sabato 6 aprile 2013
Il Vincolo
Mercoledì 3 aprile 2013 - Giro tra le bancherelle di un mercato sotto la pioggia. Cerco un vincolo che mi faccia uscire di casa. Lo trovo, è arte del riciclo, un anello delle lattine di alluminio inglobato in una mattonella di legno antico. Tocco la superficie dell'oggetto, è bellissimo. Mi sveglio.
mercoledì 27 marzo 2013
Sulla Vespa
sono sotto sequestro di un seduttore. mi porta in giro con la sua vespa gialla facendo le impennate, e' bellissimo, mi stringo forte a lui e sento la sua cassa toracica tra le mie braccia, il cuore batte forte e hop su! a volte con noi, in tre sul motorino, c'e' sua sorella adolescente. la polizia ha circondato l'albergo dove stiamo, uno di quelli che si vedono nei film americani, sulla route 66. io ero dall'estetista a farmi spalmare di crema quando tornando in camera vedo la situazione. passando per la scala antincendio sul retro, recupero il mio rapitore e scappiamo dalla finestra. mi sveglio, con il sole caldo ancora sulla pelle, aggrappata a lui, dietro, sulla vespa.
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martedì 26 marzo 2013
La Mafia Russa e Il Guru delle Cerette
Martedi 26 marzo 2013 - sono sdraiata su un lettino abbronzante in un locale notturno gestito dalla mafia russa, faccio due sedute e sento gia' la pelle che si e' scaldata.Sono tutti molto gentili anche se hanno un aspetto da Bruce Willis in Die Hard poco consono a gestire un centro estetico. Passo in un altro locale, sembra una clinica bar e vedo all'opera, su mia zia, il guru delle cerette viso venuto apposta da st. Tropez in elicottero, assomiglia ad Austin Powers ma è serissimo, usa una ceretta mollissima, sembra chewing gum, mi mostra come usarla, deve fare il filo, dice
. Mi dice di aprirgli le tende che ha bisogno di aria...guardo fuori siamo sulla costa azzurra. Allineo dei bicchieri di cristallo e chiudo le antine del mobile che li contiene mentre mi sto svegliando.
. Mi dice di aprirgli le tende che ha bisogno di aria...guardo fuori siamo sulla costa azzurra. Allineo dei bicchieri di cristallo e chiudo le antine del mobile che li contiene mentre mi sto svegliando.
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lunedì 25 marzo 2013
Il Mutamento del Correre
Lunedi 25 Marzo 2013 - Sono su una pista di atletica, l'asfalto rosso le righe dipinte di bianco. Inizio a correre, come al solito, grandi falcate lentissime che mi fanno galleggiare a due spanne da terra. Come da qualche tempo a questa parte le falcate non mi portano molto lontano, è come se galleggiassi senza spinta di propulsione. Ora sono in vicoli di città storiche, Urbino o forse Venezia, la gente a piedi è più veloce di me che sto correndo. Improvvisamente riesco a toccare con le punte dei piedi il terreno e capisco che è da li che posso attingere la spinta. Inizio a correre leggera, in punta di piedi, ma ora la corsa ha propulsione e finalmente riesco a muovermi in una direzione volontariamente. E' bellissimo.
Bisbigli
Martedi 22 gennaio 2013 - Sono in macchina al telefono con te. Ti sento lontanissimo, come se bisbigliassi, io mi chino in avanti, tutta raccolta per riuscire a sentire quello che dici. Mentre parlo, e la mia voce rimbomba, tocco la moquette nera pelosa della macchina. Un gruppo di majorettes vestite di nero con colletti e stivaletti rossi attraversa la strada davanti a me. Sono ferma e non riesco più a sentirti. Mi sveglio in preda al panico.
Il Carlino
Domenica 24 Marzo 2013 - E' pomeriggio ma devo assolutamente dormire. Sogno un sogno confuso, nel letto con me c'è un carlino di 80 kili che mi da le testate per baciarmi. Ha la testa enorme, pelo morbido e orecchie setose. Ogni volta che mi colpisce mi atterra sul cuscino. E' un sogno così reale che mi sveglio trattenendo il carlino tra le braccia.
domenica 24 marzo 2013
Sulla strada costiera
Venerdi 22 marzo 2013 - Cammino nuda su una strada costiera, la mano che tiene il telefono a coprire il pube. Sono nuda perche' non ho voluto vestirmi. Le macchine che passano rallentano, le persone dentro mi osservano. Penso che ora se fossi stata coperta non mi si noterebbe, ma non volevo e quindi va cosi. Nel senso inverso al mio arriva un vecchio segaligno con la barba, e' tedesco, rallenta il passo e mi osserva da vicino mi dice delle cose che non capisco ma suonano oscene. Io proseguo per la mia strada e solo ora vorrei avere indosso vestiti. Mi sveglio.
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domenica 20 gennaio 2013
A Scuola
Domenica 20 gennaio 2013 - Sono a scuola, in un edificio antico e un po' diroccato. Le classi sono ricavate in ogni spazio, anche nei corridoi. Per passare da una stanza all'altra bisogna scavalcare i banchi. Informatica, elettronica, chimica, matematica...tutti i banchi sono messi addossati l'uno all'altro, con gli strumenti in equilibrio precario. Io sono nella classe di flamenco. E' una stanza enorme, con il camino acceso e bellissimi arazzi appesi alle pareti. Il pavimento in legno antico risuona forte e perfetto, senza cedimenti, sotto i nostri tacchi. Balliamo fluide, la stanza è veramente grande e libera, abbiamo tutto lo spazio. Le finestre aperte fanno uscire le note della nostra musica. E' estate.
Ci muoviamo come un solo corpo, ma ognuna ha il suo modo peculiare di esprimersi attraverso la danza. Finisce la lezione, alcune ragazze si cambiano, io esco direttamente così, devo seguire Lucia che sono venuta con lei. Usciamo dalla finestra, scavalcandola e inizio a camminarle dietro. Dice che ha parcheggiato al porto, siamo ad Alghero, e taglia giù passando per il giardino fatto a gradoni. C'è tantissimo dislivello tra un gradone e l'altro. Il passaggio che sta facendo è composto da cubi di porfido di circa 40 centimetri di lato, incassati nella terra del prato. A volte tra un cubo e l'altro c'è più di un metro e sono quasi allineati verticalmente. Ho paura di cadere e rallento. Quando finalmente riesco a scavalcare la recinzione mi trovo nella strada del porto ma di Lucia non c'è più traccia. Inizio a camminare lungo la via principale, porta fino in centro, cercandola con lo sguardo. Fa caldo e sollevo la gonna lunga e nera, i tacchi e le punte delle mie scarpe sono tutti cosparsi di chiodini martellati nella suola, ad ogni passo faccio un rumore metallico sulle lastre di basalto. Tac, tac...passo attraverso la gente e i turisti con incedere felino e fiero. Arrivo fino in cima ma Lucia non c'è. Ritorno indietro seguendo un'altra strada finché, quasi arrivata di nuovo al porto, vedo i suoi capelli biondi. Mi aspettava sulla sua barca. Ecco perché non l'avevo vista, credevo fosse in macchina. La barca è in effetti la conchiglia vuota di una piscina per giardino. Mi spiega che sotto ci sono dodici sassi che la tengono a galla. Mentre mi aspettava ha dovuto svuotarla dall'acqua che era entrata per via di un onda un po' più alta del normale. Mentre mi arrovello su come i dodici sassi possano tenere a galla la piscina, il sogno si inonda di luce bianca e caldissima, tutto sfuoca e io sono l'unico elemento visibile vestita di nero. Mi sveglio.
Ci muoviamo come un solo corpo, ma ognuna ha il suo modo peculiare di esprimersi attraverso la danza. Finisce la lezione, alcune ragazze si cambiano, io esco direttamente così, devo seguire Lucia che sono venuta con lei. Usciamo dalla finestra, scavalcandola e inizio a camminarle dietro. Dice che ha parcheggiato al porto, siamo ad Alghero, e taglia giù passando per il giardino fatto a gradoni. C'è tantissimo dislivello tra un gradone e l'altro. Il passaggio che sta facendo è composto da cubi di porfido di circa 40 centimetri di lato, incassati nella terra del prato. A volte tra un cubo e l'altro c'è più di un metro e sono quasi allineati verticalmente. Ho paura di cadere e rallento. Quando finalmente riesco a scavalcare la recinzione mi trovo nella strada del porto ma di Lucia non c'è più traccia. Inizio a camminare lungo la via principale, porta fino in centro, cercandola con lo sguardo. Fa caldo e sollevo la gonna lunga e nera, i tacchi e le punte delle mie scarpe sono tutti cosparsi di chiodini martellati nella suola, ad ogni passo faccio un rumore metallico sulle lastre di basalto. Tac, tac...passo attraverso la gente e i turisti con incedere felino e fiero. Arrivo fino in cima ma Lucia non c'è. Ritorno indietro seguendo un'altra strada finché, quasi arrivata di nuovo al porto, vedo i suoi capelli biondi. Mi aspettava sulla sua barca. Ecco perché non l'avevo vista, credevo fosse in macchina. La barca è in effetti la conchiglia vuota di una piscina per giardino. Mi spiega che sotto ci sono dodici sassi che la tengono a galla. Mentre mi aspettava ha dovuto svuotarla dall'acqua che era entrata per via di un onda un po' più alta del normale. Mentre mi arrovello su come i dodici sassi possano tenere a galla la piscina, il sogno si inonda di luce bianca e caldissima, tutto sfuoca e io sono l'unico elemento visibile vestita di nero. Mi sveglio.
venerdì 18 gennaio 2013
martedì 8 gennaio 2013
Il Quarto Compito di Psiche
Ho letto questo libro ("Le dee dentro la donna" di Jean S. Bolen) molti anni fa... c'era questa storia dei Quattro compiti di Psiche (che riporto con parole mie)...
Nella Mitologia Greca Afrodite, madre di Eros, quando scopre che Psiche è innamorata di Eros e da lui ricambiata, decide con uno stratagemma di separare gli amanti. Psiche allora cerca di riconquistare l'amore ed Eros, andando direttamente e umilmente da Afrodite.
La dea le ordina di eseguire quattro compiti, certa che non riuscirà a portarli a termine tanto sono difficili.
Il primo compito DIVIDERE I SEMI equivale a fare ordine nella propria vita separando ciò che ha valore da ciò che distoglie energie e non vale niente, fidandosi del proprio intuito (i semi differenti vanno ordinati in gruppi e separati dalle impurità, Psiche riesce perché vengono in suo aiuto le formiche, che rappresentano l'intuito che porta a livello conscio le sensazioni inconsce che abbiamo)
Il Primo Compito di Psiche
Il secondo compito PRENDERE UN FIOCCO DI LANA DEL VELLO D'ORO equivale ad acquisire il potere senza rimanerne schiacciate o cambiare la propria natura (Psiche riesce a prendere il vello d'oro, seguendo il consiglio di una canna del fiume, aspettando la notte quando il gregge di arieti dorme e raccogliendo il vello d'oro dai rovi in cui è rimasto impigliato) Portare a termine questo compito significa riuscire ad affermarsi in modalità assertiva e femminile, senza esprimere bisogni e rabbia in interminabili confronti aggressivi che non verrebbero comunque ascoltati e che ti etichetterebbero come una rompiballe, ma usando la flessibilità della canna, che si piega ma poi ritorna dritta com'era senza spezzarsi. Significa saper agire subdolamente, mantenendo il silenzio, per raggiungere l'obiettivo. Saper aggirare lo scontro, usando armi femminili, ma riuscire lo stesso a fare quello che si vuole. Vuol dire avere il potere e sapere come usarlo.
Che Cos'é la Casa e The Blue Fly - Il Tempo della Mosca e Tempo Sospeso e Tempo Manifesto
Il terzo compito RIEMPIRE L'AMPOLLA DI CRISTALLO CON L'ACQUA comprende il saper immergersi nel flusso d'acqua che è la vita ma saperla anche guardare da una prospettiva più distaccata per poter agire in maniera utile ad ottenere ciò che si desidera, riuscendo a nuotare nelle emozioni ma senza lasciarsi travolgere quando si ha bisogno di affrontare un cambiamento. (Qui Psiche viene aiutata dall'aquila che la solleva in volo per raggiungere la fonte. L'aquila vede il paesaggio da una prospettiva distante e poi piomba giù per afferrare ciò che le è necessario, rapidamente e andando dritta sull'obiettivo).
Il Terzo Compito di Psiche
Il quarto compito IMPARARE A DIRE DI NO prevede il dover scendere negli Inferi con un piccolo scrigno per farselo riempire da Persefone con il balsamo dell'eterna giovinezza. Afrodite lo rende ancora più difficile perché dice a Psiche che dovrà chiudere il cuore alla compassione per tre volte. Per tre volte dovrà ignorare i lamenti dei bisognosi e procedere per la sua via. Se non lo farà, rimarrà per sempre nel mondo degli Inferi, sottoterra. Questo viene considerato il compito più difficile, stabilire una meta e saper mantenere il comportamento adatto a raggiungerla, senza farsi fermare. Dire di no significa esercitare il diritto alla scelta, senza subire imposizioni o soccombere alla predisposizione naturale alla disponibilità verso gli altri sacrificando la possibilità di determinare la propria vita. Mette in guardia dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, per consentire di raggiungere la propria completezza.
In suo aiuto viene la Torre, che rappresenta la solitudine, le indica il sentiero e come fare a risolvere i problemi pratici. Due monete per pagare Caronte andata e ritorno e due focaccine d'orzo per distrarre Cerbero. Ma sono i tre no ai bisognosi che rappresentano la parte più difficile. Le parti bisognose di noi che non ci fanno progredire perché hanno bisogni incolmabili. L'uomo claudicante che conduce l'asino da cui cadono continuamente dei ramoscelli e che le chiede di raccoglierli, la mano brancolante di un moribondo che affiora dall'acqua e le tre donne che vogliono aiuto a tessere i fili del destino.
Solo riuscendo a mettere a tacere queste richieste Psiche potrà incontrare Persefone, che regna sul mondo ctonio. Ella rappresenta la nostra capacità di dominare il nostro mondo sotterraneo. Chi lo domina , e ne è quindi regina, acquisisce una bellezza senza tempo.
Psiche riesce nel compito fino a quando si trova ad avere in mano lo scrigno e ad essere ritornata sulla superficie. Qui, decide di testa sua e apre lo scrigno. Ne esce un sonno magico che la sprofonda in uno stato di torpore e poi in un sonno ininterrotto.
Era ottobre 2010 quando stavo affrontando il Terzo Compito senza averne una consapevolezza se non di pancia.
Rileggo a ritroso e mi imbatto in questo post e scopro che senza accorgermene ho concluso il Terzo Compito e ho iniziato il Quarto senza saperlo.
...e il secondo? Il Secondo Compito per me è durato quasi due anni. Nel 2009 ne avevo anche li una consapevolezza viscerale, che si è materializzata con l'acquisto di una casa tutta mia da dove ripartire. Mi ci sono trasferita nell'agosto 2012.
Il Quarto Compito sento che sarà difficilissimo per me. Ho già esercitato una scelta. L'ho fatto con la modalità del Secondo Compito, ma ciò non sembra essere sufficiente... Bisogna rendere esplicito ciò che è implicito.
Dominare le proprie parti insensatamente bisognose, non cercare risposte se non in se stessi.
E forse ciò che mi sembra difficilissimo sarà questione di un'attimo. Ciò che devo introiettare è che essere impietosi a volte è l'unico modo per passare ad un altro livello. Dopo, si può e si deve tornare ad essere generosi.
Dall'implicito all'esplecitato.
Dal Sospeso al Manifesto.
Dal Nascosto al Luminescente
Dal sotterraneo al sopractonio
Dal sognare di vivere al vivere.
Come finisce la storia? Psiche viene risvegliata da Amore, il suo compagno, che richiude il sonno nello scrigno e glielo fa consegnare ad Afrodite. Questo è l'ultima parte del compito, senza la trasgressione di Psiche non avrebbe potuto compiersi. Ispirare amore e accettare aiuto. Per non essere più arroccati come una torre solitaria.
lunedì 7 gennaio 2013
L'Assassinio del Vecchio Amante
17 Dicembre 2012 Lunedì - Sono una donna manager molto impegnata, ho appena ucciso un mio vecchio amante e chiamo Grazia, la mia assistente, per dirle di pensare lei al cadavere. Intendendo che lo facesse a pezzi e poi sparire. Invece torno a casa e in camera da letto, nel letto, oltre a lui c'è anche una donna morta. Dev'essere una di cui Grazia voleva liberarsi. E' che però li ha sistemati li tutte e due supini, belli dritti, con le braccia a croce sul petto. La chiamo immediatamente... arriva... Almeno poteva metterli come se fossero morti durante un amplesso... Insieme a Grazia arriva anche la polizia. Sono gendarmi francesi. C'è questo ispettore, porta il cappellino da gendarme ma indossa un'impermeabile, mi tira subito da parte e comincia a farmi una serie di domande, se conoscevo lui, se conoscevo lei...non ha senso mentire che lui, si, lo conoscevo e che si, era stato un mio amante ma, ora, la storia era finita e non mi interessava assolutamente più nulla di lui. Mentre racconto i fatti, o parte dei fatti, al poliziotto, continuo a pensare a Grazia, non ci siamo accordate e spero che dica più o meno le stesse cose. Comunque non ha importanza, io sono il capo...potrebbe non averle sapute...Mi sveglio un po' agitata, con il gendarme che sembra aver mangiato la foglia.
giovedì 3 gennaio 2013
La Rana Toro
3 Gennaio 2013 Giovedì - Ho una bicicletta tecnologica bellissima, color canna di fucile opaco, mi muovo con quella. Sto tornando dal lavoro quando vedo, parcheggiata sul ciglio della strada, in curva, la mia macchina. L'ho lasciata parcheggiata li non so quando, completamente scapottata. Mi domando come ho potuto fare una cazzata del genere, non ricordo di averlo fatto...controllo l'interno, manca il frontalino della radio ma mi hanno lasciato appoggiato li il cd dei Massive Attack, è azzurro, in realtà forse non hanno mai fatto un cd azzurro. Manca l'orologio, c'è un buco che sembra un'orbita vuota in mezzo al cruscotto. Osservo dietro, sul sedile dietro il guidatore c'è la mia borsa spalancata. Il borsellino non c'è ma perché l'avevo preso io, anche se non mi ricordo di averlo preso e mi sembra impossibile che io mi sia separata dalla mia borsa. Controllo dentro e non manca nulla...riprendo la borsa... continuo ad arrovellarmi sul perché abbia lasciato la mia macchina in quelle condizioni, tutta aperta...piego la bici tecno, ci sta perfettamente incastonata nei sedili dietro e mi metto alla guida. Infilo le chiavi e ho un vago ricordo dell'ultima volta che l'ho guidata, c'era un tepore primaverile e avevo deciso di aprire la capote, era bellissimo guidare così, il sole tiepido sulla pelle, i capelli che spuntavano dal cappello, mossi dal vento. Improvvisamente la macchina torna tutta perfetta, non manca più nulla, accendo la musica e capisco che stavo sognando. Credo di essere sveglia ora, sto entrando in un supermercato che ho già visitato nei miei sogni altre volte. E' un supermercato strano, si entra uno per volta da un contapersone, e il primo settore, posizionato in un angolo di un corridoio stretto, è la gastronomia. Lo supero, sono a dieta, mi avvio veloce verso l'entrata dell'hangar in cui ci sono tutti gli scaffali, l'hangar è di quelli che si vedono nei film d'azione americani, dove parcheggiano gli aerei che devono essere riparati o dove avvengono gli scambi tra le spie di paesi avversari. Si entra da una grande porta con pannelli di plastica dura trasparente come tende, per non far passare lo scambio di calore. Sto per spostare un pannello quando il mio occhio viene catturato, a sinistra, da qualcosa sul banco del pesce.
C'è una vaschetta di polistirolo bianco, divisa in settori, in ogni settore dorme immersa nell'acqua una rana. Sul bordo davanti c'è una scritta "SONO VIVO" ma gli animali sembrano in realtà morti. Improvvisamente il ranocchio più grosso, apre gli occhi e mi guarda. E' una enorme rana toro verde smeraldo e verde chiaro, porta una raganella in testa che sembra una coroncina, salta giù e comincia a camminare verso di me. Io sono terrorizzata, cerco di tenerlo a bada frapponendo tra noi un telo mare tigrato che possiedo davvero, ma lui insiste nell'avvicinarsi, mi vuole baciare, ne sono fortemente attratta, potrei scappare, ma ne ho ancora paura. Improvvisamente mentre cammina si trasforma in un gatto verde. Pesa circa sei chili e il pelo è del colore della rana e della stessa consistenza pitonesca bellissima, sento l'impulso di accarezzarlo.
Mi sveglio.
Non è la prima volta che sogno una rana, di cui ho paura nel mondo da sveglia, un toro, l'ho sognato due volte, molto tempo fa...correva verso di me e mi spiaccicava conto il muro per baciarmi appassionatamente...e il gatto, che avevo in casa quindi era più probabile sognarlo. E il serpente? non ricordo.
Qual'è il messaggio che accomuna questi quattro animali nel mondo onirico?
Essi parlano di metamorfosi.
La Rana simboleggia il piacere, le metamorfosi, l'allegria e il risveglio delle gioie terrene.
Il Toro la passione, la sensualità, i desideri istintivi. Il toro che atterra il sognatore lo rende folle d'amore e di istinto puro. E' uno dei più potenti simboli della vita sessuale.
Il Gatto è la sensualità femminea, dolce e tenera, legato a doppio filo con il serpente per il suo simbolismo sessuale.
Il Serpente rappresenta il principio vitale inconscio e la nostra vita sessuale. Racchiude in sé il maschile e il femminile. La trasformazione. Nello specifico il Pitone indica uno stato di chiaroveggenza.
Come l'auto rappresenta il modo in cui stiamo guidando la nostra vita, la bicicletta ne specifica ancora meglio le qualità che mettiamo in gioco. Per andare in bicicletta bisogna essere grandi (maturità raggiunta) e ci vuole equilibrio. Denota la capacità di progredire con le sole nostre forze e sfruttandole al meglio. E' l'inizio della vita da adulti sia sessuale che di autodeterminazione del sé.
La Borsa e il suo contenuto è la vita della donna.
La mia è confusionaria e magari troppo piena, ma c'è tutto. Tutta me stessa.
C'è una vaschetta di polistirolo bianco, divisa in settori, in ogni settore dorme immersa nell'acqua una rana. Sul bordo davanti c'è una scritta "SONO VIVO" ma gli animali sembrano in realtà morti. Improvvisamente il ranocchio più grosso, apre gli occhi e mi guarda. E' una enorme rana toro verde smeraldo e verde chiaro, porta una raganella in testa che sembra una coroncina, salta giù e comincia a camminare verso di me. Io sono terrorizzata, cerco di tenerlo a bada frapponendo tra noi un telo mare tigrato che possiedo davvero, ma lui insiste nell'avvicinarsi, mi vuole baciare, ne sono fortemente attratta, potrei scappare, ma ne ho ancora paura. Improvvisamente mentre cammina si trasforma in un gatto verde. Pesa circa sei chili e il pelo è del colore della rana e della stessa consistenza pitonesca bellissima, sento l'impulso di accarezzarlo.
Mi sveglio.
Non è la prima volta che sogno una rana, di cui ho paura nel mondo da sveglia, un toro, l'ho sognato due volte, molto tempo fa...correva verso di me e mi spiaccicava conto il muro per baciarmi appassionatamente...e il gatto, che avevo in casa quindi era più probabile sognarlo. E il serpente? non ricordo.
Qual'è il messaggio che accomuna questi quattro animali nel mondo onirico?
Essi parlano di metamorfosi.
La Rana simboleggia il piacere, le metamorfosi, l'allegria e il risveglio delle gioie terrene.
Il Toro la passione, la sensualità, i desideri istintivi. Il toro che atterra il sognatore lo rende folle d'amore e di istinto puro. E' uno dei più potenti simboli della vita sessuale.
Il Gatto è la sensualità femminea, dolce e tenera, legato a doppio filo con il serpente per il suo simbolismo sessuale.
Il Serpente rappresenta il principio vitale inconscio e la nostra vita sessuale. Racchiude in sé il maschile e il femminile. La trasformazione. Nello specifico il Pitone indica uno stato di chiaroveggenza.
Come l'auto rappresenta il modo in cui stiamo guidando la nostra vita, la bicicletta ne specifica ancora meglio le qualità che mettiamo in gioco. Per andare in bicicletta bisogna essere grandi (maturità raggiunta) e ci vuole equilibrio. Denota la capacità di progredire con le sole nostre forze e sfruttandole al meglio. E' l'inizio della vita da adulti sia sessuale che di autodeterminazione del sé.
La Borsa e il suo contenuto è la vita della donna.
La mia è confusionaria e magari troppo piena, ma c'è tutto. Tutta me stessa.
mercoledì 2 gennaio 2013
Occhi Azzurri Occhi Marroni
15 Ottobre 2012 Lunedì - E' venuto a trovarmi il ragazzo della Sicilia, quello con cui sono andata avanti anni a scriverci l'un l'altro lettere...Pero' appena arrivato invece di stare con me esce e va al cinema con k. che in più mi chiama per dirmi che non ha soldi se glieli porto...
Allora faccio un' osservazione al telefono, che lui era venuto per vedere me e tornano. Ma ora insieme a lui c'è la sorella adolescente, la deve portare a scuola...
Continuiamo cosi, sempre con qualcuno intorno, mai da soli, finché riesco a chiamarlo in un angolo.
Gli chiedo se mi ama e lui dice no. Allora gli dico che e' meglio se non viene più a trovarmi, ci vedevamo una volta all'anno. Lui mi dice che non può amarmi perché e' un professore universitario e io invece non sono laureata.
In quel momento sento un caldo che mi scende dalle cosce, sollevo la gonna e vedo colare sangue ma e' come acqua calda che scende lungo le gambe. Mi avvicino e lo bacio guardandolo negli occhi.
I suoi occhi sono azzurri, come sono in realtà.
Sento i corpi che si sciolgono, calore e pulsione, siamo vicinissimi, a contatto.
Mentre mi guarda dritto nei miei, i suoi occhi cambiano, diventano marrone chiaro, liquidi e fondenti.
Mi sveglio. Sto piangendo. Mi riaddormento, sono in una piazza di paese. C'è una festa.
Ci sono tutti i tavoli all'aperto, tovaglie bianche bellissime, posate d'argento e bicchieri di cristallo.
Come una riunione di famiglia nella campagna signorile '800. Sono seduta a fianco di una mia collega, è passato un anno dal sogno di prima. Le sto spiegando il sogno che ho fatto, e guardandole gli occhi vedo che indossa lenti a contatto con disegnati denti di vampiri. Denti bianchi sull'iride e la bocca rossa sulla parte bianca dell'occhio.
Ad un tratto vedo spuntare, dalla via che porta alla piazza leggermente in salita, il ragazzo.
Viene verso di me con uno zaino in spalla. Mi guardo intorno calma, si e' sollevata una brezza che solleva i lembi delle tovaglie, alzo la testa, sono sotto un albero maestoso nel centro della piazza, ha foglie verde chiarissimo che vibrano alla brezza. Lo guardo venire verso di me, lento e sicuro.
Io aspetto composta. Mi sveglio.
martedì 1 gennaio 2013
Stocazomai - Tiro al Bersaglio
Martedì 1 gennaio 2013 - Sto guidando per tornare a casa, sono sulla mia macchina, percorro una autostrada sopraelevata. Sull'asfalto in mezzo alla strada i resti dei fuochi artificiali. Devo guidare evitandoli. Improvvisamente non sono piu' in auto. Mi muovo nuotando a rana verticale, galleggiando nell'aria a circa due metri da terra. Ci sono macchine sotto di me che stanno proseguendo e un elicottero che arriva in senso inverso a quello in cui stiamo andando tutti. Sento uno sparo e vedo provenire dall'elicottero in volo un proiettile dorato enorme. Colpisce una macchina che esplode. Dopo pochi secondi si profila all'orizzonte un altro velivolo, un aereo di piccole dimensioni, sparano e colpiscono un bidone in mezzo alla strada. Come in un incubo, continuano a spuntare aerei o elicotteri da cui posso vedere sporgersi il franco tiratore che spara a caso. Sento passare vicinissimo a me ogni sorta di proiettile, scatole, proiettili veri, palle piene di sassi. C'e' un posto di blocco della polizia ora, io continuo a nuotare e spero che, vestita di giallo come sono, i terroristi aerei non mi colpiscano. Ho lunghi capelli biondi a boccoli, una tuta giallo sole e sembro j. Lo, forse non mi colpiranno. Supero il posto di blocco volando, sento i poliziotti descrivermi nella radio. Cercano di colpire ogni volta l'elicottero che arriva, prima che possa sparare. Un altro proiettile d'oro mi sfiora, colpisce qualcuno che era fermo in mezzo alla strada, uscito dalla macchina. Lo sento urlare di dolore, gli ha preso una gamba. Siamo alla stessa altezza ora, io e il terrorista, lo guardo e' vestito come me, quella che indossiamo e' una tuta da aviatore degli anni '30, caschetto di cuoio slacciato e occhialoni per il volo. Lo guardo negli occhi per una frazione di secondo, il cuore mi si e' spostato nelle tonsille, do una bracciata e lo lascio indietro. Mi sveglio.
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domenica 16 dicembre 2012
Tempo Sospeso e Tempo Manifesto
A volte è facendo una cosa mai fatta prima, semplice o complicata non importa, che si ha quello che in gergo si chiama "epifania" .
Per tanto tempo ho vissuto aspettando, riempiendo i tempi vuoti tra il lavoro e il tornare a casa. Perché il tornare a casa significava spesso la fine della giornata. Anche alle cinque. Ecco che nella spasmodica voglia di vivere il tempo frequentavo corsi, facevo la spesa, a volte mi fermavo semplicemente sulla strada, per pensare o scrivere o ascoltare il silenzio o la musica.
Era pero' comunque e sempre un tempo sospeso.
Cosa vuol dire sospeso? Sospeso è quel tempo che non ha valore intrinseco ma lo acquisisce solo perché è al posto di qualcos'altro che è peggio. Vivere sospesi, in attesa che succeda qualcosa che sblocchi lo stato di sospensione.
Quanto si può andare avanti così? Dipende dalla condizione umana di ciascuno, se si sa ciò che manca o se se ne ha solo una vaga impressione.
Quando si capisce che è un tempo sospeso?
Quando nasce viscerale l'esigenza di avere un luogo in cui tornare per vivere il proprio tempo.
Io ho capito che avevo bisogno di cambiare il tempo sospeso. La sua qualità. Ho preso decisioni sull'onda dell'emotività e dell'istinto, senza sapere esattamente cosa stessi facendo. Il concetto si dipanava insieme all'azione. Anzi era sempre un po' più indietro rispetto ad essa.
E' stato quando stavo usando l'uncinetto per fare delle frange ad un bordo di pizzo che avevo cucito accorpandolo ad un vecchio asciugamano di lino per farne una tenda che ho capito. La tenda era per la finestra del bagno della mia casa. Dopo le elementari non avevo mai più preso in mano l'uncinetto e anche adesso non è che lo uso frequentemente, è li. Forse ha esaurito la sua funzione.
Improvvisamente mi si è chiarito tutto. Ero nella mia casa, tornata dal lavoro ad orario ridotto (una delle condizioni che ha accellerato la decisione di transizione, angosciata di avere ancora più ore di tempo sospeso da riempire in qualche modo) ero nella mia casa e ci ero tornata subito, per finire il lavoretto della tenda. Ero li che entravo con l'uncinetto dentro e fuori dai buchi e improvvisa si è palesata la consapevolezza che quello era esattamente il luogo dove volevo essere, e la cosa che stavo facendo esattamente quello che volevo fare.
Improvvisamente il tempo sospeso è diventato manifesto.
E' solo un cambio di percezione di se nel tempo e nel luogo. Prima sei in un posto per non essere in un altro e poi sei in un posto perché è proprio li che vuoi essere.
La vita è solo essere in un luogo per fare una cosa? No. Non per me almeno.
Cominci a vivere nel tempo manifesto e ti accorgi chi aveva favorito il tempo sospeso. Oltre a noi stessi è ovvio...
C'è sempre intorno a noi chi ha un vantaggio nel nostro perdurare nel tempo sospeso.
Spesso, inconsapevolmente o meno, sono le persone su cui noi abbiamo investito e che abbiamo deputate alla felicità.
Se è vero che ognuno di noi è responsabile della propria felicità, è anche vero che si ha il potere di aumentare la felicità di un altro. Come? Ognuno ha la sua chiave e la sua serratura. Chi possiede la chiave che apre la serratura dell'altro è depositario di un grande dono. Apre delle porte che l'altro pensava chiuse e si può iniziare ad esplorare nuove stanze nella casa-corpo-psiche insieme.
Chi non ha la chiave per la tua serratura ti lascia li, a languire. Per metà inesplorato e irrisolto, con la consapevolezza inconscia che ci sia altro, ma senza averne la certezza. Ti muovi nella casa, appoggiando l'orecchio alle porte chiuse, non sapendo come fare ad aprirle, curioso e visceralmente sicuro che li dietro c'è qualcosa per cui vale il tempo di tornare a casa.
Chi ti mantiene nel tempo sospeso ti lascia in sospeso in tutto, egoisticamente pensando che le poche stanze in cui ti aggiri siano sufficienti, ti lascia solo ad aspettare. Nel tempo sospeso non vivi, senti di non essere tu. La casa improvvisamente è stretta e piccola e assomiglia ad una prigione. Continui a stare fuori, sempre di più, il più tempo possibile fuori di li.
Ma è anche quello un tempo sospeso. Un tempo senza casa, senza stanze da scoprire ed aprire ed esplorare.
Nell'analogia tra casa, corpo e psiche è un tempo al di fuori di se.
Il bisogno di casa, il bisogno di condivisione del tempo è un bisogno umano. E' la forza motrice della crescita personale e di coppia. Se il desiderio di condividere il tempo nella stessa casa è un desiderio di entrambi, questa è una coppia. Non importa quanto sarà grande la casa, ci saranno sempre stanze del corpo e della psiche da aprire ed esplorare. Che si aggiungeranno al corpo di entrambi. Compagni di viaggio nell'esplorazione del vero se'.
Come si riconosce il tempo manifesto?
Il tempo manifesto è quando sei proprio dove vuoi stare e con chi vuoi essere.
Si palesa improvviso e ti pervade tutto. Spalanca ogni porta sensoriale in te e nell'altro e senti che esisti perché sei felice e rendi felice l'altro.
Vivi. E' tutto qui.

Per tanto tempo ho vissuto aspettando, riempiendo i tempi vuoti tra il lavoro e il tornare a casa. Perché il tornare a casa significava spesso la fine della giornata. Anche alle cinque. Ecco che nella spasmodica voglia di vivere il tempo frequentavo corsi, facevo la spesa, a volte mi fermavo semplicemente sulla strada, per pensare o scrivere o ascoltare il silenzio o la musica.
Era pero' comunque e sempre un tempo sospeso.
Cosa vuol dire sospeso? Sospeso è quel tempo che non ha valore intrinseco ma lo acquisisce solo perché è al posto di qualcos'altro che è peggio. Vivere sospesi, in attesa che succeda qualcosa che sblocchi lo stato di sospensione.
Quanto si può andare avanti così? Dipende dalla condizione umana di ciascuno, se si sa ciò che manca o se se ne ha solo una vaga impressione.
Quando si capisce che è un tempo sospeso?
Quando nasce viscerale l'esigenza di avere un luogo in cui tornare per vivere il proprio tempo.
Io ho capito che avevo bisogno di cambiare il tempo sospeso. La sua qualità. Ho preso decisioni sull'onda dell'emotività e dell'istinto, senza sapere esattamente cosa stessi facendo. Il concetto si dipanava insieme all'azione. Anzi era sempre un po' più indietro rispetto ad essa.
E' stato quando stavo usando l'uncinetto per fare delle frange ad un bordo di pizzo che avevo cucito accorpandolo ad un vecchio asciugamano di lino per farne una tenda che ho capito. La tenda era per la finestra del bagno della mia casa. Dopo le elementari non avevo mai più preso in mano l'uncinetto e anche adesso non è che lo uso frequentemente, è li. Forse ha esaurito la sua funzione.
Improvvisamente mi si è chiarito tutto. Ero nella mia casa, tornata dal lavoro ad orario ridotto (una delle condizioni che ha accellerato la decisione di transizione, angosciata di avere ancora più ore di tempo sospeso da riempire in qualche modo) ero nella mia casa e ci ero tornata subito, per finire il lavoretto della tenda. Ero li che entravo con l'uncinetto dentro e fuori dai buchi e improvvisa si è palesata la consapevolezza che quello era esattamente il luogo dove volevo essere, e la cosa che stavo facendo esattamente quello che volevo fare.
Improvvisamente il tempo sospeso è diventato manifesto.
E' solo un cambio di percezione di se nel tempo e nel luogo. Prima sei in un posto per non essere in un altro e poi sei in un posto perché è proprio li che vuoi essere.
La vita è solo essere in un luogo per fare una cosa? No. Non per me almeno.
Cominci a vivere nel tempo manifesto e ti accorgi chi aveva favorito il tempo sospeso. Oltre a noi stessi è ovvio...
C'è sempre intorno a noi chi ha un vantaggio nel nostro perdurare nel tempo sospeso.
Spesso, inconsapevolmente o meno, sono le persone su cui noi abbiamo investito e che abbiamo deputate alla felicità.
Se è vero che ognuno di noi è responsabile della propria felicità, è anche vero che si ha il potere di aumentare la felicità di un altro. Come? Ognuno ha la sua chiave e la sua serratura. Chi possiede la chiave che apre la serratura dell'altro è depositario di un grande dono. Apre delle porte che l'altro pensava chiuse e si può iniziare ad esplorare nuove stanze nella casa-corpo-psiche insieme.
Chi non ha la chiave per la tua serratura ti lascia li, a languire. Per metà inesplorato e irrisolto, con la consapevolezza inconscia che ci sia altro, ma senza averne la certezza. Ti muovi nella casa, appoggiando l'orecchio alle porte chiuse, non sapendo come fare ad aprirle, curioso e visceralmente sicuro che li dietro c'è qualcosa per cui vale il tempo di tornare a casa.
Chi ti mantiene nel tempo sospeso ti lascia in sospeso in tutto, egoisticamente pensando che le poche stanze in cui ti aggiri siano sufficienti, ti lascia solo ad aspettare. Nel tempo sospeso non vivi, senti di non essere tu. La casa improvvisamente è stretta e piccola e assomiglia ad una prigione. Continui a stare fuori, sempre di più, il più tempo possibile fuori di li.
Ma è anche quello un tempo sospeso. Un tempo senza casa, senza stanze da scoprire ed aprire ed esplorare.
Nell'analogia tra casa, corpo e psiche è un tempo al di fuori di se.
Il bisogno di casa, il bisogno di condivisione del tempo è un bisogno umano. E' la forza motrice della crescita personale e di coppia. Se il desiderio di condividere il tempo nella stessa casa è un desiderio di entrambi, questa è una coppia. Non importa quanto sarà grande la casa, ci saranno sempre stanze del corpo e della psiche da aprire ed esplorare. Che si aggiungeranno al corpo di entrambi. Compagni di viaggio nell'esplorazione del vero se'.
Come si riconosce il tempo manifesto?
Il tempo manifesto è quando sei proprio dove vuoi stare e con chi vuoi essere.
Si palesa improvviso e ti pervade tutto. Spalanca ogni porta sensoriale in te e nell'altro e senti che esisti perché sei felice e rendi felice l'altro.
Vivi. E' tutto qui.

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venerdì 30 novembre 2012
La Città Sotto la Metropolitana
Venerdì 30 Novembre 2012 - Sto andando al lavoro con le mie colleghe, ci spostiamo con la metropolitana, la maggior parte della città si trova sotto, come in un futuro prossimo, ci sono chiese, cinema, negozi, uffici, tutto sotto in piazze sotterranee poco al di sopra del livello della metropolitana.
Siamo in ritardo ma dobbiamo recuperare qualcosa da mangiare per la pausa pranzo. C'è un dispenser di cibo biologico, merendine, germogli, primi piatti...inseriamo le monete, ognuna sceglie un cibo ma siamo in ritardo, il dispenser si è incastrato, dobbiamo andare. Scendiamo di nuovo sottoterra poi io mi rendo conto che con il mio modo di fare le scale posso tentare di tornare indietro e recuperare il cibo per tutte. Le lascio e comincio a correre, immediatamente entro in modalità scale, tocco con un piede solo un gradino, con le mani mi aggrappa al corrimano e con un movimento ad elastico procedo volando di tre quattro gradini alla volta. Ci sono dei neri radunati vicino ad un chiosco cercano di fermarmi con complimenti e io senza fermarmi rispondo "secondo te una che fa le scale così ha tempo di fermarsi a parlare con te?" salgo di livello in livello fino ad uscire all'esterno, dove c'è il dispenser, evito un gruppetto di persone, vedo i nostri cibi che nel frattempo sono caduti fuori, mi domando per un attimo chi aveva preso che cosa poi decido e prendo tutto. Rifaccio la scala alla stessa maniera ma scendendo arrivo appena in tempo per salire sul treno. Le porte si chiudono dietro di me.
martedì 6 novembre 2012
The Blue Fly - Il Tempo della Mosca
Ieri sera, mentre preparavo la cena, e' entrato in casa un moscone. All'inizio credevo fosse una cimice, tanto era il rumore che faceva e tanto era grosso. Poi si e' appoggiato nel cerchio di luce della lampada sul mobile, spostavo la lampada e il moscone si spostava per rimanere nel cerchio caldo.
Era a suo modo bello...la parte finale del corpo rigata come un piccolo bombo. Come fosse fatta di velluto nero e blu.
Se ne stava li, tremante di freddo al calore della lampada. Ho avuto pena di questo insetto fuori tempo. Le mosche sono creature di luce, in estate per farle uscire di casa e' abbastanza creare il buio e lasciare uno spiraglio di sole che entri di taglio dalle persiane. In pochi minuti escono da li seguendo il raggio...
Ma siamo in autunno, la sera diventa scuro presto. Ho aperto la finestra e spento tutto in casa, per dare una possibilita' di fuga. Faccio sempre cosi.
<<Esiste una teoria secondo cui le mosche vivono su un piano di temporalità diverso dal nostro. Per questo motivo sarebbe difficile seguirle nelle loro evoluzioni o prenderle al volo. Esse ci vedrebbero al rallentatore, anticipando i nostri movimenti.>>
Non se ne e' andato. A volte si incaponiscono scegliendo la morte. Allora mi tocca.
Entro nel tempo della mosca e mi apposto paziente e immobile.
Il colpo arriva senza acrimonia, se non e' il primo e' il secondo che raggiunge il bersaglio.
Il piu' delle volte rimangono tramortite, credo sia l'onda sonora a ridurle cosi', nessun spargimento di sangue, le raccolgo e le butto fuori.
...e se sopravvivono, spero abbiano imparato.

Era a suo modo bello...la parte finale del corpo rigata come un piccolo bombo. Come fosse fatta di velluto nero e blu.
Se ne stava li, tremante di freddo al calore della lampada. Ho avuto pena di questo insetto fuori tempo. Le mosche sono creature di luce, in estate per farle uscire di casa e' abbastanza creare il buio e lasciare uno spiraglio di sole che entri di taglio dalle persiane. In pochi minuti escono da li seguendo il raggio...
Ma siamo in autunno, la sera diventa scuro presto. Ho aperto la finestra e spento tutto in casa, per dare una possibilita' di fuga. Faccio sempre cosi.
<<Esiste una teoria secondo cui le mosche vivono su un piano di temporalità diverso dal nostro. Per questo motivo sarebbe difficile seguirle nelle loro evoluzioni o prenderle al volo. Esse ci vedrebbero al rallentatore, anticipando i nostri movimenti.>>
Non se ne e' andato. A volte si incaponiscono scegliendo la morte. Allora mi tocca.
Entro nel tempo della mosca e mi apposto paziente e immobile.
Il colpo arriva senza acrimonia, se non e' il primo e' il secondo che raggiunge il bersaglio.
Il piu' delle volte rimangono tramortite, credo sia l'onda sonora a ridurle cosi', nessun spargimento di sangue, le raccolgo e le butto fuori.
...e se sopravvivono, spero abbiano imparato.

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mercoledì 10 ottobre 2012
Il Basista
Mercoledi 10 ottobre 2012 - Sono in ufficio, il capo e' via in vacanza, riguardando certe carte mi rendo conto che nello studio lavora con noi un basista. Proprio in quel momento la situazione precipita, veniamo attaccati da una banda che vuole derubarci. Con le colleghe di cui mi fido, raduniamo carte, bolli e soldi e ci chiudiamo in un ufficio. Da fuori sentiamo movimenti di subbuglio. Io prendo la decisione di scappare e ce ne andiamo scendendo dal terrazzo. La prima tappa e' una camera d'albergo. Scrivo un messaggio al capo spiegando la situazione ma poi decido di telefonargli. Non risponde, e' all'estero, e ha il telefono che e' impostato per rimandarti un messaggio in cui ti chiede l'amicizia. Continuo ad insistere e intanto penso a come dirglielo e a raggiungerlo in macchina all'estero, passando il confine, con le colleghe e tutta quella valuta a bordo. Mi sveglio con il cuore in gola, sudata.
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domenica 30 settembre 2012
La Figlia Difficile
Domenica 30 settembre 2012 - Sono la figlia di un boss mafioso proprietario di un negozio tipo Leroy Merlin che vende solo accessori da bagno. Sono triste perchè nessuno mi vuole, mi aggiro tra le corsie e ogni cosa che tocco cade ad effetto domino. Nella corsia affianco gli scagnozzi di mio padre stanno parlando di me, di quanto io sia difficile da piazzare. Voglio svegliarmi da un quarto d'ora ma non riesco. Sono stufa di raccogliere fiori di stoffa e spugnette rosa pesca che continuo a far cadere. Suona il telefono, mi sveglio.
venerdì 10 agosto 2012
Due centimetri

E' incredibile quanto lo spostamento di due centimetri di una sensazione fisica, all'interno di un corpo, possa far scaturire dolore o piacere, stati d'animo diversi. Due centimetri sotto e stai male, lo stomaco serrato in una morsa, in un pugno instancabile, ogni respiro, ogni deglutizione, uno sforzo. Quel senso di nausea riflesso di un qualcosa che non riusciamo a mandare giu' nella vita. L'intestino contorto e aggrovigliato.
Due centimetri piu' in su e il cuore e' una palla di lava liquida che vortica nel petto. Il pugno si apre e dita frementi si spalancano a ventaglio, pronte a toccare curiose. La testa e' una vertigine e il corpo si muove senza peso.
Due centimetri sono la misura della risposta a un Ti amo, mi vuoi?
Non ti voglio e il pugno si serra sullo stomaco, ti voglio e la mano si apre, lascia la presa, si sposta di due centimetri verso l'alto e ti accarezza delicatamente il cuore.
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martedì 10 luglio 2012
Formiche
Lunedi 9 luglio 2012 - Sogno una vecchia zingara, seduta davanti a me, mi sta togliendo formiche vive dall'orecchio destro. Porto la mano all'orecchio e osservo le formiche uscire e camminarmi sul braccio per scendere. Mi sveglio.
martedì 5 giugno 2012
Librarsi tra le Mucche Morte
Martedì 5 giugno 2012 - Sono ospite di un grande albergo/centro commerciale, dove devo incontrare una mia amica, Stella Mattutina, dividiamo la camera. Dobbiamo uscire a cena e io torno in camera per cambiarmi. Le camere si susseguono senza soluzione di continuità, non ci sono porte. Mi cambio per cena, indosso un vestitino fatto interamente di paillettes di metallo. Raggiungo la fine delle camere ed inizio a librarmi in volo nel corridoio. Volo ad un paio di metri di altezza, in posizione verticale, come sospinta. Vedo sotto di me il centro commerciale, le casse, i corridoi vuoti del negozio dopo l'orario di chiusura. Improvvisamente è mattina, sono nella sala della colazione e sono indecisa tra una brioche e una colazione sana, opto per la sana.
Mi ritrovo al mare, la spiaggia è ventosa e vuota, entro nell'acqua per nuotare e dopo qualche bracciata mi accorgo che oltre la striscia di acqua pulita in cui sono, sia verso il largo che verso la spiaggia, galleggiano centinaia di mucche morte. Non posso nuotare al largo come vorrei perché li ci sono enormi mucche pezzate bianche e nere messe di traverso che ostacolano il passaggio. Mi volto per tornare alla spiaggia, e alla mia vista si stendono centinaia di piccole mucche fulve sdraiate supine, le zampe e le bocche rosa a pelo dell'acqua, come tante piccole Ofelie fluttuanti. Il loro pelo è simile a quello dei cavalli, lunghe criniere ondeggiano come alghe nell'acqua.
C'è un passaggio attraverso il quale riesco ad arrivare alla spiaggia senza toccarle.
Arrivo faticosamente alla spiaggia, esco dall'acqua, sono completamente nuda, cammino tra l'erba secca schiacciata dal vento, raggiungo la strada asfaltata e agile inizio a correre.
Per fare questo sogno non è stata uccisa nessuna mucca.
lunedì 4 giugno 2012
La Diga II
Lunedi 4 giugno 2012 - Sono seduta con i piedi a penzoloni sul bordo di una diga. Sto' parlando al telefono con te mentre osservo i flussi creati dalla centrale idroelettrica. Improvvisamente non ti sento più, è caduta la linea. Non so se posso richiamarti, ma lo faccio. La mia soggettiva si sposta e si sdoppia, sono a bordo di un motoscafo che viaggia veloce sul fiume e fluttuo sul tuo letto, vedo con gli occhi della tua compagna, prende il tuo telefono che squilla, lo apre e risponde "Giuliano sta dormendo" al mio "Pronto?" Rispondo con un "Si" sussurrato che mi porta in un balzo allo stato conscio. Mi sono svegliata sentendo che parlavo nel sonno.
domenica 3 giugno 2012
Che Cos'e' La Casa

La Casa non e' un luogo. La Casa e' dove vuoi tornare per amore. Dove ti senti completamente libero di essere te stesso, senza l'assillo di sentirti giudicato per come sei, non sei, dovresti essere, cosa ti piace e cosa non ti piace. Senza filtri, senza maschere. La Casa e' dove puoi dedicarti. A te stesso, a chi ami, a cio' che ti piace fare e pensare. Sicuro che non verrai interrotto quando sei totalmente concentrato nel dedicarti a te stesso, a chi ami, a cio' che ti piace fare e pensare. Nessun commento minante. Completa accettazione. La Casa per me deve essere pace e silenzio. E musica bella. Nessun rumore solo per riempire il vuoto. Lontano dai centri di aggregazione dove il rumore regna sovrano, dal traffico, dagli allarmi, da vicini compulsivi di giardinaggio molesto e assordante, dai luoghi dove si fa "casino" per fare.
Sogno e perseguo la vicinanza con il mare. Un piccolo giardino dove coltivare erbe e fiori profumati, frutti ed amicizie, una vasca da bagno grande per pensare, che ospiti anche i pensieri di un altro.
Desidero la vicinanza dell'arte, dei libri, della natura, dell'umanita' scevra da sovrastrutture emozionali contorte ma vuote.
Sogno e desidero una dimensione lavorativa piu' umana, gratificante. Il fare qualcosa che rimane o che nutre, corpo o mente, non importa. Raggiungibile in bicicletta, perche' la benzina serva per raggiungere solo posti piu' lontani, eccezionali, i luoghi nuovi, i luoghi dei ricordi.
Che cos'e' La Casa e' quello che ognuno di noi dovrebbere chiarirsi in mente e nel cuore. La Casa e' quello che ci fa sentire felici e vivi. Non il possedimento di beni. Perche' i beni finiscono per possedere te.
Non l'accumulo di oggetti, perche' gli oggetti finiscono per seppellirti sotto il loro peso. Impedendoti di muoverti veloce.
La Casa che voglio e' la possibilita' di esprimermi nella mia arte. Manualita', lettura, scrittura, danza, sesso.
Dove la manualita' e' diretta alla condivisione con gli altri, cucinare per qualcuno, coltivare, aggiustare, modificare, convertire, costruire cose ed oggetti per rendere piu' belle ed artistiche le cose. Personali. Non omologate.
Dove la lettura è accrescimento e condivisione.
Dove la scrittura e' la stanza tutta per se'.
Dove la danza e' l'espressione dell'amore, la trance, il contatto con la natura circostante e interiore. Il cerchio piu' stretto dove puo' entrare solo qualcuno, spettatore o attore non importa.
E dove il sesso e' legato all'amore, puro, libero, totalizzante. Il desiderio di fusione, di appartenere a qualcuno che desidera appartenere a me.
La Casa non e' il luogo.
La Casa e' con Chi ti senti a casa.
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martedì 29 maggio 2012
Sincronicità
Con un solo fiato, con un solo flusso
Conoscerai
La sincronicità
Un sonno trance, una danza sogno
un romanticismo condiviso
Sincronicità
Un principio di collegamento
unito all'invisibile
e' quasi impercettibile
qualcosa di inesprimibile
Non suscettibile alla scienza
Alla logica così inflessibile
collegabile causalmente
Eppure, nulla è invincibile
Se condividiamo questo incubo
Allora possiamo sognare
lo Spirito del Mondo
Se agisci come pensi
L'anello mancante
Sincronicità
Noi sappiamo chi sei, loro sanno chi sono io
extrasensoriale
Sincronicità
Una stella caduta, una telefonata
Ci unisce tutti
Sincronicità
E' così profonda, è così ampia
Tu ci sei dentro
Sincronicità
Effetto senza una causa
leggi sub-atomiche, iato nella scienza
Sincronicità
With one breath, with one flow
You will know
Synchronicity
A sleep trance, a dream dance,
A shared romance
Synchronicity
A connecting principle
Linked to the invisible
Almost imperceptible
Something inexpressible
Science insusceptible
Logic so inflexible
Causally connectible
Yet nothing is invincible
If we share this nightmare
Then we can dream
Spiritus mundi
If you act as you think
The missing link
Synchronicity
We know you, they know me
Extrasensory
Synchronicity
A star fall, a phone call
It joins all
Synchronicity
It's so deep, it's so wide
You're inside
Synchronicity
Effect without a cause
Sub-atomic laws, scientific pause
Synchronicity
Conoscerai
La sincronicità
Un sonno trance, una danza sogno
un romanticismo condiviso
Sincronicità
Un principio di collegamento
unito all'invisibile
e' quasi impercettibile
qualcosa di inesprimibile
Non suscettibile alla scienza
Alla logica così inflessibile
collegabile causalmente
Eppure, nulla è invincibile
Se condividiamo questo incubo
Allora possiamo sognare
lo Spirito del Mondo
Se agisci come pensi
L'anello mancante
Sincronicità
Noi sappiamo chi sei, loro sanno chi sono io
extrasensoriale
Sincronicità
Una stella caduta, una telefonata
Ci unisce tutti
Sincronicità
E' così profonda, è così ampia
Tu ci sei dentro
Sincronicità
Effetto senza una causa
leggi sub-atomiche, iato nella scienza
Sincronicità
With one breath, with one flow
You will know
Synchronicity
A sleep trance, a dream dance,
A shared romance
Synchronicity
A connecting principle
Linked to the invisible
Almost imperceptible
Something inexpressible
Science insusceptible
Logic so inflexible
Causally connectible
Yet nothing is invincible
If we share this nightmare
Then we can dream
Spiritus mundi
If you act as you think
The missing link
Synchronicity
We know you, they know me
Extrasensory
Synchronicity
A star fall, a phone call
It joins all
Synchronicity
It's so deep, it's so wide
You're inside
Synchronicity
Effect without a cause
Sub-atomic laws, scientific pause
Synchronicity
lunedì 21 maggio 2012
Essere un amante illuminato
Essere selvaggio non vuol dire essere brutale. Chi confonde questi due stati è un'amante immaturo, confinato nel suo piccolo ego non vuole la fusione, la teme. Come un guscio vuoto ha paura di rompersi, rigido per non rivelare che non ha nulla da offrire.
L'amante illuminato cerca la fusione, dove 1 + 1 fa 1. Segue il ritmo della natura e sgorga amore. Racchiude nella bolla di luce. All'interno della bolla si è leggeri e forti, in volo e pronti a tutto. Perchè due amanti illuminati non hanno confine e tutto è possibile e naturale. Lasciando che il proprio essere selvaggio prenda le redini. La parte selvatica di noi, l'emisfero destro, non razionale. Lasciando che tutto fluisca.
L'amante illuminato cerca la fusione, dove 1 + 1 fa 1. Segue il ritmo della natura e sgorga amore. Racchiude nella bolla di luce. All'interno della bolla si è leggeri e forti, in volo e pronti a tutto. Perchè due amanti illuminati non hanno confine e tutto è possibile e naturale. Lasciando che il proprio essere selvaggio prenda le redini. La parte selvatica di noi, l'emisfero destro, non razionale. Lasciando che tutto fluisca.
sabato 28 aprile 2012
La Triste Verita' - Lavori in Corso

Sabato 28 aprile 2012 - Ho organizzato una cena sul balcone, ci sono parecchi invitati, gente che conosco e gente nuova. Tra le persone nuove c'e' questa ragazza, esile, bassa, jeans scuri e camicetta verde, ha i capelli corti alla maschietta e lentiggini appena accennate, si chiama Stefania. Sta parlando animatamente con qualcuno e da alcune parole che sento realizzo che potrebbe avere una relazione con K. Improvvisamente mi si apre tutta una nuova prospettiva, con una scusa mi avvicino ed inizio a parlare con lei. All'inizio e' un po' restia, ma riesco a farle capire che per me e' una buona notizia e le chiedo molto serenamente cosa ci trova in lui. Lei percepisce la mia empatia e assenza di gelosia e me lo spiega. Le cose che li accomunano sono proprio quelle che mi hanno sempre diviso da lui, prima in maniera inconscia poi in maniera piu' emersa. Mi chiede se il petting ha funzionato, si ma...non e' quello...sono contenta che loro stiano bene, mi sento libera. Mi sveglio felice, felice davvero. Finche' mi rendo conto che non e' vero, che era un sogno. Mi riaddormento. Sono ora sulla strada che porta alle mie scuole medie, ci sono i lavori in corso, i cartelli di deviazione continuano a farmi andare nella direzione opposta a quella che voglio. Sono alla guida della mia macchina, a bordo con me ci sono alcune mie colleghe, continuano a mutare...vedo le macchine scorrere sulla strada dove voglio andare io, ma a separarmi da quella strada c'e' un buco profondo due metri tutto transennato. Seguo le indicazioni di deviazione, tenendo presente pero' che dove voglio andare io e' di la...tengo attivata la mia bussola interna perche' appena riesco a svoltare voglio farlo. Mi sveglio.
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venerdì 27 aprile 2012
Denti
Venerdì 27 Aprile 2012 - Convivo con quindici persone in una villetta americana, prato davanti, nessuna recinzione, barbecue sul retro. E' un gran casino, gente in continuo movimento, qualcuno mi ha fissato un appuntamento dal dentista. Vogliono rimuovermi tutti i denti e impiatarmene di nuovi. Io sono continuamente sballottata da un gruppo all'altro, c'è una festa. Sono venuti a prendermi, mi caricano in macchina e ci dirigiamo verso il dentista. Nel retro della limousine la festa continua, la confusione è talmente assordante che mi metto le mani sulle orecchie. Improvvisamente realizzo dove mi stanno portando e a fare che cosa, mi guardo i denti riflessi nella cromatura degli interni della macchina, mi immagino con i denti nuovi, tutti uguali, forse più bianchi ma non miei, finti. Cerco di aprire la portiera, voglio scendere dalla macchina in corsa, penso che è una limousine di 16 metri, non può andare molto veloce quando curva. Aspetto paziente, la mano pronta sulla maniglia, vedo un ritaglio di strada dal finestrino, sta arrivando una curva piuttosto impegnativa. Giro la maniglia, la macchina si imbarca, la portiera si apre naturalmente seguendo la pendenza e io mi lancio fuori. Atterro con una capriola nel prato di un'altra villetta molto simile a quella da dove provengo. Mi alzo, rassetto i vestiti ed inizio a camminare in direzione di un'altrà città. Mi sveglio.
lunedì 23 aprile 2012
Sotto Copertura
Lunedì 23 aprile 2012 - Sono un poliziotto sotto copertura, mi sono infiltrato in una banda di trafficanti di droga e arte. Passo le mie giornate a fare da tirapiedi ad un capetto minore, in attesa che si incontri con il pesce grosso. Il giorno della visita, una piccola banda di ladruncoli scapestrati ha deciso di fare il colpo proprio qui. Nella villa del pesce piccolo. Mentre dall'entrata principale si snoda il corteo di guardie del corpo, scagnozzi, prostitute di corte che precede l'entrata del Grande Capo, dall'entrata posteriore, che porta in cucina, entrano i malviventi sfigati. Io, che stavo salendo dalla cantina, rimango bloccato tra i due fuochi. Il telefono in crush, senza pistola perché ho lasciato fondina e giubbotto di pelle, li in cucina, sulla spalliera della sedia. Inizia una sparatoria, mi colpiscono, ma non sono proiettili, sono aghi. Da sotto la porta di servizio infilano una busta enorme, hanno suonato il campanello e se ne sono andati...sulla busta c'è il mio nome in codice Mascia Torso, la apro e dentro trovo foto stampate su acetato 50x70, le rimetto dentro sono foto mie compromettenti. Dietro di me un'altra guardia del corpo ha visto in parte il contenuto, ma riesco ad imboscare il materiale, lo recupererò dopo. Improvvisamente sono nel parco della villa. La sparatoria è roba passata, rifletto sul mio incarico sotto copertura, non mi dispiace, se non per il fatto di non poter mai stare da solo completamente rilassato. Devo stare guardingo e armato perché in qualsiasi momento potrebbe avvicinarsi un Franco qualunque che mi fa saltare. Mi assicuro la pistola sotto l'ascella, stringo il giubbotto e mi sdraio sull'erba. Il prato in pendenza mi permette di vedere il bosco e il laghetto. Mi sveglio.
domenica 22 aprile 2012
Il Tunnel al Polo, la Grotta, il Ragazzo Caucasico

Domenica 22 aprile 2012 - Mi trovo al Polo Nord, non ricordo come ci sono arrivata, ma dalle valigie e i corpi sparsi sotto la tormenta di neve, deduco che c'e' stato un disastro aereo. Recupero la mia valigia samsonite gialla e inizio a scavare. Sono sottoterra ora, sopra di me sento ancora il rumore del vento nonostante lo strato di terra e di ghiaccio che mi separa dalla superficie. Sotto il Polo Nord c'e' una rete di cunicoli, non so chi li ha scavati, sono un labirinto. Ho la consapevolezza che non mi troveranno mai, perche' i primi due mesi li ho passati fuori nutrendomi di neve e non e' passato mai nessuno. Ragiono e penso che il solo tunnel giusto, che mi portera' in salvo, e' quello con la pendenza in discesa. Mi incammino, trascinandomi dietro la mia valigia gialla e K. che non da segni di vita, ma non posso mica lasciarlo li. Cammino per giorni, all'inizio continuo a cibarmi di neve, e' l'unica cosa commestibile che trovo, poi piccole radici secche mi fanno capire che sono sulla strada giusta. Ogni tanto faccio un buco per guardare fuori, il paesaggio e' ancora bianco. Bianco...bianco... bianco... Ora trovo radici piu' carnose, sembrano radici di piantine vive, riprovo a sbucare fuori e sono su una montagna, li sotto inizia il bosco. Esco. Camminare nel bosco in discesa e' piu' difficile, per un attimo penso che ho fatto male ad uscire dal cunicolo, che comunque, per la via sotterranea sarei arrivata lo stesso ad incontrare il primo paese abitato. Scorgo delle case, dai tetti salgono volute di fumo di camino. Lascio andare il corpo di K. lo troveranno e qualcuno ci pensera', nell'altra mano stringo il cordino a cui e' legata la valigia, passo davanti a un vetro, il riflesso che rimanda di me non sembro io, pensavo di essere ancora uguale, ma dal vetro mi guarda una ragazza pelle e ossa, le guance scavate, gli occhi due orbite nere. Penso che per forza, ho potuto nutrirmi solo di neve per mesi e poi di radici secche...
Mi sveglio. Mi riaddormento. E' passato qualche mese e sono tornata quasi normale. Vivo ora in una citta'. Cammino sempre, sono stanca. Mi siedo ai bordi di una strada trafficata e mi si avvicina un gruppo di ragazzi e ragazze. Uno di questi mi chiede se voglio che mi faccia una pedicure. Accetto. Andiamo nel suo studio che e' ricavato nella cantina della casa dei genitori. Mi siedo ad un tavolo ingombro di strumenti meccanici, mentre chiacchiero con la sorella, il ragazzo si mette in grembo il mio piede ed inizia a lavorare. Ogni tanto sento male e lo inarco, allora lui me lo blocca legandolo ad un bastoncino di legno che lo tiene in posizione. Guardo il mio piede bianchissimo appoggiato alle sue cosce, indossa dei jeans chiari, ci guardiamo, e' molto magro, esile, ha pelle chiarissima capelli biondi ma occhi verdi, caucasico. Prende il mio piede e se lo avvicina all'inguine, capisco immediatamente perche' fa questo lavoro, il contatto con il mio piede ha smosso qualcosa. La sorella cerca di distrarmi, vuole farmi parlare, ha un modo di fare che non mi convince, e' tutto permeato da un'aria truffaldina. Mi volto verso il ragazzo che sta finendo il secondo piede e noto che mi ha messo uno smalto cangiante color lilla', gli dico che lo volevo rosso e lui risponde che quello puo' fare anche da base, sopra ci metteremo il colore che voglio. Pago e dentro di me so gia' che non tornero' piu' qui a farmi fare i piedi. Un po' mi dispiace, vorrei dare consigli su come tenere l'ambiente per renderlo piu' adatto...il ragazzo sta armeggiando con dei vecchissimi televisori, dalle profondita' di uno tira fuori una cassetta e me la porge, e' il filmato ripreso mentre si dedicava ai miei piedi. Si alza e mi segue, io saluto la sorella e le dico di utilizzare le immagini per publicizzare su internet. Siamo fuori, cammino con i piedi nudi infilati in due ciabattine infradito, il sole caldo scalda la pelle bianca, lo smalto manda riflessi multicolori ad ogni movimento, noto che lo ha abbinato alla maglietta che indosso. Passiamo vicino ad una fontana ai piedi di una gradinata di marmo grigio. Il ragazzo non parla molto, ma non e' imbarazzante stare in silenzio con lui. La luce e' di quella primaverile un po' fredda, la citta' e' austera. Entriamo in un sottopassaggio e davanti a me si snoda uno svincolo complesso di strade. Mi vengono in mente le Grotte di Postumia, glielo dico, lui non le conosce, e mentre gli racconto di queste grotte naturali sotto le quali ci sta anche una chiesa, che sono formate da stalattiti e stalagmiti, il ragazzo mi guarda fisso, mi prende le mani e se le avvicina al grembo. So che mi sta per baciare. Mi sveglio.

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sabato 21 aprile 2012
Replicante

Sabato 21 aprile 2012 - Sogno di essere tornata a scuola, il liceo a Novara, ma e' una scuola di danza quella di stanotte. C'e' un compleanno, veniamo trasferite in un altra classe, sui banchi ci sono gia' piattini e bicchieri di plastica. Io ho l'eta' attuale, sono vestita di nero, tacchi alti, pelliccia, rossetto rosso, capelli tirati su come negli anni '40. Una mia compagna mi spinge verso il calorifero, si addossa a me, siamo a contatto, ci muoviamo all'unisono ma e' lei che comanda. Lei mi somiglia moltissimo, potrei essere io, e' vestita e pettinata come me, ma e' piu' aggressiva di me, carica, ferina. Guardo i banchi di scuola, mi ricordano che devo imparare, la mia compagna mi prende il viso e lo gira verso di se, vuole che la guardi negli occhi mentre mi si muove sopra. Mi sveglio.

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venerdì 20 aprile 2012
Io Sono Viva
Venerdì 20 aprile 2012 - Sto guidando verso casa, dopo la piscina, l'asfalto e' vinile bagnato da cui si sollevano onde di bassa marea fatte di nebbia. L'erba illuminata dai fari della mia auto fluttua di un verde tenero e vibrante. Abbasso il finestrino, annuso l'aria: e' ancora carica di temporale, fa un rumore elettrico. Guardo in alto, oltre il pizzo nero del bosco il cielo e' turchese profondo, le mani cercano carne. Sono viva.
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giovedì 19 aprile 2012
Cambiare Strada
Circa un anno fa, in questo periodo, stavo soffrendo tantissimo. Vivevo immersa nel buio, la luce mi dava talmente fastidio che mi si era sviluppata una malattia psicosomatica, occhi rossi e lacrimanti sempre. Cosa soffrivo? Solitudine, sensazione di impotenza e di essere incompresa. Inoltre per andare al lavoro passavo in una via dove sapevo c'era una persona che secondo me era in parte artefice del mio malessere. Senza che neanche mi conoscesse. Ogni volta passavo davanti al negozio dove lavora e mi ritornava a galla tutto. Ci ho messo un po', circa due mesi, per escogitare una soluzione. Ho cambiato leggermente strada. E' bastato svoltare prima ed evitare di passare in quella vietta per poi ricongiungermi alla strada solita. Cosa succede quando si cambia strada? Non è la prima volta che lo faccio nella mia vita, per questo è una soluzione che so che funziona. Se io devo andare da un punto A a un punto B, nella geografia reale ci possono essere molte strade. Alcune più scorrevoli, alcune più lunghe, quelle brevi ma brutte, quelle panoramiche...se devo andare al lavoro e voglio cambiare strada, per forza di cose mi ritroverò a fare una strada che richiede più tempo. Perché di solito la prima opzione che si sceglie è la via più breve. Ho dovuto puntare la sveglia dieci minuti prima. All'inizio mi innervosivo per le macchine che andavano lente...perché sapevo che con l'altra strada avrei tagliato un pezzetto. Ma ho tenuto duro. Quando cambi strada succede che vedi cose che non avevi mai visto. Il tempo in più ti permette di pensare di più.
Quando cambi strada obblighi il tuo cervello a riconsiderare tutto. C'è un periodo di ricomposizione mentale per costruire le mappe da seguire in automatico.
Tutto questo lavorio è linfa nuova per la mente. Nuove prospettive. O meglio un nuovo modo di vedere la solita cosa.
Quando cambi strada obblighi il tuo cervello a riconsiderare tutto. C'è un periodo di ricomposizione mentale per costruire le mappe da seguire in automatico.
Tutto questo lavorio è linfa nuova per la mente. Nuove prospettive. O meglio un nuovo modo di vedere la solita cosa.
Cosa è successo? E successo che la mente, che è sempre alla ricerca di soluzioni, ha riconsiderato anche la situazione psichica di disagio. Ha visto cose nuove e ha valutato con un punto di vista differente quelle abituali.
Lasciando che la tensione della concentrazione per risolvere una cosa pratica, prendesse il posto della tensione emotiva ho lasciato che l'emotività sbollisse. Privata dal ribollio emotivo, la sofferenza diventa più gestibile. Finché arriva un giorno, dopo essere implosa per sette mesi ma questa è un'altra storia, finché arriva un giorno che dici che bello quell'albero...la corteccia nera e lucida di pioggia, piccoli germogli di tenerissimo verde appena spuntati solo sulle punte dei rami...ti fermi e lo fotografi, la foto viene uno schifo perché piove e sei su una curva da cui può arrivare veloce qualsiasi cosa che ponga fine alla tua vita, ma l'albero è bellissimo, vivo! Ne senti l'energia che sale dalle radici e scorre nei rami svettanti.
E ti rendi conto che non avresti potuto vederlo se quel giorno, in cui ho lasciato penetrare la luce nel buio per un attimo, non avessi deciso di cambiare strada.
Non avresti potuto vedere con occhi guariti, quello che la vita ti pone davanti.
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