venerdì 5 agosto 2011

La domanda per uscire dalla pozzanghera


Venerdì 5 agosto 2011 - Stò annaspando in una pozzanghera ma non riesco ad uscirne. Dentro di me si forma il pensiero che facendo la giusta domanda alla giusta persona potrò ritornare eretta e la pozzanghera tornerà ad arrivarmi solo alle suole delle scarpe. Allungo il braccio, la mano che afferra l'aria in cerca di aiuto. Per un momento ho visto a chi devo fare la domanda. Mi sveglio in carenza d'ossigeno.

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giovedì 7 luglio 2011

Adrenaline Car I


Oggi mi sono ritrovata a guidare la mia vecchia auto, la prima Adrenaline Car, quella che si spegne anche mentre sta andando... All'inizio e' stata dura, in confronto alla mia macchina, questa sembra un giocattolino...e' tutto piu' piccolo e poi sei seduto in uno spazio non contenuto, c'e' il vuoto la dove invece c'e' il tunnel che ti incunea alla guida. Adrenaline Car I e' pazza. Scalpita quando davanti si trova qualche nonna abelarda che guida a 60 all'ora ostacolandola. Si impenna e a me tocca tenere tutto quello che c'e' sul sedile del navigatore che se no rotola a terra... Poi ti permette di entrare in sintonia, l'orecchio teso riconosce l'assenza del motore e la mano rimette in moto, nessuno si e' accorto. Sugli stop in salita, giu' per i tornanti, entrando nelle rotonde e' tutto un sincronismo di frizione, accelleratore per tenerla su di giri e freno a mano a diverse angolazioni per simulare il tocco del freno a pedale. E' bella Adrenaline Car I, e' bella perche' non rispetta nessuna regola. Spintona, passa con il rosso, suona selvaggia il clackson a chi si intromette sulla sua strada, e' fatta per sfrecciare libera lei! Stasera tornando mi sono fermata a lavarla, chi la usa adesso non lo fa da parecchio tempo. La macchina ovviamente si spegne tre volte per arrivare alla postazione di lavaggio ma... mentre la massaggio con l'acqua saponata e poi la risciacquo sento qualcosa. Il motore e' spento, avvicino di piu' l'orecchio e sento rumore di fusa. Grazie mia piccola macchina, mi hai trasportato per tanti anni e solo quando sei stata vecchia ti sei permessa qualche acciacco. Le bizze! E anche cosi mi hai donato sensazioni di liberta'. Come oggi, tutte e due vestite di nero audace, indomite abbiamo sfrecciato senza curarci degli altri. Solo noi due. E' stato bello!

lunedì 27 giugno 2011

Coltivare le Dee - Artemide

Sembrerò fissata ma io ogni tanto vado a rileggermi "Le dee dentro la donna" (e di conseguenza spulcio anche "Gli dei dentro l'uomo" e a ruota "Tipi psicologici") un libro (un trittico indissolubile) che SEMPRE SEMPRE SEMPRE mi attiva. Questa volta ci ho passato un intero sabato, il tempo vola quando sei immersa e concentrata in qualcosa che ti appassiona. Il motivo per cui sono tornata a rileggerli è perché ho in mente una bozza di profilo che mi serve per capire a che punto sono del mio percorso. E cosa mi serve ora per dare un ulteriore giro di vite al cambiamento.

Capire, in maniera viscerale, quello che si è. Avere una epifania sul risultato più vicino alla completezza di quello che saremo. E ci si puo' arrivare avendo chiaro cosa si è stati, limiti e forze, e richiamando a galla quelle forze che ci sono state utili in passato. Io so che a questo punto della mia vita devo richiamare ad essere più presente in me Artemide. Ho bisogno della sua concentrazione e mira infallibile, della tensione verso l'obiettivo e della sua determinazione e capacità a non farsi distrarre. Di Artemide devo recuperare anche quella passionalità che in Athena manca. Entrambe queste dee sono state fortemente determinanti nella mia infanzia e adolescenza. Poi l'archetipo Artemide...si è perso...si è rintanato in fondo in fondo, invisibile. Ma la dea della caccia è sempre presente. Proprio come la dea aveva la capacità di scomparire improvvisamente e riapparire così è bastato quel sabato di lettera e studio (tipico approccio Athena) a farla riapparire in me. Il giorno dopo, se ne è stata buona buona, silenziosa, per quasi tutto il tempo di una gita in montagna. Ma il contatto con la natura, la dimensione aerea del viaggio, sono alimento per la dea. E poi SBAM!

Davanti ad un torrente dove tutti erano stesi a prendere il sole, io ho recuperato il mio costume dalla borsa della piscina che ho sempre nel baule della macchina e velocemente mi sono cambiata. Sono entrata nell'acqua freddissima, sotto lo sguardo attonito di tutti. Un tuffo e per un attimo sono MORTA. Niente più aria in me, nessuna funzione atta a respirare. Tutto fermo. Con la bocca spalancata, in assenza di respiro, ho nuotato verso la riva. Anzi no, il mio corpo è stato nuotato verso la riva, perché io di certo non ne avevo la percezione ne tantomeno il controllo. Per tre volte ho ripetuto questa piccola morte, morendo sempre un po' di meno.
Dopo questi shock me ne sono stata immersa, nuotando tranquilla, completamente unita all'acqua del torrente. Ho sentito rinascere in me Artemide e ho capito che non mi aveva mai lasciato. Invisibile ha sempre palesato la sua forte presenza in me, quando guido godendo della macchina e della velocità, quando determino la mia vita in maniera audace e improvvisa, seguendo solo l'impulso, quando mi incapriccio e agisco per togliermi immediatamente il capriccio. Quando in solitudine non mi sento sola.
Adesso so che è stata sempre in me. Forte. E ho iniziato il processo di risveglio. Lei mi aiuterà a partorire me stessa.
In uno dei suoi aspetti Artemide era una ninfa e governava su tutte le ninfe, una forza elementare il cui regno erano i boschi, nei quali vige un ordine tanto diverso da quello umano da apparire a noi come informe e libero; ma questa libertà è quella della completa obbedienza all'istinto, che gli animali possiedono ancora, a differenza degli esseri umani. Sotto questo aspetto Artemide era la 'Signora della Selvaggina', la forza dell'istinto che assicura, attraverso la morte degli individui, la sopravvivenza della specie.
Come Signora degli animali, era per i Greci l'invisibile guardiana degli animali selvatici, colei che uccideva con le sue frecce acuminate chiunque desse la caccia a bestie gravide o a cuccioli. Un altro istinto su cui vegliava era quello della riproduzione, nelle sue manifestazioni del sesso e del parto; essa seguitò a essere la protettrice delle partorienti anche nella leggenda più tarda; quando la sua importanza come dea era ormai oscurata da quella degli dei maschi, il mito descriveva ancora Artemide come la gemella (nata prima) del sole (che in origine non era considerato suo fratello), la quale avrebbe fatto da levatrice durante la nascita di quest'ultimo. Artemide era la forza della creazione, colei che le madri greche invocavano quando le doglie del parto avevano inizio, trovando un sollievo nella credenza che essa le assistesse durante il travaglio così come faceva per qualsiasi femmina animale in procinto di partorire.
Dea più adorata della Grecia, Artemide era onorata con rituali molto popolari, anche se vari, così come vari erano gli aspettti della dea stessa. A Efeso, nel suo ricco tempio, Artemide era servita da sacerdotesse caste, che prendevano il nome di Melisse, o api, e da sacerdoti eunuchi. A Sparta era Korythalia, venerata con danze orgiastiche. Le Amazzoni adoravano la madre della guerra, Astateia, con una danza circolare durante la quale percuotevano gli scudi e battevano il suolo con i piedi ricoperti da calzari atti alla guerra. Sembra, però, che le feste più popolari in onore di Artemide fossero quelle celebrate durante le notti di luna piena, in cui i fedeli si radunavano nel bosco sacro alla Dea e si abbandonavano al suo potere, facendo baldoria e accoppiandosi senza conoscersi. La dea preferita della Grecia era dunque la personificazione della legge naturale, una legge così diversa da quelle della società, tanto più antica, forse destinata a durare eternamente.

Quale Dea della caccia e della Luna, Artemide è la personificazione dello spirito femminile indipendente.
Ella rientra nella categoria delle Dee vergini che, a differenza di altre, non fu mai rapita o abusata e rappresenta un senso di integrità, di completezza, il cui valore non dipende da "con chi" essa sta, ma da ciò che essa "è" e "sa fare".
La sua abilità di arciera fa di lei l'archetipo di un femminile che si pone un obiettivo e senza indugi lo raggiunge, dunque rappresenta la capacità di realizzare i propri progetti, una volta messi a fuoco.
Per quanto competitiva, Artemide non vede nelle altre donne delle rivali, bensì delle sorelle. Infatti corre per i luoghi selvaggi sempre accompagnata dalle sue ninfe, divinità minori dei boschi, delle montagne e dei ruscelli. Per altro si arrabbia tantissimo e si attiva per difendere le altre donne, quando queste sono in pericolo. Si tratta dunque di un femminile che prova un senso di solidarietà con le altre donne, la cui compagnia considera irrinunciabile e i cui diritti difende a spada tratta. Per questa ragione è stata presa quale simbolo da molti movimenti femministi.
Nei confronti degli uomini ha un atteggiamento cameratesco, ma senz'altro non cade preda di innamoramenti e fascinazioni. Il gemello Apollo, dio del sole, può essere visto come la sua controparte maschile: lui il sole, lei la luna.
Il suo amore per la natura selvaggia, per i luoghi incontaminati e gli animali liberi fanno di lei anche un modello di donna ecologista, impegnata nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente.

L'archetipo Artemide non coincide con un tipo di donna che si realizza nella maternità, bensì rappresenta un genere femminile che "si basta" e che trova la sua soddisfazione nell'essere pienamente sè stessa, libera e autosufficiente, nel lottare per ciò in cui crede e nel contatto con la natura, che rappresenta la parte più selvaggia di noi.
Tuttavia, avendo aiutato la madre a mettere al mondo suo fratello, è considerata Dea del parto e protettrice delle partorienti, che la chiamano in suo aiuto nel momento del bisogno.
Viene infatti anche rappresentata come Dea dalle cento mammelle, rappresentazione dell'Artemide Efesia.

sabato 25 giugno 2011

Adrenaline Car II


Prima avevo una macchina che anche in moto poteva spegnersi improvvisamente, l'avevo soprannominata Adrenaline Car, non tanto per me, che mi accorgevo dell'assenza del motore e riavviavo ancora in movimento, ma per chi era a bordo con me... una bella sferzata di adrenalina soprattutto quando uscivi da uno stop in salita per immetterti in strade di grande percorrenza...
Adesso ho una macchina decappottabile che mi fa sentire la morsa ai reni quando accellero.
Ecco ci sono delle giornate di sole, come oggi, che non hai voglia di tornare a casa, ancora meno del solito, e allora giro prima della curva che porta al cancello e al garage e prendo la superstrada. Tutte e due, io e la mia macchina, siamo felici. Musica alta, vento nei capelli, sole tiepido sulla nostra pelle. Sorrido. E penso a chi gode delle stesse sensazioni andando in moto...
E' una ricerca di emozioni quello che accomuna chi gode di queste piccole cose.
La macchina risponde bene, legnosa e docile allo stesso tempo. Quando imbocco la corsia di accellerazione sento l'ombelico che si va a schiacciare contro la spina dorsale, gli addominali contratti, le spalle rilassate. E sento che lei è la mia estensione animale. Scintilla ad ogni raggio di sole. E' metallo liquido. E non ne ha mai abbastanza. Come me.

venerdì 24 giugno 2011

Il Grumo - parte II

A volte penso che ho cambiato macchina per non avere più la tentazione di decomprimere il Grumo contro un palo (Il Grumo - Compressione, Decompressione).

TU SEI UN ESPLORATORE.
LA TUA MISSIONE E' DOCUMENTARE
 E OSSERVARE IL MONDO
 INTORNO A TE COME SE
 NON LO AVESSI MAI VISTO PRIMA.
PRENDI NOTA. RACCOGLI LE COSE
CHE TROVI NEI TUOI VIAGGI.
DOCUMENTA LE TUE SCOPERTE.
FAI ATTENZIONE AGLI SCHEMI. SEGUI LE TRACCE.
CONCENTRATI SU UNA COSA ALLA
 VOLTA. REGISTRA COSA
TI ATTIRA.

lunedì 20 giugno 2011

The Shaper - il Modellatore

Lunedì 20 giugno 2011 - Ti ho sognato. Ho sognato di sentire la tua voce. Sto preparandomi per andare a dormire, sono in bagno, improvvisamente mi si materializza in mano il telefono, sta squillando. Osservo il numero sul display meditando se rispondere o no perche' e' un numero che non conosco. La curiosità vince e apro la chiamata. Dall'altro capo del telefono una voce maschile, bassa, mi saluta con un ciao e ci attacca subito buonanotte, una pausa infinita, il cuore mi e' balzato direttamente in gola e mi impedisce di parlare. Ma l'uomo ha capito che ci sono, che sono io, sa. Mi blandisce, la sua voce e' tranquillizzante, quasi ipnotica, piano piano, deglutendo,  riesco a ricacciare il cuore al suo posto e mi esce un filo di voce. Gli spiego l'effetto che mi ha fatto, il perche' non riuscivo a rispondere. Apprezza la mia voce. E' bello sentirti. I contorni del bagno sfumano, un vortice blubiancomarrone, sto svenendo alla realtà, mi sveglio.
Già un'altra volta è successo che un personaggio del mio inconscio abbia varcato il confine e si sia palesato nella realtà. Il Giardiniere/Stilista compare a tratti nei miei sogni, quando sono in un certo stato d'animo. Ha sempre sembianze di maschio latino, viso squadrato, labbra carnose, occhi profondi, capelli scuri. Il Giardiniere si è palesato in un modo molto particolare. L'ho cercato io. Ma quasi subito ho avuto la certezza che fosse lui, per un certo modo di prendere in mano la situazione, dominarmi con polso ma autorevolezza e comprensione. E' Morfeo il Modellatore. L'ultima fase che mi mancava per completare questo tratto di percorso. Così come aiuta a crescere, concima, lega ai tutori i rami deboli, pota i rami secchi, sotto forma di Giardiniere, così come ha tagliato su misura per me nuove vesti che si adattassero e valorizzassere il mio corpo, adesso interviene sulla mia forma mentale. Il suo eloquio è carezzevole ma non ammette tentennamenti. Ed è ciò di cui ho bisogno.

venerdì 17 giugno 2011

In Immersione

...in emanazione
...in oscillazione continua
...in immersione
...sommersa
...in occultamento
...occultata...

e a volte invece mi sento solo un involucro.




Non so cosa è meglio.

giovedì 16 giugno 2011

Come Baciare


Ho trovato questo trattatino non ricordo più dove, ogni volta che lo rileggo smuove in me qualcosa di fresco e tenero.
Le persone si baciano, anche se nemmeno una su un milione sa come ottenere la felicità di un paio di labbra più di quanto sappia cavare diamanti dal carbone... Prima di tutto scegliete chi state per baciare: non saltate su come un pupazzo a molla per baciare la prima donna che passa sul collo, sull'orecchio, sull'angolo della fronte o sulla punta del naso... l'uomo dovrebbe essere rasato di fresco, l'occhio gentile, la bocca espressiva. Non baciate chiunque, non sedetevi per farlo, rimanete in piedi...Prendete con la vostra mano destra la sinistra della signora, mettete la mano sinistra delicatamente sulla spalla di lei e lasciatela scendere sul lato destro. Non abbiate fretta... avvicinatela gentilmente, amorevolmente al vostro cuore. La sua testa si abbasserà fino ad appoggiarsi sulla vostra spalla. Ora procedete con calma. La sua mano sinistra è nella vostra destra, deve sentirla, perciò non stringete troppo forte, solo una presa delicata, carica di elettricità, sentimento e rispetto. La sua testa è appoggiata sulla vostra spalla: siete cuore a cuore. Guardatela negli occhi socchiusi; uno sguardo tenero ma virile; stringetela al petto. Rimanete saldi in piedi, siate coraggiosi, ma senza fretta. Le sue labbra sono quasi aperte, piegate la testa, ma non il corpo, leggermente in avanti; prendete la mira; le bocche si uniscono, gli occhi si chiudono, il cuore si apre; l'anima dimentica le tempeste, i problemi e i dolori di ogni giorno (mantenete la calma) il paradiso è davanti a voi, il mondo passa sotto i vostri piedi come una meteora che attraversa il cielo stellato (non abbiate timore). Nessun trambusto, nessun frastuono, nessuna agitazione incontrollata come quella dei vermi sull'amo. Baciare non fa male, e non richiede nessuna autorizzazione dello Stato.
(C.C. Bombaugh, The Literature of Kissing, J.B.Lippincott & Co, 1876)


lunedì 13 giugno 2011

Athena, la Tessitrice

Recentemente qualcuno ha visto in me un archetipo che pensavo appartenesse solo alla mia infanzia. Mi sbagliavo. Ancora oggi l'archetipo di Athena fa parte di me. L'aggressivita' compressa, l'autocontrollo, una certa apparente freddezza... Poi mi sono ricordata di un sogno molto articolato, sognato tempo fa. Me ne sono ricordata andando a rileggere gli attributi di Athena, tra i quali spiccava l'arte della tessitura. Nel sogno "Lo chalet, Homer, la Matassa e la vecchia pazza dei gatti" (http://femminafolle.blogspot.com/2010/06/lo-chalet-homer-la-matassa-e-la-vecchia.html) la vecchia e' capace di tessere e di fare nodi invisibili. Quella vecchia sono sempre io ed e' anche Athena. Ora mi e' chiaro che una delle mie capacita', un mio talento, e' riannodare i fili dell'esistenza, la mia e quella di chi si rivolge a me. Riannodo facendo nodi invisibili per integrare i vecchi fili in nuovi tessuti. Perche' il passato va integrato e reso omogeneo con la trasformazione avvenuta. Solo cosi ha inizio una nuova vita. Presentando un tessuto senza buchi ne strappi. Rinnegare il passato, non integrandone i fili nel nuovo lavoro di tessitura o utilizzare i fili lasciando i nodi di giunta visibili e individuabili ci rende mancanti. Dipendenti perche' incompleti, deboli perche' irrisolti.



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lunedì 30 maggio 2011

La Casa sul Fiume, il Topo, il Gatto e Filippo




Lunedì 30 maggio 2011 - Sono nella casa su un fiume. Ci abito ma non è mia, la casa è della Proprietaria, c'è anche lei. La casa sul fiume è costruita proprio sopra i massi in mezzo alla corrente d'acqua, ha i pavimenti inclinati perché seguono la pendenza. Giro per casa studiando la disposizione delle stanze e come arredarla perché la casa è anche mia. La Proprietaria è in cucina, sta lavando i piatti, ad un certo punto sento un rumore come di arrivo e mi ritrovo con i piedi nudi immersi in dieci centimetri di acqua freddissima. Guardo la Proprietaria e lei tranquilla mi spiega che succede tutti i giorni alla stessa ora, quando il fiume si alza di livello, l'acqua scorre anche in casa, è tutto nella norma, segue la pendenza e dopo dieci minuti si riabbassa il livello. Così il pavimento è sempre pulito. Penso che è una cosa strana ma ci si può abituare, basta non lasciare niente per terra, che non vuoi venga portato via dalla corrente, e fare dei mobili con dieci centimetri di spessore impermeabile alla base. Mi sveglio, ma invece sto ancora sognando, e sono nel letto di casa mia. La mia gatta salta sul letto e mi accorgo che ha un topolino piccolissimo in bocca, è morto. Cerco di cacciarla via, la scena si ripete altre due volte, ma la terza volta il topolino è vivo, sfugge dalla bocca del gatto e corre all'impazzata tra le lenzuola. Vincendo il timore lo prendo in mano, ha il pelo morbidissimo è un batuffolo vibrante con il cuore che batte fortissimo. Penso che se ne ha trovati tre, vuol dire che ce ne sono degli altri, magari in una tana, e che se avessi la casa sul fiume, l'acqua non permetterebbe ai topi di fare la tana. Decido che devo cercare la tana nel sotterraneo della casa. Libero il topolino e lo seguo. Le fondamenta della casa sono un parcheggio abbandonato, detriti e pilastri, una scala che porta alla metropolitana, tra le arcate formate dai pilastri finestre con vetri rotti rimbalzano lame di sole. Si intravede il cielo fuori, è azzurro terso. Cerco i topi, sono armata di scopa, arrivo alla tana ma invece del topo esce un gatto adulto. Penso che il topo è cresciuto e nel sogno è normale che sia diventato gatto, è la sua naturale evoluzione. La scopa non è più sufficiente per il gatto, ci vuole un badile, ma già dentro di me non voglio prendere a badilate un gatto, lo vedo camminare sinuoso ed entrare in un anfratto, dopo poco tempo ne esce un ragazzo, è alto, magro, capelli castano dorato, occhi verdeazzurri, si chiama Filippo, è l'ultimo stadio dell'evoluzione Topo - Gatto. E' adulto ma è come se fosse nato ieri, candore e ingenuità sono le sue doti. C'è una donna affianco a lui, è la Fintabionda, l'ha preso a braccetto e lo sta convincendo di qualcosa, io mi avvicino di soppiatto, prendo la mira e lo colpisco con una badilata di piatto sulla testa. Il metallo è un guizzo argenteo sulla testa bionda. Filippo si gira e mi guarda stupito, nessuna reazione, guardando il suo sguardo meravigliato e innocente lascio cadere il badile e lo sottraggo alla Fintabionda. Filippo mi spiega che gli stava dicendo che per lui è meglio cercare lavoro in un altra nazione e che avrebbe dovuto prendere la metropolitana e andarsene. Io lo fisso negli occhi, siamo molto vicini, con voce bassa gli dico che non deve ascoltare quella donna, perché non parla nel suo interesse ma vuole solo allontanarlo da qui perché ha dei progetti e la sua presenza li intralcerebbero. Prendo il viso di Filippo tra le mani, ha la pelle liscia e delicata, sottile, lo bacio sugli occhi, sento le ciglia che fremono sotto la pressione delle mie labbra e intanto mormoro che non deve andarsene che deve rimanere insieme a me. Apre gli occhi e fa cenno di si, le nostre labbra si appoggiano, le sento morbide, calde e piene. Mi sveglio.
Filippo è il nome che avrei dovuto avere se fossi nata maschio. Filippo è l'ultimo stadio della mia evoluzione, è appena nato ma è un uomo fatto. La mia parte maschile ha finalmente raggiunto la maturità. C'è una parte di me, la Fintabionda, che se ne vuole sbarazzare, per mantenermi così, nello stato precario attuale, ma Filippo è forte, resiste senza cedere alle badilate. Ha uno sguardo candido sul mondo, guarda negli occhi e sa baciare.
E' sia preda (topolino) che predatore (gatto), è pronto a scendere nei sotterranei e a viaggiare lontano per intraprendere un nuovo lavoro. E non lo ferma niente e nessuno.

...e la casa? per il momento, sono ancora con l'acqua ai piedi... non so se è positivo o negativo, si vedrà.

mercoledì 25 maggio 2011

Parlare all'Emisfero Destro

Esiste una specializzazione emisferica delle funzioni cognitive, una lateralizzazione.
Se l'emisfero sinistro del cervello capisce le istruzioni verbali, le liste delle cose da fare, l'analisi, l'emisfero destro invece funziona per immagini, "vede" la sintesi, è per cosi dire il cervello del corpo, della fisicità.

Il linguaggio per l'emisfero destro ha delle caratteristiche precise. Esso ha una struttura che non prende in considerazione gli aspetti analitici; è un linguaggio fatto per immagini e per questo evocativo.
Watzlawick parla per questo di un linguaggio terapeutico. Questo linguaggio fa parte di tutta quella serie di tecniche comunicative usate nell'approccio strategico. Già Erikson utilizzava questo tipo di linguaggio, utile nel cambiamento della struttura del problema dei pazienti. Le forme linguistiche sono quelle dell'induzione ipnotica, il linguaggio evocativo-persuasivo è rappresentato in modo eccellente dagli innumerevoli esempi tratti dalle sue terapie.
Queste forme linguistiche, proprie dell'emisfero destro sono: il linguaggio dei sogni, il linguaggio immaginativo, il linguaggio persuasivo, gli aforismi, gli aneddoti, le metafore, le prescrizioni comportamentali ecc.
La comunicazione presa in considerazione è quella evocativa, in grado, attraverso un linguaggio opportuno, di suscitare nel paziente specifiche immagini. Erickson, come detto in precedenza, utilizzava spesso questa forma di linguaggio. Alle domande dei pazienti sul perchè dei loro problemi, molto spesso rispondeva raccontando storie. Oppur molto efficacemente, per abbassare le resistenze individuali utilizzava un tipo di comunicazione estremamente efficace, per esempio in uno stralcio di induzione di trance vediamo molto bene di cosa si tratta (Erickson): "e quel fermacarte; lo schedario; il suo piede sul tappeto; la luce sul soffitto; le tende; la sua mano destra sul bracciolo della sedia; i quadri sulla parete; la messa a fuoco dei suoi occhi che cambia mentre si guarda attorno; l'interesse per il titolo del libro; la tensione che c'è nelle sue spalle; la sensazione che le viene dalla posizione sulla sedia; i rumori e i pensieri che disturbano; il peso delle mani e dei piedi; il peso dei problemi; il peso del tavolo; la vaschetta degli oggetti di cancelleria; le schede di molti pazienti; i fenomeni della vita; della malattia; dell' emozione; del comportamento fisico e mentale; il senso di riposo e rilassamento...".
Lo scorrere monotono delle parole è apparentemente senza senso, in realtà alcune frasi e parole sono poste in modo da indurre la trance, questa procedura si chiama 'tecnica di disseminazione' (interspersal technique); in un discorso apparentemente privo di senso vi è un'immagine nascosta, una gestalt con un significato ben preciso che accede direttamente all'emisfero destro.
Parlare all'Emisfero Destro quindi permette una induzione di comportamento basato sulla visualizzazione e di conseguenza più incisiva, perchè agisce su radici profonde, agisce sull'istinto.
Immaginare come se fosse già accaduto cio' che si desidera E' per il l'emisfero destro del cervello già acquisito.
L'Emisfero Destro non conosce il tempo, è solo qui ed ora. Non conosce Se e Ma, è solo Fai.
Istinto e Fai.

lunedì 16 maggio 2011

La Penna, la Carta

Ci sono cose che non possono essere scritte, che vanno solo vissute. L'intensità del momento in cui si guarda negli occhi di chi ti desidera è una sensazione così riempiente che nessuna parola può trasmettere.
Le labbra scrivono parole solo per l'altro e le appoggiano sulla sua pelle, sugli occhi, sulla bocca.
In quel momento, la penna e la carta sono i due amanti. Ognuno dei due scrive sull'altro parole che rimangono incise nella carne, nella mente, nel ricordo. Io, che sono Penna per la maggior parte del tempo, vorrei essere Carta.
La Carta dove si tracciano i segni del desiderio. Come la carta aspettare che arrivi una penna a riscrivermi. E da foglio bianco, vergine, essere riempita di tracce nuove.
Riprovare quella sensazione di essere solo in due nella bolla e godere del momento.

martedì 10 maggio 2011

La Serotonina e' un Cavallo Nero che Ti Guarda da un Cancello



Oggi ho deciso di farmi aiutare, di nuovo. Non e' facile per me, che sono abituata alla solitudine e cerco sempre, fino allo stremo delle forze di risolvere i miei problemi da sola. Senza intrusioni. Ho fatto bene. Ho ricevuto il segno che me lo conferma.
L'ho visto tornando.  Dietro il cancello di una villa, affacciato a guardarmi, c'era un cavallo. E' il cavallo che spesso ho visto la sera, lo guardavo e pensavo "ecco allora la giornata e' andata bene". Era li, pronto ad aspettarmi, passo con la macchina, rallento e lui mi segue con lo sguardo... E' uno sguardo profondo, indagatore ma libero. Quel cavallo sono io. Il  cancello che ci divide e' un cancello pronto a spalancarsi su prati verdi dove poter correre senza ostacoli.
Imparare a gestire gli impulsi ossessivi, e saperli trasformare in passione senza compulsione. Questo e' il meccanismo che gestisce la serotonina.
La capacita' di fluire.
Indipendente dal bisogno, con la capacita' di creare energia per me stessa. Sapendo creare la bolla di luce.
Padrona di me.

sabato 7 maggio 2011

Tatuaggi


Stamattina mi sono svegliata con l'urgenza di rendere reale il tatuaggio a cui sto pensando da un paio di mesi... Senza appuntamento, senza essere mai esistita nella mente del tatuatore, mai visto un negozio di tatuaggi italiano prima d'ora, parto. Il primo da cui vado e' chiuso, una convention a Roma. Scapotto la convertibile e cambio strada...penso, intensamente, al tatuggio che voglio, al significato che ha per me, e al perche' vorrei che fosse oggi il giorno... Vado al secondo indirizzo: aprono alle 12. Ho ancora due ore, vado a fare la spesa... Arrivo puntuale all'apertura del negozio. Chiedo e mi sento rispondere che di sabato e' impossibile che ci sia un buco e il primo appuntamento libero e' fra quasi un mese. Il tatuaggio che voglio io richiede solo mezz'ora di tempo... "se mi siedo qui e aspetto, magari qualcuno non viene...intanto sfoglio questi caratteri calligrafici"... La tatuatrice esce, chiede se sono arrivati i due che volevano assolutamente farsi fare il tatuaggio da lei, "non sono ancora arrivati - le risponde l'altra - ma se vuoi la ragazza sa gia' cosa vuole fare" "vieni". Seguo Kriszta, e osservo il diamante che ha tatuato sulla gola mentre lei osserva il tatuaggio che voglio farmi fare... "Mi piace, e' scritta ma sembra anche disegno a prima occhiata..." "Si". La frase le piace, "su polso ti fara' piu' male - mi avverte" il dolore e' assolutamente sopportabile, e' il giusto dolore che deve esserci quando fai una cosa che ti cambia. Esco dopo aver guardato con lei foto di libellule che volano o appoggiate su un ramo. Sono foto vere, di animali reali nella natura, ne abbiamo scelte un po' che piacevano a tutte e due con l'accordo che disegnera' una libellula per me. Alla ragazza che mi aveva accolto mostro i tatuaggi che ho fatto, "sai che e' quasi incredibile che mi avevi chiesto se potevi farli subito e si e' liberato un posto giusto per te..." "Mi capita a volte - le dico - desidero cosi fortemente una cosa che per me ha un significato speciale, che gli eventi si spostano per farmela ottenere... Non lo faccio con tutto, solo con le cose che hanno un significato particolare per me. Stamattina ho detto deve essere oggi. E cosi e' stato. Grazie a tutte e due!" I miei tatuaggi sono solo due scritte, ma sono importanti per me. Mi ricordano una persona e quanto e' stata determinante nelle scelte che sto rendendo reali a questo punto della mia vita. Quello che mi ha portato ad essere come sono e che me lo ha fatto incontrare, grazie a questo ho capito che dovevo fare l'ultimo pezzo del percorso, e diventare libera. Mi ha insegnato l'amore, anche se forse non credeva di farlo, e io per questo non la dimentichero' mai.

martedì 3 maggio 2011

Conosci il Tuo Nemico

Come ogni anno si sente in questo periodo, fortissimo, il profumo dei tigli in fiore. Viaggio cabriolet, bombtrack a palla, le lacrime sul bordo. Conosci il tuo nemico, lo conosco: sono io. 

lunedì 2 maggio 2011

La bestia a due schiene

 
...La sua abilità nello spogliarla, la facilità con cui le fece passare il vestito sopra la testa senza incastrare la cerniera con la sua coda e la velocità con cui sciolse l'elastico che le teneva fermi i capelli la impressionarono. Deve avere una figlia, pensò Sarah. Gli uomini con delle figlie sapevano come svestire una ragazza. Ma anche lei aveva delle carte con cui impressionare il suo amante: materializzò come dal nulla un preservativo, lo scartò con una mano e glielo infilò ancor prima che lui protestasse perchè preferiva farlo senza. Quindi, con un movimento di bacino quasi impercettibile, uno slittamento pelvico appena visibile, lui si trovò dentro di lei. Il suo volto cambiò all'istante, trasformandosi in quell'espressione che faceva quasi innamorare Sarah di tutti gli uomini che si portava a letto: stupore, miscelato a gratitudine nei suoi confronti per avere permesso che ciò accadesse. Nella maggior parte dei casi, quell'espressione appariva soltanto all'inizio, poi si modificava in una maschera di trionfo o di determinazione a concludere. Ma questo padre leggermente sovrappeso e dallo sguardo dolce rimase stupito fin quasi alla fine. Sarah venne, come succedeva di solito, perchè conosceva alla perfezione il funzionamento del proprio corpo: in quale posizione mettersi, come rilassare i muscoli, lasciarsi andare e irrigidirsi, e posticipare l'orgasmo dell'amante perchè potesse raggiungere il suo. Il professor Carr - un altro uomo che aveva imparato dalle figlie come spogliare una ragazza senza scompigliarle i capelli - le aveva rivelato quei segreti, e gliene sarebbe stata grata per tutta la vita. Ma le aveva anche insegnato che un orgasmo non significa nulla: era solo un grido o uno starnuto. Così, sebbene ricercasse il piacere sessuale come la dipendenza da una droga e raggiungesse l'orgasmo a ripetizione, sperava ogni volta nella componente nascosta: la fusione in un'unica entità, la creazione della bestia a due schiene. Ogni volta, e con ogni uomo, attendeva quel momento trascendente, la fusione del proprio io che permetteva di assorbire un altro io già fuso: desiderava disperatamente che non fosse il professor Carr l'unico a ridurla in quello stato. (la bestia a due schiene - emily maguire)
Purtroppo questo pezzo non l'ho scritto io, mi è tornata in mente la figura di questo amante che sa spogliare una ragazza senza scompigliarle i capelli, perchè è padre di una figlia femmina. E' una cosa che mi ha sempre colpito, la competenza, la praticità delle mani di un uomo, nel togliere rapidamente i vestiti. Senza malizia, erotismo, ma come quando sei in ritardo per la scuola, i codini già fatti, e il papà ti veste senza spettinarti un capello... ed è proprio per questo motivo, la competenza delle mani, che diventa erotico.

venerdì 29 aprile 2011

Se non sei disposto a rischiare non saprai mai cosa la vita ha destinato per te.

Un anno fa ho deciso di incontrare una fan del mio blog, che voleva assolutamente conoscermi, ci eravamo scritte via e- mail e di lei avevo solo una foto.
Quando ho comunicato che sarei andata a Milano per raggiungerla e passare tutto il giorno con lei, la mia decisione ha suscitato perplessità, timore... "...e se è un pedofilo?" mi veniva posta questa domanda...
La sera prima di incontrarci ho mandato un sms alla mia "amica" mai vista ne sentita dicendole delle paure che avevo sollevato negli altri con il mio gesto sconsiderato, la sua risposta è stata "Se anche io fossi un pedofilo, TU non sei una bambina".
Domani (cioè stasera visto che sono già quasi le tre di notte) mi fionderò appena uscita da lavoro per incontrarla e cenare insieme, e sabato passerò tutto il giorno con lei. Stabiliremo ancora una volta un record di chiacchiere ininterrotte, un flusso di confidenze che ci ha accomunato e assorellato fin da subito.
E' l'affinità elettiva. Quella sintonia che si crea immediatamente solo con alcune persone. Anche a distanza.
Anche se non le hai mai viste prima.
La mia sconsideratezza, la decisione di seguire solo il mio istinto mi ha fatto conoscere una persona speciale. Speciale per Me. E io per Lei.
Due mesi fa ho seguito di nuovo l'impulso del mio istinto. Avrei potuto incontrare un serial killer e sparire nel nulla...
Il mio istinto mi diceva che sarebbe stato un incontro incredibile.
Incredibile perchè se dovessi raccontarlo nessuno ci crederebbe. Per me è stato Sconvolgente.
E' da questo incontro, dall'incontro con questa altra anima affine, speciale, tormentata e gioiosa, bellissima... solo da allora, che non sono più una bambina.

venerdì 15 aprile 2011

Emicrania classica

Da diversi studi statistici l'incidenza di questo tipo di emicrania risulta essere compresa tra l'uno e il due per cento della popolazione. Quello che definisce l'emicrania classica ( o emicrania oftalmica ) è la presenza di un caratteristico sintomo premonitore: l'aura. Con questo termine, per molto tempo, ci si è sempre riferiti a dei particolari segnali di un attacco epilettico, tanto che a molti "emicranici" venivano o vengono effettuati elettroencefalogrammi proprio per escludere la presenza dei fenomeni irritativi dati dall'epilessia. In realtà l'aura epilettica è diversa dall'aura emicranica, perché in quest'ultima l'insorgenza dei sintomi è lenta e graduale, non vi è perdita di coscienza e non ci sono segnali contemporanei o successivi di convulsioni.
L'aura nell'emicranico classico si presenta soprattutto come alterazione della vista: come lampi, opacità di una parte del campo visivo, flash scintillanti della durata di pochi minuti.
Altre alterazioni possono essere rumori uditivi, percezioni di odori sgradevoli, formicolii o senso di anestesia agli angoli della bocca o della lingua. Dopo questi disturbi una percentuale non definibile di persone soffre di un mal di testa del tutto simile a quello descritto nell'emicrania comune di durata però limitata ( circa 12 ore ) ma di maggiore intensità. Tuttavia non tutte le persone che presentano emicrania classica patiscono sempre di mal di testa: vi sono infatti casi in cui la manifestazione della malattia è distinta più dall'aura che dal dolore. In quest'ultima circostanza le alterazioni percettive possono comunque essere estremamente invalidanti, soprattutto dal punto di vista psicologico, per la loro imprevedibilità e variabilità temporale. Poiché è di frequente riscontro in chi soffre di mal testa la difficoltà nel proprio stile di vita di "abbandonarsi", di "lasciarsi andare", di "perdere la testa"... ecco allora che l'emicrania sembra rivelare simbolicamente una lotta interiore tra il mondo del capo, il mondo della ragione, con il mondo delle emozioni e degli istinti.
A sostegno di questa teoria starebbe il fatto che in molte occasioni la maggior parte degli emicranici è "sul chi vive", pensa molto e non ama la spensieratezza, ha uno stile corporeo di movimento e un linguaggio verbale tutto improntato al controllo di qualsiasi situazione. Infatti da studi sulla personalità queste persone sembrano non amare gli imprevisti e gli incontri inattesi, tendono a programmare tutto e spesso sono pronte a farsi carico di grandi responsabilità anche a discapito della loro serenità emotiva.

lunedì 4 aprile 2011

Al Telefono...

Giovedì 31 Marzo 2011 - Stanotte ti ho sognato: ero in giro con le mie amiche di ieri sera e sento il cellulare squillare, stiamo entrando in un bar, mentre cerco di prendere il telefono intanto che cammino, tu mi compari davanti, con il telefono vicino all'orecchio e mi fai segno di rispondere. Mi dirigo verso di te, e intanto parliamo. Mi prendi sotto il braccio e mi dirigi verso un tavolo d'angolo, lì ci sono già dei tuoi amici seduti. Mi infilo per sedermi dopo di te, sento irresistibile la voglia di baciarti, ti prendo per le spalle e ti do un bacio a stampo, rimani a bocca aperta ( un po' tutti ) perchè mi stavi presentando... ti guardo da vicino, hai i capelli diversi, sono dritti spaghetti e biondi quasi arancio, ma gli occhi, sono indimenticabili, sono i tuoi, morbidi, caldi, del colore indefinibile di un prato soleggiato. Incuranti di dove siamo iniziamo a baciarci, il brusio scompare chiudo gli occhi un attimo nel sogno, li riapro... sono sveglia.   

sabato 2 aprile 2011

Uscire, stare dentro.

Domenica 10 ottobre 2010 - Sono a casa mia ci sono tante persone, tra cui il Mago seduto in un angolo che osserva, e i miei familiari. Tutti stanno guardando un film in bianco e nero di Totò, io mi annoio e mi sdraio sul pavimento. Mio padre si lamenta che non vado a trovarlo e io gli ricordo quello che dice sempre, che per non trovarsi bisogna essere in due, poi me ne vado in camera per guardare delle fotografie. Ritorno in salotto, e inizio a piangere, lamentandomi al contempo che tutti guardano il  film invece di uscire, oggi che c'è il cielo azzurro e il sole. Me ne sto lì qualche minuto poi ad un certo punto prendo il coraggio e esco da sola. Penso che il primo gradino l'ho superato, poi incontri nuova gente, fai nuove amicizie, magari ti innamori... il Mago guarda con occhi spalancati e si rende conto che forse c'aveva azzeccato. Mi sveglio.

domenica 6 marzo 2011

Nutrire i Cinque Sensi

Ciò che non viene usato, cesserà gradualmente di funzionare. Ecco perchè bisogna nutrire bene non solo il corpo, la mente, l'intelligenza e la fantasia ma anche i sensi. Il gusto ha bisogno di essere sfidato ma anche assecondato poichè è proprio attraverso l'ascolto di ciò che si desidera che si apporta il giusto nutrimento. Gli occhi hanno bisogno di vedere cose belle. Più riusciamo a vedere la bellezza in noi stessi più riusciremo a vederla anche fuori di noi. Come l'interno si riflette all'esterno, così l'esterno influenza l'interno e circondarsi di cose e persone belle migliorerà la nostra visione della vita e di noi. Le orecchie hanno bisogno di sentire suoni melodiosi, come la musica o i suoni della natura, le vibrazioni sonore entrando attraverso le orecchie faranno vibrare tutto il corpo, scuotendolo dal torpore. Il naso ha bisogno di sentire buoni profumi, annusare la vita e tutto ciò che è vivo e vitale. E la pelle ha bisogno di essere accarezzata, con tenerezza e delicatezza. Tutta ricoperta di recettori sensoriali, la pelle rappresenta il confine tra il dentro e il fuori, essere accarezzati riempie il nostro bisogno di nutrimento affettivo. Non nutrire i cinque sensi, così come smettere di usarli consapevolmente affievolirà gradualmente la capacità di percepire la vita. E smetteranno di funzionare. Rendendoci come macchine. Socialmente adattati ma mancanti della consapevolezza di aver perso l'umanità.

Incapaci di ricevere, incapaci di donare...
Chi non guarda e non si pone in modo di essere guardato, chi non ascolta e non proferisce parole meritevoli di essere ascoltate, chi non assapora, annusa la vita e non si cura di ciò che sa e di come odora, chi non sa come usare le braccia, le mani, il corpo tutto per far sentire amato, nutrito affettivamente, desiderato l'altro, non riconosce all'altro che esiste. Tutto concentrato in se stesso non si rende conto di essere lui stesso la causa della sua solitudine.
Ecco perchè ciò che non viene usato smette di funzionare, perchè è l'unico modo che la mente sa adottare per non soffrire. Eliminando lo stimolo, elimina la spiacevole sensazione di carenza non colmabile.
Insensibili, indifferenti, non stimolanti, traccheggiando passivamente verso la fine della vita. Non rendendosi conto di non stare già più vivendo da un pezzo.
Ciò che non viene usato, smette di funzionare... l'unica consolazione è che neanche ce ne si accorge...
... e chi invece sente la mancanza? E' ancora in tempo per nutrire ed essere nutrito, con tutto sé stesso.
Perchè funziona ed è vivo!

giovedì 24 febbraio 2011

La rana


Giovedì 24 febbraio 2011 - Mi sveglio nel cuore della notte mentre grido "ti prego, ti prego... aiuto!!!" Le sole immagini che ricordo del sogno mi vedono in ufficio. Una rana, verde brillante, guizzante, è entrata dalla porta e si è diretta verso di me, spicca un salto, le cosce affusolate e muscolose completamente estese... e atterra sulla mia spalla con morbidezza. Io ne sono spaventata e attratta, cerco di scappare gridando ma dentro vorrei che rimanesse ancora un po' sulla mia spalla, per abituarmi e non averne più paura.


giovedì 17 febbraio 2011

Occhi

Michela ha occhi dolci, si sciolgono come cioccolatini mentre ti guarda con occhi di mamma. Vedono come sei e pian piano ti portano a vederti con i tuoi occhi.

Paola ha occhi vibranti, in continuo movimento hanno il colore degli occhi dei cervidi. Ti guarda dal profondo della foresta brumosa, e non capisci mai fino in fondo il suo pensiero. Un battito di ciglia ed è già sparita.

Lucia ha occhi che brillano come stelle luminose in fondo al nero di un pozzo. Spalancati sulla vita, colgono sfumature sfuggevoli a tutti gli altri. Quando mi guarda so che vede dentro di me.

L'Allievo Maestro ha gli occhi cangianti. C'è un momento, appena prima che succeda, in cui sono scuri, morbidi e profondi, della pastosità opaca del cioccolato fondente. Poi all'improvviso mutano aspetto e diventano come lucidi specchi. Come due pozzanghere sull'asfalto, improvvisamente illuminate da un raggio di sole, scintillano ad ogni spostamento di prospettiva. Diventano liquidi, metallici, guizzanti. Due pesci argentati che nuotano appena sotto la superficie del mare. E sorridono.

Ho visto una sola volta gli occhi del Mago da vicino. Così vicino che le sue ciglia mi spolveravano le guance. Il Mago ha occhi che brillano nel buio, ne escono filamenti dorati che ti raggiungono fin dentro l'anima. E ti cambiano per sempre. Chi mi ha guardato, dopo, ha visto le stelle nei miei occhi.

Il Maestro d'Armi  ha occhi neri e penetranti come carbone affilato. Sono occhi intensi come i miei. Difficile indovinarne il picco, ma vedi che c'è. Ti trafigge e poi ti lascia lì, in sospeso. Tocca a te imparare. Lottare e combattere. O scomparire.

Attraverso il loro occhi ho visto me stessa, e ho capito cosa posso essere, cosa voglio essere. Ho capito che mi mancava essere guardata. Ho capito che non guardavo. E che non voglio più essere cieca.

P.S. La foto si intitola Ninja Eye, tutto un programma...

sabato 12 febbraio 2011

In Assenza di Amigdala

Una volta ho sentito una teoria secondo la quale l'orgasmo nella donna, per poter esplodere, deve trovare libera la via verso il cervello. Quale via? La via che parte da lì, passa per lo stomaco, arriva al cervello e poi ritorna giù. Quindi se lo stomaco è pieno blocca il passaggio. Se lo stomaco è chiuso, aggrovigliato, acido, ipernutrito non fa passare il segnale, che non arriva al cervello e rimane lì, passivo, sottoutilizzato e frustrato.
Qualche tempo fa hanno monitorato un campione di donne, registrando gli impulsi dei loro cervelli nel percorso che da una cena romantica portava alla camera da letto. L'amigdala, quella zona del cervello che decide rapidissima in situazioni di attacco o fuga, è normalmente illuminata e funzionante. Durante la cena, con il progredire del rilassamento e del corteggiamento il suo segnale si ammorbidisce, ma è sempre pronto al minimo percepire di qualcosa che non va, una interruzione, un gesto non gradito, a ritornare ai watt di un luna park. Così hanno dimostrato scientificamente che per la donna, tutto quello che succede nelle 12 ore precedenti ricade nei preliminari, che deve avere fame per poter sentire le farfalle nello stomaco, che deve sentirsi a suo agio nell'ambiente e con l'uomo. E avere i piedi caldi. Il perchè non si sa, ma contano anche loro. Se tutto procede bene, la supervisione dell'amigdala si affievolisce fino a spegnersi del tutto. Ed è soltanto quando la donna si trova in assenza di amigdala che si compie quel risveglio interiore, quella partecipazione completa e non filtrata, che porta al completo abbandono delle inibizioni. Il corpo decide con la sua fisicità ed animalità. Ricercando e promuovendo ciò che lo fa stare bene e portandolo fino all'orgasmo.
Qualcuno ha detto che per rimanere giovani bisogna avere una mente porca. Mi sa che ha ragione.

mercoledì 9 febbraio 2011

Fluorescenze


Lunedì 7 Febbraio 2011 - Sono andata a letto tardi stanotte, verso le 4, mi avvolgo nella coperta di pile e poi mi infilo sotto il piumone, il caldo che ha lasciato chi si è appena alzato non durerà molto. Sogno di essere seduta al bancone di un bar, le uniche luci provengono da scritte fluorescenti verdi e rosa, tutto intorno è buio e fumoso. Seduto vicino a me c'è questo ragazzo appena conosciuto, siamo seduti così vicini che sento il calore del suo corpo provenire a ondate, ogni volta che respira. Gli chiedo se lo infastidisce se lo tocco, respira di no. Con le dita percorro la linea squadrata della mandibola, sento le ossa, la pelle, la barba corta e definita. Proseguo scontornando gli zigomi, sono simili ai miei. Il ragazzo indossa una maglietta nera, ha le maniche arrotolate, le braccia nude, seguo la massa muscolare e riesco a sentire, quasi impercettibili, le linee in rilievo dei suoi tatuaggi. Sopra il cotone ridisegno le costole e i muscoli degli addominali. E' un ipermaschio propulso dal testosterone e dall'adrenalina, ma è capace di fluire. Penso che potremmo baciarci, lo fanno anche tra amiche, non c'è nulla di male. Mi sveglio.

mercoledì 26 gennaio 2011

La Fragola

Venerdì 17 Luglio 2009 - Mi stai spiegando la complicatezza delle connessioni internet, ti seguo bene. Sei bravo a spiegare le cose, il tuo sguardo fermo, le mani concise che illustrano i vari passaggi. Io mi sono sciolta i capelli, ondeggio con il piede nudo della gamba accavallata rivolto verso di te.
Distrattamente prendo una fragola, e la addento guardandoti negli occhi.
Devo aver fatto qualcosa, qualcosa con la bocca o le labbra perchè improvvisamente non riesci più a continuare il discorso, le mani che cercano di riafferrarlo, le parole che ti sfuggono e le pupille dei tuoi occhi che hanno cambiato sostanza, sono diventate liquide. Vedono una tua immagine di me e nello stesso tempo vedono solo me.
Per la prima volta ho capito chiaramente che effetto posso fare.
Ho giocato, perdonami. Ho continuato a fissarti per vedere fino a che punto riuscivo a tenerti sospeso, in un tempo indefinito puntellato dal tuo cercare parole normalmente a te familiari.
Poi ho distolto gli occhi e ti sei rilassato, piano piano hai deglutito e sei riuscito a riannodare i fili spezzati del discorso. La conferma di aver visto giusto l'ho avuta subito, sei arrossito e rapido hai dato una occhiata di lato per vedere se qualcuno aveva notato. Tutto nella norma. Un sospiro di sollievo e lentamente il ricordo pungente dell'immagine di me, della mia bocca, delle mie labbra, dei miei occhi e della fragola svaniscono dal tuo viso. Ma ora so, sento, che mi guardi con altri occhi.
E che ti basterà pensare a una fragola per riavermi davanti a te.