domenica 31 maggio 2009

Il Sistema Corpospecchio

Domenica 31 Maggio 2009 - Sono in una piscina olimpionica, il fondo è fatto tutto a gradini, saliscendi, saliscendi, nel centro della piscina c'è una piattaforma più alta delle altre, come una piramide Maya ci si accede dai quattro lati fatti tutti a gradini. Io sto nuotando in un angolo dove l'acqua della piscina mi arriva alle spalle. Improvvisamente nell'acqua con me c'è Carlo. Mi rendo conto che è lui l'uomo più adatto a me. Anche se lui è un visivo e io una tattile. Lo tocco, tocco le spalle, il collo, i pettorali. Con le dita frementi percorro la sua pelle resa scivolosa dall'acqua. Si avvicina a me e fa la stessa cosa con me. Ha capito che quello che io faccio sul suo corpo lui deve farlo sul mio. E' il sistema Corpospecchio. Ora mi stringe a se, ha circondato la mia vita con un braccio e mi ha tirato verso di lui, nell'acqua il mio corpo è senza peso, lui mi tiene ancorata. Preme il suo viso sopra il mio, occhi contro occhi, le arcate sopraccigliari che si toccano. Ho la sua lingua nella mia bocca. E' rigida, appuntita e durissima. Anche io allora metto la mia lingua nella sua bocca, e la faccio anch'io appuntita, rigida e durissima. Premo con la lingua sopra la sua in un gioco di forza, per vedere chi cede per primo. Ora è il mio turno di resistere alla pressione. Nello sforzo gli mordo il labbro e allora mi tira giù sott'acqua. Ci guardiamo negli occhi, le bollicine di ossigeno che passano attraverso il nostro sguardo, baciandoci e respirando l'aria l'uno dall'altra. Chiudo gli occhi. Sono appena riemersa da sola in carenza di ossigeno. Sento chiamare il mio nome, mi giro e sulla piramide, in mezzo alla piscina, con l'acqua che arriva alle caviglie, vedo il Maestro.
E' appena riemerso dall'acqua, il suo corpo è costellato di piccole gocce d'acqua che scintillano alternandosi ad ogni respiro sotto le luci blu della piscina. Mi fa segno di raggiungerlo, salgo i gradini uscendo dall'acqua nel mezzo della piscina, dell'aria calda proveniente da diversi angoli asciuga la mia pelle appena fuoriesco dall'acqua. Arrivo al gradino più alto, sono a pochi centimetri dal Maestro, le gocce d'acqua sul suo corpo si staccano attratte dal mio, ma prima di arrivarci evaporano nell'aria. Mi guardo e mi vedo con gli occhi di questi due uomini come se mi vedessi per la prima volta, come se fino ad ora non avessi mai potuto vedere. Vedo il mio corpo che respira. Mi sveglio.

venerdì 29 maggio 2009

Encefalogramma: piatto

Oggi ho un malditesta torbido. Si diffonde su una linea immaginaria, da sinistra a destra, sulla fronte, vicinissima all'inizio dei capelli. Non è forte, è come un tappeto musicale, il suo rumore è sordo e continuo, una musica formata da una nota sola. Michela mi ha massaggiato la testa con un olio che ha raffreddato tutto lo scalpo. Dalla finestra ogni tanto entra un alito di vento, ad ogni folata sento il cervello risucchiato fuori dalla testa, come dita rapaci che scavano nel cranio.
E' strano e piacevole. Mi fa smettere di pensare.
Devo tornare in ufficio, il sole è un caldo berretto di lana sulla mia testa. Ferma al semaforo mi guardo allo specchio mentre liscio il berretto di sole sui capelli. Lateralmente percepisco il passare di una macchina conosciuta. E' l'ora, è il luogo, è il giorno giusto. Non ho bisogno di guardare chi sta guidando, so che è lui. Invece di accellerare sta rallentando. Sento lo spostamento d'aria provocato dalla testa che si è girata. Sento lo sguardo sulla mia macchina che va rimpicciolendosi nello specchietto retrovisore. E' restio a abbandonare l'immagine. Dilata la strada e il tempo.
Il vento crea turbini visivi entrando dai finestrini completamente abbassati. Schiacciano il freddo assopito tra i miei capelli e lo fanno scivolare sul viso, entra negli occhi ed escono lacrime.
Sono in ufficio ora, spostandomi di due piastrelle per volta sento profumo di pane appena sfornato, salame ungherese, torta di mele e crema pasticcera calda, sono tutti nella mia testa.
Mi siedo, dovrei concentrarmi sul lavoro da fare, ma non ho materia cerebrale sufficiente da concentrare.

mercoledì 27 maggio 2009

Con la Gonna, senza Mutande

Martedì 26 Giugno 2009 - Sono in vacanza con i miei, ci spostiamo a bordo di una barchetta, la mia postazione è sdraiata sopra una rete che sporge oltre la prua. Quando arriviamo in qualche posto, sono la prima a scendere. Oggi mio padre porta la barca in maniera un po' affrettata, entriamo nei canali di una città e per poco non urtiamo le altre barche o le banchine. Finalmente attracchiamo, scendo. Passeggio tra le stradine e mi fermo in un bar gelateria con tavolini all'aperto. E' frequentato dalla gente locale, niente turisti (sono tutti in altri bar). Ascolto la conversazione di due giovani uomini e così vengo a scoprire che sono su un isola che si chiama Isolabella. Guardo sui tavolini e tovagliette di carta riproducono l'isola con disegni non proporzionati a mettere in evidenza i luoghi più interessanti. Mi fermo davanti al tavolino dei due, devo passare ma il ragazzo ha la sedia proprio a metà, o passo tra lui e il tavolino o deve spostare la sedia. Mi guarda con aria di divertita sfida. Ok, raccolgo la sfida e decido di passargli davanti. Proprio in quel mentre una folata di vento proveniente dal mare mi solleva la gonna corta e sono senza mutande. Cerco di abbassarla ma o abbasso davanti lasciando scoperto il sedere o tengo la gonna dietro e si alza davanti. Passo e faccio per dirigermi verso un ponticello di legno che collega con l'altro lato della strada, quando sento che i ragazzi commentano parlando di "gatta morta", io mi volto e do una risposta arguta (che non ricordo) ridono e mi riconoscono il punto. Sono a casa ora, apro il cassetto di un comodino e trovo una collana fatta di uno strano materiale verde perlaceo. Sono come tanti granelli che rimangono uniti tra loro in maniera misteriosa. Stacco qualche granello e li assaggio. E' zucchero. Sono di nuovo sull'Isolabella e osservo una cameriera che serve lo speciale gelato dell'isola, un gelato caldo, fa volteggiare in aria una palla di zucchero, lavorandola con due spatole ogni volta che la riprende. Ad ogni passaggio la palla cambia colore e gusto. Gli avventori devono fermarla al momento giusto per avere il gusto desiderato. Riprendo a camminare tra i vicoli della cittadina, incurante del vento che ogni tanto mi solleva la gonna. Senza mutande.

L'Isola Onirica ci esorta a creare una realtà nuova, capace di condurci, dopo aver attraversato il Mare dell'Inconscio, verso una consapevolezza diversa dei fatti e delle cose della vita.
L'Isola è l'Autoconoscenza attraverso la quale si diventa consapevoli dei contenuto psichici inconsci. Può anche indicare che per paura ed insicurezza il sognante tende ad isolarsi dagli altri.
La Barca Onirica esprime il modo come navighiamo nella vita, come si mantiene la rotta. Essa è anche il simbolo del rinnovamento, del passaggio da uno stadio all'altro nella vita del sognatore.
La Rete indica che si cerca un legame sentimentale in cui vengano soddisfatti anche i bisogni sessuali. Indica anche un allineamento della vita interiore con quella esteriore.
La Nudità rappresenta una prova morale che fortificherà lo spirito. Esorta ad abbandonare le false inibizioni e a non reprimere i bisogni sessuali.
La Gonna simboleggia solitamente i bisogni erotici, così come la biancheria intima.
La Biancheria Intima rappresenta anche le influenze inconsce che agiscono sul proprio comportamento. Essa spinge a diventarne consapevoli e comprenderle.
Lo Zucchero rappresenta gli aspetti positivi della vita, di come ci si percepisce.
Mangiare Zucchero indica che si è portati a credere positiva una situazione che invece potrebbe danneggiarci.

domenica 24 maggio 2009

Il Treno, il Bacio

Domenica 24 Maggio 2009 - Esco dalla piscina e mi dirigo verso gli uffici. Gli uffici sono su un barcone che è anche un treno. In un ufficio ci sono due ragazze che stanno parlando con K. Si girano tutti a guardarmi perché sono entrata dove non mi sarebbe consentito l'accesso. K. si congeda dalle due ragazze e si dirige verso di me, le ragazze ci osservano, il treno comincia a muoversi, io ho due borse sulle spalle e mi sbilancio indietro, K. sfrutta l'accelerazione del treno e mi viene addosso, chiudendomi in un angolo mi guarda fisso negli occhi e sussurra "Adesso che sono qui non ti lascio più andare" io cerco di distogliere lo sguardo come mio solito, ma poi decido di sostenere lo sguardo, c'è uno scossone e un'altra accelerazione del treno, forse siamo passati su uno scambio, mi ritrovo con il viso vicinissimo al suo, gli occhi sempre gli uni negli altri, con la punta della lingua lecco il suo labbro superiore e una parte di denti che sporgono perché sta sorridendo, distoglie lo sguardo improvvisamente timido, farfuglia qualcosa sulla discrezione, sul non voler mischiare il lavoro con la vita privata, poi ci ripensa, altro strattone di un altro scambio, il treno sta prendendo velocità, si avvicina con le labbra semiaperte, io con le labbra morbide ma chiuse sento la morbidezza calda delle sue e il pungere di un po' di barba. Schiudo le labbra e faccio uscire un pezzetto di lingua, solo la punta. Anche lui la sua, e così a mezz'aria tra scossoni e la velocità che aumenta esploriamo ognuno la lingua, le labbra e la bocca dell'altro. Mi sveglio.
Il Treno Onirico è l'immagine del nostro percorso vitale, portatore di novità e sorprese, ci mostra che la nostra vita è in marcia e lo slancio vitale è ripreso, grazie a propositi e programmi precisi che faranno in fretta progressi. I Bagagli che si portano con se rappresentano l'indispensabile, il necessario, l'essenziale che pone il sognatore di fronte all'obbligo di fare delle scelte per l'adattamento sociale.
I bagagli ingombranti rappresentano le nostre illusioni, le nostre proiezioni, le fissazioni, i desideri di vanità, le ribellioni, l'odio, il rancore, gli appetiti inutili. Di quante emozioni opprimenti ci lasciamo caricare, quanto gravano sul morale e ci allontanano da nuove vie da scoprire?
La Lingua rappresenta la manifestazione esteriore di se e la capacità di stabilire dei contatti. Evidenzia bisogni erotici o più in generale sentimenti che diventano sempre più pressanti e che dovrebbero essere tenuti meglio sotto controllo.
Il Bacio incarna il desiderio ardente di un amore tenero ed esprime interessamento per qualcuno. Dare un bacio indica comprensione. Lo Sguardo è un messaggio, parla da se, possiede un potere magnetico ed è in grado di indurre un mutamento dello stato d'animo.
Lo Sguardo palesa l'intenzione di influenzare, amare o vendicarsi.
Nel sogno si percepisce chiaramente che tipo di fluido magnetico scorre tra gli sguardi dati e ricevuti.

Sono partita, la strada intrapresa ha subito dei cambi e un aumento della velocità.
A bordo di un ufficio dove non potrei stare.
Ho due borse sulle spalle, a causa loro ho perso l'equilibrio e sono rimasta chiusa in un angolo.
Riuscirò a scegliere quale borsa tenere e quale lasciare?
O deciderò di tenerle tutte e due per andare ancora in luoghi non consentiti, a provare l'ebrezza della velocità, dello scambio e dell'esplorazione, dell'essere chiusa in un angolo a sostenere sguardi e baci?

mercoledì 13 maggio 2009

Il Caravanserraglio delle Stoffe Ikea e il Ballerino di Tango

Mercoledì 13 Maggio 2009 - Sono nel capannone del condominio in cui mi aggiro da qualche sogno a questa parte (La Compensazione e Preparazione alla Danza) questo capannone si chiama "Caravanserraglio delle Stoffe Ikea" è un grande spazio con stoffe arabescate disposte a monticelli alti circa un metro, posizionati per tutto il pavimento a distanza di circa un metro gli uni dagli altri. Ci sono delle mie amiche e delle mie zie. Ad un certo punto Eve libera dalle stoffe una grande area ovale. Si sparge una musica, coppie e amiche iniziano a ballare ridendo. Improvvisamente arriva un ballerino professionista con il quale sapevo di avere un accordo per ballare e mi prende. E' appena iniziato un Tango. Io cerco di recuperare le mie scarpe con i tacchi che avevo tolto e messo vicino ad una colonna in un angolo, ma lui mi fa segno di ballare a piedi nudi, solo con calze nere opache, perché non sono esperta e i tacchi, sostiene, mi intralcerebbero. E' un uomo adulto, maturo, ha la pelle abbronzata dal sole. Indossa abiti da gaucho con un cappello nero. Ha gli occhi bistrati con kajal nero. Il suo sguardo è fisso nella direzione in cui mi porta, io non stacco gli occhi da lui. Affondo per un istante il viso nell'incavo del suo collo e sento profumo di ambra e leggerissimo anice (nel sogno sento davvero il profumo ed è simile a quello che ho percepito qualche giorno fa in fase allucinatoria olfattiva in ufficio). Mi prende e mi stringe in una morsa che non ammette tentennamenti, le mie gambe, i piedi a punta arcuatissimi, si muovono veloci a ritmo. Avvinghiata a lui che mi guida, produco movimenti rapidi e nervosi con le gambe. Ho l'impressione di fare i passi giusti anche se non ho mai ballato il Tango in vita mia. Balliamo benissimo, veloci e leggeri, come pattinatori sul ghiaccio. Alla fine di una camminata mi dice di prepararmi perché faremo un minuto 1/2 di 32 quadrato. Lo guardo interdetta, non capisco. Mi spiega che il 32 quadrato consiste in una serie sfioramenti di varie parti del corpo del partner e del proprio, in coreografia. Scivolando in arabesque sul pavimento come sul ghiaccio, tocco e vengo toccata, con movenze molto sensuali. Riprendiamo la posizione, la danza sta per finire. La musica si affievolisce e mentre già qualcuno sta rimettendo i mucchietti di stoffe al loro posto, il ballerino professionista di Tango mi lascia. Mi sveglio in condizioni di esaltazione. Per circa un'ora non riesco a riprendere sonno. Una sensazione viscerale e fisica è giunta fino a quando mi sono svegliata ed è continuata oltre, fortissima.Ballare in sogno rappresenta il corteggiamento o l'atto sessuale stesso.
Danzare freneticamente in sogno evoca il desiderio esplosivo di raggiungere l'unità tra corpo e spirito in un legame artistico o spirituale.Il Tango evidenzia desideri erotici che potrebbero portare ad una avventura.
Le Calze esprimono bisogni sessuali che vengono soddisfatti in maniera simbolica attraverso il sogno. Evidenziano il bisogno di essere amati.

Le Gambe sono l'espressione della capacità volontaria di applicarsi e farsi valere.
Le Scarpe rappresentano il senso della realtà. Le mie sono finite in un angolo, abbandonate.

I Tacchi sono il simbolo dell'Immaginazione, di un desiderio di elevazione dello Spirito imprigionato dalla carne.
Il Cappello rappresenta le intenzioni, le aspettative e le opinioni che si nascondono agli altri.
I Copricapo Onirici segnalano che le idee non sono libere, ma sottostanno a delle regole, a norme, a convenzioni e dogmi. I personaggi onirici che portano il cappello non hanno la possibilità di essere sinceri.
I tessuti rappresentano la ricchezza sia fisica che psichica.
La figura geometrica del Quadrato è un simbolo di tensione. C'è qualcosa da addolcire, smussare, pacificare nella vita del sognatore. E' collegato alle ambizioni materiali. Realismo, equilibrio, i progetti realizzabili e la stabilità nella realizzazione di quei progetti.
La figura geometrica dell'Ovale indica il bisogno di una protezione in un periodo doloroso.

Il numero 32 simboleggia l'unità divina. La Perfezione Infinita. Questa cifra costituisce la base di tutto il possibile. Rappresenta il Verbo.

Ho capito, ho capito che devo parlare. Devo agire nel mondo reale, mettendo da parte per un attimo l'immaginario (i Tacchi) devo agire e farlo con la carne, a piedi nudi, mostrando l'anima nascosta. Ci devo mettere tutta la mia volontà, la mia capacità di impormi. Per ballare la mia danza.
E' da giorni che giro in questo condominio onirico, con l'unico scopo di danzare. Finalmente sono in un ovale, sono protetta, ho tutte le stoffe per ottenere ciò che voglio, la parola detta renderà tutto possibile.
L'Arabesco Onirico è segno di una grande elasticità mentale. Ci sono arabeschi sui tessuti e nel Tango assumo la posizione dell'arabesque. Tutte e due queste parole hanno la radice nella parola Arabo. Considerato simbolo di mistero, l'Arabo in sogno simboleggia un segreto svelato.L'Arabesco annuncia un periodo nel quale si dovranno affermare le proprie qualità di equilibrio e di intelligenza per poter vincere le avversità e realizzare un progetto importante.
Ecco, appunto.

mercoledì 6 maggio 2009

Preparazione alla Danza

Mercoledì 6 Maggio 2009 - Sono ancora nel cortile del condominio dell'altro giorno (La Compensazione), c'è una scuola di danza ora. Io sono in tutù e scarpette da punta. Ho visto il Maestro in una sala, ci ho parlato ma non ricordo di cosa. Aiuto un'altra istruttrice a portare dentro delle scatole larghe e piatte, sta piovendo. Ad un certo punto prendo una decisione, lascio la maestra e mi dirigo verso la sala dove so che c'è il Maestro. Correndo nello spiazzo, sotto la pioggia, cerco di non bagnare le scarpette di raso, evito le pozzanghere e mi stringo nel cache-coeur perché ho freddo. Entro nella sala, una lama di luce entra da una finestra in alto, nella lama pulviscolo cosmico galleggia. C'è un silenzio irreale, calma e tepore, il rumore della pioggia è rimasto chiuso fuori. Mi sistemo davanti al grande specchio ed inizio a salire sulle punte. Non c'è lezione qui dentro, ognuno procede autonomamente nei suoi esercizi. Sento un rumore dietro di me, riflesso nello specchio vedo il Maestro, maglietta bianca e calzamaglia blu ha una gamba estesa sulla sbarra, arcua la schiena per toccare il piede con le braccia allungate. Non toglie lo sguardo da me. Si sta preparando per danzare.

martedì 5 maggio 2009

Malditesta

Vedo catene infinite di corpi umani, che salgono verso l'alto, in continuo mutamento, grasso magro, grasso magro, grasso magro. Come clessidre in ascensione perpetua.
Ritorno a galla.
Sento profumo di brioche dove non può essercene.
Con la coda dell'occhio sinistro ho captato un movimento intorno al foglio di protocollo che sto leggendo, ha fatto capolino uno scarafaggio, ha zampettato veloce per tre centimetri ed è ritornato sotto.
Ho sollevato il foglio, non c'è niente.

Se incontri Buddha per la strada, uccidilo.

Perché il vero Buddha è dentro di te.
Così recita un'altro insegnamento Buddista.
Nel percorso di apprendimento il Buddismo sostiene che solo quando l'allievo è pronto il maestro arriva. Ma poi quando il Maestro ha esaurito tutto ciò che poteva insegnarci, diventa un ostacolo alla nostra potenzialità di crescita. Perché lui è lui e noi siamo noi. Per questo, nel momento in cui incontriamo Buddha per la strada ad un certo punto dobbiamo ucciderlo*, perché è un falso Buddha, nel senso che essendo "altro da noi" non può essere il nostro obbiettivo finale di budditudine. L'unico vero Buddha è quello che è dentro di noi, per ognuno di noi. Buddha è uno stato di coscienza, è la capacità di sentire dentro di noi il Maestro Interiore. Vero nella sua unicità nostra personale. Poiché dovrebbe essere nostro dovere morale realizzare completamente se stessi, quando si è sfruttato appieno l'insegnamento del Maestro, bisogna superarlo.

*Ovviamente metaforicamente. Mi sembra stupido ribadirlo, ma non si sa mai...

lunedì 4 maggio 2009

La Compensazione

Domenica 3 Maggio 2009 - Vivo in un complesso di condomini disposti a raggiera angolata, sono fuori dal palazzo, nell'area comune. C'è il Maestro con il quale continuo a battibeccare e altri amici indefiniti. Vorrei farmi conoscere per come sono ma le continue punzecchiature mi fanno rispondere a tono e non riesco ad aprirmi. Sento che parla di me agli altri e che sta dicendo che quando sono andata dal medico, mi ha messa su una scala per vedere meglio la "compensazione", insinua che sono strana visto che devo essere visitata in posizioni anomale. Io mi ricordo vagamente di essere già stata dal medico e che mi ha effettivamente fatta salire su una scala tipo quelle da imbianchino, ma non ricordo per quale motivo, perdo il ritmo del rispondere e quindi il Maestro continua a fare battute su di me, fingendo che io non sia presente, e fa allusioni a sfondo sessuale con un suo amico. Improvvisamente mi ritorna in mente il motivo della strana visita, era per vedere meglio come stavo in piedi perché secondo il medico stavo "compensando" una stortura interna. Penso ad un'ernia al disco. Ora sono nello studio medico, oltre al dottore è presente anche il Maestro, io sto in piedi in cima ad una scala, un piede sull'ultimo gradino da un lato e l'altro piede sull'ultimo gradino dell'altro lato. Il medico sta dicendo che l'ernia va operata, parlano di continuo tra loro, ricordando di come all'inizio il medico non fosse stato accettato dallo staff del Maestro, perché a seconda del tipo di scarpe giudicavano la sveltezza nel rispondere e il senso dell'umorismo di una persona e lui indossa ciabatte di feltro, ma poi l'avevano rivalutato. Interrompo il loro ciarlare per chiedere quanto durerà l'operazione e il decorso: 1 giorno per sistemare l'ernia, 8 mesi di immobilità e un'altra cosa che non ho capito perché stavo già pensando che avrei perso le lezioni di acquagym e io non voglio rinunciarci. Sono contrariata e il Maestro sostiene che ho un carattere impossibile che faccio sempre di testa mia. Scocciata, saluto secca il dottore e me ne vado. E' infastidito perché avrebbe voluto spiegami meglio. Il Maestro gli fa un cenno con la testa "vedi, è questo che intendevo..." Ora sono in casa, arrabbiata e triste perché ancora una volta mi sono chiusa in me e sono andata a chiudermi in un luogo dove nessuno può raggiungermi. Mi sono resa ancora una volta invisibile, intoccabile, inavvicinabile e piango anche per questo. Penso che se rimarrò ferma per 8 mesi, tornerò come prima, prigioniera del mio grasso. Ma anche ora, con questo atteggiamento di fuga sono comunque prigioniera di me stessa e della mia incapacità a lasciarmi andare davanti agli altri. In lontananza, attraverso i muri, sento che il Maestro sta ancora discutendo di me e percepisco nella sua voce che è sinceramente interessato ma non vuole cedere per primo. Mi sveglio.

martedì 28 aprile 2009

La Collana della Sirena e i Sandali d'Argento

Martedì 28 Aprile 2009 - Sogno di entrare in un negozio dove sono già stata qualche sogno fa, solo che non me lo ricordavo, fino ad ora. E' una gioielleria etnica. Con me c'è Z. e altre amiche, Z. mi porta a vedere una collana che ho già visto l'altra volta e che costava 129,00. Quando la vedo mi sembra diversa da come la ricordavo, è un cerchio di metallo con un pendente grande quanto un melone, sembra un feto, mi rendo conto che non potrei portare questo gioiello senza rimanere con il collo piegato in avanti. Guardo il cartellino del prezzo ora c'è scritto 3x39,00. Le altre amiche si sono dirette subito verso una libreria in cristallo che espone bracciali rigidi d'argento e collane bellissime, sono fatte di piastrine collegate tra loro a formare un triangolo che copre il petto, flessibili e cangianti come scaglie di pesce. Eccola, quella è la collana che avevo visto l'altra volta, ora la ricordo chiaramente, è composta da un laccio morbido intorno al collo al quale sono collegate, a scalare in un triangolo che copre il petto lasciando scoperti i seni, piastrine d'argento lavorate con simboli misteriosi, ad ogni spostamento d'aria, le piastrine si muovono fluide creando un onda che riflette le luci, il sole, il cielo fuori dalla vetrina. Improvvisamente ritorno all'inizio del sogno, avevo pensato di salire la scalinata coperta di velluto rosso. So che sopra ci sono sandali in corda e argento di cui ho bisogno, ma ero stata distolta da Z. prima di poter salire. Vengo svegliata. Nel dormiveglia cerco di riprendere il sogno per poter salire le scale... suona la sveglia. Ci proverò nel prossimo sogno.

I sandali nel loro ricoprire parzialmente i piedi, che rappresentano a loro volta l'anima del sognatore, raffigurano una apertura dell'anima verso l'esterno.
Il collo rappresenta l'unione tra mente e corpo, di conseguenza una collana simboleggia l'unione tra questi due lati di noi.

La collana che cercavo non era il giogo con il feto, questa volta non mi sono fatta distogliere da
chi voleva farmi credere che quella fosse la collana che volevo.
La collana che avevo visto e che cercavo ha la flessibilità del pesce, che cambia direzione con un colpo di coda.
Ma c'è una cosa più importante che devo fare, salire le scale, compiere un cambiamento di livello per migliorare il contesto della vita affettiva e spirituale. Lassù so che troverò i sandali di cui ho bisogno, li ho già visti, sono fatti di corda e d'argento.
La suola di corda implica essa stessa un'appoggio stabile per la salita verso l'alto.
La corda scaturisce dalle virtù personali, lega e sigilla, unisce e aiuta a sorreggersi.
Intorno al piede, a trattenere il sandalo, lacci d'argento lucente e lavorato. Esso parla di un'anima che ha accolto in sé un amalgama di influenze, l'argento, metallo della Luna, corrisponde ad una emotività passiva.

Così come di dipendenza in amore parlano i braccialetti rigidi e chiusi.

La scala è ricoperta di velluto rosso, esso simboleggia un successo conquistato grazie alle nostre capacità interiori.

Questo sogno in apparenza semplice e insignificante, parla di come sono riuscita a liberarmi da un giogo che mi costringeva ad una posizione fetale, ripiegata su me stessa e senza possibilità di evoluzione, di come con un colpo di coda degno della sirena che ho sognato più volte di essere, ho cambiato direzione nel mare dell'emotività, di come abbia rifiutato di essere dipendente in amore, rigida e chiusa come il bracciale da schiava e di come aneli a salire ad un livello superiore di consapevolezza. Dove troverò scarpe adatte per procedere sul cammino intrapreso e far intravedere un po' più di me e di quello che sono dentro, mostrando la mia emotività passiva.
Devo tornare a dormire. Per sognare. E per indossare i sandali.

lunedì 27 aprile 2009

Quando l'allievo è pronto, il maestro arriva

Così recita un insegnamento Buddhista.
Quando si è pronti per imparare, il maestro, l'insegnamento, arriva e noi finalmente capiamo ciò che prima era oscuro.

domenica 26 aprile 2009

Crisalide

Sono così trasparente? E allora se sono così trasparente perché chi mi circonda non vede dentro di me? Essere trasparente in un mondo di non vedenti è inutile.

Ho provato a farmi sentire, udito, tatto, olfatto. Niente.

L’unica strada di comunicazione era il gusto e quindi ho riversato tutta la mia potenzialità espressiva nel cibo. Prepararlo per gli altri e mangiarne io stessa, per riempire il vuoto. Un vuoto d’affetto. Comprensione, amore, sesso.
Il cibo, usato come lo uso io, stordisce. Così è più facile reprimere le emozioni, le sensazioni. E’ più facile reprimersi. In tutto.
Ho esercitato volontariamente la facoltà di non scegliere.
Passivamente.
Nell’illusione che fosse sufficiente. Che bastasse.

Nell’economia pragmatica che mi ha sempre salvato dalla presa di coscienza
e quindi costretta e rinchiusa, ho scartato le farfalle perché erano lontane migliaia di kilometri.
Un volo troppo lungo per ali così fragili.
E ora? Ho paura di essere solo una farfalla da cortile. Ho paura che queste ali nel frattempo cresciute e rese più forti, abbiano perso l'istinto al volo. Crisalide di Villa Ruzza - Scultura di Antonio di Rosa (http://www.antoniodirosa.it/)

La foto della crisalide è tratta da
www.amisk.ca/MonarchProject/index.html

martedì 14 aprile 2009

Guepière per balenottere

Cercavo una guepière per balenottere. Non ne esistono. Alle balenottere non è concesso sentirsi sexy. Così per ottenere la mia guepière ho dovuto dimagrire. E diventare una donna.
Questa metamorfosi vista dall'esterno ha comportato "solo" un dimagrimento. C'è chi, più sensibile di altri, mi ha percepito "più piccola" nel senso che occupo un'area minore nello spazio ma anche più minuta, più fragile, indifesa. Senza più corazza, appunto.
Vissuta da dentro non ho solo perso peso, ho perso delle certezze che ho scoperto essere fittizie, una certa razionalità che mi proteggeva dal sentire veramente, ho perso l'ancoraggio con la realtà così come l'ho percepita negli ultimi anni.
Ho perso 20 kilogrammi e 20 anni. E così sono tornata me stessa. La me stessa che avevo abbandonato e smesso di crescere e far diventare adulta.
Quando si perde qualcosa di cui ci si voleva liberare, il posto vacante viene subito rimpiazzato da qualcos'altro. Non sempre positivo. Io sono stata fortunata, a prendere il posto occupato dalla balenottera è arrivata una ragazza 17enne, fresca e giovane, che non pesa niente. Quella che ero e che mi ero dimenticata di essere.
E così ho ricordato.
Lasciarsi andare. Vivere intensamente il momento. Percepire la realtà con tutti i sensi acuiti. A volte sinesteticamente. Essere improvvisamente inondata da sensazioni che altri descrivono verificarsi solo dopo uso di stupefacenti, sono per me scatenabili richiamandole da dentro me stessa. E proprio qui era il problema.
Giovane, inesperta nel gestire queste sensazioni, improvvisamente sradicata, lasciata senza alcun punto di riferimento che non sia "comune", l'unico modo che ho visto possibile attuare era annullare il sentire. Ma se questo "sentire" è parte di te, allora annulli anche la percezione di tutto il resto, quello che è normalmente accettato dagli altri. Così ho vissuto in una sorta di condizione oppiacea, con una costante fame chimica come unico sfogo degli impulsi che avevo deciso di non ascoltare.
In questi giorni ho ricominciato dal punto in cui avevo interrotto.Crescere da 17enne con l'esperienza e il bagaglio culturale di 42enne ti fa crescere rapidamente.
Con bruciante intensità sento gli impulsi dettati da un istinto messo a tacere per troppo tempo, ma la pragmaticità che ho sempre avuto, unita alla cultura che ho nel frattempo sviluppato, mi danno la capacità di riconoscere, organizzare e portare a soddisfare questi impulsi.
So cosa voglio e come. E per ottenere soddisfazione agirò senza colpo ferire, come è la mia natura, ma determinata a non rinunciare più in nome di qualcosa o qualcuno che non sia dentro di me.
E' solo questione di programmazione per sfruttare al meglio i tempi e poi togliere di mezzo la razionalità e lasciarsi andare completamente.
Sabato mi sono comprata la mia prima guepière, è bellissima. Una volta a casa, ho riordinato il cassetto della biancheria, eliminando reggiseni così grandi da sembrare inverosimili e spostando in un'altro cassetto completi ancora troppo piccoli per la me di adesso e forse anche del futuro. Con il loro carico del passato occupavano uno spazio e un tempo che non tornerà. Nel cassetto della biancheria adesso c'è solo ciò che mi sta bene, come taglia e come senso. C'è la mia guepière nuova, comprata solo per me. Quando la indosso sento che è come una corazza. Una corazza che mi fa sentire potente, ma che all'occorrenza posso togliere per mostrarmi nuda e tenera.Svuotando i cassetti, lì in fondo, mai usati, ho trovato cinque body. Non sono mai stata una donna da body, neanche quando mi andavano bene. Erano lì a languire, dimostrazione di un tentativo di omologazione mai riuscito. Perché sono diversa. Ho tagliato i body nella loro boditudine, e recuperando spalline di reggiseni persi nel tempo, li ho modificati e sono diventati delle guepière o meglio delle abeillère. Se la guepière ti fa sentire come una vespa, pericolosa e imponente una certa rigidità, la abeillère ti permette di essere un'ape, flessibile e operosa ma sempre munita di un'arma. Entrambe però hanno ciò che a me interessa di più. I laccetti che reggono le calze o le parigine.
Il sentirmi imbrigliata mi ricorda costantemente di essere un cavallo, folle e un po' selvaggia.
Mai completamente domata. Pronta a disarcionare chi mi sta addosso e a scalciare. La sensazione di avere queste briglie lungo le cosce è allo stesso tempo potente e sensuale. La mia guepière e le mie abeillère non sono ostentate. Vivono la loro vita segreta sotto abiti non conformi alla loro natura. Solo io so che sotto la T shirt e la giacca c'è la mia nuova corazza.
Che sotto i jeans ci sono le briglie. E chi comanda le briglie sono solo io.

lunedì 13 aprile 2009

L'Intensiva

Sabato 11 Aprile 2009 - Devo entrare in acqua per la lezione di acquagym, sono già in costume. Le corsie sono tante vasche singole affiancate. C'è tantissima gente, facce nuove. Nella vasca corsia della mia lezione sono già dentro tutte, stanno aspettando che la lezione inizi. Io sono fuori e con me c'è S. che è impaziente di andarsene. Gli dico che devo fare la lezione, come al solito, quindi...? All'altoparlante qualcuno comunica che le lezioni sono momentaneamente sospese, per cause di forza maggiore, riprenderanno forse tra un'ora. Un'istruttore di nuoto dice ai suoi allievi di uscire, che rifaranno quella lezione un'altra giorno e che li porta a bere una birra, offre lui. Un signore attempato, forse il padre di uno di questi allievi o un'allievo lui stesso, si lamenta che ha fatto 80 kilometri per venire fino a qui e ora scopre che non c'è lezione. Io sono indecisa se aspettare ferma qui o fare un giretto. Con S. andiamo a fare un giro nel paese vicino. Nella realtà è un paese veramente piccolo, qui scopro che sembra di essere a Tenerife, ma con la neve. Alberghi, locali gremiti di gente in vacanza, centri commerciali tropicali tutti colorati, sale giochi, ristoranti, un paese votato al turismo e al divertimento. Continuiamo a procedere e ci troviamo nella parte vecchia del paese, qui sembra di essere in Liguria, case antiche, stradine piccole come carruggi, leggermente in salita. Arriviamo ad uno spiazzo, siamo in macchina ora, guida lui. Dall'alto della strada vedo scavi di siti archeologici, un foro romano, le colonne di un tempio greco, erba fine e verde chiaro tra le pietre. Parcheggiamo. Sento rumore di acqua ed attività natatorie sulla sinistra, salgo delle scale e mi trovo in un complesso termale all'aperto. Nella piscina tutta piastrellata in tufo stanno facendo una lezione di Intensiva. Sono solo due allieve e un maestro che parla con un accento straniero. Mi avvicino per osservarli meglio, gli esercizi vengono svolti fuori dall'acqua, braccia e gambe vengono messe in posizione di stretching e il maestro poi le solleva prendendole proprio per l'arto in tensione. Si spostano in acqua e ora tutto mi è chiaro, in assenza di peso i movimenti delle allieve e del maestro sono fluidi e sembrano un balletto. La Lezione finisce, entro in un corridoio e mi accorgo di avere indossato un camice per mischiarmi con il personale del centro. In un ufficio ci sono opuscoli verdi, ne sto prendendo uno da sotto la pigna perché non voglio quello sopra toccato da tutti e in quel mentre arriva l'istruttore di Intensiva. Mi rivolge la parola dicendo che mi ha visto che osservavo prima, quindi implicitamente mi fa capire che sa che non sono del personale, ma non mi denuncerà per aver indossato un camice che non mi appartiene. Prende un opuscolo diverso dagli altri e me lo porge dicendo "Prenda questo, è qui che c'è scritto quello che faccio, dopo tre lezioni è già più alta e magra e con una postura perfetta..." capisco ora che sono Romeni, ho sentito parlare di questa struttura, come di un posto dove ottengono ottimi risultati con tecniche innovative che da noi non esistono. Lo ringrazio e mi dirigo verso l'uscita con il foglietto in mano. Appendo il camice ed esco dalla porta principale, scendo la grande scalinata e raggiungo il parcheggio, sto correndo perché ho paura di essere in ritardo per la mia lezione di acquagym, avevo perso la cognizione del tempo che passava. S. non riesce a starmi dietro, rischia di scivolare sul ghiaccio che io invece supero con grandi falcate. Cerco la mia macchina, mi sembra di averla vista, quando S. mi ricorda che siamo arrivati con la sua. La cerco, impaziente di arrivare alla lezione e già incazzata perché ho il sospetto che sia già iniziata e magari anche finita. Troviamo la macchina, no non è neanche questa, uffa, ah eccola, salgo in macchina e come al solito bisogna fare due o tre tentativi prima che si metta in moto, fremo impaziente e penso che dovevo venire da sola con la mia macchina, che non ha problemi. Mi sveglio.

domenica 12 aprile 2009

Personaggi ed interpreti - Il Ragazzo Onirico

I miei sogni sono popolati da personaggi che ritornano, figure costanti della mia vita onirica, o che mutano forma di volta in volta, ma che io so essere sempre lo stesso interprete.
Il Ragazzo Onirico è stato un neonato, un bambino di circa 7/8/9 anni, un ragazzo handicappato, un ragazzo suicida, un giovane uomo asiatico, un compagno di corso di aquagym che ruba l'attenzione del Maestro, e poi di nuovo un bambino. Quest'ultimo è forse un segno di retrocessione?
Il Bambino Onirico o, come lo definisce Jung, il Fanciullo Divino, rappresenta l'affermazione del sé, della propria fierezza e delle aspirazioni, del cammino interiore e del superamento del sé. E' un elemento diurno e solare, ci segnala di essere in quella fase di cambiamento matura per essere portata a compimento. E' l'azione.
Per le sognatrici può essere anche un Animus non ancora completo. La parte maschile dentro ogni donna, che conduce, una volta riconosciuta e sviluppata, ad essere un tutto in sé.
La mia parte maschile è un misto di Apollo, Hermes e Dionisio. E proprio Dionisio era il Fanciullo Divino dell'Olimpo. Egli è sceso negli Inferi, come Hermes, e ne è risalito. Dionisio è morto smembrato ed è rinato a nuova vita. Faceva parte dei Misteri Eleusini inseme a Demetra (la Madre) e Persefone (la Figlia). Conosceva e liberava quella parte segreta delle donne, che non viene rivelata agli altri uomini, nelle Feste Dionisiache.
Egli rappresenta il misticismo e la sensualità riuniti in un solo essere. Queste due pulsioni contrapposte eppure coesistenti in me.Nell'ultimo sogno dove è comparso il mio Ragazzo Onirico, egli si è trovato ad affrontare una scelta, a prendere atto di una verità orribile e a dover prendere una decisione in merito (Salvare Martina). L'ha fatto con coraggio. Coraggio che voglio avere io d'ora in poi.

I Misteri Eleusini: I Mysteria erano la festa dell'entrata nell'oscurità e dell'uscita verso la luce.
Il rito era composto da dròmena (cose fatte), legòmena (cose dette) e deiknùmena (cose mostrate)
La segretezza dei Mysteria consisteva nella indicibilità della esperienza (pathein), indipendentemente dalla volontà dei partecipanti al culto.
Non si aveva apprendimento (mathein) che all'inizio, poi si trattava di un mutamento di coscienza (diathetenai).

Feste Dionisiache, dove le Baccanti, vivevano una comunione con Dionisio, vagando per il bosco e sperimentando il percorso di follia e trasformazione, unione con la natura e potenza, liberazione selvaggia e slegamento da ogni regola che aveva caratterizzato la vita di Dionisio.

In questi modi contrapposti di apprendimento al cambiamento vedo le mie due nature. Sognatrice e pragmatica, empirista metafisica, razionale e sensoriale.

venerdì 10 aprile 2009

Salvare Martina

Mercoledì 8 Aprile 2009 - (II sogno) Sono seduta ad un tavolo insieme a S., il mio capo, e un bambino di circa 8 anni. Siamo in penombra. Stiamo facendo un gioco, io chiedo a turno agli altri di scegliere tra una cosa che diventa via via più prioritaria per il soggetto e Martina, la figlia del capo. Ovviamente lui sceglie sempre di salvare la figlia, S. ci pensa su, già alla domanda "tra il cibo e Martina?" tentenna. Allo sguardo perplesso del capo io rispondo "E' naturale, lui non conosce Martina e quindi non fa fatica a scegliere." Le domande che faccio pongono scelte sempre più difficili da prendere, e quindi esprimo il desiderio di smettere, dicendo che è un gioco pericoloso, che arriverà ad un punto dove Martina dovrà essere sacrificata anche dal padre. Lui sostiene di no e rivolgendosi al bambino gli domanda "Tra la tomba e Martina?" il bambino non capisce, mi accorgo di essere stata io a fare la domanda e quindi sento di dovergli spiegare cosa vuol dire morire, sepolto vivo. "Nessuno verrà a salvarti, e non potrai più giocare, non esisterai più per nessuno, sarai immobile sotto terra ad aspettare di addormentarti per non svegliarti più perché essere svegli li sotto è terribile. Hai capito bene?" Il bambino fa cenno di si con la testa e poi sceglie comunque di salvare Martina. Io lo accarezzo sui capelli e gli dico che è stato bravo e che grazie a questa scelta non morirà sepolto vivo, ma diventerà un cavaliere coraggioso che troverà l'amore perfetto. Lo mando a giocare, spiegandogli un'ultima volta che la sepoltura non è un gioco, di non farlo neanche per scherzo con nessun amico, perché quando l'amico muore non si può più tornare indietro, non importa quante lacrime, quanto uno si penta di aver fatto quel gioco, l'amico morto non tornerà più a vivere. Il bambino mi rassicura e va a giocare felice di essere un cavaliere senza macchia e paura. Mi rivolgo allora ai due uomini rimasti, "Sei sepolto vivo e anche Martina lo è, solo tu o lei può essere tirato fuori dalla tomba e salvato, chi salvi?"
Il mio capo rinuncia alla sua vita per la figlia. Guardo S. vedo che sa benissimo cosa sceglierà ma è tentato di dare l'altra risposta, lo metto in guardia: "Questo non è un gioco, quando ti dico che devi scegliere tra la tua vita e quella di Martina chi scegli? Non dire palle perché io capisco se non dici la verità." Mi sveglio sapendo che sceglierà se stesso.
Tutti i nomi di donna sono riconducibili a Marta o a Maria. Il mio nome appartine al ramo di Marta.
La piccola Marta, Martina, sono io e può salvarla solo un padre, un piccolo cavaliere senza macchia e paura, e io.

giovedì 9 aprile 2009

Sui Tacchi Alti

Mercoledì 8 Aprile 2009 - (I sogno) L'ufficio dove lavoro è un cinema. Nell'atrio di ingresso, scalinate di marmo bianco coperte da tappeti rossi, sui lati vari negozi gestiti dai praticanti. Entro dalle porte a vetri scorrevoli, cammino sicura sui tacchi alti, indosso un completo giacca pantalone nero e un lupetto a mezze maniche nero attillato. Dietro di me c'è Eve con un'altra collega. Fanno una battuta sul fatto che da quando indosso i tacchi alti ho conquistato il potere e insinuano che io abbia una relazione con un collega, perché, dicono, sia lui che il capo mi ascoltano e trattano da pari livello. Il Capo è proprio dietro di loro, le sgrida ed entrato nel negozio del collega in questione gli chiede un giudizio su di me. Lui risponde che non è perché indosso i tacchi alti o perché c'è qualcosa tra noi che mi tratta così, ma perché sono e sono sempre stata una persona valida, sulla quale contare e con capacità di giudizio obiettivo. Il Capo se ne va via sulle scale dicendo che questo è quello che pensa anche lui, che in passato ha sbagliato a lasciar correre certe situazioni, ma che ora ha deciso di essere più diretto. Eve mi raggiunge sui divanetti dell'atrio, è arrabbiata e lamentosa, perché, dice, non tutti possono mettere i tacchi alti, che a lei, per esempio, dopo un po' le fanno male i piedi. Con fare comprensivo le rispondo che non ha importanza avere i tacchi o meno, è come uno tiene le scarpe che fa la differenza. Le guardo i piedi, indossa un paio di graziose ballerine cosparse di paillette color bronzo. Le dico che ha sempre avuto scarpe carine e femminili, che è giovane ed è giusto così, che non è mai stata sciatta ed è quella la cosa importante. Ci abbracciamo e io esco, devo spostare la macchina che ho lasciato in mezzo alla rotonda. Faccio retromarcia decisa, manovra ed esco. Trovo parcheggio sul lungomare. In macchina ho un'altro paio di scarpe, sono francesine stringate, tacco alto quadrato, marroni in rettile. Le prendo e faccio per avviarmi al lavoro. Torno indietro e prendo dalla macchina anche delle ciabatte grigie in feltro. Con me ora c'è Eve, le do una delle due ciabatte. Sul tragitto so dove c'è un cestino dei rifiuti, ci butto la ciabatta, e guardo Eve perché faccia la stessa cosa con quella che ha n mano lei. E' titubante, non sa se buttarla o no, io la incoraggio e allora infila la ciabatta nel suo cestino dei rifiuti. Camminando sul marciapiede mi infilo ai piedi le scarpe marroni perché ora sono vestita di questo colore.

mercoledì 8 aprile 2009

La Piscina Circolare




7 Aprile 2009 - Domenica. Sono di nuovo nella casa del sequestratore, ora ci vivo stabilmente. C'è appena stata una festa e gli ospiti se ne sono andati quasi tutti. C'è mio cugino Ivan, da fuori sentiamo arrivare rumori strani e nella piscina circolare in mezzo al giardino è stato buttato qualcosa che ha trasformato tutta l'acqua in fango melmoso verde e tutt'intorno alla piscina la terra è una sabbia mobile. C'è qualcuno nella piscina (una donna) dobbiamo tirarla fuori, cerchiamo di avvicinarci senza rimanere intrappolati nelle sabbie mobili. Buttiamo dentro un trattore per tagliare l'erba per poter tirare fuori sfruttando il momentaneo movimento dell'acqua. Mi sveglio. Mi riaddormento.

venerdì 3 aprile 2009

La Cena di Rappresentanza

Venerdì 3 Aprile 2009 - Devo andare ad una cena di rappresentanza con il Maestro, ma non posso. Allora gli propongo una sostituta. La scelta cade su Eve, le spiego come sarà la serata e facciamo le prove della pettinatura. Siamo nella mia cameretta di quando vivevo con i miei. La pettino facendole una acconciatura raccolta molto morbida, con ciocche che ricadono a boccoli sul viso, tipo le acconciature delle donne dell'antica Grecia, e per completare utilizzo un cordoncino cangiante rosso arancio bianco sfumati, che faccio passare incrociandolo più volte tra i capelli e poi intorno al collo. Prendo la collana di cristalli di rocca e la apro, le dico di tenerne una estremità e comincio ad avvolgergliela intorno al polso destro (come la catena intorno al gambo della rosa nel sogno La Rosa e la Catena) le prime volte non riesco, rimane troppo molle, la collana sfugge, poi riesco ad avvolgerla bene e chiudo le due estremità. Siamo d'accordo, andrà lei. La sera della cena vedo Eve non ancora pronta, le chiedo se non è in ritardo con i preparativi e lei mi risponde che non vuole andare e che ci andrà Valentina, la sorella, al posto suo. Penso che è troppo giovane e che si annoierà ma ormai è tardi per cambiare idea. Sono seduta al tavolo della cena, di fronte a me, sfasata di un posto sulla destra, c'è Vale e alla sua sinistra il Maestro. La guardo e vedo che si sta annoiando, sbocconcella i cibi che evidentemente non le piacciono. Guardo il Maestro che sta guardandomi da un po', con gli occhi mi fa segno che potevo esserci io li al posto di Vale. Tra i commensali seduti vicino a noi scatta il quiz "quanti anni dimostri, quanti anni hai". Nessuno crede alla mia età vera e si complimentano tutti. Mentre il Maestro mi sta spiegando come accompagnare a casa Valentina e poi vederci, io mi sveglio, rispondendogli che può venire a qualsiasi ora, anche in piena notte, e che se starò dormendo io mi sveglierò.

martedì 31 marzo 2009

La Serra

Venerdì 27 Marzo 2009 - Sono in una piscina cinema, ai lati della vasca uscite protette da tende di velluto blu scuro, un grande schermo bianco trasparente sovrasta la vasca, non c'è proiettato nulla in questo momento. Faccio la mia lezione di acquagym solita, quella che finisce alle 22,00 e vado a fare la doccia, poi decido di fare un'altra lezione alla fine della quale altra doccia e altro shampoo, infine mi fermo per fare ancora un'altra lezione, è l'ultima. Uscendo dalla vasca incrocio lo sguardo del Maestro ma lui gira apposta la testa dall'altro lato. Percorro un pezzo di bordo e mi rituffo in acqua, riesco ad immergermi e a guardare sotto con gli occhi aperti. Mi metto in fila alla scaletta per uscire dalla piscina, dietro di me c'è un ragazzo che ha fatto il corso con noi. Guardo insistentemente il Maestro, lui saluta tutti distrattamente, dicendo "'more, 'more" anche al ragazzo dietro di me, anzi sembra più interessato a lui. Non trovo più il mio borsone, ero sicura di averlo lasciato sulle panche vicino ad una delle uscite. Cerco ancora e mi dirigo nello spogliatoio, l'avevo lasciato lì. Mi faccio la terza doccia della serata e mi dirigo verso Paola che mi stava aspettando. Camminando verso l'uscita noto le pareti di vetro, sono altissime e formano una cupola trasparente sopra di noi, al riparo di queste pareti, come in una enorme serra, piante tropicali altissime e rigogliose, e librerie in legno scuro che sorreggono vasi di cristallo. Parliamo dei maschi e di come il suo compagno abbia deciso di fare i conti di casa il prossimo Venerdì di Pasqua. Lei comprende che i conti sono importanti, ma vorrebbe fare altro. Io concordo con lei sul decadimento dei rapporti di coppia per differenze di aspettative. Allora decidiamo di uscire libere.

venerdì 27 marzo 2009

La Borsa Bianca

Giovedì 26 Marzo 2009 - Cammino a fatica portando oltre alla mia borsa bianca nuova anche un'altra borsa più grande, bianca anche questa, a tracolla. Nel sogno penso che devo trovare il modo di sbarazzarmene, perché non ne posso più di portare il solito peso, la solita borsa, figuriamoci un'altra aggiuntiva.

La Borsa Onirica simboleggia ciò che è prezioso per il sognatore. La Borsa, per la donna, la rappresenta e ciò che contiene rappresenta le sue capacità, il suo potenziale, il suo valore.
Il Bianco indica la donna, l'innocenza, l'immaturità ma anche un'impoverimento della vita emotiva.

A me queste due borse bianche, una per parte, hanno fatto venire in mente le ovaie. E' capitato che scherzando sui modi di dire, con altre femmine abbia detto "Ne ho le ovaie piene..." in un rigurgito femminista che non mi appartiene del tutto. Questa frase detta forse 5 o 6 volte nella mia vita, deve aver scalfito il mio inconscio di femmina, e il mio inconscio, usando un immagine così plateale, abbia voluto dirmi che anche lui non ne può più.

mercoledì 25 marzo 2009

Il Triangolo

Mercoledì 25 Marzo 2009 - Ho sognato un triangolo bianco su fondo nero, la punta rivolta verso il basso.

Come il numero Tre, sognare un Triangolo indica che gli opposti e le contraddizioni si riunificano a un livello superiore, dando vita a qualcosa di nuovo.
Con la punta rivolta verso il basso identifica l'elemento acqua e rappresenta il femminino.
E' un segno solare e di fecondità.
Il Triangolo Onirico indica bisogni sessuali che non dovrebbero venire repressi.

martedì 24 marzo 2009

Mettere in ordine

Domenica 22 Marzo 2009 - Sogno di riordinare cuscini, coperte e lenzuola. Le piego con calma ma con determinazione.

Ancora cuscini, gli agi e le comodità. Ma anche il conforto morale e la sicurezza affettiva.
Ed ora anche coperte e lenzuola.
La Coperta Onirica indica che si tiene qualcosa sotto copertura, si nasconde qualcosa, a se o agli altri. E' anche indicativo di un bisogno di amare, di insoddisfazione sessuale, di carenza d'amore o di una repressione.
Le Lenzuola Oniriche esortano a chiarire una faccenda, per riacquistare tranquillità nella vita.
Sono un simbolo affettivo. Cambiarle indica un cambiamento di partner, rifare il letto con lenzuola pulite, ripartire daccapo in una relazione sentimentale.
Io piego coperte e lenzuola pulite e le metto lì. Con calma ma determinata a risolvere.

sabato 21 marzo 2009

Il metro e la tavola da surf

Sabato 21 Marzo 2009 - Sono in un campeggio in Francia, mangio cibo cucinato alla griglia riparata sotto un tendone, piove. Mi dirigo verso la mia roulotte con Lucia, il pavimento è tutto coperto di cuscini, mi pulisco gli anfibi per poterci camminare sopra e raccoglierli per sistemarli sul divano all'entrata. Sotto lo sguardo di Lucia posiziono un metro di acciaio e pietre preziose azzurre e brillanti fissandolo in verticale, dietro lo schienale del divano di fronte al quale è seduta, poi avvolgo una tavola da surf in stoffe eleganti e la metto sul divano all'entrata nascosta tra i cuscini. Stanno arrivando. Mi sveglio.

Mi ricordo che da piccola rimasi molto colpita dal fatto che in un museo vicino a Parigi fosse conservato un metro, creato da un gioielliere, che rappresentava l'esatta unità di misura a cui tutti dovevano fare riferimento. Me lo immaginavo tempestato di pietre preziose. Dopo questo sogno sono andata a vedere e scopro che effettivamente il metro era in platino, che ha lo stesso colore dell'acciaio, e fu commissionato a Marc Etienne Janety nel 1795 dai razionalisti francesi. In platino perché è l'unico metallo che garantisce l'inalterabilità nel tempo. Sia il chilo che il metro originali creati da Marc Etienne Janety sono tuttora conservati all'Istituto Internazionale di Pesi e Misure di Sèvres.

Questo ricordo dimenticato per tanto tempo è rispuntato fuori ora, perché adesso? e cosa significa?

Il Metallo simboleggia la costanza, la resistenza e la coerenza. Si riferisce alla vita naturale, sessuale. Esprime la qualità e l'atmosfera di una relazione. Simboleggia il caos dell'anima e tutte le separazioni da effettuare tra gli opposti, il bene dal male, l'indifferenziato dal differenziato nei propri contratti amorosi.
Il metallo lucente, che è stato sottoposto a varie lavorazioni simboleggia l'anima che ha accolto in sé un amalgama di influenze che l'hanno portata sulla via del completamento e del perfezionamento.
I Metalli preziosi indicano la nostra più profonda e intensa capacità di amare.

Le Pietre preziose rappresentano l'identificazione dell'anima con una forma di perfezione.
Il Diamante è una vetta da conquistare mediante l'espansione. Esso dona la capacità di comprendere gli altri partendo da una perfetta conoscenza di se stessi.
Lo Zaffiro libera dal senso di imprigionamento e come il Turchese simboleggia l'evoluzione spirituale.
Il Cuscino preannuncia che gli agi e le comodità stanno volgendo al termine e che d'ora in poi bisogna sforzarsi di più.
Gli Stivali, come le scarpe sono il vestito dell'anima.
Il Caravan Onirico compare nei sogni di sfogo e appaga un bisogno imperativo di vivere da nomadi, viaggiare, cambiare relazioni e genere di vita. Sprona a proseguire il proprio cammino con perseveranza, senza farsi fuorviare da dubbi o problemi, perseguendolo con pazienza, tenacia e capacità di resistenza e sopportazione perché queste sono le doti necessarie per superare i problemi e poter ottenere risultati positivi nella vita.
La Tavola (intesa come asse) rappresenta la speranza di protezione, l'appoggio di qualcuno che ci vuole bene e di cui si ha bisogno.
Le Tende simboleggiano le opportunità che provengono dalle relazioni e dalle affiliazioni.

Forse questo sogno è il sequel di quello della Attenzioni della Fintabionda, riuscita a fuggire dalla macchina della Bionda Finta il sogno finiva con me nella pioggia. Anche in questo sogno piove, ma sono riparata sotto un tendone e mangio cibi cucinati alla griglia in compagnia di Lucia, una figura incontrata una sola volta nella vita da sveglia ma che mi ha profondamente segnato/insegnato. Il campeggio si trova in Francia il paese dell'amore e del divertimento anche un po' sconsiderato. Con lei mi sto nutrendo con cibi cucinati al barbecue, una parola francese che indica "dalla barba alla coda" dell'animale, che è come dire dalla testa alla coda: interamente. Accompagnata da questa Maestra nutro tutto il mio essere. Mi dirigo poi verso la MIA roulotte. Ho una casa ora. Mia. E' una casa viaggiante, ed è già comparsa sotto forma di furgone camperizzato nel sogno della Rosa e della Catena. Il pavimento è cosparso di cuscini sui quali devo camminare per poterli mettere da un'altra parte. Devo calpestare gli agi e le comodità a cui sono abituata e metterle momentaneamente da parte. Lo faccio con degli stivali anfibi, che proteggono la mia anima dall'intrusione dell'acqua, e quindi dalle emozioni, è una cosa che devo per forza fare per potermi muovere nella mia nuova casa, lo faccio senza emotività, mostrando però rispetto e infatti pulisco le suole prima di camminarci sopra. I cuscini vengono messi vicino all'entrata, da un'entrata si entra ma si esce anche. Nel cuore della mia casa, in una roulotte i divani più interni sono quelli dove si mangia e che poi diventano il letto matrimoniale, posiziono il Metro Perfetto. E' perfetto perché è quello conservato presso l'Istituto Internazionale dei Pesi e delle Misure, ed è perfetto perché è cosparso di diamanti e zaffiri, perché è di metallo lucente e lavorato. Esso è anche immutabile nel tempo, come il platino. E' rispuntato fuori dai miei ricordi di bambina per rammentarmi che devo essere fedele solo a me stessa e che devo dare il giusto peso e la giusta misura all'amore e al sesso. Devo usare un Metro di Giudizio coerente alla mia natura sia per misurare ciò di cui mi nutro sia per misurare ciò di cui ho bisogno come donna. Il nutrimento fisico e spirituale rappresentato dal divano e dal desco e l'espansione sessuale ed emotiva rappresentata dal letto matrimoniale. Il Metro di Giudizio che devo usare, che devo avere sempre sotto gli occhi è il Metro di Giudizio fedele e coerente al mio essere più radicato e profondo e l'obiettivo è il perfezionamento e il completamento.

Posseggo anche una tavola da surf, la tavola è la mia sicurezza di poter richiedere l'aiuto di chi mi vuole bene, la avvolgo in tende di tessuto elegante, l'aiuto arriva da persone preziose per la mia vita. Per il momento la nascondo sotto i cuscini all'entrata. So che è lì, la userò quando ne avrò bisogno. E' una tavola da surf, mi permetterà di sfiorare le acque delle emozioni, coinvolta ma non immersa completamente, facendomi avvolgere dall'onda ma potendone uscire volando, in piedi sulle mie gambe, sulla tavola da surf.
Immersa nella Green Room, la stanza verde, ma possedendo la capacità di stare in piedi e di uscirne senza farmi travolgere. Il sogno si chiude con un'aspettativa: Stanno arrivando. Chi o cosa sta arrivando? Forse i Razionalisti? Per il momento non mi è concesso saperlo.

lunedì 16 marzo 2009

Il Primo Fiore e lo Stilista di Mutande


Domenica 15 Marzo 2009 - Sono in vacanza al mare, siamo sistemati in una villetta e siamo in tante coppie. Io sono sdraiata per terra dal lato del bracciolo di un divano, c'è afa e lì ho trovato un posto fresco e in penombra per il pisolino pomeridiano. Sul divano sta sonnecchiando uno dei ragazzi, è un tipo mediterraneo, capelli neri mossi, occhi scuri e penetranti, barba di due giorni. Il suo braccio penzola dal divano e comincia a toccarmi sulla schiena, cincischia i miei vestiti, insinuando le dita affusolate sotto le spalline del reggiseno, senza accorgermi mi ritrovo a seno nudo, ridendo imbarazzata cerco di sfuggirgli, in cucina vedo la sua compagna, che mi fa segno di fare pure, che per lei va bene, perché qui è normale così, mischiarsi tra coppie. S. sta dormendo, ha bevuto birra e ora russa su una poltrona. Con curiosità e timidezza mi riavvicino. Mi vergogno perché so che indosso dei mutandoni neri a pantaloncino che portavo quando ero grassa e ora mi vanno anche larghi. Mi metto a pancia in giù e lui con delle forbici fa dei piccoli tagli precisi alle mie mutande, all'altezza dei glutei, sento le lame che sfiorano delicatamente ma pericolosamente la mia pelle, mi fa segno di alzarmi e dirigermi allo specchio che sta proprio li di fronte, mi ammira camminare incerta, le braccia a coprire il seno nudo, mi guardo allo specchio: I mutandoni ora sono delle sexymutande a corpetto con bretelline incorporate che attraversano in verticale i glutei svettanti, come una guepière. Veniamo interrotti da rumori provenienti da un'altra parte della casa, quattro o cinque persone, ragazzi e ragazze, si rincorrono per andare in giardino, per non essere investita dall'orgia festante mi ritrovo in cucina. Sono di nuovo vestita, la ragazza dello stilista di mutande mi vorrebbe per lei, ha già incominciato ad accarezzarmi i capelli e a baciarmi sul collo, ma interviene Ale e con decisione mi porta via dicendomi che vuole farmi provare lo "Yoga Kusmini" siamo in un garage ora, c'è una macchina che al posto del cofano ha un lettino per i massaggi, ci si sdraia sopra, io mi siedo su uno sgabello e le prendo i piedi, hanno delle ferite in via di guarigione, la tocco per mostrarle il punto della caviglia dove mi sono fatta male e anche lei sobbalza perché le fa male nello stesso punto. Inizio ad accarezzarle i piedi lentamente, risalendo poi su per le gambe, a quel punto si alza per prendere un paravento che assicuri un po' di privacy, c'è continuamente qualcuno che passa diretto in giardino, mi dice che sa che per me è una cosa nuova, mi bacia su una spalla, il sogno si fa confuso non so più se a baciarmi ed accarezzarmi è lei, lo stilista di mutande, la sua compagna o qualcuno che si è staccato dal gruppo dell'orgia in giardino. Addosso ho solo la mia guepière trasformata, mi sento sensuale e nuova come un fiore appena sbocciato che tutti vogliono cogliere, un primo fiore. Guardo S. che continua a russare in salotto, mi lascio affondare tra le braccia confuse di tutti, mi sveglio.Le Forbici Oniriche preannunciano una separazione imminente da una persona. Invitano a tagliare legami e abitudini. Finire un'amicizia o un'attività sgradevole. Indica il distacco e una rottura.

Il Piede decide dove ci si dirigerà nella marcia evolutiva. Il Piede è la manifestazione dell'anima che decide quale sarà il percorso terreno. E' il potere di decidere la via materiale, sessuale e sociale.


Lo Specchio Onirico raffigura il riflesso giusto e preciso di una verità da scoprire. E' lo strumento rivelatore di un'analisi su di sé, sulla propria vita, sulla propria evoluzione, le proprie lotte ed entusiasmi.

A distanza di una notte, ecco ancora un sogno con il motivo del distacco (la catena ne La Rosa e la Catena e le forbici in questo sogno) e con il motivo della trasformazione.

Nello Specchio Onirico mi vedo nuova come un fiore appena sbocciato, pronta per essere colta.
Sono nuova a queste cose e infatti a farmi da Maestra c'è Ale. In lei vedo quello che vorrei essere, è il mio modello di gestione della sessualità.
I miei piedi sono gemellati con i suoi, lei ha le stesse ferite sui piedi che ho io, e le fa male la caviglia come a me, io sono lei e lei è me. La mia anima ferita è in via di guarigione. Ho solo bisogno di stare ancora un po' appartata con me stessa, per evolvermi spiritualmente e sessualmente, per provare lo Yoga Kusmini (forse una cosa a metà strada tra lo Yoga Kundalini e il Metodo Kousmine?)

Il ragazzo sul divano mi ricorda qualcuno che ho già incontrato nella mia attività onirica, un uomo dalla bellezza randagia, un misto di Johnny Depp e Joaquin Cortes.
Forse è il Giardiniere che ha deciso di trasformarsi in Stilista per potare le mie mutande?

Il Giardiniere/Stilista è tornato per finire la trasformazione che aveva iniziato. Aveva provato a chiamarmi in giardino in un altro sogno, (il cancello aperto) quando io procedevo lentamente, guidando nel traffico e lui era diventato vecchio a furia di aspettarmi.

Per fortuna ha deciso di prendersi una vacanza e di mettersi a fingere di sonnecchiare proprio dove io stavo dormendo.

Lo Stilista/Giardiniere ha tagliato ad arte i miei mutandoni da grassa, eliminando il superfluo per lasciare a vista quello che è sempre stato nascosto ma presente in me.
Ora, grazie a lui, ho una guepière, la mia nuova armatura che ha sostituto la corazza.
La guepière mi fa agire diversamente da come ho sempre fatto.

Come nel sogno del pigro pomeriggio in campagna il Giardiniere/Stilista agisce sempre in penombra, nel caldo del pomeriggio, in case movimentate, l'altra volta da gente che voleva impedire l'amplesso, questa volta da gente che vuole partecipare, o essere al suo posto.
Non è la prima volta che sogno un festino orgiastico ( oltre che definire un'orgia silenziosa l'incontro con il Giardiniere, ne il festino cammino in una casa dove è in pieno svolgimento) la differenza è che questa volta sono pronta e vi prendo parte, ho smesso di leggere ed osservare.

Forse il Segreto che non veniva/poteva essere rivelato, con il quale si concludeva il sogno del festino, è proprio questo.
La Verità da scoprire è che sono uno sciupafemmine rinchiuso in un corpo di donna educato alla repressione e alla sottomissione a rigide regole morali. Che palle!

Ma da oggi ho la mia armatura segreta.

domenica 15 marzo 2009

La Rosa e la Catena

Sabato 14 Marzo 2009 - Sono ad una lezione di acquagym domenicale, la vasca è all'aperto ed è contornata da gradinate. Faccio tutta la lezione senza guardare il Maestro, finita l'ora noto una boa in mezzo all'acqua, sopra c'è un cartello che pubblicizza la giornata del fitness, dopo questa lezione c'è il Fun-an'-do. Il Maestro ha finito di chiacchierare con alcune allieve, mi chiama al bordo della vasca, porgendomi una rosa rosa mi dice che ha deciso di darla a me, io penso che lo fa perché l'ho ignorato per tutto il tempo e vuole riconquistare la mia attenzione su di lui, è abituato ad avere la mia adorazione e il suo ego non vuole rinunciarci. Prendo la rosa, è una rosa color rosa classico, da giardino, ha il gambo lungo e dritto sul quale è avvolta fittamente una catena da ferramenta. In basso seminascosta dalla catena c'è l'etichetta con il prezzo 8.300 Lire. Esco dall'acqua tenendo la rosa con la mano destra, faccio per andarmene poi torno indietro e gli chiedo cos'è la lezione che c'è dopo questa: il Fun-an'-do. Mi spiega che è una disciplina a metà tra la danza e l'arte marziale, io rispondo che è tipo la Capoeira, ma lui ribatte che la Capoeira è come il calcio, il Fun-an'-do è molto più fluida nei movimenti senza interruzioni. Il balletto inizia, mi fermo a guardare appoggiata allo stipite della porta, guardo i passi e li rifaccio, sono in grado, i piedi vengono battuti a ritmo sul pavimento, come nel flamenco, il corpo si muove disegnando nell'aria figure ondulatorie. Dopo 20 minuti la lezione finisce, esco ed incontro G. che mi chiede dov'è l'altra parte del duo, rispondo che non sapevo neanche di far parte di una coppia e in quel momento noto P. che spunta da dietro uno scaffale. Mi dice che era in acqua dietro di me, ma che non l'ho vista. G. ci chiede se siamo pronte ad andare, P. mi fa segno di non venire. Li saluto e me ne vado. Mi dirigo verso il mio furgone Volkswagen camperizzato. Salgo ma devo aspettare a partire perché c'è un altro furgone che sta facendo manovra. In retromarcia spedita raggiungo lo spiazzo dell'uscita, manovro e mi porto verso la reception per consegnare il numero, è la reception di un campeggio dove andavo da piccola, esco e guido con proprietà il mezzo. La rosa sta appassendo, prendo un pezzo di carta, lo bagno al rubinetto della mia casa viaggiante, e lo avvolgo intorno allo stelo incatenato, la appoggio sul cruscotto sicura che si riprenderà. Parto e mi sveglio mentre con il mio furgone sollevo nuvole di polvere dalla strada sterrata.La Catena Onirica indica sentimenti, valori, norme, ideali o persone a cui ci si sente legati. Esorta a liberarsi da queste catene che sono di impedimento nella vita. Ricevere una catena è un segno di incoraggiamento e di consolazione.

La Rosa indica una ricca vita sentimentale e il desiderio di un amore platonico. La Rosa Onirica simboleggia la perfezione, la realizzazione totale, il perfetto e completo sviluppo.

Il Maestro mi dona una rosa incatenata, vuol dire che devo liberarmi da un'amore platonico o che mi incoraggia sulla via del perfetto e completo sviluppo? Boh?

La danza di cui so fare perfettamente i passi è il Fun-an'-do: cioè Diverti e fai, che è come dire Divertimento e Fallo. Mah?

Il sogno finisce alla guida di un furgone camperizzato, praticamente una casa viaggiante, li ho l'acqua per far tornare in vita la rosa. Da una posizione parcheggiata, dove aspetto che qualcun'altro finisca di fare manovra, parto in retromarcia ma vado velocemente e con sicurezza, esco dalla piscina campeggio e guido con proprietà su una strada sterrata ma dritta, sollevando la polvere... se l'automobile e come la si guida rappresenta nei sogni come si conduce la propria vita, cosa devo desumere da questo furgone e da cosa ci faccio?

venerdì 6 marzo 2009

Le attenzioni della Fintabionda

Ho trovato l'appunto di questo sogno fatto prima della Voce dei Sassi e de I Due Costumi e completamente rimosso. La Virago, la Bionda Assassinata è sempre la Fintabionda. Quindi non era morta... dove si è tenuta nascosta tutto questo tempo?

sottotitolo: Il Ritorno della Virago ovvero la Bionda Assassinata si è fatta vedere di nuovo.

Venerdì 30 Gennaio 2009 - Sono in una macchina di rappresentanza, seduta dietro. A fianco a me c'è una bionda vestita di bianco, molto aggressiva, seno rifatto. Indossa un cappotto avorio tenendolo appoggiato sulle spalle come una cappa. Si sporge sul bordo del sedile, le sue ginocchia che toccano le mie, si avvicina a me, sento il calore del suo respiro sul mio collo, sta per abbracciarmi, io cerco di farmi piccola per non essere toccata. Guardo fuori dai finestrini appannati della macchina, sta piovendo. Abbasso per metà il finestrino dal mio lato perché ho bisogno di aria, poi con gesto rapido apro la portiera e scatto fuori dalla macchina. Mi sveglio.

La Fintabionda a volte è sciatta, con il trucco sfatto e la ricrescita di tre centimetri (Nello Studio del Dottore: Parte I il secondo sogno e Parte II)

A volte invece è tutta griffata e siliconata, sempre vestita con un tailleur pantalone bianco. (La Bionda Assassinata e in questo sogno)

Chi è la Fintabionda? Sono io? O la somma di caratteristiche umane che sono anche dentro di me e che non mi piacciono?
Qui la Fintabionda è vestita di bianco, aggressiva e prorompente nella sua bellezza artefatta, in qualche modo cerca di attirarmi a se.
Quando è sciatta, è prepotente e ha il tono della voce sempre alto, fastidioso. Giudica gli altri.
Pensavo di aver ucciso la Fintabionda aggressiva ma è tornata per sedurmi.
Questa volta io sono scappata.
Se la Fintabionda sono io, si può scappare da se stessi? Da una parte di se stessi?
No. Bisogna accettarla e darle udienza. Si potrebbe scoprire che ha qualcosa di interessante da dire su di noi.
Non ho ancora capito però, cosa ha da dirmi. E poi, io non sono bionda...

E se... E se la Fintabionda fosse una persona reale della mia vita?
Fintebionde, fintebionde... ne conosco qualcuna, nessuna verso la quale provi attrazione di alcun tipo. Forse allora il mio inconscio mi sta mettendo in guardia, mi sta dicendo liberati della bionda perché è finta. La Bionda Finta mi ghermisce, cerca di tenermi con se nella macchina, io la vedo attraente ma non è altro che una Bionda sciatta e con la ricrescita, non devo rimanere nell'auto con lei, perché sono seduta dietro, non sono alla guida della mia vita, i finestrini sono appannati così non posso vedere cosa succede fuori. Mi tiene in una campana di vetro, mi ha messo una cappa (come quella che lei porta appoggiata sulle spalle) e io ho bisogno di aria. Ho aperto un po' il finestrino ma non è sufficiente. Il sogno mi indica cosa devo fare: uscire velocemente da quell'auto dove non sono alla guida e da dove ho una visione offuscata del mondo, liberarmi dalle grinfie della Bionda Finta e cambiare vita.

Fuori piove.
La Pioggia Onirica è una prova da superare,
è una prova che purifica l'anima. La Pioggia rappresenta i sentimenti rimossi che vengono reintegrati nella coscienza.

Le gocce di pioggia sono formate da acqua, l'elemento che raffigura le emozioni, provengono da un punto indefinito e non visibile, l'aria, che è l'elemento della mente,
e cadono sulla terra, l'elemento della concretezza e della tangibilità. Senza cambiare di stato, infatti rimangono sempre fatte di acqua, cambiano però di posizione, dal cielo alla terra.

Cosi come i sentimenti e le emozioni rimossi, non accettati, stanno nell'oscurità dell'inconscio, quando vengono portati alla mente conscia e vengono vissuti passano dal regno dell'aria (la mente) al regno della terra (il corpo).
Cosa succede quando si mischia acqua e aria? il vapore, e alle volte, quando la pressione è troppa, il Geyser. Uno stato inconsistente e mutevole. Che si sfoga con uno spruzzo bollente ma che finisce subito.
Cosa succede quando si mischia acqua e terra? il fango. Nel fango ci si può impantanare e rimanere bloccati, si può scivolare ed è difficile rialzarsi. Ma con il fango si può anche costruire e creare. Con il fango e il calore del sole si costruiscono abitazioni, con il fango e il fuoco si cuociono statuette e utensili. Quando le emozioni arrivano al corpo, ad essere vissute consapevolmente, ci vuole allora un po' di fuoco, di calore e passione per costruire qualcosa.

Se al fango si unisce l'aria, si creano le sabbie mobili. E dalle sabbie mobili, senza un aiuto esterno, non si esce.
Se cerchi di uscirne da solo, affondi sempre di più finché soffochi e muori.
Muori proprio per la mancanza di quell'elemento, l'aria, che ha trasformato il fango in sabbie mobili.
Ecco allora che diventa di vitale importanza capire che aria stiamo respirando, aria pura o aria che renderà il pantano, delle nostre emozioni vissute, una trappola mortale?

Per molto tempo non ho capito di trovarmi nelle sabbie mobili, semplicemente perché avevo rimosso l'acqua dalla mia vita. Ma non si può dire di vivere se si vive senza emozioni. Come un pezzo di legno galleggiavo inconsapevole su questo pericoloso pantano. Dopo tanti sogni acquatici finalmente ho preso coscienza di ciò che mi mancava nella vita e questa consapevolezza ha dato peso e movimento al mio corpo, non galleggiavo più. E' così che ho capito che stavo affondando.
Ho allungato un braccio e c'era Michela.
Per anni è stata seduta sul bordo ad aspettare, cercando di trasformare, con la forza della mente, quel pezzo di legno in un corpo vivo e pulsante.
E quando ho ricominciato a respirare e quindi a rendermi conto che stavo affondando, ho fatto finalmente uscire un braccio, lei mi ha preso per mano e mi ha tirata fuori.