sole e cappellino verde militare con visiera. Mi saluta senza quasi sorridere, mi guarda fissamente. Lo riguardo e per un attimo la velocità è rimasta in sospeso. Viaggiavamo ed eravamo fermi nello stesso spazio/velocità.

giovedì 18 giugno 2009

Cuore di cazzo, cazzo di cuore

Cosa me ne faccio di questo cuore del cazzo? Si agita per chi amo e non posso avere, si riempie di colpa per chi mi vuole, ma non amo.

Voglio togliermi il cuore, non mi serve, non lo voglio, così da essere in pace.

Nessuna sofferenza, nessun rimorso.
Voglio togliermi il cuore per guardare in faccia chi si aspetta da me qualcosa senza dover fingere o sentirmi inadeguata. Per poter pensare senza dolore e mancanza.

Qualcuno mi tolga il cuore e mi liberi dall'amore. Quello che non posso dare, quello che non posso avere.

Voglio togliermi il cuore. Ed essere solo fica.

lunedì 8 giugno 2009

Ultrapercettività Sensoriale

Mi sono addormentata da un'ora ed ora sono sveglia. Lucida. Mi ha svegliato la consapevolezza improvvisa di una luminosità liquida che galleggia intorno a me. La vedo, il punto di origine è dove oggi, ormai ieri, mi ha toccato I. Per tre volte ha appoggiato la sua mano sul mio braccio, ogni volta sostando sempre un po' di più. Il mio braccio immobile per paura che qualsiasi movimento potesse far scaturire all'esterno l'elettricità che sentivo dentro. Dal braccio sinistro ora, il contatto si spande in ondate vibranti per tutto il corpo, fino a riempire l'intera stanza. E' talmente reale che temo possa svegliare chi sta dormendo accanto a me.
La mia pelle è un tappeto sensoriale iper-ricettivo, ad ogni lieve sfiorare delle mie dita che ripercorrono i contorni dell'impronta lasciata su di me, si sollevano vapori dorati, galleggiano a cinque centimetri dalla pelle e poi ricadono come se si fossero resi conto improvvisamente di avere un peso. Ritornando a contatto con la mia pelle si spandono in onde circolari e poi giù nella carne, portando con sé liquidità luminosa e calda. Il mio respiro è profondo e circolare, percepisco l'odore di terra umida del prato sottostante la finestra, nel buio della stanza vedo l'immagine di un corpo che galleggia, è I. si avvicina al mio, la sensazione di tutte le possibili reciprocità è fortissima. Ora c'è anche M. nella stanza, penso lucidamente che lei è la donna con la quale potrei provare. Sono passate circa quattro ore, lo capisco dal cinguettare degli uccellini e dal lieve chiarore che filtra attraverso le persiane. Chiudo gli occhi. Mi addormento. Fra un'ora circa mi devo alzare.
Sveglia. La sensazione di liquidità persiste in me. Sono in vibrazione continua, sento che se qualcuno mi toccasse, il mio corpo risponderebbe immediatamente con ondate orgasmiche. Nessuno l'ha fatto.
Entro in acqua, la lezione di acquagym ha inizio. Lentamente, l'energia repressa viene utilizzata in questa attività di sublimazione, disperdendosi nell'acqua fredda. Riesco a vedere la luminescenza che lascia il mio corpo ad ogni movimento. Che spreco.

domenica 31 maggio 2009

Il Sistema Corpospecchio

Domenica 31 Maggio 2009 - Sono in una piscina olimpionica, il fondo è fatto tutto a gradini, saliscendi, saliscendi, nel centro della piscina c'è una piattaforma più alta delle altre, come una piramide Maya ci si accede dai quattro lati fatti tutti a gradini. Io sto nuotando in un angolo dove l'acqua della piscina mi arriva alle spalle. Improvvisamente nell'acqua con me c'è Carlo. Mi rendo conto che è lui l'uomo più adatto a me. Anche se lui è un visivo e io una tattile. Lo tocco, tocco le spalle, il collo, i pettorali. Con le dita frementi percorro la sua pelle resa scivolosa dall'acqua. Si avvicina a me e fa la stessa cosa con me. Ha capito che quello che io faccio sul suo corpo lui deve farlo sul mio. E' il sistema Corpospecchio. Ora mi stringe a se, ha circondato la mia vita con un braccio e mi ha tirato verso di lui, nell'acqua il mio corpo è senza peso, lui mi tiene ancorata. Preme il suo viso sopra il mio, occhi contro occhi, le arcate sopraccigliari che si toccano. Ho la sua lingua nella mia bocca. E' rigida, appuntita e durissima. Anche io allora metto la mia lingua nella sua bocca, e la faccio anch'io appuntita, rigida e durissima. Premo con la lingua sopra la sua in un gioco di forza, per vedere chi cede per primo. Ora è il mio turno di resistere alla pressione. Nello sforzo gli mordo il labbro e allora mi tira giù sott'acqua. Ci guardiamo negli occhi, le bollicine di ossigeno che passano attraverso il nostro sguardo, baciandoci e respirando l'aria l'uno dall'altra. Chiudo gli occhi. Sono appena riemersa da sola in carenza di ossigeno. Sento chiamare il mio nome, mi giro e sulla piramide, in mezzo alla piscina, con l'acqua che arriva alle caviglie, vedo il Maestro.
E' appena riemerso dall'acqua, il suo corpo è costellato di piccole gocce d'acqua che scintillano alternandosi ad ogni respiro sotto le luci blu della piscina. Mi fa segno di raggiungerlo, salgo i gradini uscendo dall'acqua nel mezzo della piscina, dell'aria calda proveniente da diversi angoli asciuga la mia pelle appena fuoriesco dall'acqua. Arrivo al gradino più alto, sono a pochi centimetri dal Maestro, le gocce d'acqua sul suo corpo si staccano attratte dal mio, ma prima di arrivarci evaporano nell'aria. Mi guardo e mi vedo con gli occhi di questi due uomini come se mi vedessi per la prima volta, come se fino ad ora non avessi mai potuto vedere. Vedo il mio corpo che respira. Mi sveglio.

venerdì 29 maggio 2009

Encefalogramma: piatto

Oggi ho un malditesta torbido. Si diffonde su una linea immaginaria, da sinistra a destra, sulla fronte, vicinissima all'inizio dei capelli. Non è forte, è come un tappeto musicale, il suo rumore è sordo e continuo, una musica formata da una nota sola. Michela mi ha massaggiato la testa con un olio che ha raffreddato tutto lo scalpo. Dalla finestra ogni tanto entra un alito di vento, ad ogni folata sento il cervello risucchiato fuori dalla testa, come dita rapaci che scavano nel cranio.
E' strano e piacevole. Mi fa smettere di pensare.
Devo tornare in ufficio, il sole è un caldo berretto di lana sulla mia testa. Ferma al semaforo mi guardo allo specchio mentre liscio il berretto di sole sui capelli. Lateralmente percepisco il passare di una macchina conosciuta. E' l'ora, è il luogo, è il giorno giusto. Non ho bisogno di guardare chi sta guidando, so che è lui. Invece di accellerare sta rallentando. Sento lo spostamento d'aria provocato dalla testa che si è girata. Sento lo sguardo sulla mia macchina che va rimpicciolendosi nello specchietto retrovisore. E' restio a abbandonare l'immagine. Dilata la strada e il tempo.
Il vento crea turbini visivi entrando dai finestrini completamente abbassati. Schiacciano il freddo assopito tra i miei capelli e lo fanno scivolare sul viso, entra negli occhi ed escono lacrime.
Sono in ufficio ora, spostandomi di due piastrelle per volta sento profumo di pane appena sfornato, salame ungherese, torta di mele e crema pasticcera calda, sono tutti nella mia testa.
Mi siedo, dovrei concentrarmi sul lavoro da fare, ma non ho materia cerebrale sufficiente da concentrare.

mercoledì 27 maggio 2009

Con la Gonna, senza Mutande

Martedì 26 Giugno 2009 - Sono in vacanza con i miei, ci spostiamo a bordo di una barchetta, la mia postazione è sdraiata sopra una rete che sporge oltre la prua. Quando arriviamo in qualche posto, sono la prima a scendere. Oggi mio padre porta la barca in maniera un po' affrettata, entriamo nei canali di una città e per poco non urtiamo le altre barche o le banchine. Finalmente attracchiamo, scendo. Passeggio tra le stradine e mi fermo in un bar gelateria con tavolini all'aperto. E' frequentato dalla gente locale, niente turisti (sono tutti in altri bar). Ascolto la conversazione di due giovani uomini e così vengo a scoprire che sono su un isola che si chiama Isolabella. Guardo sui tavolini e tovagliette di carta riproducono l'isola con disegni non proporzionati a mettere in evidenza i luoghi più interessanti. Mi fermo davanti al tavolino dei due, devo passare ma il ragazzo ha la sedia proprio a metà, o passo tra lui e il tavolino o deve spostare la sedia. Mi guarda con aria di divertita sfida. Ok, raccolgo la sfida e decido di passargli davanti. Proprio in quel mentre una folata di vento proveniente dal mare mi solleva la gonna corta e sono senza mutande. Cerco di abbassarla ma o abbasso davanti lasciando scoperto il sedere o tengo la gonna dietro e si alza davanti. Passo e faccio per dirigermi verso un ponticello di legno che collega con l'altro lato della strada, quando sento che i ragazzi commentano parlando di "gatta morta", io mi volto e do una risposta arguta (che non ricordo) ridono e mi riconoscono il punto. Sono a casa ora, apro il cassetto di un comodino e trovo una collana fatta di uno strano materiale verde perlaceo. Sono come tanti granelli che rimangono uniti tra loro in maniera misteriosa. Stacco qualche granello e li assaggio. E' zucchero. Sono di nuovo sull'Isolabella e osservo una cameriera che serve lo speciale gelato dell'isola, un gelato caldo, fa volteggiare in aria una palla di zucchero, lavorandola con due spatole ogni volta che la riprende. Ad ogni passaggio la palla cambia colore e gusto. Gli avventori devono fermarla al momento giusto per avere il gusto desiderato. Riprendo a camminare tra i vicoli della cittadina, incurante del vento che ogni tanto mi solleva la gonna. Senza mutande.

L'Isola Onirica ci esorta a creare una realtà nuova, capace di condurci, dopo aver attraversato il Mare dell'Inconscio, verso una consapevolezza diversa dei fatti e delle cose della vita.
L'Isola è l'Autoconoscenza attraverso la quale si diventa consapevoli dei contenuto psichici inconsci. Può anche indicare che per paura ed insicurezza il sognante tende ad isolarsi dagli altri.
La Barca Onirica esprime il modo come navighiamo nella vita, come si mantiene la rotta. Essa è anche il simbolo del rinnovamento, del passaggio da uno stadio all'altro nella vita del sognatore.
La Rete indica che si cerca un legame sentimentale in cui vengano soddisfatti anche i bisogni sessuali. Indica anche un allineamento della vita interiore con quella esteriore.
La Nudità rappresenta una prova morale che fortificherà lo spirito. Esorta ad abbandonare le false inibizioni e a non reprimere i bisogni sessuali.
La Gonna simboleggia solitamente i bisogni erotici, così come la biancheria intima.
La Biancheria Intima rappresenta anche le influenze inconsce che agiscono sul proprio comportamento. Essa spinge a diventarne consapevoli e comprenderle.
Lo Zucchero rappresenta gli aspetti positivi della vita, di come ci si percepisce.
Mangiare Zucchero indica che si è portati a credere positiva una situazione che invece potrebbe danneggiarci.

domenica 24 maggio 2009

Il Treno, il Bacio

Domenica 24 Maggio 2009 - Esco dalla piscina e mi dirigo verso gli uffici. Gli uffici sono su un barcone che è anche un treno. In un ufficio ci sono due ragazze che stanno parlando con K. Si girano tutti a guardarmi perché sono entrata dove non mi sarebbe consentito l'accesso. K. si congeda dalle due ragazze e si dirige verso di me, le ragazze ci osservano, il treno comincia a muoversi, io ho due borse sulle spalle e mi sbilancio indietro, K. sfrutta l'accelerazione del treno e mi viene addosso, chiudendomi in un angolo mi guarda fisso negli occhi e sussurra "Adesso che sono qui non ti lascio più andare" io cerco di distogliere lo sguardo come mio solito, ma poi decido di sostenere lo sguardo, c'è uno scossone e un'altra accelerazione del treno, forse siamo passati su uno scambio, mi ritrovo con il viso vicinissimo al suo, gli occhi sempre gli uni negli altri, con la punta della lingua lecco il suo labbro superiore e una parte di denti che sporgono perché sta sorridendo, distoglie lo sguardo improvvisamente timido, farfuglia qualcosa sulla discrezione, sul non voler mischiare il lavoro con la vita privata, poi ci ripensa, altro strattone di un altro scambio, il treno sta prendendo velocità, si avvicina con le labbra semiaperte, io con le labbra morbide ma chiuse sento la morbidezza calda delle sue e il pungere di un po' di barba. Schiudo le labbra e faccio uscire un pezzetto di lingua, solo la punta. Anche lui la sua, e così a mezz'aria tra scossoni e la velocità che aumenta esploriamo ognuno la lingua, le labbra e la bocca dell'altro. Mi sveglio.
Il Treno Onirico è l'immagine del nostro percorso vitale, portatore di novità e sorprese, ci mostra che la nostra vita è in marcia e lo slancio vitale è ripreso, grazie a propositi e programmi precisi che faranno in fretta progressi. I Bagagli che si portano con se rappresentano l'indispensabile, il necessario, l'essenziale che pone il sognatore di fronte all'obbligo di fare delle scelte per l'adattamento sociale.
I bagagli ingombranti rappresentano le nostre illusioni, le nostre proiezioni, le fissazioni, i desideri di vanità, le ribellioni, l'odio, il rancore, gli appetiti inutili. Di quante emozioni opprimenti ci lasciamo caricare, quanto gravano sul morale e ci allontanano da nuove vie da scoprire?
La Lingua rappresenta la manifestazione esteriore di se e la capacità di stabilire dei contatti. Evidenzia bisogni erotici o più in generale sentimenti che diventano sempre più pressanti e che dovrebbero essere tenuti meglio sotto controllo.
Il Bacio incarna il desiderio ardente di un amore tenero ed esprime interessamento per qualcuno. Dare un bacio indica comprensione. Lo Sguardo è un messaggio, parla da se, possiede un potere magnetico ed è in grado di indurre un mutamento dello stato d'animo.
Lo Sguardo palesa l'intenzione di influenzare, amare o vendicarsi.
Nel sogno si percepisce chiaramente che tipo di fluido magnetico scorre tra gli sguardi dati e ricevuti.

Sono partita, la strada intrapresa ha subito dei cambi e un aumento della velocità.
A bordo di un ufficio dove non potrei stare.
Ho due borse sulle spalle, a causa loro ho perso l'equilibrio e sono rimasta chiusa in un angolo.
Riuscirò a scegliere quale borsa tenere e quale lasciare?
O deciderò di tenerle tutte e due per andare ancora in luoghi non consentiti, a provare l'ebrezza della velocità, dello scambio e dell'esplorazione, dell'essere chiusa in un angolo a sostenere sguardi e baci?

mercoledì 13 maggio 2009

Il Caravanserraglio delle Stoffe Ikea e il Ballerino di Tango

Mercoledì 13 Maggio 2009 - Sono nel capannone del condominio in cui mi aggiro da qualche sogno a questa parte (La Compensazione e Preparazione alla Danza) questo capannone si chiama "Caravanserraglio delle Stoffe Ikea" è un grande spazio con stoffe arabescate disposte a monticelli alti circa un metro, posizionati per tutto il pavimento a distanza di circa un metro gli uni dagli altri. Ci sono delle mie amiche e delle mie zie. Ad un certo punto Eve libera dalle stoffe una grande area ovale. Si sparge una musica, coppie e amiche iniziano a ballare ridendo. Improvvisamente arriva un ballerino professionista con il quale sapevo di avere un accordo per ballare e mi prende. E' appena iniziato un Tango. Io cerco di recuperare le mie scarpe con i tacchi che avevo tolto e messo vicino ad una colonna in un angolo, ma lui mi fa segno di ballare a piedi nudi, solo con calze nere opache, perché non sono esperta e i tacchi, sostiene, mi intralcerebbero. E' un uomo adulto, maturo, ha la pelle abbronzata dal sole. Indossa abiti da gaucho con un cappello nero. Ha gli occhi bistrati con kajal nero. Il suo sguardo è fisso nella direzione in cui mi porta, io non stacco gli occhi da lui. Affondo per un istante il viso nell'incavo del suo collo e sento profumo di ambra e leggerissimo anice (nel sogno sento davvero il profumo ed è simile a quello che ho percepito qualche giorno fa in fase allucinatoria olfattiva in ufficio). Mi prende e mi stringe in una morsa che non ammette tentennamenti, le mie gambe, i piedi a punta arcuatissimi, si muovono veloci a ritmo. Avvinghiata a lui che mi guida, produco movimenti rapidi e nervosi con le gambe. Ho l'impressione di fare i passi giusti anche se non ho mai ballato il Tango in vita mia. Balliamo benissimo, veloci e leggeri, come pattinatori sul ghiaccio. Alla fine di una camminata mi dice di prepararmi perché faremo un minuto 1/2 di 32 quadrato. Lo guardo interdetta, non capisco. Mi spiega che il 32 quadrato consiste in una serie sfioramenti di varie parti del corpo del partner e del proprio, in coreografia. Scivolando in arabesque sul pavimento come sul ghiaccio, tocco e vengo toccata, con movenze molto sensuali. Riprendiamo la posizione, la danza sta per finire. La musica si affievolisce e mentre già qualcuno sta rimettendo i mucchietti di stoffe al loro posto, il ballerino professionista di Tango mi lascia. Mi sveglio in condizioni di esaltazione. Per circa un'ora non riesco a riprendere sonno. Una sensazione viscerale e fisica è giunta fino a quando mi sono svegliata ed è continuata oltre, fortissima.Ballare in sogno rappresenta il corteggiamento o l'atto sessuale stesso.
Danzare freneticamente in sogno evoca il desiderio esplosivo di raggiungere l'unità tra corpo e spirito in un legame artistico o spirituale.Il Tango evidenzia desideri erotici che potrebbero portare ad una avventura.
Le Calze esprimono bisogni sessuali che vengono soddisfatti in maniera simbolica attraverso il sogno. Evidenziano il bisogno di essere amati.

Le Gambe sono l'espressione della capacità volontaria di applicarsi e farsi valere.
Le Scarpe rappresentano il senso della realtà. Le mie sono finite in un angolo, abbandonate.

I Tacchi sono il simbolo dell'Immaginazione, di un desiderio di elevazione dello Spirito imprigionato dalla carne.
Il Cappello rappresenta le intenzioni, le aspettative e le opinioni che si nascondono agli altri.
I Copricapo Onirici segnalano che le idee non sono libere, ma sottostanno a delle regole, a norme, a convenzioni e dogmi. I personaggi onirici che portano il cappello non hanno la possibilità di essere sinceri.
I tessuti rappresentano la ricchezza sia fisica che psichica.
La figura geometrica del Quadrato è un simbolo di tensione. C'è qualcosa da addolcire, smussare, pacificare nella vita del sognatore. E' collegato alle ambizioni materiali. Realismo, equilibrio, i progetti realizzabili e la stabilità nella realizzazione di quei progetti.
La figura geometrica dell'Ovale indica il bisogno di una protezione in un periodo doloroso.

Il numero 32 simboleggia l'unità divina. La Perfezione Infinita. Questa cifra costituisce la base di tutto il possibile. Rappresenta il Verbo.

Ho capito, ho capito che devo parlare. Devo agire nel mondo reale, mettendo da parte per un attimo l'immaginario (i Tacchi) devo agire e farlo con la carne, a piedi nudi, mostrando l'anima nascosta. Ci devo mettere tutta la mia volontà, la mia capacità di impormi. Per ballare la mia danza.
E' da giorni che giro in questo condominio onirico, con l'unico scopo di danzare. Finalmente sono in un ovale, sono protetta, ho tutte le stoffe per ottenere ciò che voglio, la parola detta renderà tutto possibile.
L'Arabesco Onirico è segno di una grande elasticità mentale. Ci sono arabeschi sui tessuti e nel Tango assumo la posizione dell'arabesque. Tutte e due queste parole hanno la radice nella parola Arabo. Considerato simbolo di mistero, l'Arabo in sogno simboleggia un segreto svelato.L'Arabesco annuncia un periodo nel quale si dovranno affermare le proprie qualità di equilibrio e di intelligenza per poter vincere le avversità e realizzare un progetto importante.
Ecco, appunto.

mercoledì 6 maggio 2009

Preparazione alla Danza

Mercoledì 6 Maggio 2009 - Sono ancora nel cortile del condominio dell'altro giorno (La Compensazione), c'è una scuola di danza ora. Io sono in tutù e scarpette da punta. Ho visto il Maestro in una sala, ci ho parlato ma non ricordo di cosa. Aiuto un'altra istruttrice a portare dentro delle scatole larghe e piatte, sta piovendo. Ad un certo punto prendo una decisione, lascio la maestra e mi dirigo verso la sala dove so che c'è il Maestro. Correndo nello spiazzo, sotto la pioggia, cerco di non bagnare le scarpette di raso, evito le pozzanghere e mi stringo nel cache-coeur perché ho freddo. Entro nella sala, una lama di luce entra da una finestra in alto, nella lama pulviscolo cosmico galleggia. C'è un silenzio irreale, calma e tepore, il rumore della pioggia è rimasto chiuso fuori. Mi sistemo davanti al grande specchio ed inizio a salire sulle punte. Non c'è lezione qui dentro, ognuno procede autonomamente nei suoi esercizi. Sento un rumore dietro di me, riflesso nello specchio vedo il Maestro, maglietta bianca e calzamaglia blu ha una gamba estesa sulla sbarra, arcua la schiena per toccare il piede con le braccia allungate. Non toglie lo sguardo da me. Si sta preparando per danzare.

martedì 5 maggio 2009

Malditesta

Vedo catene infinite di corpi umani, che salgono verso l'alto, in continuo mutamento, grasso magro, grasso magro, grasso magro. Come clessidre in ascensione perpetua.
Ritorno a galla.
Sento profumo di brioche dove non può essercene.
Con la coda dell'occhio sinistro ho captato un movimento intorno al foglio di protocollo che sto leggendo, ha fatto capolino uno scarafaggio, ha zampettato veloce per tre centimetri ed è ritornato sotto.
Ho sollevato il foglio, non c'è niente.

Se incontri Buddha per la strada, uccidilo.

Perché il vero Buddha è dentro di te.
Così recita un'altro insegnamento Buddista.
Nel percorso di apprendimento il Buddismo sostiene che solo quando l'allievo è pronto il maestro arriva. Ma poi quando il Maestro ha esaurito tutto ciò che poteva insegnarci, diventa un ostacolo alla nostra potenzialità di crescita. Perché lui è lui e noi siamo noi. Per questo, nel momento in cui incontriamo Buddha per la strada ad un certo punto dobbiamo ucciderlo*, perché è un falso Buddha, nel senso che essendo "altro da noi" non può essere il nostro obbiettivo finale di budditudine. L'unico vero Buddha è quello che è dentro di noi, per ognuno di noi. Buddha è uno stato di coscienza, è la capacità di sentire dentro di noi il Maestro Interiore. Vero nella sua unicità nostra personale. Poiché dovrebbe essere nostro dovere morale realizzare completamente se stessi, quando si è sfruttato appieno l'insegnamento del Maestro, bisogna superarlo.

*Ovviamente metaforicamente. Mi sembra stupido ribadirlo, ma non si sa mai...

lunedì 4 maggio 2009

La Compensazione

Domenica 3 Maggio 2009 - Vivo in un complesso di condomini disposti a raggiera angolata, sono fuori dal palazzo, nell'area comune. C'è il Maestro con il quale continuo a battibeccare e altri amici indefiniti. Vorrei farmi conoscere per come sono ma le continue punzecchiature mi fanno rispondere a tono e non riesco ad aprirmi. Sento che parla di me agli altri e che sta dicendo che quando sono andata dal medico, mi ha messa su una scala per vedere meglio la "compensazione", insinua che sono strana visto che devo essere visitata in posizioni anomale. Io mi ricordo vagamente di essere già stata dal medico e che mi ha effettivamente fatta salire su una scala tipo quelle da imbianchino, ma non ricordo per quale motivo, perdo il ritmo del rispondere e quindi il Maestro continua a fare battute su di me, fingendo che io non sia presente, e fa allusioni a sfondo sessuale con un suo amico. Improvvisamente mi ritorna in mente il motivo della strana visita, era per vedere meglio come stavo in piedi perché secondo il medico stavo "compensando" una stortura interna. Penso ad un'ernia al disco. Ora sono nello studio medico, oltre al dottore è presente anche il Maestro, io sto in piedi in cima ad una scala, un piede sull'ultimo gradino da un lato e l'altro piede sull'ultimo gradino dell'altro lato. Il medico sta dicendo che l'ernia va operata, parlano di continuo tra loro, ricordando di come all'inizio il medico non fosse stato accettato dallo staff del Maestro, perché a seconda del tipo di scarpe giudicavano la sveltezza nel rispondere e il senso dell'umorismo di una persona e lui indossa ciabatte di feltro, ma poi l'avevano rivalutato. Interrompo il loro ciarlare per chiedere quanto durerà l'operazione e il decorso: 1 giorno per sistemare l'ernia, 8 mesi di immobilità e un'altra cosa che non ho capito perché stavo già pensando che avrei perso le lezioni di acquagym e io non voglio rinunciarci. Sono contrariata e il Maestro sostiene che ho un carattere impossibile che faccio sempre di testa mia. Scocciata, saluto secca il dottore e me ne vado. E' infastidito perché avrebbe voluto spiegami meglio. Il Maestro gli fa un cenno con la testa "vedi, è questo che intendevo..." Ora sono in casa, arrabbiata e triste perché ancora una volta mi sono chiusa in me e sono andata a chiudermi in un luogo dove nessuno può raggiungermi. Mi sono resa ancora una volta invisibile, intoccabile, inavvicinabile e piango anche per questo. Penso che se rimarrò ferma per 8 mesi, tornerò come prima, prigioniera del mio grasso. Ma anche ora, con questo atteggiamento di fuga sono comunque prigioniera di me stessa e della mia incapacità a lasciarmi andare davanti agli altri. In lontananza, attraverso i muri, sento che il Maestro sta ancora discutendo di me e percepisco nella sua voce che è sinceramente interessato ma non vuole cedere per primo. Mi sveglio.

martedì 28 aprile 2009

La Collana della Sirena e i Sandali d'Argento

Martedì 28 Aprile 2009 - Sogno di entrare in un negozio dove sono già stata qualche sogno fa, solo che non me lo ricordavo, fino ad ora. E' una gioielleria etnica. Con me c'è Z. e altre amiche, Z. mi porta a vedere una collana che ho già visto l'altra volta e che costava 129,00. Quando la vedo mi sembra diversa da come la ricordavo, è un cerchio di metallo con un pendente grande quanto un melone, sembra un feto, mi rendo conto che non potrei portare questo gioiello senza rimanere con il collo piegato in avanti. Guardo il cartellino del prezzo ora c'è scritto 3x39,00. Le altre amiche si sono dirette subito verso una libreria in cristallo che espone bracciali rigidi d'argento e collane bellissime, sono fatte di piastrine collegate tra loro a formare un triangolo che copre il petto, flessibili e cangianti come scaglie di pesce. Eccola, quella è la collana che avevo visto l'altra volta, ora la ricordo chiaramente, è composta da un laccio morbido intorno al collo al quale sono collegate, a scalare in un triangolo che copre il petto lasciando scoperti i seni, piastrine d'argento lavorate con simboli misteriosi, ad ogni spostamento d'aria, le piastrine si muovono fluide creando un onda che riflette le luci, il sole, il cielo fuori dalla vetrina. Improvvisamente ritorno all'inizio del sogno, avevo pensato di salire la scalinata coperta di velluto rosso. So che sopra ci sono sandali in corda e argento di cui ho bisogno, ma ero stata distolta da Z. prima di poter salire. Vengo svegliata. Nel dormiveglia cerco di riprendere il sogno per poter salire le scale... suona la sveglia. Ci proverò nel prossimo sogno.

I sandali nel loro ricoprire parzialmente i piedi, che rappresentano a loro volta l'anima del sognatore, raffigurano una apertura dell'anima verso l'esterno.
Il collo rappresenta l'unione tra mente e corpo, di conseguenza una collana simboleggia l'unione tra questi due lati di noi.

La collana che cercavo non era il giogo con il feto, questa volta non mi sono fatta distogliere da
chi voleva farmi credere che quella fosse la collana che volevo.
La collana che avevo visto e che cercavo ha la flessibilità del pesce, che cambia direzione con un colpo di coda.
Ma c'è una cosa più importante che devo fare, salire le scale, compiere un cambiamento di livello per migliorare il contesto della vita affettiva e spirituale. Lassù so che troverò i sandali di cui ho bisogno, li ho già visti, sono fatti di corda e d'argento.
La suola di corda implica essa stessa un'appoggio stabile per la salita verso l'alto.
La corda scaturisce dalle virtù personali, lega e sigilla, unisce e aiuta a sorreggersi.
Intorno al piede, a trattenere il sandalo, lacci d'argento lucente e lavorato. Esso parla di un'anima che ha accolto in sé un amalgama di influenze, l'argento, metallo della Luna, corrisponde ad una emotività passiva.

Così come di dipendenza in amore parlano i braccialetti rigidi e chiusi.

La scala è ricoperta di velluto rosso, esso simboleggia un successo conquistato grazie alle nostre capacità interiori.

Questo sogno in apparenza semplice e insignificante, parla di come sono riuscita a liberarmi da un giogo che mi costringeva ad una posizione fetale, ripiegata su me stessa e senza possibilità di evoluzione, di come con un colpo di coda degno della sirena che ho sognato più volte di essere, ho cambiato direzione nel mare dell'emotività, di come abbia rifiutato di essere dipendente in amore, rigida e chiusa come il bracciale da schiava e di come aneli a salire ad un livello superiore di consapevolezza. Dove troverò scarpe adatte per procedere sul cammino intrapreso e far intravedere un po' più di me e di quello che sono dentro, mostrando la mia emotività passiva.
Devo tornare a dormire. Per sognare. E per indossare i sandali.

lunedì 27 aprile 2009

Quando l'allievo è pronto, il maestro arriva

Così recita un insegnamento Buddhista.
Quando si è pronti per imparare, il maestro, l'insegnamento, arriva e noi finalmente capiamo ciò che prima era oscuro.

domenica 26 aprile 2009

Crisalide

Sono così trasparente? E allora se sono così trasparente perché chi mi circonda non vede dentro di me? Essere trasparente in un mondo di non vedenti è inutile.

Ho provato a farmi sentire, udito, tatto, olfatto. Niente.

L’unica strada di comunicazione era il gusto e quindi ho riversato tutta la mia potenzialità espressiva nel cibo. Prepararlo per gli altri e mangiarne io stessa, per riempire il vuoto. Un vuoto d’affetto. Comprensione, amore, sesso.
Il cibo, usato come lo uso io, stordisce. Così è più facile reprimere le emozioni, le sensazioni. E’ più facile reprimersi. In tutto.
Ho esercitato volontariamente la facoltà di non scegliere.
Passivamente.
Nell’illusione che fosse sufficiente. Che bastasse.

Nell’economia pragmatica che mi ha sempre salvato dalla presa di coscienza
e quindi costretta e rinchiusa, ho scartato le farfalle perché erano lontane migliaia di kilometri.
Un volo troppo lungo per ali così fragili.
E ora? Ho paura di essere solo una farfalla da cortile. Ho paura che queste ali nel frattempo cresciute e rese più forti, abbiano perso l'istinto al volo. Crisalide di Villa Ruzza - Scultura di Antonio di Rosa (http://www.antoniodirosa.it/)

La foto della crisalide è tratta da
www.amisk.ca/MonarchProject/index.html

martedì 14 aprile 2009

Guepière per balenottere

Cercavo una guepière per balenottere. Non ne esistono. Alle balenottere non è concesso sentirsi sexy. Così per ottenere la mia guepière ho dovuto dimagrire. E diventare una donna.
Questa metamorfosi vista dall'esterno ha comportato "solo" un dimagrimento. C'è chi, più sensibile di altri, mi ha percepito "più piccola" nel senso che occupo un'area minore nello spazio ma anche più minuta, più fragile, indifesa. Senza più corazza, appunto.
Vissuta da dentro non ho solo perso peso, ho perso delle certezze che ho scoperto essere fittizie, una certa razionalità che mi proteggeva dal sentire veramente, ho perso l'ancoraggio con la realtà così come l'ho percepita negli ultimi anni.
Ho perso 20 kilogrammi e 20 anni. E così sono tornata me stessa. La me stessa che avevo abbandonato e smesso di crescere e far diventare adulta.
Quando si perde qualcosa di cui ci si voleva liberare, il posto vacante viene subito rimpiazzato da qualcos'altro. Non sempre positivo. Io sono stata fortunata, a prendere il posto occupato dalla balenottera è arrivata una ragazza 17enne, fresca e giovane, che non pesa niente. Quella che ero e che mi ero dimenticata di essere.
E così ho ricordato.
Lasciarsi andare. Vivere intensamente il momento. Percepire la realtà con tutti i sensi acuiti. A volte sinesteticamente. Essere improvvisamente inondata da sensazioni che altri descrivono verificarsi solo dopo uso di stupefacenti, sono per me scatenabili richiamandole da dentro me stessa. E proprio qui era il problema.
Giovane, inesperta nel gestire queste sensazioni, improvvisamente sradicata, lasciata senza alcun punto di riferimento che non sia "comune", l'unico modo che ho visto possibile attuare era annullare il sentire. Ma se questo "sentire" è parte di te, allora annulli anche la percezione di tutto il resto, quello che è normalmente accettato dagli altri. Così ho vissuto in una sorta di condizione oppiacea, con una costante fame chimica come unico sfogo degli impulsi che avevo deciso di non ascoltare.
In questi giorni ho ricominciato dal punto in cui avevo interrotto.Crescere da 17enne con l'esperienza e il bagaglio culturale di 42enne ti fa crescere rapidamente.
Con bruciante intensità sento gli impulsi dettati da un istinto messo a tacere per troppo tempo, ma la pragmaticità che ho sempre avuto, unita alla cultura che ho nel frattempo sviluppato, mi danno la capacità di riconoscere, organizzare e portare a soddisfare questi impulsi.
So cosa voglio e come. E per ottenere soddisfazione agirò senza colpo ferire, come è la mia natura, ma determinata a non rinunciare più in nome di qualcosa o qualcuno che non sia dentro di me.
E' solo questione di programmazione per sfruttare al meglio i tempi e poi togliere di mezzo la razionalità e lasciarsi andare completamente.
Sabato mi sono comprata la mia prima guepière, è bellissima. Una volta a casa, ho riordinato il cassetto della biancheria, eliminando reggiseni così grandi da sembrare inverosimili e spostando in un'altro cassetto completi ancora troppo piccoli per la me di adesso e forse anche del futuro. Con il loro carico del passato occupavano uno spazio e un tempo che non tornerà. Nel cassetto della biancheria adesso c'è solo ciò che mi sta bene, come taglia e come senso. C'è la mia guepière nuova, comprata solo per me. Quando la indosso sento che è come una corazza. Una corazza che mi fa sentire potente, ma che all'occorrenza posso togliere per mostrarmi nuda e tenera.Svuotando i cassetti, lì in fondo, mai usati, ho trovato cinque body. Non sono mai stata una donna da body, neanche quando mi andavano bene. Erano lì a languire, dimostrazione di un tentativo di omologazione mai riuscito. Perché sono diversa. Ho tagliato i body nella loro boditudine, e recuperando spalline di reggiseni persi nel tempo, li ho modificati e sono diventati delle guepière o meglio delle abeillère. Se la guepière ti fa sentire come una vespa, pericolosa e imponente una certa rigidità, la abeillère ti permette di essere un'ape, flessibile e operosa ma sempre munita di un'arma. Entrambe però hanno ciò che a me interessa di più. I laccetti che reggono le calze o le parigine.
Il sentirmi imbrigliata mi ricorda costantemente di essere un cavallo, folle e un po' selvaggia.
Mai completamente domata. Pronta a disarcionare chi mi sta addosso e a scalciare. La sensazione di avere queste briglie lungo le cosce è allo stesso tempo potente e sensuale. La mia guepière e le mie abeillère non sono ostentate. Vivono la loro vita segreta sotto abiti non conformi alla loro natura. Solo io so che sotto la T shirt e la giacca c'è la mia nuova corazza.
Che sotto i jeans ci sono le briglie. E chi comanda le briglie sono solo io.

lunedì 13 aprile 2009

L'Intensiva

Sabato 11 Aprile 2009 - Devo entrare in acqua per la lezione di acquagym, sono già in costume. Le corsie sono tante vasche singole affiancate. C'è tantissima gente, facce nuove. Nella vasca corsia della mia lezione sono già dentro tutte, stanno aspettando che la lezione inizi. Io sono fuori e con me c'è S. che è impaziente di andarsene. Gli dico che devo fare la lezione, come al solito, quindi...? All'altoparlante qualcuno comunica che le lezioni sono momentaneamente sospese, per cause di forza maggiore, riprenderanno forse tra un'ora. Un'istruttore di nuoto dice ai suoi allievi di uscire, che rifaranno quella lezione un'altra giorno e che li porta a bere una birra, offre lui. Un signore attempato, forse il padre di uno di questi allievi o un'allievo lui stesso, si lamenta che ha fatto 80 kilometri per venire fino a qui e ora scopre che non c'è lezione. Io sono indecisa se aspettare ferma qui o fare un giretto. Con S. andiamo a fare un giro nel paese vicino. Nella realtà è un paese veramente piccolo, qui scopro che sembra di essere a Tenerife, ma con la neve. Alberghi, locali gremiti di gente in vacanza, centri commerciali tropicali tutti colorati, sale giochi, ristoranti, un paese votato al turismo e al divertimento. Continuiamo a procedere e ci troviamo nella parte vecchia del paese, qui sembra di essere in Liguria, case antiche, stradine piccole come carruggi, leggermente in salita. Arriviamo ad uno spiazzo, siamo in macchina ora, guida lui. Dall'alto della strada vedo scavi di siti archeologici, un foro romano, le colonne di un tempio greco, erba fine e verde chiaro tra le pietre. Parcheggiamo. Sento rumore di acqua ed attività natatorie sulla sinistra, salgo delle scale e mi trovo in un complesso termale all'aperto. Nella piscina tutta piastrellata in tufo stanno facendo una lezione di Intensiva. Sono solo due allieve e un maestro che parla con un accento straniero. Mi avvicino per osservarli meglio, gli esercizi vengono svolti fuori dall'acqua, braccia e gambe vengono messe in posizione di stretching e il maestro poi le solleva prendendole proprio per l'arto in tensione. Si spostano in acqua e ora tutto mi è chiaro, in assenza di peso i movimenti delle allieve e del maestro sono fluidi e sembrano un balletto. La Lezione finisce, entro in un corridoio e mi accorgo di avere indossato un camice per mischiarmi con il personale del centro. In un ufficio ci sono opuscoli verdi, ne sto prendendo uno da sotto la pigna perché non voglio quello sopra toccato da tutti e in quel mentre arriva l'istruttore di Intensiva. Mi rivolge la parola dicendo che mi ha visto che osservavo prima, quindi implicitamente mi fa capire che sa che non sono del personale, ma non mi denuncerà per aver indossato un camice che non mi appartiene. Prende un opuscolo diverso dagli altri e me lo porge dicendo "Prenda questo, è qui che c'è scritto quello che faccio, dopo tre lezioni è già più alta e magra e con una postura perfetta..." capisco ora che sono Romeni, ho sentito parlare di questa struttura, come di un posto dove ottengono ottimi risultati con tecniche innovative che da noi non esistono. Lo ringrazio e mi dirigo verso l'uscita con il foglietto in mano. Appendo il camice ed esco dalla porta principale, scendo la grande scalinata e raggiungo il parcheggio, sto correndo perché ho paura di essere in ritardo per la mia lezione di acquagym, avevo perso la cognizione del tempo che passava. S. non riesce a starmi dietro, rischia di scivolare sul ghiaccio che io invece supero con grandi falcate. Cerco la mia macchina, mi sembra di averla vista, quando S. mi ricorda che siamo arrivati con la sua. La cerco, impaziente di arrivare alla lezione e già incazzata perché ho il sospetto che sia già iniziata e magari anche finita. Troviamo la macchina, no non è neanche questa, uffa, ah eccola, salgo in macchina e come al solito bisogna fare due o tre tentativi prima che si metta in moto, fremo impaziente e penso che dovevo venire da sola con la mia macchina, che non ha problemi. Mi sveglio.

domenica 12 aprile 2009

Personaggi ed interpreti - Il Ragazzo Onirico

I miei sogni sono popolati da personaggi che ritornano, figure costanti della mia vita onirica, o che mutano forma di volta in volta, ma che io so essere sempre lo stesso interprete.
Il Ragazzo Onirico è stato un neonato, un bambino di circa 7/8/9 anni, un ragazzo handicappato, un ragazzo suicida, un giovane uomo asiatico, un compagno di corso di aquagym che ruba l'attenzione del Maestro, e poi di nuovo un bambino. Quest'ultimo è forse un segno di retrocessione?
Il Bambino Onirico o, come lo definisce Jung, il Fanciullo Divino, rappresenta l'affermazione del sé, della propria fierezza e delle aspirazioni, del cammino interiore e del superamento del sé. E' un elemento diurno e solare, ci segnala di essere in quella fase di cambiamento matura per essere portata a compimento. E' l'azione.
Per le sognatrici può essere anche un Animus non ancora completo. La parte maschile dentro ogni donna, che conduce, una volta riconosciuta e sviluppata, ad essere un tutto in sé.
La mia parte maschile è un misto di Apollo, Hermes e Dionisio. E proprio Dionisio era il Fanciullo Divino dell'Olimpo. Egli è sceso negli Inferi, come Hermes, e ne è risalito. Dionisio è morto smembrato ed è rinato a nuova vita. Faceva parte dei Misteri Eleusini inseme a Demetra (la Madre) e Persefone (la Figlia). Conosceva e liberava quella parte segreta delle donne, che non viene rivelata agli altri uomini, nelle Feste Dionisiache.
Egli rappresenta il misticismo e la sensualità riuniti in un solo essere. Queste due pulsioni contrapposte eppure coesistenti in me.Nell'ultimo sogno dove è comparso il mio Ragazzo Onirico, egli si è trovato ad affrontare una scelta, a prendere atto di una verità orribile e a dover prendere una decisione in merito (Salvare Martina). L'ha fatto con coraggio. Coraggio che voglio avere io d'ora in poi.

I Misteri Eleusini: I Mysteria erano la festa dell'entrata nell'oscurità e dell'uscita verso la luce.
Il rito era composto da dròmena (cose fatte), legòmena (cose dette) e deiknùmena (cose mostrate)
La segretezza dei Mysteria consisteva nella indicibilità della esperienza (pathein), indipendentemente dalla volontà dei partecipanti al culto.
Non si aveva apprendimento (mathein) che all'inizio, poi si trattava di un mutamento di coscienza (diathetenai).

Feste Dionisiache, dove le Baccanti, vivevano una comunione con Dionisio, vagando per il bosco e sperimentando il percorso di follia e trasformazione, unione con la natura e potenza, liberazione selvaggia e slegamento da ogni regola che aveva caratterizzato la vita di Dionisio.

In questi modi contrapposti di apprendimento al cambiamento vedo le mie due nature. Sognatrice e pragmatica, empirista metafisica, razionale e sensoriale.

venerdì 10 aprile 2009

Salvare Martina

Mercoledì 8 Aprile 2009 - (II sogno) Sono seduta ad un tavolo insieme a S., il mio capo, e un bambino di circa 8 anni. Siamo in penombra. Stiamo facendo un gioco, io chiedo a turno agli altri di scegliere tra una cosa che diventa via via più prioritaria per il soggetto e Martina, la figlia del capo. Ovviamente lui sceglie sempre di salvare la figlia, S. ci pensa su, già alla domanda "tra il cibo e Martina?" tentenna. Allo sguardo perplesso del capo io rispondo "E' naturale, lui non conosce Martina e quindi non fa fatica a scegliere." Le domande che faccio pongono scelte sempre più difficili da prendere, e quindi esprimo il desiderio di smettere, dicendo che è un gioco pericoloso, che arriverà ad un punto dove Martina dovrà essere sacrificata anche dal padre. Lui sostiene di no e rivolgendosi al bambino gli domanda "Tra la tomba e Martina?" il bambino non capisce, mi accorgo di essere stata io a fare la domanda e quindi sento di dovergli spiegare cosa vuol dire morire, sepolto vivo. "Nessuno verrà a salvarti, e non potrai più giocare, non esisterai più per nessuno, sarai immobile sotto terra ad aspettare di addormentarti per non svegliarti più perché essere svegli li sotto è terribile. Hai capito bene?" Il bambino fa cenno di si con la testa e poi sceglie comunque di salvare Martina. Io lo accarezzo sui capelli e gli dico che è stato bravo e che grazie a questa scelta non morirà sepolto vivo, ma diventerà un cavaliere coraggioso che troverà l'amore perfetto. Lo mando a giocare, spiegandogli un'ultima volta che la sepoltura non è un gioco, di non farlo neanche per scherzo con nessun amico, perché quando l'amico muore non si può più tornare indietro, non importa quante lacrime, quanto uno si penta di aver fatto quel gioco, l'amico morto non tornerà più a vivere. Il bambino mi rassicura e va a giocare felice di essere un cavaliere senza macchia e paura. Mi rivolgo allora ai due uomini rimasti, "Sei sepolto vivo e anche Martina lo è, solo tu o lei può essere tirato fuori dalla tomba e salvato, chi salvi?"
Il mio capo rinuncia alla sua vita per la figlia. Guardo S. vedo che sa benissimo cosa sceglierà ma è tentato di dare l'altra risposta, lo metto in guardia: "Questo non è un gioco, quando ti dico che devi scegliere tra la tua vita e quella di Martina chi scegli? Non dire palle perché io capisco se non dici la verità." Mi sveglio sapendo che sceglierà se stesso.
Tutti i nomi di donna sono riconducibili a Marta o a Maria. Il mio nome appartine al ramo di Marta.
La piccola Marta, Martina, sono io e può salvarla solo un padre, un piccolo cavaliere senza macchia e paura, e io.

giovedì 9 aprile 2009

Sui Tacchi Alti

Mercoledì 8 Aprile 2009 - (I sogno) L'ufficio dove lavoro è un cinema. Nell'atrio di ingresso, scalinate di marmo bianco coperte da tappeti rossi, sui lati vari negozi gestiti dai praticanti. Entro dalle porte a vetri scorrevoli, cammino sicura sui tacchi alti, indosso un completo giacca pantalone nero e un lupetto a mezze maniche nero attillato. Dietro di me c'è Eve con un'altra collega. Fanno una battuta sul fatto che da quando indosso i tacchi alti ho conquistato il potere e insinuano che io abbia una relazione con un collega, perché, dicono, sia lui che il capo mi ascoltano e trattano da pari livello. Il Capo è proprio dietro di loro, le sgrida ed entrato nel negozio del collega in questione gli chiede un giudizio su di me. Lui risponde che non è perché indosso i tacchi alti o perché c'è qualcosa tra noi che mi tratta così, ma perché sono e sono sempre stata una persona valida, sulla quale contare e con capacità di giudizio obiettivo. Il Capo se ne va via sulle scale dicendo che questo è quello che pensa anche lui, che in passato ha sbagliato a lasciar correre certe situazioni, ma che ora ha deciso di essere più diretto. Eve mi raggiunge sui divanetti dell'atrio, è arrabbiata e lamentosa, perché, dice, non tutti possono mettere i tacchi alti, che a lei, per esempio, dopo un po' le fanno male i piedi. Con fare comprensivo le rispondo che non ha importanza avere i tacchi o meno, è come uno tiene le scarpe che fa la differenza. Le guardo i piedi, indossa un paio di graziose ballerine cosparse di paillette color bronzo. Le dico che ha sempre avuto scarpe carine e femminili, che è giovane ed è giusto così, che non è mai stata sciatta ed è quella la cosa importante. Ci abbracciamo e io esco, devo spostare la macchina che ho lasciato in mezzo alla rotonda. Faccio retromarcia decisa, manovra ed esco. Trovo parcheggio sul lungomare. In macchina ho un'altro paio di scarpe, sono francesine stringate, tacco alto quadrato, marroni in rettile. Le prendo e faccio per avviarmi al lavoro. Torno indietro e prendo dalla macchina anche delle ciabatte grigie in feltro. Con me ora c'è Eve, le do una delle due ciabatte. Sul tragitto so dove c'è un cestino dei rifiuti, ci butto la ciabatta, e guardo Eve perché faccia la stessa cosa con quella che ha n mano lei. E' titubante, non sa se buttarla o no, io la incoraggio e allora infila la ciabatta nel suo cestino dei rifiuti. Camminando sul marciapiede mi infilo ai piedi le scarpe marroni perché ora sono vestita di questo colore.

mercoledì 8 aprile 2009

La Piscina Circolare




7 Aprile 2009 - Domenica. Sono di nuovo nella casa del sequestratore, ora ci vivo stabilmente. C'è appena stata una festa e gli ospiti se ne sono andati quasi tutti. C'è mio cugino Ivan, da fuori sentiamo arrivare rumori strani e nella piscina circolare in mezzo al giardino è stato buttato qualcosa che ha trasformato tutta l'acqua in fango melmoso verde e tutt'intorno alla piscina la terra è una sabbia mobile. C'è qualcuno nella piscina (una donna) dobbiamo tirarla fuori, cerchiamo di avvicinarci senza rimanere intrappolati nelle sabbie mobili. Buttiamo dentro un trattore per tagliare l'erba per poter tirare fuori sfruttando il momentaneo movimento dell'acqua. Mi sveglio. Mi riaddormento.

venerdì 3 aprile 2009

La Cena di Rappresentanza

Venerdì 3 Aprile 2009 - Devo andare ad una cena di rappresentanza con il Maestro, ma non posso. Allora gli propongo una sostituta. La scelta cade su Eve, le spiego come sarà la serata e facciamo le prove della pettinatura. Siamo nella mia cameretta di quando vivevo con i miei. La pettino facendole una acconciatura raccolta molto morbida, con ciocche che ricadono a boccoli sul viso, tipo le acconciature delle donne dell'antica Grecia, e per completare utilizzo un cordoncino cangiante rosso arancio bianco sfumati, che faccio passare incrociandolo più volte tra i capelli e poi intorno al collo. Prendo la collana di cristalli di rocca e la apro, le dico di tenerne una estremità e comincio ad avvolgergliela intorno al polso destro (come la catena intorno al gambo della rosa nel sogno La Rosa e la Catena) le prime volte non riesco, rimane troppo molle, la collana sfugge, poi riesco ad avvolgerla bene e chiudo le due estremità. Siamo d'accordo, andrà lei. La sera della cena vedo Eve non ancora pronta, le chiedo se non è in ritardo con i preparativi e lei mi risponde che non vuole andare e che ci andrà Valentina, la sorella, al posto suo. Penso che è troppo giovane e che si annoierà ma ormai è tardi per cambiare idea. Sono seduta al tavolo della cena, di fronte a me, sfasata di un posto sulla destra, c'è Vale e alla sua sinistra il Maestro. La guardo e vedo che si sta annoiando, sbocconcella i cibi che evidentemente non le piacciono. Guardo il Maestro che sta guardandomi da un po', con gli occhi mi fa segno che potevo esserci io li al posto di Vale. Tra i commensali seduti vicino a noi scatta il quiz "quanti anni dimostri, quanti anni hai". Nessuno crede alla mia età vera e si complimentano tutti. Mentre il Maestro mi sta spiegando come accompagnare a casa Valentina e poi vederci, io mi sveglio, rispondendogli che può venire a qualsiasi ora, anche in piena notte, e che se starò dormendo io mi sveglierò.